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amate!




    EDITORIALE

      Quando, come figli di Dio, pensiamo all’Amore, non dobbiamo lasciarci condizionare dalla visione che ne hanno gli uomini: una visione sentimentale, come quella offerta dalla frasi ad effetto contenute nei biglietti dei famosi “baci”; una visione volubile, come quella proposta dai mass-media quando ci raccontano gli “amori” di questo o di quel personaggio; una visione interessata, come quella di chi fraintende l’amore identificandolo con il ricevere e non con il dare.
Per i discepoli di Cristo, l’Amore è un comandamento non un sentimento; è una realtà stabile non volubile; è il dono di sé non la pretesa di ricevere il dono dell’altro! L’Amore è perciò un ordine: un ordine che Dio ci chiama a rispettare, un ordine che attende di essere ubbidito.Quando amiamo, siamo ubbidienti; quando non amiamo, siamo disubbidienti! “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13:34a): le parole di Gesù non lasciano spazio ad altre interpretazioni.
Ma perché “nuovo”? Non era forse un comandamento già presente nella Legge? Lo aveva ricordato Gesù stesso: “Ama il Signore” è il primo comandamento; “Ama il tuo prossimo” è il secondo (Mt 22:38). Il Decalogo aveva come causa, come fondamento e come obiettivo l’Amore. Ma dov’è allora la novità indicata da Gesù? La troviamo nelle parole successive: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 12:34b).La novità sta nell’esempio: noi siamo chiamati ad amare come Gesù, cioè ad avere Gesù come modello unico del nostro Amore. Dopo averci comandato di amare, Dio nella persona del suo Figlio ci ha anche mostrato come amare.
E come amò Gesù? Gesù amò senza limiti! Donò interamente Sé Stesso (Ef 5:2); si donò per tutto il corso della sua vita; si donò senza essere condizionato, perché amò anche chi non lo amava... anche i suoi nemici, anche chi lo inchiodava sulla croce e anche chi, guardandolo dal basso in alto, si faceva beffe di Lui.
“Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine” (Gv 13:1); “i suoi”: compreso anche Giuda che stava per tradirlo.Gesù continuò ad amarlo fino alla fine, senza discriminarlo dagli altri, tant’è vero che, quando Egli annunciò la presenza fra loro di un traditore, nessuno volse il suo sguardo verso Giuda, ma cominciarono ad interrogarsi e ad interrogarlo per capire chi fosse.
Oggi si dimentica troppo spesso che Dio ci ordina di amare e di amare come Gesù: senza limiti! Ecco perché sono sempre più frequenti le liti, le separazioni, non solo all’interno delle famiglie ma anche all’interno delle chiese. Spesso dimentichiamo che nella vita cristiana l’amore non è un optional da prendere o da lasciare. L’amore è l’essenza del nostro cammino conCristo; è il metro con cui si misura la nostra ubbidienza alla volontà di Dio. Quando non siamo più capaci di amare gli altri, a cominciare dai nostri familiari e dai membri della nostra chiesa locale, vuol dire che il nostro rapporto con il Signore è malato.Non amare infatti equivale a disubbidire e la disubbidienza nasce dal disconoscere l’autorità di Dio sulla nostra vita. Quando non amiamo, riveliamo che il comandamento dell’Amore è scritto sì nella Parola, nella Legge, ma non è stato scritto dallo Spirito nel nostro cuore, perché “chi non ama non è da Dio e non lo ha conosciuto” (1Gv 3:10; 4:8).

Paolo Moretti