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Antico messaggio damore
Francesco Petrarca (Arezzo 1304 Arquà, Padova 1374), uno dei primi umanisti, del quale ricorre il settimo secolo dalla sua nascita, sarà ricordato per tutto il 2004 dallambiente culturale, non solo nazionale, come il poeta dellamore. Le iniziative per onorare la sua memoria, per lindiscutibile impronta che ha lasciato nella letteratura italiana e per lenorme lavoro che fece in vita arricchendo intere generazioni fino ai nostri giorni, sono, a giusta ragione, innumerevoli. Non è mia intenzione fare approfondimenti su questo personaggio, del quale abbiamo già un dettagliato curriculum vitae e sul quale esistono molte e valenti opere biografiche. Le mie riflessioni, sono riferite innanzitutto allascolto dinterviste e losservazione di vivide vicende raccontate da persone che, per questa ricorrenza, sono state mobilitate, soprattutto ad Arquà, nella casa-museo del Petrarca, che sarà questanno, comè ovvio immaginare, mèta di pellegrinaggi da parte di molti suoi ammiratori. Una cosa abbastanza curiosa è stata unintervista concessa dalla custode della casa-museo, alla Radio della Svizzera Italiana, durante la quale, questa donna, molto preparata sulla vita del Poeta e con molta competenza letteraria, riusciva ad entusiasmare il suo interlocutore, come se parlasse di una persona vivente o di un fidanzato con il quale ambire a costruire una vita in due. Vorrei fermarmi soltanto su due cose che hanno punzecchiato la mia immaginazione, perché hanno relazione col cristiano salvato e con la Parola di Dio. Sarebbe così bello che la persona intervistata fosse un credente che parla del Dio che per molti (troppi!) è morto e dimenticato sulla Croce. Sarebbe così bello che, qualora ce ne chiedessero ragione, fossimo in grado di dare tutte le spiegazioni necessarie a chi ne ha bisogno, senza essere colti di sorpresa, essere imbarazzati o senza parole, davanti ad un interlocutore che ci chiedesse ragione della nostra fede nel Poeta dellAmore per antonomasia. Oh, quanto è bello parlare di Chi ha arricchito intere generazioni con unopera letteraria composta di sessantasei libri, ma ha anche predisposto una miriade di testimoni che hanno annunciato con parole e fatti le cose in essa scritte per amore di tutta lumanità. Quanto è bello ed arricchente parlare del Poeta che non ha subito i limiti della debolezza umana, che non ha agito per vile guadagno, che non ha sorriso per proprio tornaconto. Quanto è bello pensare che il nostro Poeta, percosso ed umiliato, ha portato le nostre malattie, e i nostri dolori. È stato trafitto, stroncato, castigato per lamore forte che ha nutrito per noi, ed alla fine ha ancora implorato Dio per la nostra pace con un Amore, del quale non siamo degni, lasciandoci nella sua Opera scritta, il grande Poema dellAmore, non solo antico, ma più che mai attuale ed eterno: quale Sublime e Divino Poeta! Non è davvero difficile esprimere il nostro innamoramento per Chi ha espresso un tale amore; perfino persone senza cultura, hanno un tale trasporto parlando di Gesù, da commuovere i più duri di cuore, gli intellettuali ed i sapienti e sanno di non aver bisogno di ambire ad un fidanzamento, perché sono già come fidanzati. Inoltre, hanno la certezza, basata sulla solidità della Sua promessa, dessere parte della Sposa Celeste e non attendono frotte di pellegrini che vengono ad adorare in un santuario fatto di ricordi effimeri che non potranno mai far rivivere il defunto, che commemorano una morte che, anche se avvenuta da molto tempo, prima o poi sarà dimenticata Essi, vestiti di vesti bianche, attendono la venuta dello Sposo che potrebbe essere improvvisa, ma certa, per chi vuol commemorare la vita! Gianni Paderi |