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Dal Nuovo Testamento


1a CORINZI: UNA LETTERA PER I NOSTRI TEMPI

Primo studio: L’IMPORTANZA DI QUESTA LETTERA PER LA CHIESA DEL XXI SECOLO


Scorrendo le pagine della prima lettera di Paolo aiCorinzi siamo sorpresi dalla sua attualità, dovuta non soltanto al valore eterno del suo testo in quanto Parola di Dio, ma anche ai problemi vissuti dalla chiesa di Corinto che sono gli stessi di molte chiese oggi.


Problemi simili ai nostri

    L’importanza di questa lettera per la chiesa del XXI secolo ha a che fare con il tipo di problema che ha mosso l’apostolo Paolo, insieme con Sostene, a scriverla (1Co 1:1; cfr. v. 11; 7:1).
    I problemi trattati sono talmente simili a quelli che assillano oggi le chiese del mondo occidentale che il lettore ha quasi la sensazione che la 1Corinzi sia stata scritta appositamente come un manuale per i nostri tempi.
    Infatti, durante l’ultimo anno più della metà delle domande che mi sono state poste a voce, tramite la posta elettronica, oppure per telefono, riguardano qualche brano della 1Corinzi. Alcune di queste domande sono il frutto della curiosità e quindi hanno poca importanza. Ma la maggior parte di esse viene posta da persone che stanno vivendo situazioni simili a quelle testimoniate in varie parti di questa lettera. Mi sono accorto che, per riuscire a comprendere bene la risposta biblica a queste domande, occorre prendere in considerazione tutta la problematica affrontata dalla chiesa di Corinto.
    Quindi ho ritenuto opportuno preparare una serie di studi sull'intera lettera.
    Una lettera scritta anche per noi
   

    Ma l'importanza della 1Corinzi non dipende soltanto dalla pertinenza del suo contenuto alla vita della chiesa del XXI secolo, essa dipende soprattutto dalla natura canonica della lettera.
    A questo proposito, 1Corinzi porta il marchio di autorità divina. Infatti il suo autore, senza affatto vantarsene, afferma che “le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore” (14:37).
    Quanto al pronome “vi/voi” che ricorre spesso nel testo, esso si riferisce ai Corinzi del I secolo d.C. che avevano risposto con fede alla predicazione del vangelo della grazia di Dio. Ma non si riferisce soltanto a loro. Infatti, nel salutare i primi lettori, Paolo associa questi “santificati in Cristo Gesù”, con “tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro” (1:2; cfr. 7:17; 11:16; 14:34). In altre parole questa lettera, in quanto Parola di Dio, è stata scritta anche per noi.

    Prova ora a leggere i primi capitoli di questa lettera come leggeresti un qualsiasi altro libro. Ci sono delle buone probabilità che, quando arriverai alla fine del primo capitolo, sentirai la tua intelligenza in qualche modo offesa, non perché l’autore si sia dimostrato ignorante ma perché egli appare quasi troppo combattivo. Infatti, subito dopo il saluto e la preghiera per i Corinzi, s’impegna in un dialogo serrato con i lettori, come un lottatore che ingaggia un avversario senza cedere un centimetro di terreno. Ma, al di là dello stile, è quello che afferma che offende l’orgoglio del lettore odierno. Possibile che la predicazione del vangelo sia da considerare “pazzia” e che essa, addirittura, crei “scandalo”?
    È possibile che la sapienza umana non valga niente? Leggi avanti fino ai capitoli 5 e 6. Con ogni probabilità questa volta sarai tu stesso a rimanere scandalizzato. Possibile che una chiesa si vanti del fatto che un suo membro porta avanti un rapporto incestuoso e che altri membri ingaggino processi l’uno contro l’altro nei tribunali pubblici? Sembra, addirittura, che qualche membro della chiesa considerasse normale andare a prostitute!

    Scopriremo che le gravi deviazioni in atto nella chiesa di Corinto, tanto sul piano dottrinale (c’era chi negava la risurrezione!) quanto sul piano etico, erano strettamente legate alla predilezione dei Corinzi per “la sapienza di questo mondo”. In pratica, dopo la partenza di Paolo, i Corinzi avevano cominciato a riformulare il vangelo secondo i presupposti della filosofia greca. Di conseguenza attribuivano poca importanza a ciò che succede nel mondo materiale, essendo la loro grande ambizione quella di vivere nel mondo dove tutto è perfetto, ovvero quello “spirituale” che corrisponde a quello che Platone aveva definito: “il mondo delle idee”. Il vangelo della grazia, invece, afferma che tutta la realtà, compresa la parte spirituale della vita, è gravemente compromessa dal peccato. Pertanto la salvezza operata da Dio innesca un processo di trasformazione che interessa tanto il piano spirituale quanto quello pratico. In sostanza, i Corinzi dovevano imparare nuovamente che il vangelo introduce coloro che sono “santificati in Cristo Gesù” a una nuova via.
    Abbiamo detto che, sotto vari aspetti, la chiesa del XXI secolo rassomiglia a quella di Corinto. Quanto alle chiese evangeliche, basti pensare alla tendenza di dividersi per motivi che non riguardano l'unico fondamento che è Cristo (cfr. 1Co capp. 1-4), come pure quella di adeguare l’etica del nuovo patto alle norme di comportamento vigenti nella società (capp. 5-6). Quanto alla Cristianità in generale, basti pensare alla convinzione che gli ordinamenti del battesimo e della Cena del Signore abbiano un valore quasi magico, che sussiste a prescindere dalla condizione di coloro che li praticano (vd. 1:13-17; 10:16-22; 11:17-32). Per quanto concerne la moralità e i rapporti umani in generale, molti comportamenti tipici del mondo greco romano del primo secolo imperano nuovamente nel nostro mondo, ad esempio la grande facilità con cui vengono fatti e disfatti i matrimoni (cfr. 7:10-16).
    Per tutti questi motivi, l'insegnamento di Paolo nella 1Corinzi costituisce per le chiese del XXI secolo una guida preziosa per crescere nella santificazione.


Per la riflessione personale o lo studio di gruppo

    Leggi la 1Corinzi e fai un elenco dei modi in cui la vita delle chiese e i problemi affrontati da chi segue la nuova via oggi rassomigliano alle questioni affrontate in questa lettera.

   

(1. continua)   

Rinaldo Diprose