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olimpiadi




    EDITORIALE

      Verso la metà del mese di agosto avrà inizio un’edizione storica delle Olimpiadi, perché i Giochi torneranno dopo molti anni a svolgersi nella loro terra di origine: la Grecia. Il villaggio olimpico di Atene si prepara ad accogliere e ad ospitare migliaia di atleti provenienti da tutte le nazioni nel mondo. I giornali, sportivi e non, preparano i loro lettori a seguire l’avvenimento, presentandone gli aspetti più significativi, azzardando previsioni sui vincitori ed analizzando i problemi comuni ad ogni disciplina sportiva: preparazione, alimentazione, sponsorizzazione e, soprattutto, doping, cioè il ricorso a sostanze che alterano le prestazioni fisiche ampliandole in modo anormale e che sono proibite, dal momento che minano la salute degli atleti e falsano la regolarità delle gare.
      Fin dalla loro nascita le Olimpiadi hanno suscitato un fascino particolare sui suoi protagonisti e sui suoi spettatori, oggi ancor di più dal momento che i media ne hanno amplificato la risonanza. Anche l’apostolo Paolo non fu immune a questo fascino perché nei suoi scritti utilizza con una certa frequenza immagini tipicamente olimpiche (le gare, lo stadio, le corse, gli atleti, il premio... la corona). A colpirmi è in modo particolare uno di questi riferimenti “olimpici”, che egli utilizzò per incoraggiare il giovane Timoteo ad un impegno serio e responsabile nel servizio per Cristo: “...quando uno lotta come atleta non riceve la corona se non ha lottato secondo le regole” (2Ti 2:5). Quali sono “le regole” alle quali Paolo fa riferimento e che costituiscono la condizione per ottenere il premio? Ho letto da qualche parte che per poter partecipare ad una gara olimpica dimostrando di essere competitivo, e non soltanto un “numero”, un atleta doveva rispettare alcune precise regole di preparazione, fondate soprattutto sull’allenamento, sull’alimentazione e sulla disciplina. L’allenamento aveva lo scopo di rendere più abili e scattanti le parti del corpo più sollecitate dalla specifica gara alla quale l’atleta prendeva parte; l’alimentazione si poneva come obbiettivo quello di mantenere in buona forma tutto il corpo, fornendogli in modo equilibrato le energie necessarie; la disciplina era invece necessaria per rispettare ogni giorno le tabelle d’allenamento e di alimentazione. È evidente lo scopo che Paolo si pone ricorrendo alla figura dell’atleta per parlare del servizio cristiano. Chi vuole servire davvero Cristo con la propria vita deve adeguatamente prepararsi alla “lotta”. Gesù, per la testimonianza dell’Evangelo e l’edificazione della sua Chiesa, non cerca servitori improvvisati e occasionali. Cerca servitori pronti ad alimentarsi ogni giorno con il cibo sodo della sua Parola in modo che la loro mente e il loro cuori non siano condotti da opinioni e sentimenti personali ma solo da quanto “sta scritto”. Cerca servitori disposti ad allenarsi, che si esercitino cioè con perseveranza nel ministerio particolare che Egli li chiama a svolgere. Cerca servitori disciplinati, che sappiano utilizzare il loro tempo e le loro energie nutrendosi ed allenandosi. Le chiese locali hanno bisogno oggi di atleti sani che si allenino con sacrificio e disciplina e che si nutrano solo della Parola di Dio. Purtroppo oggi sono sempre più numerosi coloro che, invece di lottare “secondo le regole”, ricorrono, come atleti dopati, agli “stupefacenti” spirituali: le loro proprie “visioni”, le “vanità” della loro mente (Cl 2:18), le manifestazioni spettacolari che “edificano solo loro stessi” (1Co 14:4). Ricordiamo: per avere in premio “la corona” dell’approvazione di Dio dobbiamo attenerci alle sue regole!

Paolo Moretti