La necessità di arginare il relativismo dilagante
NON VI METTETE
CON GLI INFEDELI
Un commento a 2Corinzi 6:14
Il testo che prenderemo in esame, in questo ed in altri successivi articoli, mette in guardia le figlie ed i figli di Dio dal prendere accordi di qualsiasi genere con persone che, non avendo donato la loro vita al Signore, vivono animate da principi, da convinzioni e da obiettivi diversi. Laccordo sicuramente più coinvolgente, perché investe tutti i livelli (fisico, affettivo, emotivo) è il matrimonio, per cui giustamente questo testo viene applicato
soprattutto per prevenire scelte di vita sbagliate in questa direzione.
Introduzione
Viviamo in una società pluralista, nella quale la cultura dominante tende ad escludere lesistenza di valori assoluti, di realtà spirituali oggettive, di verità fondamentali che si pongano quali punti di riferimento validi al di là del tempo e delle circostanze.
Sembra quasi di essere tornati al tempo dei Giudici nel quale, secondo le informazioni bibliche, ognuno faceva quello che gli pareva meglio (Gd 17:6). Specie in campo religioso, nel mondo occidentale si assiste ad un proliferare di culti e di sette, spesso stravaganti ed in grado di dimostrare lesistenza di un certo numero di proseliti, magari numerosi ed entusiasti. Chi sostiene di credere in Gesù Cristo come unico vero Dio e sola salvezza per lumanità peccatrice, viene tacciato dintolleranza. Chi afferma lesistenza di verità obiettive ed eterne tratte dalla Scrittura, viene giudicato fuori moda.
In un simile contesto culturale e religioso, può sembrare inadeguato e impopolare riferirsi alla Bibbia come alla Parola inerrante dellunico vero Dio, specie se ciò significa affrontare la realtà quotidiana per trarre dal Libro le indicazioni per il comportamento da tenersi ogni giorno.
Tutto ciò potrà essere impopolare e fuori moda, ma è esattamente quello che intendiamo fare con questo lavoro. Convinti dellautorità della Bibbia in materia etica, siamo persuasi che essa sia ancora oggi lunica vera possibilità data da Dio alluomo per conoscere il Suo pensiero in ogni campo della vita sociale. Anche per quanto riguarda i rapporti fra una persona cristiana ed una non cristiana, ivi compresa leventuale legittimità di un rapporto matrimoniale tra di essi, cui vogliamo ora riferirci.
La posizione cattolica
sui matrimoni misti
Non capita tutti i giorni di imbattersi in articoli di stampa, o in altri simili interventi sui mass-media, per quanto concerne il tema dei rapporti che possono esistere tra un seguace di Cristo e un non credente, anche per quanto riguarda il tema dei vincoli coniugali fra di loro.
Quando ciò accade, almeno in Italia viene spesso commentata la sola posizione cattolica, anche se quasi mai in riferimento ai testi ufficiali del Magistero.
Vale la pena, allora, accennare a quanto dichiara il Catechismo della Chiesa Cattolica in relazione ai cosiddetti matrimoni misti, ovvero a quei sacramenti celebrati assai di frequente fra un cattolico e un battezzato non cattolico, i quali richiedono unattenzione particolare. Essi vanno distinti, nel pensiero del magistero romano, dai matrimoni con disparità di culto, cioè quelli celebrati fra un cattolico e un non battezzato, nel qual caso è dobbligo una circospezione ancora maggiore (Le citazioni sono tratte dal Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 1992, pag.418 n. 1633).
Per il Vaticano la diversità di confessione non costituisce un ostacolo insormontabile per il matrimonio, anche se le difficoltà non devono essere sottovalutate perché le divergenze esistenti possono divenire sorgenti di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito delleducazione dei figli (Ibidem, n. 1634).
In ogni caso, la Chiesa Cattolica richiede che un matrimonio misto necessiti, per la sua legittimità canonica, di unespressa licenza dellautorità ecclesiastica romana e, in caso di disparità di culto, di unespressa dispensa dellimpedimento (Ibidem, n.1635).
Laddove vi sia disparità di culto, per il Vaticano è comunque una grande gioia se nel matrimonio si verifica una libera conversione dellaltro coniuge alla fede cristiana, mentre per i matrimoni misti propriamente detti il Catechismo si limita a sottolineare che gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione dei cristiani allinterno dello stesso focolare (Ibidem, n.1634 e 1636).
La seconda lettera
di Paolo ai Corinzi
Come abbiamo già accennato, la nostra impostazione non sarà teologica quanto piuttosto biblica. Non ci soffermeremo, cioè, ad analizzare le motivazioni dottrinali o sociologiche a favore di questa o di quella tesi, ma esamineremo piuttosto il testo scritturale e da questultimo trarremo le nostre conclusioni. Per far ciò, è necessario premettere una breve presentazione dellepistola in cui è inserito il versetto che desideriamo commentare, per soffermarci poi sul contesto più immediato del passo al nostro esame.
Lapostolo Paolo scrisse ai credenti di Corinto più di una lettera, ma le uniche che furono inserite nel canone degli scritti ispirati da Dio sono due, cronologicamente e logicamente collegate fra loro.
La prima lettera presenta un contenuto caratterizzato dallesposizione di alcune dottrine fondamentali e di alcune istruzioni pratiche utili per la vita della chiesa e nella chiesa cristiana; la seconda epistola, invece, fu motivata da bisogni contingenti e presenta un contenuto vario, dovuto soprattutto a preoccupazioni di tipo pastorale nutrite dallapostolo.
Paolo conosceva bene la floridità materiale e la profonda immoralità che dilagavano a Corinto, capitale della vasta regione greca dellAcaia, dove egli aveva predicato il Vangelo per circa diciotto mesi nel suo secondo viaggio missionario. Lapostolo fremeva per coloro che, abitando in questa grande città, si erano convertiti a Cristo: essi erano stati dotati da Dio di molti doni spirituali, eppure erano ancora così legati allo stile di vita dominante nella loro società!
Paolo soffriva e pregava affinché la chiesa e ciascun credente fossero una vera luce in quella ricca metropoli di quasi ottocentomila abitanti. Dopo aver esortato vivacemente i suoi figli spirituali con altre lettere (fra le quali la prima epistola biblica), egli volle scrivere ancora parole di consolazione e di esortazione che potessero far del bene alla giovane chiesa di Corinto. Questa lettera, ispirata dallAltissimo, fu in seguito conservata e trascritta su rotoli e su libri, fino a giungere nelle nostre Bibbie come la seconda epistola di Paolo ai Corinzi1.
Subito dopo alcuni brevi e calorosi saluti ai fratelli (1:1-2), in questa lettera lapostolo parla delle consolazioni e delle liberazioni che solo Dio può realizzare nei periodi di afflizione (1:3-11). Lapostolo ricorda ai Corinzi che egli nutre per loro grande stima e amore (1:12-2:4) ed affronta subito dopo la questione disciplinare che era stata uno dei motivi contingenti della lettera: nei confronti del fratello, che aveva peccato dincesto, era stata inflitta una dura punizione, ma adesso era necessario perdonarlo e riaccoglierlo in comunione, visto che egli sera pentito (2:5-11). Paolo sottolinea come i figli di Dio sono e devono essere il profumo e la lettera di Cristo (2:12-3:5), anche a motivo del nuovo patto che lEterno ha stabilito per mezzo del Suo Spirito (3:6-18).
Dopo aver trattato il tema delle sofferenze e del loro rapporto con la vera predicazione cristiana (4:1-5:5), lapostolo si sofferma sulla vita futura dei credenti, rapportandola al tempo presente in cui essi sono ambasciatori di Cristo (5:6-6:2).
Paolo non nasconde le enormi difficoltà e le profonde afflizioni dovute al suo ministero, ma sostiene che le sofferenze gli servono per esortare gli altri credenti a compiere scelte radicali per Cristo (6:3-7:1). Se i Corinzi avevano avuto tristezza, lapostolo mostra per loro premura e affetto (7:2-16), ma non certo per compatirli.
Subito dopo, infatti, egli parla di due esempi cristiani ben noti a questi credenti: ha parole di elogio per Tito e ricorda i fratelli della Macedonia, che sono stati un grande esempio di generosità nella vicenda della colletta per i santi in Gerusalemme (8:1-9:15).
A questo punto lapostolo Paolo tratta della lotta spirituale che caratterizza la vita cristiana e difende con forza la sua autorità apostolica, conferitagli da Dio, per contrapporla ai falsi dottori che i Corinzi rischiavano di seguire (10:1-11:15). Se egli era debole nel corpo, ciò era per volere del Signore, perché in tal modo si manifestava la Sua potenza (11:16-12:10).
La lettera si conclude con espressioni piene damore e di severità per i Corinzi (12:11-13:10), che alla fine lapostolo saluta con parole di esortazione e di fiducia per lopera che Dio avrebbe compiuto in loro (13:11-13).
Il contesto immediato del brano
In tale contesto ampio, il versetto al nostro esame sinserisce in una sezione del tutto particolare: limperiosità del comandamento contenuto in 6:14 viene anticipata e quasi giustificata da una lunga auto-presentazione dellapostolo, il quale non ha mai dato motivo di scandalo a nessuno (v. 3), nonostante abbia vissuto esperienze molto difficili che avrebbero potuto farlo traballare nella fede (vv. 4-5).
Per la grazia di Dio, Paolo ha conservato la purezza e la potenza dello Spirito Santo (vv. 6-7) ed è riuscito a reagire positivamente alle terribili prove cui è stato sottoposto (vv. 8-10).
Tale premessa autorizza lapostolo ad essere franco e sincero coi Corinzi, come lo era stato anche in passato (vv. 11-12). Essi vengono esortati a contraccambiare lamore dellapostolo, allargando il cuore nei confronti dei comandamenti che avrebbero ricevuto (v. 13). Ed eccolo, al v. 14, il primo, chiaro ordine di Dio:
Non vi mettete con gli infedeli,
sotto un giogo che non è per voi
Siamo di fronte ad un ordine perentorio quanto scomodo, se è vero che lapostolo spiega, subito dopo, almeno cinque motivi, simili fra loro, per cui tale ordine deve valere anche per i Corinzi.
Introducendosi con un doppio infatti (vv. 14,16; greco: gar), egli ricorda ai suoi lettori che noi cristiani siamo il tempio dellIddio vivente (v. 16) e che, di conseguenza:
non vi può essere alcuna comunione fra la giustizia e liniquità,
o fra la luce e le tenebre (v. 14),;
non vi può essere alcun accordo fra Cristo e Beliar;
nessuna relazione fra il fedele e linfedele (v. 15)
né alcuna armonia fra il tempio di Dio e gli idoli (v. 16).
La perentorietà dellordine del v. 14 viene ulteriormente ribadita da alcune citazioni dallAntico Testamento. Il Signore ha promesso di camminare in mezzo al Suo popolo (v. 16; cfr. Es 29:45), per cui i credenti devono essere santi. Dio condiziona la promessa di accogliere il Suo popolo al fatto che essi si separino dalle nazioni pagane ed escano di mezzo a loro (v. 17; cfr. Is 52:11), perché solo così potranno vivere la realtà quotidiana di quel rapporto stretto con il Santo, rapporto simile a quello esistente fra un padre e un figlio (v. 18; Is 43:5-6).
I destinatari del brano
È di fondamentale importanza, nelleconomia del presente lavoro, sottolineare a chi scriveva lapostolo Paolo la sua seconda epistola e, in particolare, a chi era diretto il comandamento del versetto al nostro esame.
Un comandamento così perentorio come quello contenuto in 6:14 si dirige a tutti gli uomini di tutti i tempi oppure a qualche categoria particolare dellumanità?
La risposta a questa domanda non può che venire dal testo biblico. Nel primo versetto della sua lettera, lapostolo chiarisce senza ombra di dubbio chi siano i destinatari dellintera epistola:
Paolo... alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta lAcaia
Anche nei versetti che precedono il passo al nostro esame, Paolo conferma che i destinatari dellintera epistola, e quindi del verso 6:14, sono ben delineati e determinati:
La nostra bocca vi ha parlato apertamente, Corinzi... Voi... il vostro cuore si è ristretto... allargate il cuore anche voi! Non vi mettete con gli infedeli...
Ci sembra evidente, pertanto, che il comandamento contenuto in 6:14 fosse diretto ad una chiesa cristiana del I secolo d.C., allinterno della quale, evidentemente, vi erano delle sfaldature fra quello che insegnava la Parola di Dio e quello che i credenti vivevano sul piano etico. La fermezza dellapostolo, in ogni caso, è accompagnata dal grande affetto che Paolo aveva per i Corinzi, tanto da chiamarli suoi figli (v. 13).
Siamo altresì convinti che lordine di non mettersi con gli infedeli sia ancora oggi valido ed efficace allinterno della Chiesa di Cristo, visto che si tratta di un principio generale insegnato dalla Bibbia e non sussistono motivi per ritenere che esso non sia più valido al giorno doggi.
Allo stesso tempo, siamo dellavviso che il comandamento al nostro esame non sia indirizzato a persone che non hanno ricevuto lo Spirito Santo e, pertanto, non sono ancora diventati dei figli di Dio.
Questi uomini e queste donne hanno il diritto e il dovere di conoscere la volontà di Dio in materia, ma non essendo ancora Suoi figli non sono tenuti ad osservarla. Daltronde, 2Co 6:14 distingue chiaramente lesistenza di due categorie di persone, e proprio gli increduli sono quei soggetti coi quali i cristiani non devono unirsi: lordine è per questi ultimi, mentre dagli increduli non si potrà pretendere che lo mettano in pratica se prima non ricevono lilluminazione e la potenza dello Spirito Santo.
(1. continua)
Giuseppe Martelli