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ESDRA e NEEMIA: due uomini usati da Dio


UN VERO RISVEGLIO
Capitolo 2°: Il primo ritorno
    
    
Il primo articolo, introduttivo, ci ha permesso di inchinarci di fronte alla sovranità di Dio. Ora, siamo pronti ad addentrarci tra le pagine del libro di Esdra per appropriarci delle meravigliose ricchezze che la storia di questo personaggio, così come quella di Neemia, ci riservano.
    
    
“Chiunque tra voi è del suo popolo, il suo Dio sia con lui, salga a Gerusalemme, che si trova in Giuda, e costruisca la casa del Signore, Dio di Israele, ...”
(Ed 1:3)
    
Si suggerisce la lettura di Esdra 1-3.
    
    

Ritornare per costruire
    

    
Come abbiamo affermato precedentemente, i libri di Esdra e Neemia possono essere visti come un resoconto dei tre principali ritorni degli Israeliti da Babilonia. Il primo ritorno avvenne nel 538 a.c. con Zorobabele che era un’autorità civile incaricata da Ciro.
     Nei primi capitoli del libro di Esdra c’è un forte accento sul progetto di Dio: la ricostruzione della sua casa. Come abbiamo visto, Dio ha voluto che la casa fosse distrutta per mezzo di pagani e Dio stesso ordina che la Sua casa sia ricostruita, utilizzando ancora un pagano, Ciro.
     Perché la ricostruzione del tempio assume un ruolo così importante? Perché l’accento viene messo sul tempio di Gerusalemme e non sulle mura della città (che rimarranno distrutte fino al ritorno di Neemia)? Dio sembra ragionare in maniera opposta alla nostra. Prima ci preoccuperemmo di proteggere la città con delle mura, poi inizieremmo ad occuparci degli edifici interni. Non è vero?
     Proviamo a rispondere a questi interrogativi considerando che il tempio rappresenta la presenza stessa del Signore in mezzo al popolo.
    
Nel deserto, tale presenza era rappresentata dal tabernacolo, e in particolare dall’arca. Poi, il tempio è diventato il centro della vita religiosa di Israele.
     Quando Salomone terminò la costruzione del primo tempio, quello che Nabucodonosor distrusse, la gloria del Signore, aveva riempito il tempio (2Cr 7:1) cosí come era successo nel deserto in occasione dell’inaugurazione del tabernacolo (Es 40:34-35). Dio aveva chiesto a Mosè di costruire il tabernacolo proprio con la motivazione che Egli voleva abitare in mezzo al popolo. Il tempio veniva chiamato “casa di Dio” proprio perché in esso il Signore aveva scelto di incontrare il suo popolo. Come nel tabernacolo, anche nel tempio era l’arca a rappresentare la presenza di Dio in mezzo al popolo. Si noti, a tal proposito, che Mosè ascoltava la voce di Dio proprio dal propiziatorio che si trovava sull’arca della testimonianza (Nu 7:89), lo stesso luogo dove il Sommo Sacerdote entrava una volta all’anno con il sangue delle vittime sacrificali (Le 16:14-15). L’arca, in particolare il propiziatorio, costituiva quindi un luogo di incontro speciale con Dio. Il brano di 1Cr 13:6 parla dell’arca come di un trono, con Dio che siede in mezzo ai cherubini, il luogo dove è invocato il suo nome. La cosa più importante in quel momento storico era la costruzione del tempio per ristabilire la giusta comunione con Dio. Era necessario avere nuovamente un punto di riferimento dove incontrare il Signore.
    
    
Il Dio che provvede
    

    
Il capitolo 1 diEsdra ci fa vedere anche la praticità con cui Dio prepara le cose.
     Gli Israeliti, infatti, non solo partirono da Babilonia, ma partirono pieni di doni, argento, oro, bestiame e di tutti gli utensili che appartenevano al tempio e che furono restituiti da Ciro. Un popolo che ritorna da un esilio durato settanta anni ha bisogno di risorse per poter vivere e per poter ricostruire una normale esistenza in patria nonché un’opera impegnativa come la costruzione del tempio. Dio lo sa. Egli non li fa ritornare a mani vuote ma provvede splendidamente ad ogni loro bisogno.
     Non è questo un grande incoraggiamento anche per noi? Dio chiede di ricostruire la sua casa agli Israeliti, ma provvede anche gli elementi necessari affinché questo possa essere fatto. Non farà lo stesso anche con noi? Non ci fornirà i doni necessari per compiere l’opera che ha preparato per ciascuno di noi?
     Molti di noi si sentono scoraggiati di fronte all’opera del Signore. A volte abbiamo la sensazione che ci siano molte cose da fare, al punto da esserne sopraffatti. In quelle circostanze, ricordiamoci che Dio ci ordina di compiere la sua volontà, ma ci dà anche i mezzi per farlo. La sua grazia è sempre al di sopra di ogni nostra aspettativa.
    
    
Dio conosce chi ritorna
    

    
Nel secondo capitolo del libro di Esdra, abbiamo una bella descrizione di tutte le persone che erano tornate dall’esilio con Zorobabele. Tale elenco è ripetuto anche verso la fine del libro di Neemia (Ne 7:6-73).
     Nella Bibbia troviamo parecchi elenchi di nomi di persone e molti di noi sarebbero tentati di passare oltre perché questi elenchi sembrano non aver nulla da dirci. Ma, per gli Israeliti, le genealogie avevano un’importanza particolare nella vita del popolo. Conoscere i propri discendenti era fondamentale, perché colui che non avesse potuto dimostrare quale fosse la propria tribù, rischiava di essere escluso dalla vita normale del popolo. In Esdra 2:62 vediamo proprio un caso in cui delle persone sono state escluse dal sacerdozio in quanto non erano in grado di dimostrare la loro appartenenza alla tribù levitica.
     C’é anche un aspetto umano che poteva nascere dalla lettura di questi elenchi da parte di un israelita vissuto qualche decennio o secolo dopo. Immaginate i nipoti delle persone elencate che leggono il libro di Esdra e riconoscono i loro nonni o bisnonni. Doveva essere di grande incoraggiamento per loro poter dire: “Mio nonno era uno di quelli che è tornato da Babilonia per ricostruire la casa di Dio!”.
     Gli elenchi di nomi che troviamo nella Bibbia ci ricordano, inoltre, che Dio conosce le persone per nome e conosce tutto ciò che ognuno ha fatto. L’uomo moderno è abituato a confondersi nella massa, ma Dio ci conosce personalmente.
     Penso che, ad ognuno di noi, farebbe piacere leggere negli annali della sua chiesa locale (qualora esistessero): “Tizio e Caio hanno fatto questo per il Signore nel 2001. Il Signore darà loro un premio per ciò che hanno fatto”. Anche se tali annali non esistono, Dio conosce ogni suo figlio, conosce ciò che fa e darà la ricompensa per l’opera compiuta. Questo è un grande incoraggiamento a lavorare per il Signore: la nostra fatica non è vana.
     Quando vi sentite stanchi e vi sembra che il vostro lavoro non abbia alcun riconoscimento, ricordatevi che avete un padrone attento che vi chiama per nome, conosce tutto di voi, persino il numero dei vostri capelli.
    
    
Ritornare ad avere pace con Dio
    

    
Continuando a scorrere il libro di Esdra, scopriamo che il capitolo tre ci mostra coloro a cui Dio ha destato lo Spirito che iniziano l’opera per la quale il Signore li aveva fatti ritornare da Babilonia.
     La prima cosa che fanno è offrire sacrifici a Dio. Il principale ostacolo, nel proprio rapporto con Dio, è il peccato, e il peccato può essere espiato solo attraverso lo spargimento di sangue. Perché? Perché il sangue fa l’espiazione per mezzo della vita (Le 17:11): una vita viene data per espiare il peccato di chi la offre. Era necessario ripristinare la comunione con il Signore prima di cominciare qualunque lavoro.
     Il popolo si radunò a Gerusalemme “come un sol uomo”. Erano tutti riuniti di comune accordo. Non bastò la paura dei popoli vicini (v. 3) a fermarli. Occorreva ristabilire la comunione con Dio. E questo era prioritario! Oggi, non abbiamo bisogno di offrire sacrifici per ripristinare la comunione con Dio, perché Gesù, l’Unto del Signore, ha offerto la sua vita come sacrificio per la remissione dei nostri peccati. Così, per ricominciare ad avere un rapporto con Dio, abbiamo bisogno di riporre la nostra fede in Gesù, riconoscendo che egli è morto al nostro posto. Il suo sangue è stato versato. Una Vita è stata data per espiare il mio peccato!
     Anche per noi, la comunione con Dio è essenziale più di ogni altra cosa.
     Viviamo in un’epoca in cui si pensa di poter supplire al cattivo rapporto tra noi e Dio e tra noi e gli altri credenti con delle attivitá, ma questa è veramente una visione misera di Dio. Come possiamo pensare che Dio sia soddisfatto delle nostre opere se non sono accompagnate da un comportamento corretto e da una vita esemplare e, sopratutto, se non siamo in piena comunione con Lui, se non abbiamo pace con Lui? Credo di non affermare nulla di nuovo nel fare rilevare che un risveglio spirituale ha come primo effetto la confessione di peccato, la consapevolezza di essere mancanti di fronte a Dio, il Santo, il Giusto. La nostra relazione con Lui deve precedere qualunque cosa. Persino attività lodevoli come l’evangelizzazione non hanno senso se non seguono un buon rapporto con il Signore. Più conosceremo il Signore, più saremo adatti a parlare di Lui agli altri. E la conoscenza del Signore parte dalla riconciliazione con Lui.
    
    
Ritornare ad essere felici
    

    
Finalmente, dopo due anni dall’arrivo in Giudea, inizia la costruzione del tempio. Vengono gettate le fondamenta. La felicità è incontenibile. I sacerdoti preposti impugnavano le loro trombe, i Leviti facevano squillare i loro cembali. Il rumore si udiva da lontano. Vi sembra una gioia eccessiva? Questa festa era comprensibile perché gli Israeliti si rendevano conto del fatto che il Signore andava lodato per ciò che stava accadendo. Il Signore, infatti, aveva permesso loro di ritornare per costruire il tempio ed ora essi stavano facendo ciò a cui Dio li aveva chiamati. La benignità di Dio verso Israele veniva cantata a squarciagola.
     Anche noi dovremmo essere felici quando sappiamo che stiamo facendo la volontà del Signore, quando Egli mostra la sua benignità verso di noi utilizzandoci per portare a compimento la sua opera.
     Dobbiamo ammettere che, a volte, resistiamo quando Dio ci chiede di fare qualcosa. Ma quando facciamo ciò che Dio ci ha chiesto, ci sentiamo meglio perché sappiamo che siamo nella sua volontà. Credo che un figlio di Dio non possa provare gioia maggiore di quella che si prova mentre si compie ciò che Dio ci ha chiamati a fare. La ricerca della volontà di Dio deve essere prioritaria nella nostra vita. Siamo capaci di provare gioia nel considerare la benignità di Dio nei confronti del suo popolo?

(2. continua)
    
    
Omar Stroppiana