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UN’ESPERIENZA DIVENTA TESTIMONIANZA

    
     In un grigio pomeriggio di novembre mi sono ritrovata con i miei cugini a casa loro. Ero andata per intervistare Andrea. Prima, però, ci siamo messi un po’ a chiacchierare e sono venuti fuori dei ricordi lontani: i giochi che avevamo da piccoli, chi ce li aveva più grandi, quali ci piacevano di più. Siamo cresciuti insieme, io, la più grande, Andrea e Giacomo e, tra le tante cose che facevamo insieme, ce ne erano alcune veramente speciali e che hanno segnato la nostra vita.
     Prima di tutto, siamo cresciuti con dei genitori credenti, e abbiamo imparato a leggere la Bibbia “in casa”, inoltre nella nostra piccola chiesa qui ad Anghiari (AR), per alcuni anni la Scuola Domenicale era composta solo da noi tre!
     Abbiamo frequentato i campi biblici per anni, insomma, mentre crescevamo insieme, ognuno di noi, percorreva il proprio cammino con il Signore e cresceva nella sua conoscenza. Ho pensato che in quegli anni, (non troppo lontani !), non ci saremmo mai aspettati quello che è avvenuto dopo, nelle nostre famiglie.
     Uno degli avvenimenti che ci ha sconvolto riguarda Andrea, che, nel dicembre 1996, ha avuto un gravissimo incidente, che ha cambiato la sua vita.
     Qualche mese dopo ha iniziato a scrivere, a riempire di parole delle pagine raccontando quello che gli era successo.
     Dopo qualche anno ha deciso di inviarlo a Pieve Santo Stefano (AR), dove ogni anno si svolge un concorso che premia il miglior diario, e ha vinto il concorso. Ma il diario non è stato stampato subito, infatti, chi aveva in cura la pubblicazione voleva tagliarlo e rielaborarlo. Andrea si è opposto a questo e, dopo varie difficoltà, il suo testo è finalmente uscito, edito dalla Claudiana di Torino, alla fine dello scorso ottobre. Si intitola “Tornare a vivere”
     È stato per me molto piacevole fare una chiacchierata “diversa” con Andrea...
    
    
• AD UN ANNO DI DISTANZA DALLA VINCITA DEL “PREMIO PIEVE”, DOPO VARIE PERIPEZIE, FINALMENTE ESCE IL TUO LIBRO...COME TI SENTI E CHE EFFETTO TI FA PRENDERLO IN MANO?
    
     L’effetto è molto più forte di quello di prima, viste le varie peripezie.
     Il diario non era stato scritto per essere pubblicato. Vederlo pubblicato ora mette i brividi addosso, soprattutto pensando a quello che è successo in quest’anno, perché doveva essere tagliato, manomesso. Mi fa effetto soprattutto pensare che adesso è pubblico. Si tocca con mano il mettere nelle mani degli altri la propria esperienza.
    
    
• IN UNA DELLE ULTIME PAGINE SCRIVI “MI RITROVO A SCRIVERTI E NON SO NEMMENO PERCHÉ LO STO FACENDO”. ORA SONO PASSATI QUASI QUATTRO ANNI DA QUANDO HAI CONCLUSO IL TESTO. ALLA LUCE DI TUTTO QUELLO CHE E’ SUCCESSO POI, HAI TROVATO UNA RISPOSTA A QUESTA DOMANDA? SAI SPIEGARE PERCHÉ HAI VOLUTO SCRIVERE?
    
     Si ce l’ho. Le risposte sono diverse. La prima è che ho iniziato a scriverlo dopo sei mesi che ero in ospedale e non avevo ripreso la penna in mano, quindi mi è servito per ricollegarmi a qualcosa che mi mancava: lo scrivere, non avevo mai riscritto nulla e ho iniziato a scrivere sul diario.
     Ho scritto dopo tre mesi passati al Centro di Riabilitazione, sentivo il bisogno di scrivere quello che passavano le persone lì dentro, soprattutto vedendo lo stato in cui si trovavano e l’abbandono da parte degli altri, l’evitare una certa situazione da parte di chi si trovava a star bene.
     Quindi un motivo è molto personale, l’altro è rivolto agli altri.
     Terzo, riuscire a riappropriarmi dei giorni che avevo perso in rianimazione per me era un’esigenza forte, mi ricordavo determinate situazioni, ma non riuscivo a ricollegarle ad un giorno o ad un’ora, quindi lo scrivere, mettere una data, significava per me aver vissuto quel giorno.
    
    
• HAI RILETTO QUELLO CHE HAI SCRITTO? A DISTANZA DI TEMPO QUALI EMOZIONI TI SUSCITA IL RILEGGERE I TUOI RICORDI, I TUOI RACCONTI?
    
     Ho riletto tantissime volte quello che ho scritto, anche a distanza. Rileggere mi mette la convinzione che ho fatto bene a scrivere, soprattutto per me. Perché rileggere mi fa ricordare le cose che credevo di aver dimenticato. Ora sono lì, non me le dimentico più. Su alcune cose che ho raccontato ogni tanto mi metto a ridere e dico: “Ma è successo veramente?”
    
    
• A ME HA FATTO UN CERTO EFFETTO LEGGERE I TUOI RICORDI, È STATO COME “RIVIVERE DA DENTRO” QUELLO CHE IN TANTI ABBIAMO VISSUTO FUORI, PIANGENDO PER TE, PREGANDO PER TE, CHIEDENDO AL SIGNORE DI FARTI RIMANERE IN VITA, EPPURE ANCHE NOI TANTE VOLTE ABBIAMO TEMUTO PER LA TUA VITA. PUOI PROVARE A SPIEGARCI COSA SIGNIFICA REALMENTE PER UN RAGAZZO DI DICIANNOVE ANNI, CHE HA DATO LA SUA VITA AL SIGNORE, SENTIRSI “SCIVOLARE VIA DI DOSSO LA MORTE” ?
    
     Quando parlo di “sentir scivolare via la Morte” lo dico perché un attimo prima la sentivo vicino, quando dico che in Rianimazione volevo chiudere gli occhi, perché sentivo che ero sereno e tranquillo e avevo la certezza di vedere il Signore in faccia.
     Penso che in una situazione come quella sia reale l’affermazione della Bibbia: ”La fede è dimostrazione di cose che non si vedono”, io, in quel momento, le cose che avevo immaginato per fede le sentivo realmente. sentivo quasi arrivare la morte: volevo resistere e non chiudere gli occhi, ma allo stesso tempo avrei voluto chiuderli perché ero tranquillo. Ero certo di essere lì, tranquillo che sarei rimasto in vita fino a che il Signore mi avesse voluto in vita.A volte avevo paura, perché realizzavo di essere vivo e mi chiedevo: “ Cosa capita ora nella mia vita? Come vivo?”.Comunque, ero sempre tranquillo.
     Per un ragazzo di diciannove anni che ha dato la sua vita al Signore, è la serenità unica che vivi, la differenza. Questo l’ho capito al Centro di Riabilitazione, ho visto persone, ragazzi giovani, che si “arrabbiavano con il mondo” anche “solo” per una gamba rotta. Io invece ero tranquillo, sapevo che sarei arrivato fin dove mi avrebbe fatto arrivare il Signore.
    
    
• DAL TUO DIARIO EMERGONO IN MODO MOLTO FORTE LE EMOZIONI CHE SCATURISCONO DA UN CAMBIAMENTO COSÌ IMPROVVISO E, TUTTAVIA, LENTO. ANCORA, NELLE ULTIME PAGINE SCRIVI CHE HAI IMPARATO “COSA SIGNIFICHI PROVARE DOLORE, SOFFRIRE SIA DENTRO SIA FUORI...”.
     COSA SIGNIFICA PER UN CREDENTE DOVER FAR FRONTE A DEI CAMBIAMENTI RADICALI E COME RIASSUMERESTI QUELLO CHE HAI IMPARATO NON SOLO COME PERSONA, MA COME PERSONA CHE HA DATO LA SUA VITA A CRISTO?
    
     Un ragazzo di diciannove anni non si immagina cosa significhi soffrire, l’ultima cosa che immagini è ritrovarti in quelle condizioni. Con DENTRO intendo lo stato d’animo, con FUORI il dolore fisico, forte, reale. Ho imparato cosa significhi provare dolore emotivamente e fisicamente.
     Più che far fronte a cambiamenti radicali... il mio stato d’animo era quello di affidarmi completamente al Signore: “Io sono così, quello che vuoi cambiare di me, cambialo, io sono nelle tue mani!”. Ti senti proprio un pezzo d’argilla malleabile nelle sue mani. Mi sentivo distrutto e la ricostruzione era nelle mani del Signore, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
     Ti cambiano i programmi, le certezze, le sicurezze, non ci sono più gli stessi obiettivi e chiedi al Signore: “Ora dove devo arrivare?”
     In quei momenti la disponibilità era totale, anche quando mi dicevano che non avrei più camminato, io mi dicevo che sarebbe andata come il Signore avrebbe voluto. E inoltre avevo la certezza che Lui non mi avrebbe abbandonato.
    
    
• COME VIVI L’IDEA DEL FUTURO ORA?
    
     ll mio modo di guardare al futuro è cambiato in parte, soprattutto perché sono cambiati i progetti che avevo. Ovviamente si realizza quello che Gesù dice “Basta a ciascun giorno il suo affanno”. Sai che vai a dormire, ma puoi riaprire gli occhi al mattino, o non riaprirli più, ti accorgi che il futuro non è poi così certo.
     Prima davo tutto per scontato, ora no.
     Quando la mattina mi sveglio, sono contento di accorgermi che mi sono svegliato e penso alla giornata che ho davanti. Certo, rimane la prospettiva per il futuro, ma la sensazione di sicurezza del domani non c’è più. Si vive in modo più quotidiano la presenza del Signore.
     Infatti, in ospedale, ogni giorno era una tappa e ho imparato a confidare quotidianamente nel Signore.
    
    
• COSA TI SENTIRESTI DI DIRE, IN PARTICOLARE, AI GIOVANI CREDENTI?
    
     Di mettere la vita ogni giorno nelle mani del Signore e viverla pienamente alla luce della Sua presenza, guardando a Lui senza distogliere lo sguardo. Non dobbiamo lasciarci andare a cose poco utili e non dovremmo perdere nemmeno un giorno della propria vita agli occhi del Signore, vivendo senza guardare a Lui e ascoltare la Sua Parola, perché Lui non verrà meno alle promesse che ci fa.
     Inoltre vorrei esortare a non rifiutare la sofferenza, anche quando la vive chi ci sta intorno. Mi ricordo di alcuni miei amici che, in quei giorni, sono venuti a trovarmi anche da lontano, ma non sono venuti tutti, evidentemente non è tanto facile. Ma è importante non allontanarsi dalla sofferenza e, in essa, lasciarsi plasmare dal Signore.

a cura di
Sara Moretti