Il significato di una realtà che ogni figlio di Dio deve realizzareCOMUNIONE CON IL SANGUE E CON IL CORPO DI CRISTO Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue diCristo? Il pane che noi rompiamo non è forse la comunione con il corpo diCristo? (1Corinzi 10:16) Il bisogno di precisare la natura della comunione Lapostolo Paolo inizia da questo versetto del capitolo 10 della prima lettera ai Corinzi largomento della Cena del Signore, per poi svilupparlo più diffusamente nel capitolo 11. Listituzione, come sappiamo, è del Signor Gesù stesso, come leggiamo nei vangeli (Mt 26: 26-28; Mr 14:22-25; Lu 22: 15-20). Non è mia intenzione soffermarmi in dettaglio sui vari aspetti della Cena che emergono dal capitolo 11, anche perché questo argomento è già stato sviluppato da diversi fratelli anche recentemente sul nostro periodico (Gianpirro Venturini, febbraio 2002; Samuele Negri, marzo 2002: Paolo Moretti, ottobre 2002). La mia intenzione è quella di riflettere sulla comunione, fortemente sottolineata nel v. 16 del nostro testo, esistente tra ognuno di noi e il sangue e il corpo di Cristo; comunione simboleggiata rispettivamente dal calice della benedizione e dal pane che rompiamo in occasione della Cena del Signore. Non mi sembra però sufficiente dire semplicemente che questa comunione con il sangue e il corpo di Cristo è quella esistente tra noi e la persona di Cristo, senza precisare la natura di questa comunione. Siccome il concetto di comunione è molto diffuso nella Parola di Dio, cercherò prima di inquadrarne gli aspetti più salienti per soffermarmi poi su quello del v.16. Punti di riflessione Il significato di comunione tra due o più persone. La comunione fraterna. La comunione con il Signor Gesù risorto. La comunione con il Signor Gesù sofferente. Il significato di comunione tra due o più persone In termini generali, la comunione è un tipo di rapporto che riguarda due o più persone o cose. Significa che tra queste cè qualcosa in comune, qualcosa che è condiviso da tutti, che li unisce. Non si può però rimanere nei termini generali, ma è necessario che, nei singoli casi che si presentano, si chiarisca quali sono gli aspetti che uniscono coloro che sono in comunione. Si può trattare di interessi, di intese, di sentimenti, di beni materiali, di beni spirituali, ecc. Rimanendo nel campo biblico, a mio parere assumono particolare importanza questi tre casi di comunione che ho appena indicato:quella fraterna, quella con il Signor Gesù risorto, quella con il Signor Gesù sofferente. La comunione fraterna È un rapporto speciale e gioioso che lega i credenti fra di loro. La Parola di Dio fa spesso riferimento a questo rapporto, invitandoci a coltivarlo e ad accrescerlo. Mi piace ricordare come i primi credenti della nascente chiesa di Gerusalemme vivessero intensamente la comunione fraterna, come leggiamo in Atti 2:42-46, fino al punto di mettere spontaneamente in comune i beni e le proprietà per evitare che ci fossero fratelli o sorelle nel bisogno. E tutto questo veniva fatto con gioia e semplicità di cuore (At 2:46). Nellepistola ai Filippesi, lapostolo Paolo spiega come lui intendeva la comunione fraterna, quando scrive: Rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento (Fl 2:2). La comunione fraterna può unire anche credenti che vivono lontani tra di loro o che sono vissuti in tempi diversi. Di questo era sicuro lapostolo Giovanni, come si legge nellintroduzione alla sua prima lettera: Quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa (1Gv 1: 3,4). Ricordiamoci che la comunione fraterna è sorgente di gioia per tutti coloro che la praticano. La comunione con il Signor Gesù Cristo risorto Nel versetto appena citato è detto chiaramente che i credenti, oltre alla comunione reciproca, godono anche quella con il Padre e con il Figlio Gesù. La stessa cosa afferma lapostolo Paolo quando scrive: Fedele è Dio dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro (1Co 1:9). Si tratta di un legame meraviglioso che investe tutti gli aspetti della nostra vita presente e futura e che Gesù stesso aveva annunziato in più occasioni. Nella Sua preghiera, cosiddetta sacerdotale, aveva infatti detto: Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola; che siano tutti uno; e come tu Padre, sei in me e io sono in te, anchessi siano in noi io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nellunità...(Gv 17: 20-23). Ecco alcuni aspetti rilevanti di questa comunione. Una comunione feconda tra la nostra vita e la Sua: Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto (Gv 15:9). Una comunione di sentimenti: Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù (Fl 2:5). Una comunione di amore: Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo(1Gv 4:19). Una comunione o partecipazione della sua natura divina (2P 1:4). Una comunione o partecipazione della gloria che deve essere manifestata (1P 5:1). Una partecipazione delleredità celeste in quanto siamo eredi di Dio e coeredi di Cristo (Ro 8:17). Quale gioia sapere che questa comunione con Cristo vivente nessuno e nulla potranno mai spezzarla, perché fondata sul Suo amore (Ro 8:35). La comunione con il Signor Gesù sofferente Il Signor Gesù, nel corso della sua vita terrena, ha sofferto molto a causa dellodio e della persecuzione dei suoi contemporanei e spesso per lincomprensione dei suoi familiari e dei suoi discepoli, ma, soprattutto, ha sofferto le terribili pene fisiche e morali della croce: Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio (1P 3:18). Il versetto del nostro testo ci dice che il calice della benedizione e il pane che noi rompiamo simboleggiano la nostra comunione con il sangue versato e il corpo trafitto di Gesù sulla croce, cioè rappresentano la nostra comunione con Gesù che soffre e che muore sulla croce. Domanda. Quando e in che modo avviene questa comunione? 1. In occasione del battesimo, quando il nostro vecchio uomo viene crocifisso con Lui per risuscitare con Lui a nuova vita: Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita (Ro 6:4). 2. Tutte le volte che, a motivo della testimonianza e fedeltà alla Parola di Dio, sopportiamo delle sofferenze. Lapostolo Pietro incoraggiava i suoi lettori con queste parole: rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (1P 4:13). 3. Durante tutto il corso della nostra vita, in quanto, come credenti, siamo il frutto, il prodotto delle sofferenze di Cristo sopportate sulla croce. Questo lo afferma chiaramente Isaia quando scrive: Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato (Is 53:11). Come il frutto di un albero partecipa, assume i caratteri dellalbero da cui proviene, tanto che ogni albero si riconosce dal proprio frutto (Lu 6:43,44)) e viceversa, così avviene nel rapporto tra i credenti e il sacrificio di Cristo. Il calice della benedizione e il pane che noi rompiamo ci ricordano, anzi rappresentano questa comunione, questo stretto legame che ci unisce alle sofferenze di Cristo. La comunione tra i credenti e le sofferenze di Cristo è pure illustrata dal granello di frumento caduto in terra che, solo se muore produce molto frutto (Gv 12:24), come pure dalla donna che quando partorisce, prova dolore ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dellangoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana (Gv 16:21). Nellaccostarci al calice della benedizione e nel rompere il pane, mentre ricordiamo che siamo il frutto delle sofferenze di Cristo, non dimentichiamo che, in vista di questo frutto, Egli sopportò la croce per la gioia che gli era posta dinanzi (Eb 12:2), sapendo che sarebbe stato saziato, cioè soddisfatto del frutto del suo tormento interiore (Is 53:11). Domanda. A questo punto è inevitabile che ci poniamo la seguente domanda: Gesù è veramente soddisfatto di me? Noi siamo il frutto di un albero buono e quindi dobbiamo essere dei buoni frutti e non dobbiamo smentire, con un comportamento riprovevole, la realtà della comunione esistente tra noi e Gesù Cristo. Scriveva Giovanni nella sua prima epistola: Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, comegli è nella luce, abbiamo comunione luno con laltro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato(1Gv 1:6,7). Esortazione Lapostolo Paolo, avendo buone ragioni per sospettare che la Cena del Signore non venisse celebrata con la dovuta scrupolosità e dignità, esortava i credenti di Corinto a fare un accurato esame di coscienza e a ristabilire, se necessario, rapporti di pace con i fratelli e con Dio, prima di accostarsi ai simboli del pane e del vino (1Co 11:27-31). Vogliamo accettare anche noi questa esortazione affinché non ci rendiamo colpevoli verso il corpo e il sangue del Signore, con un comportamento indegno? Lino Regruto |