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Da “La Vedetta Cristiana” n. 8 del 15 aprile 1871


VITA SANTA!
Biografia di Rosa Madiai (I)

          
     
La biografia di Rosa Madiai, scritta da Teodorico Pietrocola Rossetti, su richiesta di alcuni fratelli, ci permette di conoscere in quale modo il Signore ha operato nella Toscana dell’Ottocento. Il soffio del suo Spirito provocò un risveglio spirituale, attraverso un ritorno all’ascolto della sua Parola, nel cuore e nella vita delle persone che Lo cercavano sinceramente.
      Questa biografia ci fa conoscere le sofferenze affrontate da figlie e figli di Dio che hanno affrontato il carcere per la testimonianza della loro fede in Gesù: un esempio che c’incoraggia e ci sprona.

          

“Le sofferenze del tempo presente non son punto ad agguagliare alla gloria che sarà manifestata inverso noi”
Rom. VIII, 18
     

Rosa Pulini conosce Francesco Madiai
     

     
Alcuni amici cristiani avendomi richiesto di scrivere una breve biografia della nostra sorella ROSA MADIAI che s’addormentò nel Signore il 28 marzo 1871, io mi accinsi volentieri all’opera, consultando le memorie del tempo e alcuni libri e giornali che parlarono della defunta durante l’avventuroso tempo delle persecuzioni che soffrì con virtù di Dio, per la testimonianza resa alla Verità.
      Mi son valso altresì di alcune informazioni datemi da cari amici cristiani, e di ciò che rammentava delle sante conversazioni che ebbi con Rosa Madiai.
     
      La storia della Madiai, e di suo marito, fa parte della storia del movimento religioso avvenuto a Firenze fin dal 1833. Mi converrà dunque riandare su que’ tempi, descrivere rapidamente la genesi, il progresso e le peripezie di quel risveglio, e nominare alcuni che soffrirono pel Vangelo, quando la reazione politico-religiosa tornò in Toscana nel 1849, e fé scempio de’ discepoli di Cristo sino al 1859.
      Giovanetto (contava appena 16 anni) FRANCESCO MADIAI venne a Firenze per curarsi d’una malattia al fegato. Nella pasqua di quell’anno andò a confessarsi, ed essendo ancora sotto cura, disse al prete che aveva mangiato carne nella Quaresima, seguendo le prescrizioni del medico.
      Il confessore udendo ciò dette nelle furie, e gli rispose con voce minacciosa: Tu sei dannato anima e corpo! – e gli chiuse lo sportello in faccia.Quel severo rabbuffo scosse alquanto la sua fede nel romanesimo. Indi cominciò a viaggiare come corriere, e in quelle sue gite ebbe conoscenza delle Scritture.Benché le intendesse imperfettamente, ciò non di meno, a grado a grado, leggendo e confrontando la Bibbia co’ dogmi della Chiesa Romana si accorse che i preti l’avevano ingannato.
      Nel 1840 andò in America per vedere un suo fratello sposato a una donna appartenente alla Chiesa Episcopale.Colà imparò un poco l’inglese, e accompagnò spesso la cognata alla Chiesa Episcopale di Boston (Trinity Church), dove ricevette la Cena, ma egli era tuttavia nelle tenebre riguardo alla verità, conforme diceva in seguito.
      Indi ritornò a Firenze e accompagnò come corriere le signore M.a Roma.Giunte colà, le signore M.presero ROSAPULINI come governante, e andarono a Napoli, poi a’ bagni di Lucca.
      Il Madiai aveva seco alcuni libri inglesi che mostrò alla Pulini, e questa, vedendoli, sclamò: che bei libri! Allora il Madiai le presentò la Bibbia in inglese, e siccome Rosa conosceva meglio di lui quella lingua (poiché era vissuta molti anni in Inghilterra), la pregò di leggergli e tradurgli in italiano qualche capitolo. E la Pulini lo contentò non solo, ma gli spiegava la Parola!
      Davvero è difficile d’investigare le vie del Signore per aprire le anime all’amore della Verità! Fu indescrivibile la gioia diFrancesco nell’udire la Scrittura in italiano per la prima volta.
      Tornati a Firenze, Francesco lasciò ivi la Pulini e continuò per poco quella sua vita errabonda come corriere, ma la soave rimembranza delle ore passate conRosa, in sante conversazioni, e nella lettura della Bibbia, erano conforto all’anima sua. In seguito lasciò quel servigio, tornò a Firenze e si sposò a Rosa Pulini. Presero una casa in piazza S.Maria Novella e ne affittarono gli appartamenti a’ forestieri che visitavano quella inclita città.
     

L’alba del movimento di risveglio
     

      Il movimento religioso, suscitato da Dio stesso in Firenze, cominciò nel 1833, quando un nobile fiorentino ebbe per la prima volta una Bibbia nelle mani.Egli voleva trovarvi aneddoti, parabole per dare una istruzione morale a’ bambini delle scuole infantili; invece vi rinvenne la Grazia e la Vita eterna.
      Nel 1846 trovò un ciabattino che leggeva le Scritture dategli da un viaggiatore dieci anni prima. Poi trovò qualche altro ricercatore della Verità, e cominciarono così quelle quiete e pie riunioni dei fratelli diFirenze, in cui la Parola era meditata con riverenza e con sottomissione allo Spirito di Dio.
     
      Oh come era bella e gloriosa e pura l’alba del movimento religioso in Firenze! Quanto erano sinceri e zelanti i cuori che ricercavano la grazia, e investigavano le Scritture! La storia dirà che le prime riunioni cominciarono in casa Madiai, posta in piazza Santa Maria Novella.
      Furono iniziate da un ginevrino, ricco di pietà e di amore per l’opera del Signore in Italia, C.Cremieux, e da quel nobile fiorentino che nel 1833 cominciò a leggere la Bibbia, il conte P.Guicciardini. Indi le riunioni moltiplicarono, e ad onta della reazione del 1849 e della persecuzione che cominciava a travagliare i fratelli, ve n’erano sette in differenti case, e il conte Guicciardini andava in esse per ministrare la parola della grazia, e per rompere il pane di casa in casa conforme praticavano i primitivi cristiani (Fatti II, 42-47).
      Ora que’ tempi sono passati, la persecuzione non deserta più la chiesa, e l’Evangelo è predicato; ma vi è la fedeltà dei primi tempi del movimento religioso in Firenze?
      I cristiani si riuniscono dessi semplicemente come usavano a’ tempi della riforma in casa di Valdes, diFlaminio, e negli ultimi tempi in casa de’ Madiai?
      Le anime risplendono ora in fatto di pietà?
      I cristiani sono dessi uniti col vincolo dell’amore?
      La conoscenza è dessa congiunta alla carità?
      È Cristo predicato, ovvero questa o quella chiesa?
      È predicato l’Evangelo e la grazia di Dio, oppure la controversia clamorosa per attirar folle, e divertir le anime, invece di dir loro APERTAMENTE che tutti gli uomini sono peccatori e che hanno bisogno del sangue di Gesù per essere lavati?
      Rammentiamoci, fratelli, che la controversia non è il Vangelo, non è la grazia, non è ciò che lo spirito anela, non è ciò che avvicina a Dio, ma anzi distoglie totalmente da Dio ogni anima che sente il peso dei peccati e il bisogno di ricevere la salute diCristo.
     
      Torniamo alla storia. Vennero in seguito a Firenze come aiutatori dell’opera P.Geymonat, il D.r.A.Walker, tre signore inglesi, una delle quali Miss Browne, è tuttavia fra noi, e tutti servirono con zelo, con devozione, sfidando ogni pericolo per amor del Signore.M.rDroin pastore svizzero, dopo un ministerio di 10 anni, essendosi ritirato a causa della moglie inferma, fu verso la fine del 1850 rimpiazzato da B.Malan.
      La libertà religiosa, concessa a malincuore da Leopoldo II, cessò totalmente quand’egli nel 1849 tornò in Toscana accodato da poderoso esercito austriaco.Subito cominciarono le persecuzioni.
      Nel 18 maggio furono sequestrati e bruciati 3000 esemplari del N.T. nella stamperia Bonelli, e il tipografo fu condannato a 50 scudi di multa. Il cap. Pakenham R.N., che aveva fatto stampare quel N.T. fu perquisito e cacciato dalla Toscana. Nel principio del 1851 il ministro prussiano De Reumont, scrisse da Roma al Concistoro della cappella Svizzera diFirenze, lagnandosi del servizio italiano che vi si faceva e dello spirito di propaganda. Consigliò di smettere il servizio italiano a Firenze.
      Intanto i gendarmi entravano nella cappella, e notavano i nomi degl’italiani che v’intervenivano.De Reumont scrisse di nuovo, e addì 26 gennaio 1851, M.r Colomb terminò il servizio nella cappella Svizzera, dicendo all’uditorio: “Sono dolente dirvi che a causa di certe cause misteriose, ed essendovi costretto, il servizio in lingua italiana è sospeso per ora”.
      I cristiani di Firenze che si riunivano privatamente in diverse case, frequentavano altresì la cappella Svizzera.Il governo toscano aveva loro dato ordine di non mettervi più il piede.
      Addì 17 febbraio 1851, il conte Guicciardini ricevette anch’egli quello strano precetto. Egli riconobbe in quell’atto un’offesa alla sua libertà personale, e un vincolo alla propria coscienza, perciò non “credette doverlo comportare”. Intanto nel 16 marzo P.Geymonat essendo stato sorpreso in una riunione dove si meditavano le Scritture fu incatenato come un malfattore e cacciato dalla Toscana.Contemporaneamente il sig.r Malan fu esiliato.
      Continuavano le riunioni, e le persecuzioni.Il conte Guicciardini dopo aver tentato ogni modo di ricondurre il ministro Landucci a migliori sensi inverso i cristiani di Firenze, ma invano, e vedendosi vessato e sorvegliato dall’occhiuta polizia volle lasciare la Toscana.La sera precedente alla sua partenza (7 maggio 1851) andò in casa di Fedele Betti per leggere un capitolo di S.Giovanni.
      La polizia lo sorprese e lo cacciò in prigione, unitamente a Fedele Betti, Angiolo Guarducci, Cesare Magrini, Carlo Solaini, Sabatino Borsieri e Giuseppe Guerra.Condannati tutti alla dimora coatta per sei mesi, tutti, all’eccezione dell’ultimo, preferirono l’esilio. E ciò fu in benedizione di molti per la fedele e ferma testimonianza resa dagli esuli, dovunque rivolsero il passo nella loro dolorosa pellegrinazione.
     
     
Una persecuzione sempre più spietata: Francesco e Rosa Madiai in carcere
     

     
Intanto la persecuzione rinverziva e diventava sempre più feroce.La casa Madiai, conosciuta come luogo di convegno de’ cristiani, era sorvegliata.
      Nella state di quell’infelice anno, 1851, il D.r Arturo Walker in compagnia di altre due persone passava davanti all’abitazione de’ Madiai. Domandò diFrancesco; udendo ch’era uscito volle aspettarlo.Ecco entrano due gendarmi, arrestano il Walker e i due individui e li cacciano in una lurida prigione. Lo seppe M.r Scarlett, ministro inglese, il quale restò indegnato dell’affronto fatto ad un suddito britannico: levò un gran rumore, e il pauroso governo scarcerò il D.r Walker, il quale, gentiluomo e compito e raffinato in fatto di educazione e di nettezza, uscì dal carcere coperto di luridi insetti.
      Francesco Mannelli e AlessandroFantoni rimasero otto giorni in prigione, poi furono sbalestrati in esilio.
     
      Mentre il D.r Walker era condotto in carcere, ritornava a casa il Madiai. Era il dì 7 agosto.I gendarmi l’arrestarono, fecero una diligente perquisizione in casa sua, e vi trovarono due Bibbie, indi condussero il Madiai al Bargello.C’era però un’altra Bibbia, ma non fu trovata. Pochi giorni prima della sua morte la Rosa mi raccontava che Francesco Madiai temea che in seguito di qualche perquisizione avesse potuto perdere le sue Bibbie: ne avea una che gli era stata regalata e a cui teneva di molto. Il giorno stesso del suo arresto, pieno di un vago presentimento di cattura, pensava a quella Bibbia.Colto da un’idea, prese la cassetta su cui la moglie metteva i piedi, durante l’inverno; l’aprì e vi mise dentro la grossa Bibbia; poi la chiuse, e fu convinto che gli sbirri non l’avrebbero trovata colà. La Rosa ne fu scandalezzata e disse al marito: Come!vuoi tu ch’io metta i piedi sulla Parola di Dio? – No, Rosina, rispose Francesco, l’ho nascosta colà acciocché non mi sia tolta, ma affinché tu veda ch’io non voglio per nulla profanare le Scritture divine mettendovi i piedi su, ecco noi metteremo la cassetta col suo prezioso deposito sotto il cassettone.Dio sa il motivo per cui faccio questo, perché non ho nessuna intenzione di profanare la Bibbia! – E mise la cassetta sotto il cassettone. Quando vennero i gendarmi, rovistarono tutto, aprirono anche i bauli che alcuni inglesi aveano lasciati in casa Madiai, ma niuno pensò alla cassetta!Quando uscirono di prigione la riebbero col tesoro divino che vi era nascosto dentro.
      Otto giorno dopo l’arresto del Madiai, Rosa ritornava da una riunione, accompagnata dalla moglie di Fedele Betti.Era sera:Rosa vide che la sua casa era illuminata, e la porta socchiusa.Vide altresì un cappello di gendarme, immaginò cosa fosse, entrò subito chiudendo la porta in faccia alla Betti, e ciò fece acciocché non fosse anch’essa arrestata.
      La povera Rosa era stata denunziata come eretica da una sciaurata donna, sua serva, ch’essa aveva beneficata, a cui aveva insegnato a leggere, a cui aveva parlato della salute che si ottiene per grazia dal Signore Gesù!
      Fu condotta al Bargello e chiusa in una lurida cella di quell’immane edificio che ricorda tanti lutti, tante scene violente, tanti uomini illustri decapitati, e dove Savonarola fu torturato e dove scrisse la sua sublime meditazione sul salmo LI.
      Denunziati come apostati, furono esposti a tutto il rigore delle carceri.Dieci lunghi mesi patirono colà, pria che fossero condannati.
      Furono separati l’uno dall’altra, guardati a vista, torturati moralmente.Una sola volta (grazie alle premure di M.r Scarlett ministro inglese a Firenze), poterono vedersi per pochi minuti in presenza de’ carcerieri. Alcuni amici inglesi poterono dopo molti stenti ottenere il favore speciale di visitare una volta la settimana i “Coniugi Madiai detenuti per Empietà”, ma sempre in presenza del Direttore delle carceri, de’ secondini e di una certa donna (custode della Madiai) lacera, sudicia, scapigliata e feroce oltremodo.
      Nel Bargello,Rosa fu colpita d’infermità e i suoi amici ottennero la grazia di vederla nella sua cella.Quest’era sotto il tetto, fredda nell’inverno, caldissima nella state, sudicia e ripiena d’insetti i quali tormentavano il corpo della povera inferma. Lo seppe M.r Scarlett, e volle vedere Rosa e quel gran sudiciume, ma l’astuta direzione del carcere fece nettare la cella prima che il Ministro Inglese andasse a visitarla.
      Nel novembre di quell’anno Francesco fu rimosso alle Murate. Era fermo nella fede, ma mancava del nutrimento spirituale che l’anima trova nella Parola di Dio.I suoi amici inglesi copiarono alcuni salmi, specialmente il CXVI, tanto caro al Madiai e li consegnarono al Direttore delle prigioni acciocché li esaminasse prima di darli al detenuto.I salmi furono resi, e il Direttore disse agli amici del detenuto che gli scritti profani (ISalmi!) erano inammissibili.
     

      Ma entrambi, Rosa e Francesco, soffrivano con molta pace l’ingiusta prigionia.La prima, debole, malaticcia e di temperamento nervoso, pativa atrocemente, e ripeteva spesso le parole diGesù: “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” – Francesco poi era sereno, ubbidiente, sottomesso: i secondini dicevano spesso a coloro che lo visitavano: “Volesse il cielo che tutt’i nostri prigionieri fossero così buoni e sottomessi come Francesco Madiai!”.


Il processo
     

      Addì 21 aprile 1852 furono condotti alTribunale per essere giudicati. Colà il Fisco dichiarò che uno de’ testimoni a carico era malato, perciò doveasi rinviare la causa.E così i prigionieri dovettero ritornare alle carceri e rimanere in esse altri due mesi.
      La povera Rosa non disse altro: La volontà di Dio sia fatta! Indi disse ai gendarmi che se essi avessero avuto ordine di ricondurla in carcere, facendola traversare per le principali strade diFirenze, lo facessero pure perché ella non se ne vergognava. “Non sono marcata in fronte” disse a que’ soldati.
     
      Addì 4 giugno 1852 furono ricondotti al Tribunale.Il Presidente era Nervini, il giudice interrogatore Cocchi, e il procuratore regio il Bicchierai.Rosa era pallida, commossa, ma rivelava una gran forza d’animo.Francesco rivedendo la moglie scordò il luogo dov’era, e pieno di gioia strinse la mano alla sua cara Rosa.Il pubblico era commosso, e nello stesso tempo meravigliato vedendo la fermezza e la serenità degli accusati.Fu chiesto a Francesco se era nato in seno alla chiesa cattolica romana.
      – “Sì, ma ora sono cristiano secondo il Vangelo.
      – “Chi vi ha fatto tale?Esiste un atto d'abiura nelle mani di quelli a cui vi siete unito?
      – “Le mie convinzioni esistono da molti anni, ma hanno acquistato forza con lo studio della Parola di Dio: è una cosa che c’è stata fra Dio e l’anima mia, che si è poi manifestata esteriormente quando feci la comunione nella chiesa svizzera.
      Rosa nel suo interrogatorio rispose che non aveva voluto cambiare di religione alla leggera, oppure per piacere agli uomini; se questo fosse stato il caso avrebbe mutato fede in Inghilterra, doveva aveva passato 23 anni, de’ quali 16 in seno d’una famiglia come governante; ma dopo aver letto e meditato la Parola di Dio, e confrontatala co’ dogmi della chiesa romana, rimase convinta ch’era nell’errore e aveva lasciato il Romanesimo. Soggiunse che aveva fatto pubblica confessione della sua fede quando partecipò alla Cena del Signore ne’ tempi in cui lo Statuto toscano permetteva la libertà de’ culti.
      In quanto al seguito dell’interrogatorio, è meglio riportare un frammento d’una lettera diRosa Madiai, senza alterarne lo stile né l’ortografia; e così faremo in seguito:
     
      ...«Non occorre che vi narri tutte le nostre vicende, e ciò che abbiamo dovuto soffrire tanto io quanto il mio marito; ma ringraziato sia sempre Dio, e ringraziamolo insieme che ci ha fatti vincitori per il Nostro Signore Gesù Cristo; – Ci hanno picchiati e ci picchiano; ma Cristo risponde: «Niuno mi torrà di man mia quelli che il Padre mi ha dati;» bocca santa!... mi pare di sentire la sua voce!
      Le parole della santa Scrittura sono state adempite: “non siate solleciti come o che parlerete;” ed io posso assicurarvi, mio caro, che se non avessi nel giornale ciò che ho detto non me ne rammenterei punto; ciò mostra: «non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria.»
      Quando fummo accusati di aver detto degli Apostoli: uomini di disprezzo, io risposi, che era menzogna, e con le parole del vangelo di S.Luca, cap.XXII, dal 18 al 31, avrei fatto conoscere se gliEvangelici potevano essere rei di tal cosa; mi fu subito imposto silenzio da Anna e Caifa, dicendo: non si parla diReligione!
      – Io risposi, che diReligione sono accusata e su quella devo rispondere e difendermi; ma il sommo sacerdote, con occhi adirati mi impose il silenzio per la seconda volta. – Fummo accusati che noi abbiamo soli otto comandamenti e riteniamo la fornicazione; io dissi che in tale accusa era giusto che esponessi e recitassi i comandamenti, acciò potessero giudicare se otto o dieci... Silenzio! fu risposto. – Allora io, riscaldata, soggiunsi: questa non essere giustizia, imporre silenzio sulla propria difesa.
      – Per vergogna di tanto uditorio si mostrò un po’ docile, ripetendomi se si osservava i dieci comandamenti?
      – Sicuro, risposi, come Dio li dettò a Mosè sul monte Sinai...Allora sì che il silenzio e basta fu ripetuto.Infine, mio caro, se una tale ingiustizia è per la gloria di Dio, sia la ben venuta; ma voi altri pregate per noi caldamente acciò ci sia concesso di veramente servirlo ed onorarlo in questa pesante prigione... – La Chiesa preghi per noi: speriamo, con la benedizione diDio, che dà forza ai deboli come noi, che se qualcuno fosse chiamato a soffrire per la sua causa si rammenterà quanto Gesù ha sofferto per noi.
      Altro non dico, perché non ho più carta: un saluto da’ galeotti di Gesù a tutti, dalla loro sorella inCristo.

ROSA MADIAI
     

La condanna
     

      Due giorni durò l’interrogazione de’ testimoni.Non diremo nulla di loro, né rammenteremo i nomi di persone amate, beneficate, nudrite e vestite dai coniugi Madiai, e che in quell’enorme processo levarono il calcagno contro i due accusati, e rendettero false testimonianze; né rammenteremo la durezza del Presidente che non permise al Madiai di difendersi, anzi gridò con voce tuonante: «Silenzio! non è permesso di parlare della vostra Religione davanti ad una udienza cattolico-romana,» né degli insulti bassi e crudeli che soffrirono in que’ miseri tempi di reazione clericale; diremo soltanto che Rosa Madiai fu condannata a 42 mesi d’ergastolo, e Francesco a 56 mesi di casa di forza e pubblici lavori, alle spese del processo, e a tre anni di sorveglianza della Polizia dopo la espiazione della propria colpa.
     
      A prova della costanza loro, e della fedeltà diRosa Madiai trascriveremo una lettera scritta da lei in carcere addì 7 giugno 1872, dopo che il procuratore regio aveva già conchiuso per la loro condanna:
     
      MIO CARO MADIAI. – Tu sai se io ti ho sempre amato, ma quanto più ti devo amare ora che siamo stati insieme alla battaglia del Gran Re, e che siamo stati battuti, ma non vinti.Io spero che pei meriti di Gesù Cristo, Iddio nostro Padre abbia accettato la nostra testimonianza, e che ci darà la grazia di poter bere fino all’ultima goccia, la pozione di quel calice amaro che ci ha preparato, con rendimento di grazie.
     
      Mio buon Madiai! La vita non è che un giorno, e un giorno di dolore! Ieri eravamo giovani, oggi siam vecchi!Però noi possiam dire col vecchio Simeone: «Ora, Signore, rimanda il tuo servitore in pace, posciaché gli occhi nostri han veduto la tua salvazione.»
     
      Coraggio, mio caro, poiché noi conosciamo, per lo Spirito Santo, che quel Cristo carico d’obbrobri, calpestato e ingiuriato, è il nostro Salvatore; e noi, per la sua santa luce e potenza, ci troviamo a difendere la santa Croce diCristo spirante per noi, ricevendo i suoi obbrobri per partecipare alla sua gloria.
     
      Non temere, se la condanna sarà forte.Iddio che fece cadere le catene a Pietro, ed aprì le porte della sua prigione, non dimenticherà neanche noi.Sta di buon animo; rimettiamoci intieramente in Dio: fa’ quanto puoi per viver lieto, come spero che per la medesima grazia tu mi vedrai lieta.
     
      Ti abbraccia di cuore la tua affezionata moglie

ROSA MADIAI

     Iddio intanto, a consolazione de’ poveri Madiai, metteva nel cuore di molti cristiani il pensiero soave di sollevarli in quella prova.Molti furono coloro che dimostrarono viva simpatia verso i prigionieri, e molte e belle furono le sollecitudini affettuose e le dolci premure a prò degl’infelici condannati, ma fra i più costanti loro amici vanno rammentate le solerti ed affettuose Misses Senhouse, e la devota e ferma amicizia di M.r Chapman.
      Sì, molti, ma segnatamente questi tre furono di grande conforto a’ due Confessori diCristo in tutto il tempo de’ loro patimenti nella carcere, nell’ergastolo e nell’esilio, e non mutarono mai l’animo loro verso i Madiai: – raro esempio in questi tempi che dimostrano negli uomini una facile e leggera transazione fra l’amicizia e l’indifferenza, fra l’amore e l’odio.
     
      Fu promossa la causa in appello, ma la sentenza fu confermata. Si fece un appello alla pietà del Granduca, ma il principe si ricusò di alleviare la loro pena. E prima e dopo l’esecuzione della sentenza, ministri inglesi, e americani, fecero reclami, implorarono grazia, ma il governo toscano non volle udire la loro voce. Deputazioni d’incliti personaggi inglesi, prussiani, svizzeri vennero a Firenze per perorare a prò dei Madiai, ma invano.
      Si fecero proteste dovunque, si tennero assemblee popolari in Inghilterra, nella Scozia, in America a favore dei Madiai, ma sempre inutilmente.Che anzi tutte queste dimostrazioni di simpatia non faceano altro che rinfocolare le ire e il fanatismo superstizioso del governo della Toscana, e le persecuzioni, gli arresti, gli esili multiplicavano grandemente.Tristissimi tempi!Dolorosissima storia!
     
      Rosa Madiai fu condotta all’ergastolo di Lucca.M.r Chapman, invitato da lei, andò a vederla prima ch’ella partisse.Ei dice che Rosa era davvero una eroina cristiana, preparata a’ futuri patimenti.
      Essa dette ordine alle sue cose temporali, inviò parole di confronto e di coraggio ai fratelli e alle sorelle, e disse che non si smarrissero mai, né fossero atterriti a causa della dura sentenza che l’avea colpita unitamente al marito, ma che ad ogni costo e sempre «CONFESSASSERO CRISTO DAVANTI AGLI UOMINI»
      Contemporaneamente Francesco fu condotto a Volterra.M.r Chapman, accompagnato al Signor Maggiorani, avvocato de’ Madiai nell’empio processo, lo vide prima di partire.
      Il prigioniero era ammalato, ma tranquillo, calmo e rassegnato.Chiese in favore di portar seco alcune camice; gli fu negato, ed egli rispose con molta sottomissione: Sia fatta ogni cosa secondo la volontà di Dio.Giunto a Pontedera, fu ammanettato e poi condotto a Volterra.

(1. continua)

T. P .R.