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“neppure nominata”




    EDITORIALE

      Il mondo sta sempre più prepotentemente invadendo la nostra vita. E ciò che è peggio è che ci stiamo abituando, quasi adattando, passivamente alle sue invasioni. Come il nostro corpo finirebbe con l’adattarsi ad un veleno che gli fosse fatto assumere goccia a goccia in modo lento e graduale, allo stesso modo la nostra mente è sottoposta ogni giorno ad una diabolica opera di avvelenamento, così sottile che quasi non ce ne accorgiamo e finiamo in questo modo per avere una mente inquinata da falsi principi e da falsi valori e questo veleno indebolisce lentamente la forza delle nostre convinzioni e dei nostri valori. Scavando nella memoria, ho provato a fare una prova sulla mia mente: chi, come me, ha superato la cinquantina, ha un arco abbastanza ampio di storia di vita per poter fare confronti fra cosa pensava in passato e cosa pensa nel presente. Ho così scoperto che, pur rimanendo ferme e chiare le convinzioni desunte dall’ascolto della Parola di Dio, non ho più nei confronti delle più deteriori manifestazioni del mondo in cui vivo la reazione negativa che avrei avuto un tempo: “fornicazione, impurità, avarizia, oscenità, parole sciocche e volgari” non mi impressionano più come un tempo. È come se la mia mente vivesse una sorta di intorpidimento o di assuefazione. Ma non scandalizzarsi più per il peccato ed essere indifferenti alle sue manifestazioni porta ad una pericolosa tolleranza che finisce con il coinvolgere negativamente il nostro cammino con il Signore. Ho così compreso i motivi della perentorietà con la quale il Signore, attraverso l’apostolo Paolo, ci intima di dare un taglio netto, senza equivoci e senza compromessi. Infatti Paolo scrive che le “cose sconvenienti” sopra ricordate non devono essere “neppure nominate” fra i figli di Dio (Ef 5:3 e segg.). Quanto siamo lontani dal vivere quello che il Signore ci ordina! Non ci lasciamo forse coinvolgere anche noi dalla visione di telenovele (un tempo solo di importazione USA ora anche made in Italy) in cui “fornicazione”, “impurità”, “oscenità” sono il sale che rende attraenti le vicende narrate? E, quando veniamo a conoscenza di “impurità” e “fornicazioni” verificatesi fra persone che conosciamo, dove viviamo o dove lavoriamo (e talvolta, ahimé, anche nella chiesa), non è forse vero che, invece che rimanere in un sofferto silenzio a pregare, ci lasciamo andare anche noi a chiacchiere, a commenti, a giudizi? E, se ci capita di ascoltare una barzelletta che scorre sul filone delle “impurità” e delle “oscenità”, non è forse vero che ci mettiamo a ridere anche noi e che poi, addirittura, proviamo a volte il piacere di raccontarla ad altri? E che dire poi delle “parole sciocche e volgari”? Ad ascoltare, durante i Campi, il linguaggio che hanno molti ragazzi figli di credenti si direbbe che siano stati abituati all’uso di parole offensive, cattive, volgari o che, perlomeno, nessuno, nella famiglia e nella chiesa, si sia mai preoccupato di riprenderli! Ecco purtroppo qual è diventata la realtà della nostra vita: nominiamo fin troppe volte “cose” che, “come si addice ai santi”, non dovremmo mai nominare: di queste cose cioè – ci ricorda Paolo – noi non ne dovremmo neppure parlare perché non sono degne di persone che dicono di appartenere a Dio e – aggiunge – “piuttosto abbondi in voi il ringraziamento”, che viene quindi indicato come l’antidoto alle volgarità di ogni genere, come la protezione per evitare di avere una mente inquinata. Infatti, se “in ogni cosa” pensassimo davvero alla bellezza di appartenere al Signore e al nostro essere “santi”, eviteremmo tutto ciò che è volgare, sciocco ed equivoco.

Paolo Moretti