ESDRA e NEEMIA: due uomini usati da DioUN VERO RISVEGLIO Capitolo 11°: Tiriamo le conclusioni La Parola del Signore, sia con i suoi insegnamenti che con gli esempi concreti di personaggi del passato (come Esdra e Neemia) ci inchioda davanti alle nostre responsabilità. Ma il Signore non ci forzerà mai a percorrere il cammino da Lui indicato; Egli attende che siamo noi a compiere le scelte giuste. Perciò, se non le compiamo, siamo gli unici responsabili. In quel giorno offrirono grandi sacrifici e si rallegrarono perché Dio li aveva allietati con una grande gioia. Anche le donne e i fanciulli si rallegrarono; e la gioia di Gerusalemme si udiva da lontano (Ne 12:43) Siamo alla fine di un percorso. È giunto il momento di trarre le nostre conclusioni. In un'epoca in cui si parla molto di risveglio, mi è parso bene ricordare ciò che è avvenuto ai tempi di Esdra e Neemia. Il titolo di questa serie di articoli, pubblicati nel corso di tutto l'anno 2004, Un vero risveglio, non è stato scelto casualmente. Abbiamo molto da imparare Certamente, non abbiamo potuto esaurire l'argomento perché ci siamo basati esclusivamente su ciò che questi due libri avevano da dirci a questo riguardo. Ma vi assicuro che, se siamo onesti con noi stessi e con Dio, dalle poche pagine tramandate a noi per mezzo di Esdra, lo scriba, e di Neemia, il governatore, vissuti circa 2500 anni fa, abbiamo molto da imparare sul modo in cui possiamo servire il Signore, sul modo in cui dovremmo tornare a Lui, sul timore che Gli è dovuto. A quei tempi, con alti e bassi, c'è stato, dunque, un risveglio, un ritorno al Signore. Anche oggi c'è bisogno di questo. Anche oggi se vogliamo vedere Dio agire nelle nostre vite e nella vita della nostra assemblea, abbiamo bisogno di riconoscere il nostro peccato e di confessarlo e, dopo averlo confessato, dobbiamo essere pronti a prendere degli impegni seri davanti al Signore. Dobbiamo cercare la comunione con Lui, lasciare che il suo Spirito modifichi il nostro essere, rinunciare al peccato e rinunciare persino a noi stessi, alle nostre aspirazioni, ai nostri desideri. Il bisogno di pregare consacrando a Dio le nostre vite Oggi si parla molto di risveglio nella Chiesa e sembra quasi che si dia al Signore la responsabilità di ciò che succede, come se Egli non volesse benedire i suoi figli. I credenti chiedono un risveglio al Signore e fanno bene: è una preghiera nobile, la più bella delle preghiere che possiamo fare al Signore; ma, se da una parte pregano, dall'altra sono ben attaccati alle loro vite agiate, hanno poco tempo da dedicare alla preghiera, poco interesse nello studio della sua Parola. Non vi pare? Se le nostre vite non sono consacrate al Signore, come pensiamo di aiutare coloro che si convertiranno se il Signore operasse realmente e potentemente nei nostri quartieri, nelle nostre città, nelle nostre nazioni? Saremmo pronti a non avere più un attimo di tempo da dedicare a noi stessi, alle nostre frivolezze, ai nostri svaghi, per curare le anime che il Signore porterebbe nelle nostre assemblee? Le risposte che daremo a queste domande ci farà anche capire perché molte Assemblee assistono ad un peggioramento del loro stato, sia qualitativo che quantitativo. La responsabilità di fare la nostra parte Il Signore non ci costringe a seguirlo, non ci forza; molti preferirebbero dare a Dio la colpa per le proprie mancanze. Altri preferirebbero che Dio agisse con il suo Spirito come fanno gli spiriti maligni, annullando la volontà umana per costringere gli uomini ad agire in un certo modo senza possibilità di opporsi. Ma il Signore ci lascia liberi. Vuole che lo seguiamo volontariamente, ci lascia sempre una possibilità di scelta, possibilità che non sempre utilizziamo nel modo migliore. Dio ci ha già dato il suo Spirito. Lo stiamo lasciando operare in noi? Ciò che spingeva Neemia a lavorare era la fiducia nel Dio del cielo. Neemia si rimetteva nelle mani del Signore sapendo che Lui gli avrebbe dato il successo. È con questa fiducia che Neemia, di fronte all'opposizione, poté affermare: Ci alzeremo e costruiremo. Gesù ha detto: Io edificherò la mia chiesa. La Chiesa è del Signore ed è Lui che la costruisce. Spesso ci sforziamo o pensiamo di fare grandi cose per il Signore, mentre è Lui che vuole fare grandi cose per noi e attraverso di noi. Il Signore fa la sua parte, noi, da parte nostra, dobbiamo alzarci e costruire. Dio ha un piano, ma usa degli uomini per portarlo avanti. Così, se da una parte ci sono le promesse del Signore, dall'altra c'è la nostra determinazione nel voler affrontare le opposizioni interne ed esterne, sapendo che Gesú Cristo edifica la sua assemblea, l'assemblea dei veri credenti che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello. Prendiamo atto di ciò che Dio ha fatto, confessiamo il peccato e poi riprendiamo ardore, torniamo a Lui e impegniamoci a seguirlo. Vedremo se il Signore non ha ancora benedizioni da elargire alla sua assemblea. Seguiamo il suggerimento dell'apostolo Paolo: Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo (Fl 2:12-13). Lasciamoci usare dal Signore come Lui vuole. (11. fine)
Omar Stroppiana (Assemblea di Torino via Spontini) |