Ancora a proposito del problema del divorzioESSERE COERENTI Uno dei fratelli anziani presenti all'Incontro 2004 di Poggio Ubertini, ha sentito, al termine dell'esposizione dei quattro messaggi da parte del fratello Guglielmo Standridge, il bisogno di puntualizzare le convinzioni desunte dallo studio della Parola di Dio, con un intervento il cui testo pubblichiamo, ovviamente in accordo con i fratelli organizzatori dell'Incontro stesso. Irrinunciabili convinzioni di fondo Dal fratello Standridge abbiamo sentito ripetere più volte le seguenti affermazioni perfettamente bibliche e quindi pienamente condivise: o Il piano di Dio, nell'unione uomo-donna, è per una relazione che dura fino alla morte. o Il piano di Dio non cambia. Nulla ci fa pensare che possa cambiare, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. o Il piano di Dio non è mai stato da Lui rinnegati ed è valido anche per i peccatore di qualunque nazione, popolo o tribù. Esso è sempre lo stesso. Il piano di Dio per il matrimonio è chiaro. o Secondo Gesù, l'uomo diventa adultero per un motivo molto preciso. Nel piano di Dio il suo matrimonio dura fino alla morte, perciò il divorzio non lo libera dalla sua moglie; quindi, quando sta con un'altra donna, commette adulterio. o Il divorzio, deciso dall'uomo o dalla donna, anche se approvato dallo Stato o dalla consuetudine della cultura in cui vivono, non ha alcun effetto davanti a Dio. Secondo il piano di Dio quelle due persone sono ancora sposare. o Secondo Gesù, chi divorzia, anche se in buona fede, e sposa un'altra donna, diventa adultero. Potrebbero queste cose essere spiegate più chiaramente o dette con maggiore autorevolezza? Credo proprio di no! o In 1Corinzi 7:10-11 - Ai coniugi poi ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito (e se si fosse separata, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito); e che il marito non mandi via la moglie - si tratta di un ordine dato da Gesù ai coniugi credenti: non devono separarsi. In qualche caso estremo potrebbero separarsi, ma una cosa deve restare chiara: nessuno dei due ha il diritto di risposarsi. Quanto detto da altri sulla possibilità di risposarsi sono opinioni umane, senza alcun fondamento biblico. Una separazione di fatto è possibile, ma il divorzio e la libertà di risposarsi NO. Il matrimonio nel piano di Dio è per tutta la vita. Il tipo di unione che esso crea può essere rotto solo dalla morte. Quali conseguenze? Se le cose stanno così, e stanno così, come è possibile affermare che le persone separate, divorziate, passate a seconde nozze e poi giunte alla fede possano essere gioiosamente accolte in comunione, mentre ancora persistono nel peccato di adulterio? Quale contraddizione vi sarebbe con quanto chiaramente e biblicamente affermato precedentemente!Dove sarebbe la coerenza?La coerenza è una qualità divina: il Signore non muta, non cambia, è lo stesso ieri, oggi ed in eterno!Anche noi dobbiamo essere coerenti. Se, come ripetutamente e giustamente affermato, il piano di Dio per il matrimonio è unico per tutti (credenti e non) e se le seconde nozze sono adulterine, è giusto tenere in comunione dei credenti (poiché di credenti si tratterebbe, anche nel caso in cui da solo poco tempo fossero venuti alla fede) che vivono nell'adulterio? Certamente NO! La Bibbia afferma che il credente adultero deve essere disciplinato. Anche il fratello Standridge ha confermato questa necessità. Quante classi di credenti ci dovrebbero altrimenti essere in una chiesa locale? Nella chiesa vi sono i credenti in Cristo e basta. Dio non fa distinzioni, né favoritismi e noi non abbiamo né l'autorità né il permesso per farne (1P 1:17). Infatti, nella stessa chiesa locale, potrebbero, ad esempio, essere presenti due coppie che vivono nello stesso peccato ed essere... una fuori comunione, l'altra in comunione. Quale sconcerto! Ma possono essere usati due pesi e due misure? E questo anche perché, come ha affermato il fratello Standridge, non ci sono credenti di seconda categoria da ghettizzare. Tutti i figli di Dio sono tali per lo stesso, unico sacrificio e per la stessa grazia; quindi il trattamento nei confronti degli adulteri deve essere perfettamente uguale. Dal momento in cui uno è credente si deve sentire e deve essere trattato allo stesso modo di chi lo è da tempo. Questo è l'insegnamento del Signore:Egli non tratta il peccato diversamente, a seconda di chi lo compie, o quando e dove lo compie. Qualunque artificio escogitiamo per cambiarlo è suggerito da inutili e fuorvianti sentimentalismi umani, che urtano contro i principi biblici chiaramente rivelati nelle Scritture. Il peccato va abbandonato! Quanto a 1Corinzi 7:17-24 (in cui Paolo raccomanda che ciascuno continui a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, nella quale si trovava quando Dio lochiamò) si tratta di un testo che non può sicuramente essere applicato ad una situazione di peccato. Mai Dio autorizza un credente a rimanere e vivere nel peccato! E nemmeno noi dobbiamo farlo. Piuttosto l'insegnamento chiaro è: lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri e si converta al Signore, che è gran perdonatore (Is 55:7). Questa è la via: LASCI - SI CONVERTA - SARÀ PERDONATO. È stato detto che, ad esempio, se uno faceva un lavoro di dubbia moralità, lo dovrà lasciare; se viveva in una relazione immorale o illegale, dovrà abbandonarla; e... allora? Si parla di errori passati; ma gli errori (o meglio: i peccati!) non devono essere passati per una questione di tempo. Devono essere abbandonati! Infatti: o ...tali già eravate, ma siete stati lavati, santificati... (1Co 6:9-11). E ancora: o ...peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste... (Ef 2:1, 2); o ...siamo vissuti altra volta... ed eravamo per natura... (Ef 2:3); o ...poiché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore... (Ef 5:6-8); o Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate; ecco sono diventate nuove (2Co 5:17); ...non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell'ignoranza... siate santi in tutta la vostra condotta (1P 1:14, 15); o ,,,non vi conduciate più come i pagani... Ma voi non è così che avete imparato Cristo... avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo e a rivestirvi del nuovo (Ef 4:17-24). ecc... ecc... (chiunque può allungare quest'elenco di testi biblici). Da Dio: la forza per ubbidire Il divorziato, risposato e poi credente, deve essere sicuramente aiutato con cura particolare; bisogna pregare per lui e con lui, bisogna forse piangere con lui, bisogna dimostrargli amore ponendolo di fronte al Signore ed alla sua Parola. Di fronte a Dio ed alla sua Parola, se è un vero credente, riconoscerà la sua posizione di peccato e l'abbandonerà per piacere al Signore, nel quale ha ceduto. In essa aveva cominciato a vivere prima della conversione, quando era nell'ignoranza. Sarà lui, posto nella personale responsabilità di decidere di fronte a Dio, a sanare la sua situazione con l'aiuto che il Signore certamente non gli farà mai mancare. Dio è santo e non rinuncia mai alla sua santità, MAI! Dobbiamo ricordarci che, se il Signore ci chiede di fare qualcosa, anche se molto difficile, ci fornisce quanto necessario, affinché noi ubbidiamo. La nostra disubbidienza non va mai giustificata. Dobbiamo avere fiducia nel Signore e del Signore! Egli non ci autorizza a tollerare il peccato; un pensiero diverso non è nella Bibbia. Ciò che Dio non permette e non tollera non dobbiamo sentirci di permetterlo noi, sostituendoci a Lui ed alla sua Parola. Dobbiamo evitare di impietosirci di fronte al problema dell'astinenza sessuale, accettata per amore del Signore e per piacergli, uscendo da una situazione di adulterio. Perché non avere, allora, lo stesso atteggiamento di pietà e di compassione verso chi è celibe o nubile, non per sua scelta, e cadesse nel peccato? O, ancora, verso chi, non potendo esercitare il sesso per l'impossibilità creata da una sopravvenuta malattia che ha colpito il coniuge, cadesse in adulterio? È possibile, si dice, che una persona debba abbandonare un'unione, anche se illecita (!), ed essere privata di esercitare il sesso forse per tutta la vita? Ma chi ci autorizza a ragionare così?Dio certamente NO! Ricordiamo che Egli non è colpevole del nostro peccato e che questo, per le sue conseguenze pratiche e terrene, può lasciare un segno nella vita del peccatore, anche se perdonato. Queste cose le sappiamo; e allora? Certo, il problema non è semplice, ma la volontà di Dio, chiaramente rivelata nella Bibbia, non cambia a seconda della difficoltà di soluzione del problema. Ciò che Egli dice e vuole, lo dice e vuole sempre. Qualche volta, invece, si accetta tale volontà quando il problema è da noi considerato di minore difficoltà. Se poi il caso è da noi considerato di difficile soluzione, allora diciamo che il Signore forse voleva dire un'altra cosa...! O, forse, che non abbiamo capito bene...! Conclusione Per concludere, un'altra breve considerazione. Coloro che hanno divorziato per far piacere a sé stessi, spesso hanno anche avuto dei figli dalla loro illegittima moglie; tuttavia lo hanno fatto, ripetiamo, per fare piacere a sé stessi. Come mai noi troviamo impossibile che essi, ora che sono diventati credenti, lascino la loro compagna (forse anche con figli, per la cura dei quali dovranno ovviamente portare il peso della responsabilità!) e ciò per piacere a Dio, smettendo una unione adulterina? Infatti, prima di credere nel Signore, vivevano in adulterio, come è stato chiaramente e ripetutamente affermato. Da che cosa era determinato l'adulterio? Dal fatto che erano viventi i loro legittimi coniugi. Quando sono giunti alla fede, se la situazione non è cambiata, la loro seconda unione continua ad essere adulterina. Il peccato di adulterio c'era prima della fede e continua ad esserci dopo. È tollerabile questa situazione di peccato per un credente? Certamente NO! Elia Prencipe |