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Esempi incoraggianti


PERSONE ANZIANE NEI VANGELI:
Elisabetta e Zaccaria

     
     
Fra i tanti personaggi che ruotano intorno alla vita di Gesù, ci sono anche degli anziani che esprimono, nella fatica della pazienza e della speranza, un’attesa ancora viva delle rivelazioni diDio. Elisabetta e Zaccaria sono testimoni di come il Signore possa benedirci ed usarci (e spesso in modo del tutto inaspettato!) anche quando siamo in là con gli anni.


      ELISABETTA (Luca 1:36-37)

La nostra carrellata di figure di anziani che ruotano intorno all’incarnazione e alla missione del verbo di Dio, si sofferma ora sulla figura di Elisabetta, moglie di Zaccaria. Vogliamo contemplarla, non nel parlare o nell’agire, ma attraverso il semplice cenno che ne fa l’evangelista Luca nel racconto dell’annuncio a Maria: “Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figliolo nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace.” (Lu 1:36-37).
      È il momento finale dell’annunzio, quando l’angelo Gabriele dà a Maria un segno dell’azione divina: Elisabetta è, per Maria, la garanzia che Dio è all’opera anche per lei.
     
     
La potenza della memoria
     

     
Maria si trova di fronte a un annuncio sconvolgente, a una novità inaudita.
      Che cosa le sta accadendo?
      In che modo Dio porterà a compimento la sua promessa?
      In tutti i racconti biblici di vocazioni, l’uomo ha bisogno di un segno, di una conferma da parte di Dio per superare la propria incredulità. La vergine non manca di fede di fronte alla parola divina, ma ha bisogno di conoscere, di approfondire. Ed ecco allora il segno per lei: Elisabetta è incinta di sei mesi.
      Il segno non è tanto qualcosa di evidente, quanto piuttosto un appello alla fede.
     
      Maria è chiamata a guardare alla storia altrui, a scorgervi l’azione di Dio come nella propria. Maria, una giovane donna, deve guardare l’anziana parente. Lo sguardo del giovane deve andare indietro nel tempo e ritrovare le radici del proprio essere. La figura di Elisabetta va allora al di là della sua singolarità, per divenire espressione e simbolo di tutto il popolo di Israele e della sua storia, che è storia di salvezza (come Sara, moglie di Abramo, Elisabetta è anziana e sterile e Dio le ha promesso un figlio).
      Maria, figlia di Sion, è profondamente familiare con gli eventi del suo popolo, sa che Dio è sempre stato fedele nella vita di Israele, prega ogni giorno con le parole dei Salmi, rievocando i grandi interventi prodigiosi dell’Eterno in favore del suo popolo. E, nella vita del figlio, Maria imparerà a conservare e a meditare nel cuore ogni parola e ogni avvenimento (Lu 2:19-51).
      L’anziana donna le viene indicata ora proprio per ricordarle la necessità di imparare a far memoria.
      A volte i vecchi non hanno parole nuove da dire, ma solo eventi da ricordare; tanto più se, come nel caso di Elisabetta, quegli eventi gioiosi e inaspettati hanno segnato profondamente la loro affettività: allora il loro raccontare diventa come un fiume in piena, i ricordi si accavallano, le emozioni traspaiono da ogni parola.
      Maria si metterà in viaggio in tutta fretta per andare ad ascoltare le parole dell’anziana: chi non è capace di memoria non ha prospettive sicure per il suo futuro.
     
     
L’efficacia della Parola
     

      “Poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace”
(v. 37) equivale ad affermare che nulla è impossibile a Dio; questa è la motivazione che Gabriele collega al segno di Elisabetta. Proviamo a leggere questa frase in una traduzione letterale dal testo greco, che suona più o meno così:“Ogni parola (oppure: “Ogni cosa“) non sarà impossibile a Dio” Il testo greco gioca infatti sul doppio significato del sostantivo “reoma” che, come il corrispondente ebraico “daobar”, può indicare sia la parola, sia la cosa, il fatto.
      È uno dei tanti modi per esprimere che la parola divina è efficace e produce quel che significa:Dio crea mediante la sua parola (Ge 1).
      Nessuna parola, nessun evento è al di fuori della portata divina. Dio può intervenire anche nell’esistenza di una persona anziana e restituire speranza; può intervenire nel grembo di una donna sterile e aprirlo alla vita.
      L’anzianità e la sterilità sono due motivi che, combinati insieme nella persona di Elisabetta, danno un’immagine reale della debolezza umana. Nessuna debolezza tuttavia è estranea alla potenza divina, che è fedele a sé stessa e al servizio della vita dell’uomo.
      La frase greca riprende sostanzialmente le parole dei tre uomini misteriosi apparsi ad Abramo presso le querce di Mamre (Ge 18:14). Là l’Eterno annunciava al vecchio patriarca la nascita di un figlio in condizioni che richiamano da vicino quelle in cui si trova Elisabetta: “Or Abraamo e Sara erano vecchi, bene avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne” (v. 11). Di fronte all’annuncio misterioso, Sara aveva peccato di incredulità, sorridendo di fronte a una simile prospettiva: “Vecchia come sono avrei io tali piaceri? E anche il mio signore è vecchio!” (v. 12).
      Maria invece, che ascolta con fede la Parola, sa che l’Eterno è intervenuto nella vita di Sara e presto vedrà che anche in Elisabetta ha compiuto cose prodigiose.
      La Parola del Signore è efficace; nulla è impossibile per Dio!
     
     
Nel cuore di Elisabetta
     

     
Ci sono alcuni accenni nel Vangelo di Luca che ci permettono di entrare più profondamente nel cuore stesso di Elisabetta e della sua esperienza. Vogliamo soffermarci in modo particolare su due dettagli che ci permettono di entrare in sintonia con lei.
     
      Il primo riferimento al concepimento si trova in Luca 1:24-25.
      “Or dopo quei giorni, Elisabetta sua moglie rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: «Ecco quel che il Signore ha fatto per me nei giorni nei quali ha rivolto a me lo sguardo per togliere il mio vituperio fra gli uomini»”
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      La sterilità era effettivamente percepita come una vergogna in seno al popolo di Israele, che considerava la prole come una benedizione divina. La negazione della gioia della maternità veniva considerata un castigo divino.
      Singolare atteggiamento quello di Elisabetta: si nasconde per cinque mesi, proprio nel momento in cui la vergogna le viene tolta!
      Il dettaglio ha evidentemente una funzione narrativa all’interno del Vangelo: quella di custodire il silenzio su questo evento miracoloso, che sarà annunciato dall’angelo a Maria appunto “al sesto mese”.
      Ma non è difficile rilevare anche un carattere profondamente umano in questo atteggiamento: le grandi esperienze interiori, le grandi gioie della vita come pure le grandi sofferenze non si sbandierano facilmente ai quattro venti.
      Quanto più le esperienze della vita sono vissute in profondità, tanto più diventano un tesoro prezioso da conservare nel proprio cuore ed Elisabetta, donna anziana e di esperienza, sa custodire questo silenzio fecondo.
      Una seconda nota la attingiamo al v. 58 dello stesso capitolo. Al momento della nascita vi è un’esplosione di gioia e di lode. Non è più possibile tacere le meraviglie di Dio, che ormai si offrono allo sguardo di tutti. Allora dice il Vangelo:
      “I suoi vicini e i parenti udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia e se ne rallegravano con lei”.
      È una lettura fatta dall’esterno, ma corrisponde ai sentimenti di questa anziana donna, che ha vissuto i nove mesi di crescita di una nuova vita nel suo grembo come la coscienza della misericordia divina che cresce nei suoi confronti, giorno dopo giorno.
      È lo stesso sentimento di Maria che proclama quanto è grande il suo Dio misericordioso: “L’anima mia magnifica il Signore...” (Lu 1:46-50).
     

ZACCARIA (Luca 1:5-25)

      Ci siamo già soffermati sulla figura di Elisabetta. Ora incontriamo suo marito: Zaccaria.
      Il Vangelo di Luca dice che erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata” (1:6-7)
      I versetti 5 a 25 del primo capitolo del Vangelo di Luca contengono il racconto dell’annuncio fatto a Zaccaria, in parallelo al successivo annuncio a Maria e ci consentono dunque di sollevare un po’ il velo su questa figura di anziano, che viene indirettamente a contatto con il mistero di Gesù, essendo chiamato a essere il padre di Giovanni Battista, il precursore.
     
     
Il sacerdote
     

     
Zaccaria appartiene a una delle ventiquattro classi in cui era divisa la casta sacerdotale ai tempi di Gesù. Ogni classe riceveva a turno il compito di officiare il servizio liturgico nel tempio di Gerusalemme per due settimane all’anno. Poiché ogni mattino e ogni pomeriggio si offriva l’incenso (profumo) nel santuario (Es 30:7-8), a questo scopo si sorteggiava il nome di uno dei sacerdoti della classe in turno di servizio, purché non avesse avuto già questo onore.
      Tenendo conto che, secondo gli studiosi, vi erano migliaia di sacerdoti a Gerusalemme ai tempi di Gesù, è evidente che questo onore poteva toccare a un sacerdote solo una volta nella vita.
      Entrare nel santuario, nel luogo della presenza (manifestazione) di Dio era il sogno di ogni sacerdote e simbolicamente di tutto il popolo ebraico che aspirava a “vedere il volto dell’Eterno”.Nel giudaismo il termine “santuario” designa il tempio di Gerusalemme e l’epistola agli Ebrei (capp. 8-10) segue questo uso quando contrappone al tempio il santuario in cui Cristo, il nostro celeste sommo sacerdote, è entrato dopo la sua morte (Eb 8:1-2; 9:24).
      È proprio in questo contesto liturgico che l’angelo del Signore appare a Zaccaria, mentre questi sta compiendo il suo uffizio sacerdotale.
      L’anziano sacerdote sta coronando il sogno di tutta la vita: potremmo applicargli gli stessi sentimenti del vecchio Simeone alla vista del bambino Gesù: “Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo...” (Luca 2:29).
      Ma qualcosa manca ancora all’esperienza di quest’uomo perché possa sperimentare la vera pace: non la perfezione della sua vita religiosa (che ci è già stata riferita al v. 6) e neppure, da un punto di vista semplicemente umano, la nascita di un figlio; ma piuttosto la scoperta piena della novità dell’alleanza e della presenza del Messia, a cui il figlio di Zaccaria dovrà preparare la strada.
      È l’incontro con il Cristo Salvatore. Luca esprime questa novità con il tema della gioia come è solito fare: “Avrai gioia ed allegrezza e molti si rallegreranno per la sua nascita” (v. 14).
      Non si tratta semplicemente della gioia umana di un anziano che arriva ad assaporare l’esperienza insperata della paternità, ma è una gioia condivisa, universale.. È, per l’evangelista Luca, il segno evidente della presenza di Cristo Salvatore.
     
     
Senza parole
     

     
Zaccaria, di fronte all’annunzio della nascita di un figlio, chiede un segno, vista la propria età e la sterilità della moglie. È un momento normale in tutti i racconti di annunciazioni. Lo fanno anche Abramo e Sara. Lo fanno molti giusti dell’Antico Testamento. Lo farà anche Maria di Nazaret, pochi versetti dopo, sebbene in termini un po’ diversi.
      Eppure Zaccaria riceve una punizione (nel contesto dell’annuncio di una grande gioia): rimane muto, spiega Luca, proprio per la sua incredulità:
      “Ed ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a suo tempo” (v. 20)
      È evidente che, nello sviluppo del terzo Vangelo, questo mutismo ha anche una funzione simbolica e narrativa.
      • Serve a fornire un contrasto con l’annuncio parallelo a Maria e la sua fede, a preparare la superiorità di Cristo nei confronti di Giovanni Battista.
      • Serve a prolungare e a sottolineare l’attesa, intessuta di silenzio, nei confronti del Salvatore.
      • Serve anche, con ogni probabilità, a suggerire l’immagine del vecchio Israele, che rimane muto di fronte all’avvento del Messia.
      Insieme al castigo e alla funzione simbolica e narrativa, c’è tuttavia anche una dimensione profondamente umana e religiosa nel mutismo di Zaccaria.
      È lo stupore di fronte al mistero che gli si rivela: di fronte a qualcosa di grande e di inatteso si rimane a bocca aperta, senza parole.
      E Zaccaria rimarrà appunto senza parole, per permettere alla Parola di Dio di compiersi a suo tempo (v. 20). La parola umana si ritrae per lasciare spazio alla parola divina.
     
Quando questa avrà raggiunto il suo compimento, allora anche le labbra del sacerdote potranno riaprirsi per sfociare nella preghiera di lode (vv. 64, 67).
     
      L’evangelista segue qui un modello letterario presente già nell’Antico Testamento (Is 7:10-17): saggezza dell’anziano, che:
      • può dare un peso a ciascuna delle sue parole,
      • dice solo le parole essenziali,
      • lascia anche agli altri (e soprattutto all’Altro) il primato della parola!
     
     
Tra passato e futuro
     

     
Guardando la figura di Zaccaria all’interno del primo capitolo del Vangelo di Luca, osserviamo un notevole cambiamento in questa immagine.
      All’inizio Zaccaria, oltre ad essere anziano, è anche vecchio. Con la nascita del figlio (dal v. 59 in poi) pur rimanendo anziano, diviene giovane, di una giovinezza che non ha a che fare con l’età anagrafica. Il suo cantico (vv. 68-79) che riecheggia da vicino il cantico di Maria, esprime chiaramente questa giovinezza di spirito. In effetti il racconto di Luca, soprattutto nei vv. 5-25 sembra insistere appositamente nel dare l’impressione di “vecchiume”: sono anziani Zaccaria ed Elisabetta; è vecchia la loro famiglia, destinata a scomparire perché senza discendenza; è vecchio il tempio, centro della religiosità ebraica; è vecchia l’istituzione sacerdotale e il suo ritualismo sempre uguale; è vecchio Israele che prega all’esterno, mentre Zaccaria offre l’incenso nel santuario.
      Ci sono inoltre diversi richiami alla vecchia alleanza di Dio con Israele, attraverso gli evidenti riferimenti ad Abramo e alle apparizioni di angeli nell’Antico Testamento.
      C’è però anche un sapore di novità che comincia ad emergere e a diffondersi, come le nuvole dell’incenso offerto dal sacerdote. C’è la novità di una nuova vita annunciata. C’è il riferimento a Isacco, primo figlio della promessa di Dio a Israele. Ci sono i numerosi verbi al futuro nell’annuncio dell’angelo Zaccaria. Il racconto è come sospeso tra passato e futuro.
     

      Nella vita di quest’uomo anziano, troppo concentrato sul suo proprio passato e forse chiuso alla speranza, il Vangelo registra l’irruzione di Dio, che segna un nuovo inizio. Anche Zaccaria, per usare una espressione evangelica, è un “operaio dell'ultima ora”, che può gustare la salvezza di Dio.

EzioCoscia