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Da “La Vedetta Cristiana” n. 8 del 15 aprile 1871


VITA SANTA!
Biografia di Rosa Madiai (II)

     
     
Dopo la conclusione del processo e la loro condanna, per aver letto e diffuso la Bibbia e per aver professato una fede religiosa diversa dalla cattolica, i coniugi Madiai furono trasferiti da Firenze in altre città: lui a Volterra e lei a Lucca. Fra loro prende vita una commovente corrispondenza...
     
     
Corrispondenza dalle carceri di Volterra e di Lucca
     

     
Ecco come Francesco Madiai descrive, nella sua proverbiale semplicità, la sua partenza per Volterra; lo togliamo da una sua lettera scritta alla moglie:
     

Agosto 20, 1852, Volterra, Cella 43.

      ... Io, come tu sai, sono adesso due mesi che stava malato, ma ora pare che il tempo cambi, e così spero di guarire; se sarà all’opposto, sia fatta la volontà di Dio! Solo ti dico, che, se Satana ha vinto la mia carne, di questo sono sicuro, che lo spirito mio è del buon Gesù.
      Finalmente, il mercoledì partii alle cinque, con gran dolore di testa e sudore; arrivai alla strada-ferrata, credendo di vederti, ma fu invano! ma però, vidi un Francese, con chi, ebbi una lunga conferenza, e gli raccontai le mie afflizioni, ed anche le tue. Adesso ti dirò di stare tranquilla, e quando mi scrivi, scrivi sempre molto prudente, e basta tutti i quindici giorni. Al resto, rimettiamoci tutto, nella misericordia del nostro Signore Gesù Cristo e Salvatore nostro. Io prego mattina e sera, per me, e per te, per i nostri nemici, ed in generale. Addio cara, ti abbraccio di cuore, tuo affezionatissimo marito.

F. MADIAI
     

Questo brano di lettera era in risposta a una bellissima epistola scritta da Rosa al marito, di cui riporteremo una parte:

Dal Penitenziario di San Giorgio,
      Lucca, il
16 agosto 1852.     

      MIO CARO MADIAI. – Finalmente questa mattina, ho avuto la ratificazione della nostra sentenza. Mio caro, abbiamo sempre in mente le sante parole di Cristo, «Chi non lascia padre, madre, moglie, marito, per me, non è degno di me; chi non mi confesserà dinanzi agli uomini, io non lo confesserò dinanzi al padre mio, che è in cielo.» Queste due cose sono adempiute, per la forza di quell’Iddio che è l’appoggio dei deboli. Ora ci manda la terza: «Chi non toglie la sua croce, e non viene dietro a me, non è degno di me!» Mio buon Madiai, prendiamo con adorazione e rendimento di grazia, la croce, che la sua sapienza divina gli piace d'imporci: e quando ci sentiamo deboli, attacchiamoci al lembo della tunica di Gesù; che tutti quelli che lo toccavano erano risanati; così saremo fortificati per fede in lui! Rammentiamoci le sue sante parole ai suoi discepoli: «Voi avrete tribolazione nel mondo! ma state di buon cuore, io ho vinto il mondo.» Mio caro!che parole di consolazione per gli afflitti del Salvatore!Sapendo, che avendo vinto Lui, darà la forza anche a noi, di vincere in lui, e con lui. Il corpo soffrirà di certo, ma quanti strazi ha sopportato l’innocente nostro Salvatore! Lui innocente, e noi miserabili peccatori!Rammentiamoci che per molte tribolazioni si entra in cielo. Ricordiamoci delle parole di S. Paolo: «Che le pene di questa terra, non sono punto da paragonarsi, con le delizie che Dio ci ha preparato in cielo!»
     
     
Condizioni di vita disumane
     
      Ecco ora la descrizione fatta da Rosa Madiai della sua carcere a Lucca:

Cella 36, Ergastolo, 8 settembre 1852.     

   
   
       

      ... Al mio primo arrivare che feci qui, mi fu detto che avevano levato un’altra per dar una migliore carcere a me; difatti, era una cella grandina, con una inferriata alta, per cui, ci voleva un lungo bastone, con una forca di ferro per aprirla, e chiuderla, ma ci entrava una buona aria, e nella mia afflizione ne fui in qualche modo sollevata, e dubitava che di peggio non venisse. Questo fu di giovedì; ebbi una tazza di cavolo con fagioli, acqua e un pane circa il valore di una crazia1, e la sera un pane ed acqua. La mattina di poi, sentendomi cadere per mancanza di vitto, poiché non poteva mangiare con lo stomaco debole, e credo anche la febbre, per tanti strazi sofferti, pregai che mi dessero un caffè, ma mi fu risposto che non era permesso;; al più, vedendo la mia gran debolezza, mi volevano fare una minestrina: mi portarono un pane grattato denso, e l’olio che ci era mi stomacò; ma pure fui obbligata per gran stento di mangiarne, almeno quanto ne potei inghiottire. Domandai se mi farebbero il piacere di farlo col burro, mi dissero che non si servivano mai di burro; finalmente, vidi il dottore, e fui messa a mezzo vitto; ma mi basta, e non so per quanto tempo, poiché il mio cibo dev’essere magro sei giorni, e baccalà, o fagioli, o patata coll’olio, ed acqua, sei giorni; la domenica, la minestra e il bollito, e un bicchiere di vino; la stessa cosa sarà pel mio povero marito; ma ciò che mi fa più pena, si è che lui per due mesi è stato molto male: ma, mia cara amica, pregate caldamente per noi, che Dio ci conceda, di poterlo onorare e benedire di cuore, nel posto che gli è piaciuto metterci; «lo Spirito è pronto, ma la carne» dà assalti terribili! Sento più per il mio marito, che per me. Io cucio le camicie per i galeotti, ma lui, senza far niente, sempre in quella medesima carcere infetta! Si dice, c’è una finestra, ma quando piove, o fa freddo, finestra, porta, chiusa!Oh nessuno può conoscere le miserie dei prigionieri, senza provarle! Continuo la mia storia. Quando arrivai alla mia buona detta carcere, oltre tutti gl’incomodi sù nominati, quasi sotto la mia carcere, ci erano due ragazze di vita cattiva, ché esse, per pessime disposizioni sono sottoposte a severi gastighi, come la camicia di forza, ed i ferri; gli urli, i pianti, le bestemmie, parole da fare inorridire, notte e giorno!Dopo, ne aggiunsero una terza; allora sì, che fino gli uomini carcerati, che sono sotto, e accanto a noi, circa a 300, sono obbligati di dir loro che si chetassero; e quando le furono levati i ferri, i picchi, le pedate alle porte, che facevano rimbombare le carcere! fino a sputare in faccia alle monache! Ma quello non era tutto; un uomo matto, che quando lo curavano piangeva sempre. Di più, la notte, la corte degli uomini, che è sotto le nostre carceri, c’è la visita e si sentono quei terribili chiavoni aprire, e chiudere; ed ogni quarto d’ora, le tre sentinelle sono obbligate a dare il segno che sono sveglie, e il segno è, un gran grido, con la risposta di gridi dalle altre sentinelle, fino vicino a giorno!
      Dopo pochi giorni, fui cambiata per una camera peggiore, ciò è la carcere dell’Ergastolo; carcere più piccola, solaio più basso, finestra più piccola, e metà della finestra coperta con gelosia, detto per non vedere gli uomini, ma né anche se fossimo gatti, si potrebbero vedere. C’è una pancuccia tonda piccola per sedere, in un canto, e perché uno non sieda dove vuole, è ferma con una catena, vicino alla finestra, ma la finestra alta per privare ogni sorta di sollievo. C’è un panchetto, dove sono ora seduta, scrivendo sulla tavola del letto, ma anche questa ha la catena, che non si può muovere; e se sedendo si volesse appoggiare i piedi, la catena l’impedisce. Il letto è murato con ferri per terra, infine, si studiano tutti per rendere gl'infelici miserabili in tute le maniere. Dalla situazione di mia cella, l’odore che ci entrava fu orribile. La mia compagnia sono cattive parole, che si sentono dai carcerati che stanno fuori; un telaio da tessitore accanto alla mia cella, che comincia alle sei della mattina fino alla sera; un altro telaio, quasi incontro, e il terzo telaio, circa sette porte distante. Ma è meglio che cessi si parlare di questi luoghi di vera miseria. Vengo di ricevere una lettera da mio marito, e mi dice che è passato nell’infermeria, questo mi mostra che è sempre malato. Dio ci dia la forza di chinare il capo per terra, e dire, «la Tua volontà sia fatta!» Ogni giorno crescono nuove afflizioni. O Dio, accresci la nostra fede, la nostra ubbidienza, e fa che la tua volontà sia fatta ed adempita dai tuoi galeotti!Fa, che il Demonio si stanchi di tormentarci, ma che i tuoi prigionieri non si stanchino mai di amarti, e di benedirti!Mia cara Margherita, io temo che questa lettera, invece di darvi qualche consolazione, che mi era proposta, ha invece accresciuto pene, a pene. Oh perdonatemi, mia cara, io doveva parlare di voi, e invece, io ho parlato di me. Dite a tutti che preghino molto per noi, che Dio sia sempre glorificato. Mia cara amica, spero, che presto il nostro buon Dio, vi consolerà facendovi trovare qualche situazione per lasciare la nostra miserabile terra. Ah! Possiamo dire con Geremia, «Ah fossero i nostri occhi due rive per piangere la disgrazia della figliuola d’Italia!» Mia cara, se volete, potete scrivermi, ma rammentatevi che le lettere vanno in mano a delle persone, sicché in caso non mettete alla fine della lettera altro nome che il vostro: Margherita... Salutate tutti i nostri conoscenti, ditegli che gli amo nell’amore di Gesù Cristo, e che non si perdino di coraggio.

ROSAMADIAI
     

Visite inattese
     

      Non era molto che Rosa era all’Ergastolo quando ricevette una visita inaspettata: la Granduchessa madre andò a vederla. Rosa la ricevette con quella squisita e rispettosa cortesia per cui tanto era distinta. Essa rendette ragione della sua fede, ma la Granduchessa si mostrò fredda e implacabile. Quali furono i risultati di questa visita? Pochi giorni dopo tagliarono i capelli a Rosa Madiai e la vestirono da galeotta!
      In quel tempo stesso l’Arcivescovo di Lucca le fece la sua prima visita ed ebbe una lunga conversazione con Rosa. Quel prelato si congedò da lei dicendole: Pregate per me! – Un Arcivescovo romano che domanda la preghiera d’un’eretica! Oh chi può penetrare nel cuore dell’uomo, e leggere tutt’i suoi pensieri?
      Ma anche in carcere, e afflitta da molti patimenti, specialmente per la continua infermità del marito,Rosa rendeva una ferma e coraggiosa testimonianza della sua fede. Riporteremo qui un dialogo ch’ella ebbe col confessore delle Suore, scritto da Rosa medesima.
     
     
Dialogo con “il Confessore delle Suore”      

6 gennaio 1853, alle 8 di sera;
      il lume si spegne.

      Ebbi lunedì una bella battaglia con il Confessore delle Suore sopra la religione e durò circa un’ora e 1/2 o due.
      Principiammo da Napoleone che fa cose straordinarie, prodigi!Ama il papa, sostiene i Vescovi, ha fatto restaurare la Chiesa di Santa Genéviève, e tante altre bellissime cose; che Iddio lo ha mandato. Io per dire qualcosa parlai del Duca di Wellington, cioè del suo funerale. Egli mi domandò se era Cattolico; per tagliare a corto risposi: «non lo so!»
      Egli. – Se non era Cattolico, senza la Santa Madre Chiesa tutto è perduto!
      A tal risposta io soggiunsi che chi è stato battezzato nel nome del Padre ec., e crede nel sacro lavacro di Cristo, di certo è salvato.
      Egli. – No, chi non tiene alla santità, ed al potere della sede Papale, non può salvarsi!
      Io. – Ma S. Paolo disse: «credi nel Signore Gesù e sei salvato!» e di dove tiene tanta autorità il Papa?
      Egli. – Da Pietro, poiché Pietro e la pietra fondamentale della Chiesa.
      Io.- Quante pietre vi sono, una o due?
      Egli non mi rispose; io soggiunsi: Gesù Cristo disse ai Farisei: «Non avete letto che la pietra dagli edificatori rigettata è diventata capo del cantone; e tutti quelli che cadranno su quella pietra saranno tritati? e questa pietra è Cristo».
      Alla parola tritati parve restar sorpreso!Ma soggiunse: Cristo, mentre era in terra; ma quando era per tornare in cielo stabilì Pietro in luogo suo. «Pietro a chi avrai rimessi i peccati, io li rimetterò; tu sei Pietro e su questa,» ec. e lo mise in luogo suo.
      Io. – Non conosco altro Dio in terra che Gesù Cristo e non ci sarà altro Dio in terra finché tornerà; che Iddio sia in cielo, in terra, in ogni luogo per la possanza del suo Spirito, lo credo.
      Egli. – (Levandosi il berretto).E nel santissimo sacramento dell’altare.
     
Io mi chetai a quella parola, altrimenti dal penitenziale si passa al Sant'Ufizio. Ma soggiunsi che se Cristo si diresse a Pietro, lo fece sulla fede di Pietro; e il potere che diede a Pietro, lo dette anche agli altri.
      Egli. – No: disse in Pietro, e non nella fede! Pietro era capo dei suoi fratelli.
      Io. – Ma non disse a tutti «Andate»?
      Egli. – Sì, ma quello fu dopo.
      Io. – Come adunque il muro della città aveva dodici fondamentali, sui quali vi erano i 12 nomi degli Apostoli dell’Agnello?In quei muri non vi erano distinzioni. Perché il Papa fa tante distinzioni?
      Egli. – Avendo la discendenza di Pietro, e come nel posto suo, poiché Iddio lo mise al suo posto.
      Io. – Ma come può un uomo imperfetto stare in luogo di Dio?Pietro che non solo mancò quando era in terra il suo Maestro, ma anche dopo; poiché Paolo dice: «Io gli resistei in faccia, giacché era da riprendersi. »
      Egli. –
Dove dice così?
      Io. – Non mi rammento il luogo, ma non solo gli resisté in faccia sua: ma in faccia di tutti quelli che erano con lui. Di più: dov’è la Chiesa di Cristo? Iddio che è tutto amore, che dette la sua vita per salvare il mondo. Che cosa fa la Chiesa pretendendo imitar Cristo e Pietro?Si vendica dando a chi la prigione, a chi il Sant’Ufizio, sepolti vivi. È questa la carità di Cristo?
      Egli. – Ci sono molte menzogne.
      Io. – Le inquisizioni non sono state levate ai tempi nostri?
      Egli. – La Chiesa richiama: se quello non basta, bisogna punire per vedere di richiamarli.
      Io. – Bella maniera, gastigando severamente fino a murar vivi gl’infelici per farli morire arrabbiati!Iddio ha dato libero pensare a tutti, e l’uomo vuol toglierlo.
      Egli. – La Chiesa non ha mai punito nessuno per il pensiero, ma solamente per il proselitismo; di già in Inghilterra vi sono duchi, lordi, e molti che vengono a noi; e poi l’Inghilterra verrà a noi tutta.
      Io. – Allora crederò che sia veramente la fine del mondo, poiché è detto che molti apostateranno dalla fede. Soggiunsi: La mia sola salvazione la riconosco unicamente nel sacro lavacro di Gesù Cristo.
      Egli. – Santo Padre Pietro!
      Io. – Avrò tutti i difetti, meno l’ipocrisia; io credo alla Vergine, ai Santi; li ammiro perché hanno ben corrisposto alle grazie che Iddio ha loro conferite. Posso anche dire che ho pianto pensando ai dolori della Vergine, quella spada predetta, ed essa come umil serva stava in silenzio senza lamentarsi, tutto soffriva; e prego Iddio che mi faccia imitare una tanta rassegnazione; ma non prego né lei, né i Santi: solamente il Mediatore fra Dio e gli uomini. Allora vi fu un nuovo attacco che ci sarebbe da farne un libro. Sono circa le undici, si spenge il lume, la mano e il dorso non ne possono più: buona notte.

R. M.


Dialogo con “la Superiora”
     

      Udite ora un’altra conversazione di Rosa Madiai con la Superiora delle Suore.      

Lucca, 6 febbraio 1853, dall’Ergastolo.

      Ieri 5, dopo desinare, entrò nella mia cella la Superiore, ed aveva l’aria come se avesse qualche cosa da dirmi, ma non sapesse di dove cominciare. Io credeva una sgridata... avendone già ricevuto rimprovero la sera avanti dalla Sorella della Superiora; poiché non è permesso che le carcerate si parlino, sicché mi era già preparata per questo; ma fu tutto l’opposto, anzi incominciammo con gran complimenti.
      Mi dimandò se il sig. Chapman era evangelico?
      Io. – Sì.
      La Sup. – Ed anche la sua famiglia?
      Io. – Sì.
      La Sup. – E i vostri parenti sono tutti Cattolici Romani?
      Io. – Tutti.
      La Sup. – E quanto tempo è che avete cambiato, poiché anche voi eravate della stessa religione, non è vero?
      Io. – Della stessa, ed anche molto bizzocca.
      La Sup. – Che vuol dire bizzocca?
      Io. – Molto portata alla religione.
      La Sup. – Come fu che cambiaste?
      Io. – Per gli scandali della Chiesa: e le raccontai tutto ciò che io aveva veduto quando andavo a pregare, talmente qualche volta non sapeva se doveva o restare o andarmene; mio marito era nella stessa mia condizione. Era 8 anni circa che leggevamo il Vangelo, ma si andava alla Chiesa nativa; se non che per i detti disordini, senza però lasciare la nostra Chiesa, incominciammo ad andare alla Chiesa evangelica per vedere se si trovava più pace, e difatti lì ritrovammo il vero rispetto cristiano. Allora fummo più attenti alla santa lettura della Bibbia, e pregando Iddio che ci illuminasse per sua grazia c’ispirò di tenerci alla sua santa parola.
      La Sup. – Poiché l’amavate spero che ritornerete alla vostra primaria Chiesa?
      Io. – Se ciò fosse stato per capriccio o interesse, sì; ma ciò ch’è fatto in buona coscienza non si cambia.
      La Sup. –
Il vostro marito scrisse nell’ultima lettera (il Direttore me la lesse) che era ben fermo; che voi gli avete detto qualcosa?
      Io. – Non mi rammento ciò che gli scrissi, ma egli lo ha fatto in buona coscienza, come me.
     
      Allora la Superiora mi pregò accettare una medaglia di «Maria concetta senza peccato» infilata ad un cordoncino da mettersi al collo, giacché ne aveva fatto regalo a tutte le carcerate. Io presi la medaglia cortesemente, dicendole che era molto buona a pensare a me e, se permetteva, l’avrei data in regalo alla sorella di Madiai, poiché le aveva dato le mie reliquie quando cambiai di religione.
     
      La Sup. – Tenete questa per voi, e ve ne darò un’altra per la vostra cognata?
      Io. – Non porto immagini da poi che ho studiato il secondo comandamento di Dio: «Non farti immagine alcuna» e con v’è sbaglio poiché dice «delle cose che sono in cielo e di sopra». Non si può dire – ma sono così sante, ed è permesso – no. Egli ha spiegato: «in cielo di sopra».
      La Sup. – Ma Gesù ama la sua madre, non è vero?
      Io. – Di certo; ed era sottomesso ai suoi parenti secondo la carne.
      La Sup. – Gesù stesso dice chi vuol grazie trovi il mezzo; cercate presso mia madre.
      Io. –
La Chiesa dice questo, ma Gesù dice: «Venite a me». Ed io leggo nella Santa Parola «Niuno viene a me, se non che il Padre, che mi ha mandato l’attragga»; Sicché si parla di Padre e non di Madre.
      La Sup. – Ma Maria ha fatto tanti bei miracoli, e ne abbiamo l’esperienza.
      Io. – Gesù diede ai suoi discepoli il potere di far miracoli, e mai a sua madre; e quando con dolcezza Maria disse: «Figliuolo, non hanno vino!» Gesù rispose: «Che v’è tra me e te, o donna?L’ora mia non è ancora venuta». E quell’ora doveva venire dal cielo e non dalla terra.
      La Sup. – Ma voi non disprezzate la Madonna e i Santi?
      Io. – Dio mi guardi; io li ammiro e prego il Signore mi faccia imitare quelle anime belle, alle quali Iddio somministrò tante belle grazie, e loro le seppero mettere bene a profitto.
      La Sup. – Dunque voi credete che abbiamo del merito?
      Io. – Merito in quanto profitto, sì; poiché il servo dice: «Signore, tu mi desti in mano cinque talenti, ecco, sopra quelli n’ho guadagnati altri cinque» e il Signore rispose: «buono e fedel servitore, io ti costituirò sopra molte cose». Ma S. Paolo dice: «Per grazia siete stati salvati mediante la fede, e questo non viene da voi, imperciocché è dono di Dio. Non in virtù delle opere, affinché nessuno si glori».
      La Sup. – Ma la Vergine era la prediletta.
      Io. – Era detto, la Vergine partorirà, ma non da chi. Ciò era nella mente di Dio, e tutti i salvati sono prediletti poiché Gesù dice: «senza di me non potete fare nulla».
      La Sup. – Ma Gesù diede il potere alla Chiesa, e chi non ascolta la Chiesa, manca a Dio, essendo il suo ordine.
      Io. – Se io m’attengo a Gesù, non posso mancare in quanto alla sua Parola, non già ch’io sia pervenuta alla perfezione di non mancare, giacché Paolo dice: «Non che sia pervenuto alla perfezione, ma una cosa fo, che lasciando il passato addietro, corro avanti per vedere se posso ottenere il palio.» E se un tanto servo diceva così, quanto più devo io cercare i lumi per andare avanti?
      La Sup. – Spero che Iddio vi darà questo lume.
      Io. – Per ciò prego.
      La Sup. – Ditemi, non avete mai sentiti rimorsi di coscienza da quando avete lasciato la vostra Chiesa?
      Io. – No.
      La Sup. – Voglio dire agitata?
      Io. – Anzi ho sentito molta più pace.
      La Sup. – Quando fosse così, se voi aveste ragione, andrebbe male per noi.
      Io. – Dio nella sua infinita sapienza giudicherà. Ma è detto «a chi sarà più dato sarà più dimandato». Gesù dice «Io sono la porta, chi non entra per la porta, esso è rubatore e ladrone.»
     
      Sicché se ne andò essa di buon umore; e di lì a poco tornò, portandomi 4 arance e 2 limoni, pregandomi di accettarli come regalo.
     
      Appunti d’una Conversazione.
      Già due altre volte una suora mi ha fatto molte dimande,e rispondendomi mi disse che loro avevano molto più vantaggio di me, poiché Iddio disse: «a cui avrete rimessi i peccati, saranno rimessi». Io. – Ma se il confessore rimette, e Dio no, allora che si fa? E infine ci furono molti ragionamenti anche lì. Io non so se lo fanno di loro volontà, oppure se sono istruite per parte di qualcheduno. Fra poco mi aspetto un altro attacco col frate, ma lo Spirito Santo risponderà per me. Pregherò per i poveri carcerati, giacché siamo bambini di pochi giorni, e non solo non abbiamo gustato il cibo sodo, ma anche abbiam preso poco latte!
      Ma certo Iddio non lascerà la sua opera imperfetta!
     
      Togliamo da un’altra lettera di Rosa il seguente brano:

Lucca, dall’Ergastolo, 20 febbraio 1853.

     CARA SIGNORA TERESA C.......
      Cara Signorina! Ella dice che le mie preghiere montano molto alto! Ah, è bene al contrario... se Iddio non porgesse, nella sua carità, il suo orecchio alla mia bocca, non potrebbe intenderle, perciocché il peso delle mie debolezze le farebbe cader più presto a terra, che montare al cielo. Ma buon per me, che ho da fare col Padre di quel Figliuolo che ha fatto tutto per me. Lascio per ora: se questa sera potrò, le racconterò qualche cosa.
      Riprendo il mio discorso: deve sapere che il giorno che le signorine Senhouse vennero a farmi visita, circa tre quarti d’ora dopo partite, impazzò una Carcerata, e i suoi gridi durarono fino alle 2 dopo mezzanotte, due porte distanti dalla mia. Alle 5 ricominciò ad urlare, e a dire mille cose curiose; la mattina, quando si fa pulizia, mi fu aperta la porta, e io sortii per metter fuori gli oggetti. In quel tempo la povera matta gridava: «mi voglio confessare.» Io aveva in mano la granata, spazzando davanti alla mia cella, quando la matta gridò: «Si dice il peccato, ma non il peccatore!» Questa parola mi mise in curiosità, ed essendo una cella aperta, le Monache non mi videro; ed io fingendo spolverare la mia porta, ascoltava il discorso della infelice matta; ed eccolo qui.
      «Sì, mi voglio confessare dei fatti miei, e non di quelli degli altri. Sì: e sapete che mi fece un confessore? Io mi confessai, ed egli mi dimandò il nome dell’uomo. io gli dissi, non voglio dire il suo nome; io dico il peccato ma non il peccatore. Ma egli mi rispose: ditemi il suo nome, affinché possiate aver l’assoluzione tutti e due. A queste parole io gli dissi il nome. Sapete che fece? Lo mandò tre mesi in carcere!..... Ah! io non voglio dire i nomi: i peccati sì, ma i nomi – no, no, no.»
      Io entrai nella mia Cella ridendo, e dissi: questo discorso è da savio, non da matto. E quanti infelici si trovano in prigione per la santa confessione!

ROSA MADIAI
     
      (2. continua)
     
     
T.P.R.