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ESDRA e NEEMIA: due uomini usati da Dio


UN VERO RISVEGLIO
Capitolo 1°: Dall’Egitto a Babilonia



Le motivazioni dell’apparizione nella storia di Israele di due straordinari personaggi, quali furono Esdra e Neemia, hanno bisogno, per essere comprese, di una conoscenza almeno sommaria degli eventi che la precedettero: eventi che ci consentono di conoscere la chiamata di Israele ad essere popolo di Dio, il suo progressivo cammino nell’infedeltà e nella disubbidienza e l’esercizio della sovranità di Dio nel punirlo e nel liberarlo.

“Questo avvenne solo per ordine del Signore, il quale voleva allontanare Giuda dalla sua presenza, a causa di tutti i peccati che Manasse aveva commessi”


Struttura e argomento

     I libri di Esdra e Nehemia costituiscono un’unica unità letteraria (infatti, benché nella nostra Bibbia, siano distinti, essi sono generalmente riconosciuti come un unico libro nelle Scritture ebraiche).
     La parola chiave di quest’opera è “ritorno”. I due libri, infatti, narrano il ritorno del popolo di Israele da Babilonia e la restaurazione del culto, del tempio, delle mura di Gerusalemme; leggendoli, si può chiaramente identificare la seguente struttura:
    
     a) Il ritorno di Zorobabele (Ed 1-2)
     b) L’opera di Zorobabele (Ed 3-6)
     a1) Il ritorno di Esdra (Ed 7-8)
     b1) L’opera di Esdra (Ed 9-10)
     a2) Il ritorno di Nehemia (Ne 1-2)
     b2) L’opera di Nehemia (Ne 3:1-7:3)
     c) Riforme finali (Ne 7:4-13:31)
     Secondo questo schema, i due libri risultano essere un resoconto dei tre principali ritorni degli Israeliti dalla cattività in Babilonia, guidati da Zorobabele, Esdra e Nehemia.
     Riportiamo anche uno schema più dettagliato che risulterà essere utile a chi è interessato a studiare la struttura simmetrica dell’opera di Esdra e Nehemia.
    
     A. Il ritorno di Zorobabele e lista dei rimpatriati (Ed1-2):
     • lista dei rimpatriati, oro, argento, abiti sacerdotali (2:1-70).
    
     B. Costruzione del tempio ed opposizione dei nemici:
     • tema: opposizione, successo dei Giudei.
    
     C. Ritorno di Esdra (Esdra 7-8):
     • relazione con il re,
     • ordini del re ai governatori oltre l’Eufrate per assistere i Giudei,
     • racconto in prima persona.
    
     D. CENTRO: purificazione del popolo (Ed 9-10).
    
     C1. Ritorno di Nehemia:
    
• relazione con il re,
     • ordini del re ai governatori oltre l’Eufrate per assistere i Giudei,
     • racconto in prima persona.
    
     B1. Costruzione delle mura ed opposizione dei nemici (Ne 3:1-7:3):
     • tema: opposizione, successo dei Giudei.
    
     A1. Ritorno di Zorobabele e lista dei rimpatriati; riforme finali (Ne 7:4-13:31):
     • lista dei rimpatriati, oro, argento, abiti sacerdotali (7:4-73).
    
     Ovviamente, non si trattò solo di un ritorno fisico e di una costruzione materiale, ma, soprattutto, di un ritorno spirituale verso il Signore e della ricostruzione di un rapporto con il Dio del Patto. Gli eventi raccontati in Esdra e Nehemia costituiscono infatti un esempio lampante di risveglio del popolo di Dio dal quale potremo trarre numerosi insegnamenti validi anche per noi.
    
    
Motivi dell’esilio
    
    
Prima di addentrarsi nello studio di questi libri che ci spiegano le modalità con cui avvenne il ritorno da Babilonia, occorre avere le idee chiare sui motivi per cui gli Israeliti si trovavano in Babilonia.
     Si può dire, senza ombra di dubbio, che gli Israeliti si trovavano in Babilonia a causa della loro ribellione nei confronti di Dio. Ciò è chiaramente descritto nel seguente brano:
    
     “Il Signore mandò contro Ioiachim schiere di Caldei, di Siri, schiere di Moabiti, schiere di Ammoniti; le mandò contro Giuda per distruggerlo, secondo la parola che il Signore aveva annunziato per mezzo dei profeti, suoi servi. Questo avvenne solo per ordine del Signore, il quale voleva allontanare Giuda dalla sua presenza, a causa di tutti i peccati che Manasse aveva commessi, e a causa pure del sangue innocente che egli aveva sparso, e di cui aveva riempito Gerusalemme. Per questo il Signore non volle perdonare...“ (2Re 24:1-4).
    
     Il libro dei Re è stato scritto proprio durante la deportazione a Babilonia per insegnare agli esuli come mai si trovavano in esilio. Infatti, nelle generazioni successive sarebbe potuto nascere il dubbio che la deportazione fosse avvenuta perché il Dio di Israele non era stato in grado di proteggere il suo popolo. Il libro dei Re spiega appunto che le cose non andarono così.
     Anche il libro delle Cronache è molto chiaro sui motivi per cui Israele e Giuda vennero deportati a Babilonia:
    
     “Il Signore, Dio dei loro padri, mandò loro a più riprese degli ammonimenti, per mezzo dei suoi messaggeri perché voleva risparmiare il suo popolo e la sua casa; ma quelli si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti, finché l’ira del Signore contro il suo popolo arrivò al punto che non ci fu più rimedio. Allora egli fece salire contro di essi il re dei Caldei, che uccise di spada i loro giovani nella casa del loro santuario, e non risparmiò giovane, né fanciulla, né anziano, né vecchio. Il Signore gli diede nelle mani ogni cosa...” (2Cr 36:15-17).
    
     Fra l’altro il libro delle Cronache sembra sia stato scritto proprio da Esdra. Si tratta di un’opera che riassume la genealogia degli Israeliti partendo addirittura da Adamo. È interessante notare che il libro delle Cronache si concentra solo sui re diGiuda illustrando la decadenza della casa diDavide per indicare proprio i motivi della deportazione.
     Altri brani che confermano il fatto che l’invasione dei Babilonesi avvenne proprio per volere del Signore a causa dei misfatti degli Israeliti sono 2Re 23:36, 2Re 17:7-23.
    
    
Un percorso in discesa
    

    
Come giunse Israele a suscitare l’ira di Dio al punto che Egli li fece andare in esilio? Ripercorrendo velocemente la storia di Israele dall’uscita dall’Egitto fino alla deportazione a Babilonia, possiamo dire che il cammino di questo popolo non è stato esemplare. Gli Israeliti non sono stati fedeli al Signore. Si può parlare di un declino continuo, fatta eccezione per alcuni periodi in cui il Signore si è servito di persone fedeli per riportare il popolo verso di Lui.
    
     Nel 1290 a.c. circa, il popolo di Israele è stato tratto fuori dall’Egitto dalla mano potente del Signore. Questo avvenimento è centrale nella storia di Israele. Tutto l’Antico Testamento ha come fulcro questo avvenimento. Dio sceglie un popolo con lo scopo di farlo oggetto del suo amore e benedizione per tutti i popoli della terra (è bene ricordare che la scelta di Israele come popolo di Dio non era fine a sé stessa, ma doveva servire a portare la conoscenza di Dio a tutti i popoli della terra. Ad Abramo fu promesso, infatti, che in lui sarebbero state benedette tutte le nazioni della terra, Ge 12:3). Quando questo popolo grida al Signore a causa della schiavitù in Egitto, il Signore interviene potentemente (Es 6:1).
    
     Dall’uscita dall’Egitto, iniziò l’avventura di questo popolo che non ha quasi mai seguito il Signore come avrebbe dovuto.
    
     Durante il viaggio verso la terra promessa, nel deserto, il popolo di Israele si ribellò in più occasioni. Possiamo ricordare alcuni episodi famosi come il vitello d’oro (Es 32), Massa e Meriba (Es 17), oppure il famoso rifiuto di entrare nella terra promessa dopo il ritorno delle spie (Nu 14) che costò molto caro a quella generazione. Furono infatti costretti a vagare 40 anni nel deserto fino a quando nessuno di loro rimase in vita, fatta eccezione per Giosuè e Caleb, le spie fedeli.
    
     Quaranta anni dopo, sotto Giosuè, la nuova generazione entrò nella terra promessa, ma la generazione successiva a quest’ultima non conosceva più il Signore, né le opere da Lui compiute in favore di Israele (Gc 2:10) .
    
     Dopo l’entrata nella terra promessa, comincia il periodo dei Giudici, un periodo buio della storia di Israele, caratterizzato da un decorso ciclico di disubbidienza, punizione, liberazione. Gli Israeliti avevano smesso di ubbidire al Signore che, così, non agiva più in loro favore cacciando i nemici davanti a loro. I nemici diventavano quindi un’insidia per gli Israeliti e, quando questi ultimi invocavano il Signore, Egli interveniva per liberarli. Subito dopo questi interventi del Signore, il popolo di Israele ricominciava a disubbidire al Signore (si può notare il ritornello nel libro dei Giudici: “I figli di Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore” (Gc 3:7, 6:1 e paralleli).
    
     Dopo il periodo dei Giudici, il popolo chiese un re. Questo dispiacque a Dio perché corrispondeva al rifiuto di essere governati da Dio stesso (1Sa 8:5-8) Dopo Saul, Davide e Salomone, si susseguirono dei re che portarono in Israele l’idolatria, una idolatria che, sotto il regno di Manasse, raggiunse il massimo della sua depravazione: egli arrivò a sacrificare suo figlio, facendolo passare per il fuoco (2Re 21:6), praticò la magia e la divinazione.
    
    
La sovranità di Dio
    

     La deportazione a Babilonia e il successivo ritorno narrato in Esdra e Nehemia costituiscono un esempio eccellente di come Dio sia sovrano.
     Nulla gli sfugge. Egli guida la storia.
    
     Israele è stato deportato a Babilonia a causa della propria ribellione nei confronti di Colui che lo aveva liberato dall’Egitto. Era un popolo idolatra che non rispettava il Signore. Dal punto di vista morale, il periodo precedente l’esilio fu il momento peggiore della storia di Israele. Per questo motivo, il Signore permise che Israele venisse deportato a Babilonia, ma, parallelamente, fece una promessa agli Israeliti: essi non sarebbero rimasti a Babilonia per più di 70 anni:
    
     “Tutto questo paese diventerà una desolazione e un oggetto di stupore e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni. Quando però saranno compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, il paese dei Caldei , dice l’Eterno, a motivo della loro iniquità, e lo ridurrò a una desolazione perpetua” (Gr 25:11-12).
    
     L’adempimento di quella promessa è proprio l’oggetto dei libri di Esdra e Nehemia. Il Signore ha mostrato la sua potenza nell’adempiere le profezie riguardanti la deportazione in Babilonia. Nei libri di Esdra e Nehemia egli mostra la sua potenza nel permettere al popolo di ritornare dall’esilio, di costruire il tempio e le mura di Gerusalemme, nonostante l’opposizione dei nemici.
    
     Per quanto possa sembrare incredibile, il Signore ha utilizzato un popolo terribile e spaventoso come quello dei Babilonesi per sconfiggere e deportare il popolo di Israele. Proprio questo era stato oggetto di perplessità per il profeta Abacuc (vedi Ab 1:7). In 2Cronache 36:17 si può vedere, inoltre, che il Signore diede nelle mani di Nabucodonosor ogni cosa, anche i tesori della casa del Signore.
     Fu, quindi, il Signore stesso a permettere a Nabucodonosor di distruggere il tempio.
    

     Egli si è servito, quindi, di un pagano per manifestare il suo giudizio su Israele.
     Ciò ci dimostra che Dio non è sovrano solo su coloro che gli si sottomettono per loro spontanea volontà. Il Signore può trarre gloria anche da coloro che sono suoi nemici! Infatti, gli uomini progettano il loro destino, fanno guerre, conquistano territori, si fanno beffe di Dio, ma, alla fine, anche senza volerlo, si ritrovano ad essere strumenti nelle mani di Dio! Non è proprio ciò che è accaduto al faraone che osò sfidare Dio ai tempi della schiavitù in Egitto? La sua ostinazione diede a Dio l’occasione di mostrare la propria potenza (Es 9:15-16).
     La sovranità di Dio è ancora più evidente nel modo in cui permise agli Israeliti di tornare in patria, ovvero attraverso l’editto di Ciro. Infatti, dopo la deportazione, il territorio di Israele avrebbe goduto i suoi sabati per 70 anni1, poi il regno di Persia avrebbe conquistato Babilonia e Ciro sarebbe stato usato dal Signore per fare ritornare il popolo come il Signore stesso aveva detto a Geremia.
    
     “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola del Signore pronunziata per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro...” (2Cr 36:22).
    
     Come Dio guidò Nabucodonosor per giudicare Giuda, così guidò i Persiani per giudicare Babilonia2!
     Dio è grande!
     Nel considerare la sua sapienza, non vi sentite sopraffatti da una tal grandezza?
     Il libro di Esdra si apre proprio con l’editto di Ciro, che autorizzò il primo ritorno degli Israeliti da Babilonia per ricostruire il tempio.
    
     Troviamo notizie di questo re già nel libro di Isaia (Is 44:28; 45:1, 13). Dio aveva previsto persino il nome di colui che egli avrebbe usato per far ritornare il suo popolo da Babilonia. Infatti, il libro di Isaia fu scritto prima della venuta di Ciro!
    
     Molti sarebbero pronti a sostenere che Ciro fosse un credente. Credo che ciò sia dovuto al fatto che non ci si spieghi cosa avrebbe potuto spingere un pagano a fare un editto come quello che si può leggere in Esdra 1.
     Ma, non vi sembra che la grandezza di Dio si manifesti proprio utilizzando gli uomini in una maniera che probabilmente sfugge persino a loro stessi?
     Ciro non fece il suo editto perché adorava il Signore, infatti era un pagano. Probabilmente, aveva dei motivi politici per fare questo. Forse voleva avere un comportamento accondiscendente per ottenere in cambio la sottomissione dei popoli che aveva assoggettato. Ciò è testimoniato dal Cilindro di Ciro (538 a.C.), che documenta la presa di Babilonia e il suo piano per il rimpatrio dei popoli a lui assoggettati, che contiene la seguente dichiarazione: “Possano tutti gli dei che io ho ristabilito nelle loro sante città chiedere per me ogni giorno a Bel e Nebo lunga vita.”
    
     Ancora una volta, quindi, dobbiamo riconoscere che Dio può usare i desideri degli uomini e i loro progetti per realizzare i suoi piani per il suo popolo. In Esdra 1:1 è scritto che Dio destò lo spirito di Ciro. Non ci è dato di sapere in che modo questo avvenne, ma possiamo essere certi del fatto che Ciro, consapevole o no, è stato lo strumento che Dio ha usato per far ritornare il suo popolo a Gerusalemme.
    
    
Conclusione
    

     Il primo insegnamento che, dunque, emerge dal libro di Esdra è proprio la sovranità di Dio nella storia. Egli ha un progetto e, al momento opportuno, è in grado di realizzarlo, attraverso le persone che Egli ha scelto.
    
     Dio può usare persone che vogliono fare la sua volontà, ma può anche usare delle persone che non si rendono neanche conto di fare la sua volontà. Egli utilizzò lo spietato Nabucodonosor per distruggere Gerusalemme.
     Così, a suo tempo, Egli destò lo spirito di Ciro e lo spirito di alcuni Israeliti per portare a compimento il progetto che Egli aveva in mente.
    
     Considerare queste cose dovrebbe costituire un grande incoraggiamento per ogni credente. Noi non abbiamo un Dio distratto, al quale qualcosa può sfuggire dalle mani. No!
    
     Noi abbiamo un Dio che è il creatore di tutte le cose, che ha il mondo nelle sue mani, che realizza i suoi piani senza che nessuno possa impedirlo.
     Egli può trarre gloria da chiunque, anche dai suoi nemici. Egli ha tratto gloria anche dal faraone d’Egitto che osò sfidarlo, dimostrando che non c’è nessuno che possa resisterGli.
    
     Credo sia appropriato concludere questo primo articolo con le parole dell’apostolo Paolo:
    
     “O profondità di ricchezze, di sapienza e di conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e inesplorabili le sue vie! Chi infatti ha conosciuto la mente del Signore? O chi è stato suo consigliere? O chi gli ha dato per primo, sì che ne abbia a ricevere la ricompensa? Poiché da lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen ...” (Ro 11:33-36).

(1. continua)
    
    
Omar Stroppiana

   Note
    1. Secondo la legge, la terra doveva riposare un anno ogni sette anni. Si pensa però che Israele non abbia rispettato quest’insegnamento del Signore. La frase riportata in 2Cronache 36:21 sembra puntare al fatto che il Signore concesse alla terra un sabato di settant’anni per compensare tutti i sabati non rispettati dagli Israeliti. Questo era già stato profetizzato in Levitico 26:34-35 in cui sono riportate le maledizioni che avrebbero seguito la disubbidienza di Israele.
     2. Nel libro di Daniele viene narrata la sconfitta dei Babilonesi da parte dei Persiani. Daniele, che si trovava a Babilonia, era al corrente delle previsioni diGeremia (Da 9:2) e proprio le promesse fatte da Dio a Geremia lo portarono a pregare il Signore. Daniele confidava nel fatto che Dio avrebbe mantenuto le promesse. La fedeltà diDio animava Daniele e le sue richieste furono ascoltate.