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come un bambino




    EDITORIALE

      Prendere fra le braccia un piccolo bambino suscita piacevoli sensazioni di tenerezza, di dolcezza, di calore: è un’esperienza che emoziona e commuove, ma è indubbiamente ben diverso l’essere chiamati a prendersi cura di lui. Allora le emozioni lasciano il posto all’azione: un bambino infatti non ha bisogno di avere intorno a sé persone emozionate e commosse, ma persone che si prendano concretamente cura di lui: che lo nutrano, lo puliscano, lo vestano, che provvedano insomma tutto quello di cui egli ha bisogno per sopravvivere e per crescere. Un bambino infatti è totalmente dipendente: non è assolutamente in grado di procurarsi e di prepararsi il latte, non è in grado di togliere dal suo corpo la sporcizia che le normali funzioni fisiologiche vi depositano spesso in abbondanza, non è in grado di procurarsi degli abiti per ripararsi dal freddo e tantomeno di indossarli; il suo piccolo corpo può muoversi e spostarsi solo nella direzione scelta dalla mamma o dal babbo e solo grazie alle loro braccia e alle loro gambe. Egli percepisce i suoi bisogni solo a livello istintivo (per questo piange quando ha fame o quando è sporco o quando sente freddo), ma per soddisfarli non può assolutamente fare nulla: deve attendere (e sperare) che altri provvedano per lui. Egli vive quindi in una condizione di dipendenza totale dagli altri: una dipendenza che ci aiuta a capire cosa ci vuole dire il Signore Gesù quando ci esorta a ricevere il regno di Dio “come un bambino” (Mr 10:15), affermando per di più che chi non segue questa indicazione “non vi entrerà affatto”. Per entrare nel regno diDio occorre rendersi totalmente dipendenti dal Signore, così come un bambino lo è dai suoi genitori: è Lui che mi nutre e mi fa crescere, è Lui che mi veste e mi protegge, è Lui che mi pulisce e mi sorveglia, è Lui che mi porta sulle sue braccia dove Egli vuole, quando Egli vuole. Non mi sarà assolutamente possibile conoscere alcuna forma di accesso al regno di Dio, se non comprendo che devo completamente abbandonarmi nelle mani del Re e se, di conseguenza, continuo a vivere la presunzione di poter essere autonomo nel nutrirmi, nel vestirmi, nel pulirmi. Se rimarrò ostinatamente chiuso nel mio regno, non crescerò, non troverò riparo e protezione nelle avversità, continuerò a portare in giro la sporcizia morale e spirituale del mio essere peccatore, continuerò a vagare in direzioni che io avrò scelto di percorrere e nelle quali non troverò la pace e il ristoro che nascono dalla piena soddisfazione dei miei bisogni più intimi.
      Un bambino è totalmente dipendente perché non può essere autonomo, autosufficiente, ma un bambino non ha possibilità di scelta, vive una condizione che gli è imposta e che abbandonerà soltanto con il suo graduale diventare adulto. Per me, al contrario, la condizione di essere un bambino, di diventare “come un bambino” non mi è imposta: è una scelta, una scelta che Gesù mi invita a compiere, abbandonando il mio orgoglio, la mia presunzione e lasciando che sia Lui (e nessun altro!) a pensare a me, a preoccuparsi di me, ad aver cura di me, a guidarmi in sentieri che io non conosco ma che Lui conosce perfettamente. Scegliere di essere “come un bambino”: certo, è contrario ai miei progetti, perché io voglio essere grande, diventare grande, sentirmi grande. Ma in realtà è l’unica scelta che, dal bambino che avrò accettato di essere, mi farà crescere fino a diventare davvero Grande: infatti non solo entrerò nel regno, ma, quando il Re sarà manifestato, sarò reso “simile a Lui”, sarò, per la sua Grazia, come il Re!

Paolo Moretti