Un bisogno reale di ciascuna chiesa localeCONDUTTORI AUTOREVOLI E STIMATI Una riflessione biblica sul servizio degli anziani nella chiesa locale ci permette di comprendere come, soprattutto sulla base dellesempio perfetto lasciato dal Signore Gesù nel rapporto con i suoi discepoli, questo servizio debba essere svolto sempre con umiltà, con mansuetudine, con autorevolezza; mai con orgoglio, con arroganza, con prepotente autoritarismo o con arrendevole permissivismo. Rapporti umani nella chiesa La convivenza in un medesimo ambito, familiare, comunitario e sociale, necessariamente crea dei rapporti nei quali si realizza uno scambio. I rapporti spontaneamente o convenzionalmente sono regolati da norme di comportamento. Esse hanno una grande importanza per il fine ultimo che si prefiggono che è quello di assicurare un certo ordine ed equilibrio per il benessere comune.( De 10:3). Se da una parte le regole pongono dei vincoli inevitabili dallaltra producono del bene, quando esse sono motivate dallamore e dal rispetto reciproci delle persone coinvolte. Un ambiente amorevole ed armonioso favorisce lo sviluppo della personalità del credente che deve raggiungere la statura perfetta di uomo compiuto, ad immagine di Cristo ( Cl 3:10). Nella relazione umana bisogna stare attenti a non cadere nellerrore di considerare le regole che regolano i rapporti umani più importanti delle persone. Non cè regola, programma o rito che sia più importante della persona. Essa è più importante di ogni altra cosa, dopo Dio. Il Signore ama la persona e vuole relazionare in modo personale. Il rapporto tra Dio e la sua creatura umana non può che soggiacere a delle regole che sono essenziali tra persone. Ora, considerando il rapporto che si istaura a livello umano tra la funzione di un anziano insegnante o pastore danime e i membri della chiesa locale, dobbiamo riconoscere che è importante seguire, rispettare e far rispettare determinate regole con il fine di mantenere lordine divino nella relazione: ordine che è finalizzato a produrre un ambiente ideale nel quale la persona del fratello o sorella possa realizzare sé stesso edificandosi nella fede dei santi e nellamore divino. Negli anni sessanta, del secolo scorso, abbiamo assistito ad una notevole contestazione dellautorità istituzionale. I segni di tale contestazione, per osmosi, si sono manifestati anche nellambito delle Assemblee. Lautorità istituzionale fu contestata soprattutto perché, anziché essere al servizio dei cittadini, fu vista come occupazione del potere pubblico per fini ed interessi di parte. Per questo motivo anche lautorità legittima fu vista con sospetto e con una certa diffidenza. Nelle Assemblee, ho riscontrato una certa confusione sul significato di una giusta autorità spirituale, che si ponesse al servizio della comunità per il suo benessere, ed ho visto modi di esprimersi che è facile confondere con una forma di autoritarismo. Ho pensato che potesse essere utile condividere con i fratelli alcune mie ricerche e riflessioni che ho potuto fare e maturare durante la mia vita nella comunità, accanto a uomini di Dio, e nel mondo del lavoro. La guida di un gruppo di persone, può realizzarsi essenzialmente con tre tipi di atteggiamenti: autoritario, permissivo ed autorevole. Chiaramente questa tipologia costituisce semplicemente unindicazione di massima, perché la realtà spesso è ben più complessa per la sovrapposizione e la variabilità degli atteggiamenti presenti nelle medesime persone, nel tempo e nelle circostanze concrete. Infine dobbiamo tenere presente che i vari atteggiamenti sono espressioni che scaturiscono dal tipo di personalità, per cui è più appropriato parlare di: tipo autoritario, tipo permissivo e tipo autorevole. Il tipo autoritario Una guida autoritaria fa pesare il suo ruolo e la sua posizione. Fa trasparire in diversi modi che è lui quello che comanda, che decide, che sa, che conta. Dà ordini a destra e a sinistra, anche se spesso non servono a niente e sono controproducenti. Il tipo autoritario è una persona abbastanza superficiale, perché non riesce ad ascoltare gli altri, non comprende le loro esigenze; non ama dare spiegazioni perché potrebbe sembrare una debolezza, e per affermare la sua posizione di forza preferisce dire Te lo dico io, ti autorizzo io, tu mi devi ubbidire. Questo tipo di atteggiamento può anche risultare positivo nel mantenere la disciplina, un certo ordine, una certa efficienza, ma in realtà soffoca ogni spontaneità e semplicità, blocca la ricchezza interiore dei fratelli, provoca fratture nella comunità, inaridisce il rapporto amichevole del gruppo. Lui si sente di stare più in alto di tutti e guarda dallalto in giù, egli è il sovrano e sotto vi sono dei sudditi non dei cittadini. Questo tipo di rapporto, forse, potrebbe andare bene in un ambiente militare, ma assolutamente non si addice in una comunità cristiana. Questo tipo autoritario, per la verità, oggi non ha tanto successo neppure nel mondo. È stato seriamente messo in discussione in quanto nella società, nei gruppi di lavoro determina insoddisfazione e frustrazioni perché spesso i partecipanti devono ubbidire senza sentirsi partecipi degli obiettivi da raggiungere. Il merito viene attribuito quasi tutto al capo che si ritiene assolutamente indispensabile, il migliore e il superiore della compagnia. Recentemente unindagine sociologica in questo campo ha accertato che i collaboratori di una attività economica organizzata con questo tipo di rapporto divengono più deboli sia sul piano fisico (si ammalano più spesso, disertano il lavoro alla prima e debole occasione) sia sul piano psichico (accumulano frustrazioni che possono portare alla depressione o alla ribellione). La stessa indagine invece mette in evidenza che un capo che fa sentire la sua presenza, ma non come un caporale, perché si pone accanto ai suoi collaboratori come uno di loro, pur dando delle direttive, che condivide con loro ed illustra, ottiene la loro adesione rendendoli partecipi dellassetto definitivo che esse avranno. Si è riscontrato che il tempo vissuto nel luogo dincontro (lavoro) diviene un momento creativo e gratificante e ciò determina attenzione al lavoro, alla produzione perché tutti trovano una certa realizzazione di sé stessi in ciò che fanno. Gli effetti benefici si manifestano nella gioia e nella coesione che vive il gruppo. Sul piano fisico e psichico i partecipanti al gruppo divengono più forti. Il segreto di questi risultati è quello di aver realizzato una guida e una direzione con molta saggezza e con molto rispetto delle persone che sono coinvolte. La natura umana di quelli che formano le chiese non è diversa da quella di coloro che operano nelle imprese del mondo. Una conduzione autoritaria non opera per il bene, ma crea problemi, fratture nella comunità. Simili risultati mettono in evidenza che non ci si avvale della saggezza di Dio: La saggezza che viene dallalto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia (Gm 3:17). Gli esempi negativi di Saul e Diotrefe Uno degli esempi biblici più negativi, che rientrano in questa tipologia, potrebbe essere il re Saul. Il suo orgoglio lo porta a peccare sia nel caso dellofferta del sacrificio, quando si prende la libertà di sostituirsi al profeta Samuele (1Sa 13: 8-14), sia quando Samuele ordinò una guerra di sterminio contro gli Amalekiti. Saul fece questa guerra ed invece di votare tutto allo sterminio risparmiò il bestiame migliore per sé e per i suoi; risparmiò la vita al re Agag, si eresse un monumento per la vittoria riportata sugli Amalekiti ( 1Sa 15:1-23). Questi due eventi segnano linizio del suo disastroso cammino spirituale. Così egli cessò infatti di essere un fedele servo del Signore, cessò di essere un umile strumento di Dio, perché preferì seguire la sua volontà e gli impulsi del suo orgoglio. Un altro esempio negativo lo vediamo in Diotrefe, personaggio menzionato nella terza epistola dellapostolo Giovanni. Lambizione di primato che coltivava questo orgoglioso e cattivo cristiano lo spingeva a rifiutare la comunione e laccoglienza dellapostolo Giovanni e dei fratelli. Egli scacciava dalla chiesa coloro che ricevevano lapostolo e gli altri fratelli. Coloro che non obbedivano a lui divenivano suoi nemici da espellere o da mettere da parte. Questo esempio negativo ci deve far riflettere sul concetto esasperato dellautonomia della chiesa locale che può favorire tali soggetti e che porterebbe ad escludere del tutto la possibilità di intervenire amorevolmente nei problemi spirituali di unaltra chiesa locale. Ciò sarebbe in flagrante violazione del principio della comunione e dellamore fraterno, derivante da un grave malinteso dellautonomia della singola chiesa locale. Ciò che deve motivare lintervento però può essere solo lamore per la chiesa del Signore. Bisogna però che gli anziani siano disponibili a valutare e ad apprezzare come provenienti dal Signore i suggerimenti, gli aiuti di altri fratelli che si adoperano per il superamento dei loro problemi e per il ristabilimento della pace e dellamore fraterno. La chiusura ad ogni intervento esterno, come vediamo nella epistola menzionata, può favorire il nascere di tanti Diotrefe. La situazione è ancora più grave quando atteggiamenti del genere accadono in una giovane chiesa. Il tipo permissivo É una persona che potremmo definire come lesatto opposto del tipo autoritario. La sua presenza nel gruppo è poco avvertita e difficilmente lo si trova avanti come guida e neppure in coda, come un sorvegliante pronto ad intervenire per correggere ed esortare. Egli tende generalmente ad assecondare e spesso anche a giustificare quello che fanno gli altri , senza preoccuparsi troppo della fedeltà alla Parola di Dio. La caratteristica negativa del popolo dIsraele al tempo dei Giudici era quella che ognuno faceva quello che meglio gli pareva prescindendo della volontà del Signore. Le guide spirituali di questo periodo sono state incerte e deboli. Si può ben comprendere che delle guide così cessano di poter essere un buon esempio da imitare, un punto di riferimento stabile per la dottrina e per una fedele vita pratica che rispecchia gli insegnamenti della Parola del Signore. In questa categoria possiamo anche includere i conduttori pigri. Questi spesso, pur avendo il polso della situazione, non intervengono per tempo ma lasciano degenerare i problemi. Dopo un po di tempo ci si può accorgere che la situazione spirituale e morale della comunità si sta notevolmente abbassando, per cui si può registrare una brusca sterzata con il ricorso a prese di posizioni rigide che sembrano incomprensibili. Si vuol compiere un urgente tentativo di ristabilire ordine, autorità e fedeltà al Signore assumendo atteggiamenti che si ritrovano nel tipo autoritario. Il tipo permissivo a differenza di quello autoritario è un vero pericolo per le famiglie, per i giovani e i bambini. Questi corrono il rischio di perdere il senso della ubbidienza e del rispetto, con conseguenze negative nei rapporti interpersonali e nella vita. Gli aspetti negativi che si manifestano nella vita del tipo permissivo sono tanti che alla fine anche lui stesso resterà deluso e frustrato. Un tipo simile non può essere una guida adeguata per una comunità. Eli: un esempio negativo Un esempio negativo possiamo vederlo nel sacerdote Eli. Egli era sacerdote e giudice dIsraele. Benché fosse un uomo qualificato per la sua profonda pietà e per il servizio al quale era stato chiamato dal Signore, fu molto permissivo e mancante di fermezza verso i suoi figli sacerdoti che avevano una condotta veramente scandalosa. (1Sa 2:23-25; 3:13). Il castigo di Dio si abbatté sulla sua famiglia in modo molto severo. Ancora nel Nuovo Testamento vediamo che la tolleranza del peccato è sinonimo di permissivismo e di leggerezza morale e spirituale. Tale si presenta sotto certi aspetti la situazione nella chiesa di Corinto (1Corinzi). Gesù nelle sue lettere indirizzate alla chiesa di Pergamo e alla chiesa di Tiatiri mette in evidenza il loro errore di tollerare il peccato, la dottrina di Balaam e gli insegnamenti di Iezebel, donna che si dichiarava profetessa ed induceva i credenti a commettere fornicazione e atti idolatrici. (Ap 2:12-29). Gesù fa un severo ammonimento ed invita le chiese al ravvedimento. Il tipo autorevole La persona autorevole è colui che non poggia la sua autorità sul suo ruolo (anziano, pastore, dottore, diacono, ecc.) ma sulla fedeltà alla Parola di Dio e alla qualità del compito che svolge. Coloro che il Signore ha affidato a lui, non trovano difficoltà a seguirlo, ad apprezzarlo e a collaborare con lui, quando vedono che egli è il primo a rispettare gli insegnamenti che il Signore ha dato, che egli è sempre pronto a discuterli e a chiarirli affinché non risultino unimposizione personale. Una chiara e completa conoscenza degli insegnamenti del Signore senza scendere nel farisaismo, produce sicurezza di comportamento; i fratelli sono messi nella condizione di non essere sballottati a destra o a sinistra e di non cadere nella confusione e nellincertezza. Forse, allinizio questo tipo di rapporto potrebbe dare origine ad un periodo di soggezione, ma con una maggiore conoscenza personale seguiranno poi dei rapporti buoni, fraterni, amichevoli, veri e costruttivi. La comunità o il gruppo sa riconoscere i suoi anziani dai frutti spirituali che si manifestano nello loro vita, nella loro famiglia, nel loro lavoro; sanno distinguere se essi lavorano per il loro bene e se li sanno servire in un modo adeguato. Anche se il loro servizio non è proprio perfetto, però possono vedere limpegno, la passione, lamore che essi profondono nel servizio. Il riconoscimento non scaturisce da simpatie di carattere personale, ma unicamente dalla convinzione spirituale perché essi sono riconosciuti come gli uomini che Dio ha messo in mezzo a loro per guidarli ed ammaestrarli( At 20:5). Ogni cosa buona non viene quasi mai imposta dallalto oppure lasciata ai volubili desideri del momento. Anzi con rispetto e con amore viene predicata la Parola di Dio, viene illustrato il comandamento, viene motivata lesortazione affinché si abbia da parte del credente che ascolta, non una costrizione, ma unadesione volontaria, libera e gioiosa agli insegnamenti della Parola di Dio. Crediamo che si possa dire che questo tipo di rapporto non è una delle tante opzioni, ma una via obbligata per un fratello che voglia servire il Signore, come anziano, nella chiesa, e per chiunque voglia servire in altri contesti relazionali, come i gruppi di sorelle, i gruppi giovanili, la scuola domenicale. Lautorevolezza di Gesù Perché una via obbligata? Solamente perché Dio non obbliga per forza nessuno. Se osserviamo con semplicità il tipo di rapporto che Gesù realizzò con i suoi discepoli, non troviamo nulla che Egli abbia imposto per forza. Egli era autorevole senza essere investito di una carica ufficiale: governatore, Sommo Sacerdote o re. Lautorevolezza di Gesù discendeva e veniva riconosciuta dai semplici e dagli umili per la Parola divina che Egli annunciava, per le opere che egli faceva, per lamore, la passione e la misericordia che egli manifestava verso gli uomini. Solo per i nemici, per la maggior parte dei Farisei, Gesù non era autorevole, anzi era un bestemmiatore, ma questo accadeva perché essi negavano levidenza dei fatti per mezzo dei quali avrebbero potuto e dovuto riconoscere la sua vera autorevolezza. Perciò i responsabili nella chiesa di Dio non possono essere né autoritari e neppure permissivi perché Dio e Gesù Cristo non lo sono. Si può essere autorevoli nel proprio servizio? Alcuni, forse per il carattere, per una storia personale di servizio e di fedeltà di tutto rispetto alle spalle, sembrano riuscire meglio di altri ad essere autorevoli. Ma costoro, se ve ne sono, sono veramente rari, come le mosche bianche. Allora nessuno altro potrà svolgere con autorevolezza questo compito così delicato ed importante nella vita della chiesa locale? Come essere autorevoli? Tutti dobbiamo sentire il bisogno di confidare unicamente nel Signore, in Colui che manda, che ci chiama al servizio nella sua Chiesa. In un servizio del genere vengono richiesti un serio impegno di tempo e un dispendio notevole di energie spirituali, una devozione pronta e sincera, una intelligenza spirituale che discende dallalto, uno spirito di umiltà reale per poter servire e non comandare come fanno i leader di questo mondo. Gesù disse: Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio gioco ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio gioco è dolce e il mio carico è leggero (Mt 11:28,29). Se si studia la vita dei grandi uomini di Dio si vede chiaramente che essi sono caratterizzati dalla mansuetudine ed umiltà nella fedeltà a Dio (vedi Abramo, Mosè, Davide, gli apostoli). Lesempio di Paolo In particolare, vediamo tra gli apostoli lesempio di Paolo e come egli usa la sua autorità spirituale. Spesso erroneamente ce lo raffiguriamo un po arcigno ed autoritario mentre invece egli è proprio il contrario. Egli usa la sua autorità per edificare, non per dominare, non per il proprio vantaggio ( 2Co 10:8). Egli pensa e si adopera al bene spirituale dei suoi fratelli (2Co 1:24). Preferisce soffrire invece di rischiare di ferire i suoi figlioli spirituali ( 2Co 2:4). Preferisce fare appelli, convincere invece di ordinare con durezza; tratta tutti con amore pur nel rispetto del rigore morale e spirituale ( 2Co.10:1, 2; 13:8, 10). Paolo si identifica con lo stato dei suoi figlioli spirituali a tal punto che la loro debolezza e la loro umiliazione diventano sue (2Co 11:28, 29). Egli abbasserebbe e sacrificherebbe sé stesso con lo scopo di sollevare altri nella fede e nella maturità spirituale (2Co 11:7, 21; 13:9) Se vogliamo essere dei conduttori autorevoli, amati e rispettati dai fratelli, la chiave duso dellautorità spirituale che il Signore ci dà come suoi servi deve essere identica a quella utilizzata da Paolo e da tutti i fedeli collaboratori di Dio nella sua Chiesa. Alcuni consigli Riteniamo, infine, che sia una buona cosa tenere presente i seguenti consigli: 1. Bisogna avere una buona considerazione di ciò che il Signore ci ha chiamati a svolgere per la chiesa e nella chiesa; se noi stessi non abbiamo stima o non mostriamo amore per quello che facciamo, come si può pensare che i nostri fratelli lo abbiano? 2. Bisogna predicare come annunciando gli oracoli di Dio. Ciò impone di svolgere il compito al limite massimo delle nostre possibilità, che possiamo raggiungere con una seria preparazione, con umiltà, con la preghiera e sotto la guida dello Spirito Santo. Dobbiamo sapere che una buona preparazione dà il carattere della competenza che costituisce la prima e fondamentale espressione di amore verso lopera del Signore e verso la chiesa locale. 3. Non bisogna essere dogmatici. Nellindicare i divieti, le rinunce bisogna far vedere chiaramente la possibilità della fedeltà al Signore con le benedizioni che essa comporta nella vita, in contrasto con le conseguenze spirituali che la disubbidienza genera nella vita individuale, in quella della famiglia e della comunità. 4. Unaltra realtà fondamentale da non perdere di vista è che la vita è fatta di cose fondamentali ed importanti, e da altre meno importanti. Bisogna essere intransigenti sulle prime e meno intransigenti su quelle secondarie. Agire con il buon senso spirituale nel contesto in cui si vive senza generare scandalo sia allinterno che allesterno della comunità. 5. In ogni approccio nei rapporti col gruppo, con la comunità bisogna considerare tutte quelle attività che sono idonee a curare e sviluppare lamore fraterno. 6. Bisogna preoccuparsi di insegnare, di inculcare e di trasmettere il contenuto fedele del testo biblico come unico oggetto dellinsegnamento. 7. Bisogna saper individuare le esperienze di vita cristiana che possono divenire proposte di vita per gli altri componenti della chiesa, essendo i responsabili stessi limpidi esempi da imitare. Ogni suggerimento che possiamo scambiarci può essere un aiuto molto limitato, ma il vero aiuto e la vera guida li dobbiamo trovare nel Signore Gesù Cristo e nella sua Parola. Abbiamo continuamente bisogno di guardare a Lui come lunico nostro modello. Egli è il nostro Signore ed il nostro Maestro, noi siamo i suoi discepoli, i suoi servi nella chiesa dove ci ha posti. Ogni servo fedele rispetta nella forma e nella sostanza gli ordini del suo Signore. Preghiamo il Signore che le sue chiese locali siano anche oggi guidate da conduttori umili, mansueti ed autorevoli, ripieni della saggezza di Dio.( Gm 3:17). Carlo Bisceglia |