Fra le diverse religioni seguite dagli uomini vi è una sorta di denominatore comune rappresentato dalla costruzione di templi e santuari nei quali raccogliersi per "incontrare" la divinità. Queste costruzioni, già nelle forme e nel luogo, rivelano l'intenzione di essere usate per favorire quest'incontro. In molti casi infatti si scelgono luoghi elevati, pensando di essere così più vicini al "Cielo": non è forse vero che anche nella nostra Italia non ci sia collina o montagna (preferibilmente boscosa e panoramica) che non abbia il suo "santuario"? e non ci parla anche la Bibbia di "alti luoghi" in riferimento alla alture dove i pagani Cananei e gli Israeliti che, ahimé, si contaminarono con loro, costruivano i loro luoghi d'incontro con le vari divinità (Astarte, Baal..)? In altri casi invece si usano le forme architettoniche per "slanciarsi verso il Cielo e verso Dio" e, nello stesso tempo, per comunicare un senso di infinito. Chi ha avuto occasione di visitare la "Basilica di S.Pietro" a Roma e di porsi al centro esatto della cupola, avrà provato un senso di smarrimento volgendo il proprio sguardo verso l'alto. Oltre che di curare le forme, a volte ci si è anche preoccupati di ricorrere a particolari giochi di luce, attraverso rosoni e finestroni, per stupire il visitatore, inducendolo a pensare che, sì, proprio in quel luogo più che altrove l'incontro con la divinità è favorito.
Un giorno Pietro, Giacomo e Giovanni furono chiamati da Gesù per seguirLo sopra "un alto monte". Qui Gesù, attraverso un fenomeno ricordato con il nome di "trasfigurazione", rivelò loro la sua gloria di Figlio di Dio: quella gloria che aveva per un tempo "nascosto" sotto le sue vesti di Figlio dell'uomo. E qui apparvero accanto a Lui Mosè ed Elia, due straordinari uomini di Dio: l'uomo per mezzo del quale Israele aveva ricevuto la Legge e l'uomo da tutti considerato come il massimo dei profeti. Superato un primo momento di comprensibile stupore, i tre discepoli fecero una proposta: rimanere lì su quell'alto monte e costruire "tre tende": una tenda-santuario per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Una proposta del genere era del tutto normale nel contesto della loro formazione religiosa. Ma quale fu la risposta che essi ricevettero?
Da una nuvola che improvvisamente scese a coprirli con la sua ombra uscì una voce e dalla voce venne la risposta: "Questo è il mio diletto Figlio, ascoltatelo!". Dio rivela ai discepoli che la sua presenza in mezzo agli uomini non si sarebbe resa percepibile attraverso i santuari, ma soltanto attraverso la Parola del suo Figlio. Per gustare fino in fondo la bellezza dello stare con il Signore, i discepoli non avrebbero dovuto costruirgli un tempio, ma soltanto ascoltare la sua Parola e sottomettersi ad essa.Quella Parola che li avrebbe portati a conoscere la Verità e, attraverso la Verità, la Libertà; quella Parola che li avrebbe condotti alla Fede, perché la fede viene dall'ascoltare la Parola di Cristo (Ro 10:17). "È bello stare qui" dissero i discepoli: certo, è bello stare con il Signore! Ma questa bellezza non si realizza con pellegrinaggi e visite a santuari pur artisticamente belli e pur collocati in luoghi attraenti e suggestivi. La bellezza dello stare con il Signore, l'ardere del nostro cuore per lui si realizza in un solo modo: quello indicato dal Padre ai discepoli sul monte della trasfigurazione. Dopo duemila anni molti non l'hanno ancora capito e anche su quell'alto monte sono andati a costruire un tempio. A noi l'impegno di vivere e testimoniare che è soltanto ascoltandolo che possiamo incontrarci conCristo!
Paolo Moretti