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Indicazioni essenziali per il nostro cammino


IL BUON SAMARITANO: I PERSONAGGI, LE AZIONI (II)


Le azioni compiute dal samaritano nei confronti del pover’uomo assalito dai banditi sulla via di Gerico e lasciato ferito in mezzo alla strada costituiscono un’illustrazione dell’opera compiuta da Gesù per la vita di ciascuno di noi. Dal momento che, come discepoli, siamo chiamati ad imitare il nostro Maestro, ci offrono anche una lezione e un esempio su come dobbiamo vivere le nostre relazioni con gli altri.


Le otto azioni del samaritano

SCESE DALLA SUA CAVALCATURA
      Anche se questa azione non è scritta esplicitamente, lo si evince dal fatto che poi il samaritano mise il ferito sulla propria cavalcatura.
      Quest’azione ci fa subito vedere la disposizione d’animo del samaritano, il quale, vista la condizione estremamente grave dell’uomo steso a terra, ha subito provato una grande pietà; non è rimasto a guardare dall’alto della sua posizione, ma è sceso dalla propria cavalcatura per iniziare l’opera di soccorso.
     
SI AVVICINÒ
      A nulla serve scendere dalla nostra posizione per vedere da lontano i bisogni altrui; bisogna avvicinarsi a colui che è nella distretta, e avvicinarsi è il primo passo che serve per soccorrerlo.
      L’avvicinarsi del samaritano che non lo insultava ma lo scrutava con uno sguardo compassionevole, avrà sicuramente prodotto una grande speranza nel cuore dell’israelita, il quale finalmente trovava qualcuno disposto ad accogliere il suo grido di aiuto.

FASCIÒ LE PIAGHE
     
Le ferite che aveva il malcapitato israelita potevano infettarsi, perciò il samaritano compì un’opera misericordiosa: le coprì con delle fasce affinché la polvere e gli insetti non potessero infettarle.

VI VERSÒ SOPRA OLIO E VINO
      In questa successiva azione vediamo che il samaritano non si è limitato a fasciare alla bene e meglio le piaghe, il che avrebbe mostrato in lui una falsa pietà, ma si è soffermato a pulirle, a disinfettarle con il vino e a medicarle con l’olio affinché potessero guarire più in fretta.

LO MISE SULLA PROPRIA CAVALCATURA
      A questo punto il samaritano, nel suo amore per il prossimo, preoccupato della condizione dell’uomo ferito, lo pose sulla sua cavalcatura per condurlo al più presto in un luogo sicuro dove potesse essere curato.

LO CONDUSSE ALLA LOCANDA
      Perché il samaritano portò l’israelita in questo luogo?
      Perché non solo la locanda era un luogo dove l’uomo ferito poteva recuperare le forze, ma era anche un luogo sicuro e in quel luogo vi era qualcuno che, alla sua partenza, sarebbe stato in grado di prendersi cura di lui.

SI PRESE CURA DI LUI
      Il samaritano, dopo avere condotto l’israelita alla locanda, non lo abbandonò subito nelle mani del padrone della locanda, considerando finita la sua opera; ma si prese ancora cura di lui per un giorno con lo scopo di accertarsi che, quando lui fosse partito, sia il luogo che il servizio offerto nei confronti del ferito fosse pienamente adatto al suo completo recupero.

IL GIORNO DOPO PRESE DUE DENARI E LI DIEDE ALL’OSTE
      Infine il giorno dopo, prima di partire, diede al padrone della locanda, due denari promettendo che al suo ritorno avrebbe saldato l’eventuale debito.
      Il samaritano avrebbe potuto dire: “Io ho fatto la mia parte verso quest’uomo, ora pensateci voi e per le successive spese fatevele rimborsare da lui o dalla sua famiglia”.
     
Ma non fu così. Egli si rese garante per tutte le necessità future di quella persona.
      E l’oste ne rimase pienamente soddisfatto.


Le otto azioni di Gesù

È SCESO DAL CIELO
      Gesù non è rimasto in cielo nell’alto della Sua gloria accanto al Padre, ma, quando il Padre glielo ha chiesto, è “disceso nelle parti più basse della terra” (Ef 4:9), ha lasciato la Sua gloria e “pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini” (infatti, in Matteo 20:28, Gesù disse: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” ), e “trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fl 2:6-8).
      Egli non è rimasto in cielo ma è disceso sulla terra per iniziare l’opera di salvezza.

SI È AVVICINATO A NOI PECCATORI
      Gesù, il Dio tre volte santo, vista la nostra grave infermità spirituale che ci conduceva inesorabilmente verso la morte seconda, si è avvicinato a noi, ha compiuto il primo passo e, mediante lo Spirito Santo, ci ha fatto comprendere che è venuto appositamente per salvarci.
      Nel libro delle Lamentazioni possiamo leggere proprio questa azione che il nostro Signore, appena Lo abbiamo invocato, ha subito compiuta in favore nostro; infatti è scritto: “Io ho invocato il tuo nome, o Signore, dal fondo della fossa; tu hai udita la mia voce...
      Nel giorno che io ti ho invocato ti sei avvicinato; tu hai detto: «Non temere!» O Signore, tu hai difeso la mia causa, tu hai redento la mia vita”
. (La 3:55-58)
     
HA FASCIATO I CUORI ROTTI
     
Gesù è disceso dal cielo e si è avvicinato a noi: per fasciare le ferite spirituali prodotte dalla nostra natura peccaminosa sollecitata da Satana, il nemico delle anime nostre, il quale ha approfittato della nostra debolezza e della nostra carnalità per farci cadere sempre più rovinosamente nel baratro del peccato e sottoporci alla sua schiavitù, dalla quale, senza l’aiuto del Signore, non ci saremmo mai liberati.
      Infatti solo Gesù ha potuto dire:
      “Lo spirito del Signore, di Dio (mio Padre), è sopra di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore” (Is 61:1-2).
      E per mezzo Suo la grazia è stata riversata abbondantemente su di noi.

CI HA LAVATI CON IL SUO SANGUE E CI HA UNTI CON LO SPIRITO SANTO
      Gesù, come il samaritano della parabola, non si è limitato a coprire con delle fasce le nostre lacerazioni spirituali prodotte dal peccato; perché, se fossero rimaste infette, sarebbero sicuramente peggiorate producendo delle cicatrici indelebili; ma, ha voluto fare su di noi un’opera meravigliosa affinché la nostra anima tornasse perfettamente sana senza la più piccola cicatrice.
      Prima ha versato su di esse il Suo preziosissimo sangue (rappresentato nella parabola dal vino) il quale “ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1:7).
      Poi ha versato su di noi lo Spirito Santo (rappresentato nella parabola dall’olio), per rendere perfetta la Sua meravigliosa opera di salvezza; affinché, davanti ad un attento esame del Padre, noi comparissimo “santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci (il Padre) predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio”. (Ef 1:4-6)

HA PRESO SU DI SÉ IL NOSTRO FARDELLO
     
Poiché eravamo smarriti e feriti in questo mondo di peccato, come “il buon pastore”, Gesù è venuto a cercarci e, avendoci trovati, dopo avere medicato le nostre ferite, nel Suo grande amore, non ci ha messi su di una cavalcatura, facendo portare il nostro peso a qualcun’altro, ma ci ha posti sulle Sue spalle.
     
Ascoltiamo le belle parole che Dio disse al suo popolo per mezzo di Isaia:
      “Ascoltatemi, o casa di Giacobbe, voi tutti, residuo della casa d’Israele, voi di cui mi sono caricato dal giorno che nasceste, che siete stati portati fin dal seno materno!
      Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, e io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò”
. (Is 46:3-4)
      Queste parole ora sono anche per noi.
      Infatti, da forestieri, estranei ai patti di Israele, il giorno che abbiamo accettato la salvezza del Signore siamo diventati popolo di Dio, e Gesù ci ha presi sulle sue spalle e ci ha portati, e fedele alla Sua promessa non ci lascerà mai.
      Gesù nel metterci sulle Sue spalle ha voluto farci sentire Suoi, parte integrante con Lui, tanto che ci ha donato la Sua gloria.
      Penso che tutti ricordiamo la Sua preghiera sacerdotale rivolta al Padre, quando disse: “Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me” (Gv 17:22-23).
      Ma per donarci questa gloria Egli stesso ha dovuto portare il nostro pesante fardello, e questo fardello erano i nostri peccati che tante ferite hanno prodotto nella nostra anima; infatti: “erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato” (Is 53:4).
     
DOPO AVERCI DONATO LA SUA GLORIA, CI HA PORTATO NELLA SUA LOCANDA, LA CHIESA: UN “LUOGO” SICURO APPARTATO DAL MONDO
      Parlare di locanda significa parlare di un luogo terrestre di temporaneo riposo e, similmente, finché Gesù non torna a prenderla, la Chiesa è il luogo di temporaneo riposo spirituale sulla terra; ed è formata non da mattoni, ma da tutti i credenti, dai nati di nuovo per la salvezza ottenuta in Cristo.
      Perché Gesù ci ha condotti in questo “luogo”?
      Gesù ci ha condotti nella Sua Chiesa; perché essa è l’unico luogo dove le nostre anime possono essere curate, possono riposare, possono trovare il cibo spirituale e riacquistare le forze necessarie per continuare il cammino di testimonianza nel mondo.
      Inoltre essa è il luogo nel quale Dio Padre ci chiama a gustare la comunione fraterna e, per opera dello Spirito Santo, a ristorarci l’un l’altro mediante la Sua Parola; ed è l’unico luogo nel quale vi è la garanzia della presenza di Suo Figlio, il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, il quale ha promesso: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. (Mt 18:20)
      Proprio la presenza di Gesù nella Chiesa deve spronare ciascuno di noi a non avere timore di condurre in essa coloro che sono ancora nella via di perdizione, siano i nostri parenti, i nostri amici, i nostri compagni di scuola o colleghi di lavoro, avendo piena certezza che sarà il Signore a prendersi cura di loro, poiché non a noi ma “al Signore appartiene la salvezza”. (Sl 3:8)

SI PRENDE CURA DI NOI
      Gesù, dopo averci salvati, non ci lascia soli nelle strade del mondo, ma si prende continuamente cura di noi.
     
Ma perché si prende cura di noi?
      Perché, come ci ricordano Paolo e Pietro, “noi siamo stati riscattati a caro prezzo” (1Co 7:23), “sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatoci dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo” (1P 1:18-19).
      Gesù, fedele alla Sua promessa, non ci abbandona mai, infatti ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente” (Mt 28:20).
      Troppo caro è stato il prezzo che ha pagato per farci Suoi.
      Perciò ricordiamo continuamente al nostro cuore le parole che Gesù disse, quando, con l’immagine del buon pastore, ha voluto proprio farci comprendere questa meravigliosa realtà:
      “Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. ... Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
      Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile (e quelle pecore siamo noi: i Gentili); anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. ... Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno”.
(Gv 10:11, 14-16, 27-30)

SI È RESO GARANTE PER NOI
     
Gesù si è reso garante per noi sulla terra donando alla Chiesa, non a un “padrone” o a un “capo” umano della Chiesa, poiché Egli stesso ne è l’unico capo, ma a tutti i credenti, “due denari”: la Bibbia e lo Spirito Santo, affinché con la Sacra Scrittura tutti crescano nella conoscenza dell’amore del Padre manifestato al mondo per mezzo di Lui, e con lo Spirito Santo tutti imparino a camminare separati dal mondo nella via di santificazione.
      Gesù non si è reso garante per noi soltanto sulla terra, ma si è reso garante per noi anche in cielo davanti al Padre, il “Padrone“ della casa dalle molte stanze, nella quale noi tutti saremo un giorno; talché noi tutti, come Giobbe, possiamo dire:
      “Già fin d’ora, ecco, il mio Testimone è nel cielo, il mio Garante è nei luoghi altissimi” (Gb 16:19).
      Quale testimonianza di noi può dare Gesù al Padre?
      Egli testimonia che siamo Suoi fratelli, perciò figli adottivi del Padre, poiché abbiamo creduto in Lui e lo abbiamo accettato come l’unico Signore e Salvatore.
      Quale garanzia può fornire Gesù al Padre che, quali figli, siamo senza peccato, puri, santi ed irreprensibili davanti a Lui?
      La garanzia è Gesù stesso, perché è Lui che ci ha purificati con il Suo preziosissimo sangue, e le ferite nelle mani, nei piedi e sul costato, che il Signore porta sono la nostra eterna garanzia, perché esse dimostrano eternamente che il prezzo per la nostra purificazione è stato completamente pagato; infatti solo Lui, sulla croce, alla fine della Sua opera, ha potuto dire al Padre: “È compiuto” (Gv 19:30).
      Tutto ciò che vi era da compiere per la nostra eterna salvezza è stato da Lui compiuto.
      E il Padre ne è rimasto pienamente soddisfatto, manifestando al mondo intero la Sua completa soddisfazione alla risurrezione di Suo Figlio.


Un pensiero per concludere

      Notiamo la progressione dell’amore manifestato dal samaritano:
     
      • L’occhio compassionevole che vede i bisogni altrui.
      • La mano soccorritrice che non si tira indietro.
      • Il piede volenteroso che non lascia l’opera incompiuta.
      • Il cuore generoso che provvede ad ogni cosa.
     
      Quale insegnamento pratico per noi
      Quale lezione d’amore e quale premio riceveranno coloro che al ritorno di Gesù saranno trovati operanti in queste cose che Egli ci ha insegnato e comandato di fare!
      Ogni giorno dovremmo ricordare e fare nostra l’esortazione di Gesù:
      “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Mt 7:12)
      Per questo Gesù, dopo avere esposto questa parabola, disse al “dottore della legge”, e dice ancora a ciascuno di noi:
      “Va', e fa' anche tu la stessa cosa” (Lu 10:37).
      Si può dare senza amare, ma non si può amare senza dare.
      Ricordiamoci che nessuno riesce ad amare il prossimo, nel senso più completo della parola, se non ama Dio, e nessuno può dire di amare Dio se non ama il prossimo, e amare significa donare sé stessi senza pretendere di essere ricambiati.
      “Dio è amore” (1Gv 4:8), e ha dato senza riserve il Suo Unigenito Figlio per noi.
      Infatti Dio ha mostrato “la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Ro 5:8).
      Gesù, l’unico uomo perfettamente innocente, senza peccato, si è fatto peccato per noi, ha subito in croce l’ira determinata dalla giustizia del Padre contro tutto ciò che è iniquità ed è morto per noi, amando fino alla fine proprio coloro che Lo hanno posto in croce.
      Ma lo Spirito Santo ci ha rivelato che questa era l’unica via per la nostra eterna salvezza.
     
      Ora a noi rimane solo un duplice compito:
      • lodare del continuo Dio e
      • testimoniare al mondo, cominciando con l’amare il prossimo prima con i fatti e, poi, parlandogli dell’opera redentrice di suo Figlio.

(2. fine)     

Antonio Degano