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salutatevi!




    EDITORIALE

     

     Nelle lettere di Paolo, di Pietro e di Giacomo sono ricorrenti le esortazioni che riguardano il modo dei figli di Dio di relazionare fra di loro all’interno della chiesa locale di cui fanno parte. Alcune di queste esortazioni sono ben note e ricordate più frequentemente di altre, a partire dall’unica che troviamo nei Vangeli (“Amatevi gli uni gli altri”, Gv 13:34): in fondo è giusto che sia così perché si tratta di esortazioni che riguardano i bisogni fondamentali che in una chiesa locale devono essere soddisfatti perché la chiesa possa crescere (oltre all’amore reciproco: il perdono, la consolazione, la preghiera, l’umiltà, il servizio, la benevolenza, l’onore...). Altre sono talvolta dimenticate o ricordate in modo parziale. È questo certamente il caso dell’invito pressante a salutarsi “con un santo bacio” più volte ripetuto da Paolo (Ro 16:16; 1Co 16:20; 2Co 13:12). Ho sentito spesso commenti o discussioni sulla seconda parte di quest’esortazione: per salutarsi è sufficiente un solo bacio oppure ne occorrono due?Ci si deve baciare solo fra fratelli e fra sorelle oppure anche fra sorelle e fratelli? Così che, per cercare di capire quale fosse il modo più corretto con cui applicare l’esortazione, abbiamo spesso trascurato il valore dell’esortazione stessa. Oggi infatti il problema di fondo non mi pare costituito dal numero dei baci che è necessario scambiarsi al momento del saluto, ma piuttosto dal fatto che abbiamo ridotto il saluto a qualcosa di formale, quando non lo abbiamo addirittura eliminato del tutto. Forse non ci rendiamo conto del disagio e del dispiacere che con un saluto freddo e distaccato possiamo provocare ad una persona che ci è sorella o fratello in Cristo. Che tristezza quando l’incontrarsi di fratelli e sorelle in Cristo è vissuto con freddezza ed indifferenza! Quanto è bello invece vedere persone che si salutano con slancio e con affetto e che esprimono, in questo modo, la gioia del loro rivedersi ed incontrarsi! Provo vergogna ed imbarazzo se penso alle tante volte in cui ho avuto difficoltà a salutare delle persone, pur sapendole legate a me dal sangue di Cristo, o a quelle volte in cui ho preferito addirittura evitare di salutarle. Con il saluto esprimiamo il nostro accettare, accogliere, amare l’altro e con il non saluto esprimiamo il nostro desiderio di tenerlo a distanza se non addirittura di allontanarlo e respingerlo da noi. Ma come posso respingere colui che Cristo ha accolto? Cosa penso quando sono gli altri ad evitare me, a non salutarmi oppure a salutarmi con estrema freddezza e distacco? Quando ciò dovesse accadere, in un senso o nell’altro, dobbiamo sempre cercare di capire cosa è successo: il problema infatti non sta certo nella freddezza del saluto o nella sua mancanza, quanto piuttosto nella freddezza del cuore e nella conseguente mancanza di affetto fraterno. Salutarsi non è una scelta; la Parola di Dio non ci dice infatti: “Quando vi incontrate, salutatevi se vi va, se ne avete voglia, se siete espansivi, se gli altri vi salutano...” oppure: “Salutate solo i credenti che vi sono simpatici, quelli con cui andate più d’accordo...”. L’esortazione è secca e perentoria: “Salutatevi!”; non vuole quindi proporci una scelta ma darci un ordine. Inoltre non opera alcun tipo di selezione: dobbiamo infatti salutarci “gli uni gli altri”, cioè “tutti”. Tutti dobbiamo salutare tutti! E non dobbiamo salutarci da lontano con la mano o con una parola; il segno del saluto, “un santo bacio” implica che dobbiamo salutarci così da vicino che più vicino non si può! E il bacio dev’essere “d’amore fraterno” (1P 5:14), deve esprimere cioè il desiderio di amare gli altri come Cristo li ha amati!

Paolo Moretti