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Una ferma promessa di Gesù!


“MA LE MIE PAROLE NON PASSERANNO”

     
Queste lapidarie parole furono pronunziate dal Signore Gesù alla fine del sermone profetico con il quale annunziava ai suoi più intimi seguaci la fine di un “mondo” ed il suo personale ritorno in terra per prendere possesso del Regno (Mt 24:35; Lu 19:12). L’attesa degli avvenimenti futuri, che vedranno lo svolgimento dello scontro finale fra Dio e il suo popolo terreno (Israele) da una parte, e Satana e le nazioni dall’altra, dev’essere vissuta dalla Chiesa nell’intercessione e nella testimonianza.


La legge e i profeti

    All’inizio del suo ministerio Gesù aveva promesso molto chiaramente che Egli non era venuto per abolire “la legge e i profeti”, ma per portarli a compimento e che perfino i più piccoli segni delle Scritture si sarebbero immancabilmente adempiuti. Quando diceva queste cose, Egli si riferiva unicamente a quelle Scritture riconosciute ed accettate in quel tempo dai Giudei come “oracoli di Dio”, ossia l’Antico Testamento, privilegio e vanto del popolo d’Israele: “oracoli” che, purtroppo, non sempre furono stimati dal popolo come tali.
     Ma questa non è una novità: anche oggi nel seno della cristianità si lascia serpeggiare il dubbio che non tutta la Bibbia sia stata veramente ispirata da Dio e che là dove è scritto che Dio parla in realtà Egli non abbia mai parlato e che Lo abbiano fatto “parlare” in modo arbitrario gli scribi ebrei. Pertanto molti cristiani (ve ne sono a volte anche tra gli “evangelici”) leggono soltanto il Nuovo Testamento, disdegnando di leggere o di spigolare fra le pagine dell’Antico Testamento e ciò senza minimamente riflettere sul fatto che è proprio nell’Antico Testamento che il Nuovo affonda le sue radici.

     È pur vero che nell’Antico Testamento vi sono dei passi difficili e delle narrazioni che certi “puritani e benpensanti” moderni considerano poco meritevoli di essere lette, ma un sincero credente, guidato dallo Spirito di Dio, trova spiegazioni soddisfacenti a molte difficoltà che gli vengono poste dalla lettura della Scrittura.
     Il Dio vivente non lesina mai il suo aiuto a chi ne ha bisogno e lo richiede: Egli elargisce generosamente e senza rinfacciare, sia la saggezza che qualsiasi altro dono necessario, qualora la richiesta sia fatta con fede (Gm 1:5-6).

     Quando il Signore si trovò sulla croce, sul punto di passare da questo mondo a Dio, chiese da bere e, dopo aver bevuto, disse: “Tutto è compiuto!” (Gv 19:30). Or che cosa intendeva dire con quel “Tutto è compiuto”?.
     Pensiamo che si riferisse al compimento delle profezie relative alla sua prima missione, avendo così ottemperato a tutte le esigenze scritturali che Lo identificavano e che ne garantivano la messianicità. La spugna intrisa d’aceto rappresentò quindi l’ultimo “iota” fra le profezie che si dovevano adempiere duemila anni fa. Ed è questa, infatti, la spiegazione che il Signore stesso diede ai due discepoli di Emmaus, apparendo loro dopo essere risuscitato (Lu 24:25-27).
     Tuttavia, anche se duemila anni fa si è adempiuta solo una parte delle profezie bibliche, dobbiamo però ricordare e sottolineare, senza stancarci, l’importanza della prima missione del Cristo di Dio, cioè il valore inestimabile del sacrificio espiatorio di Gesù: la sua vittoria sul peccato e sulla morte, premessa fondamentale e indispensabile al successivo avanzamento del piano di Dio.


La precarietà dello Stato d’Israele

    
Alla richiesta di alcuni discepoli di conoscere IL SEGNO del suo ritorno e della fine dell'età presente, Gesù rispose facendo anzitutto delle raccomandazioni, elencando poi una serie di avvenimenti che avrebbero costellato i tempi precedenti la fine, e per nulla piacevoli, che tuttavia il Signore giustificò come necessari, ed infine li invitò ad imparare una lezione naturale dal fico: quando questa pianta comincia a germogliare, significa che la stagione dei frutti non è lontana.

     Era questa una similitudine, un’allusione al popolo d’Israele, di cui il fico è una delle figure. Israele, dunque, essendo rientrato seppur in parte nella terra dei padri, offre lo spettacolo di un “fico” che ha ricominciato a rivivere la sua primavera, dopo un lunghissimo e penoso inverno.
     È vero: Israele non dà ancora i frutti desiderati, ma la sua estate sta approssimandosi. Si può facilmente dedurre che il rientro degli esuli in terra d’Israele anticipi di mezza stagione gli eventi della fine già elencati da Gesù nel suo discorso profetico e culminanti nel suo glorioso ritorno.
    

Una breve cronistoria

    
Lo Stato d’Israele fu fondato nel maggio 1948 ed ebbe inizialmente un basso profilo militare, almeno fino al 1956, anni della guerra per il Canale di Suez.
     Ma fu nel 1967, con la famosa “guerra dei sei giorni”, che Israele si affacciò clamorosamente sulla scena mondiale, avendo riportato una folgorante vittoria sugli eserciti arabi coalizzati e ammassati minacciosamente alle sue frontiere.Israele si rivelò come la più forte potenza militare del Medio Oriente e, per giunta, l’unico paese davvero democratico di tutta la regione.

     Da diversi anni Nasser, capo dell’Egitto, conduceva attraverso la radio una martellante propaganda di guerra contro Israele: una propaganda che riusciva a galvanizzare le masse degli altri Paesi arabi. Nei suoi infuocati discorsi, egli diceva tra l’altro: “Dio ha radunato gli Ebrei in Palestina affinché noi potessimo più facilmente distruggerli”.
     All’alba del 5 giugno 1967 Israele ingaggiò per primo la battaglia, applicando il prudente principio secondo cui l’offesa sia la migliore difesa. Così in pochi giorni Israele sottrasse all’Egitto tutto il Sinai, alla Siria le alture del Golan e alla Giordania i territori ad occidente del Giordano, compresa Gerusalemme Est.

     Poi, sotto la pressione delle grandi potenze e dell’ONU, i territori occupati sono stati via via restituiti, ma non tutti, perché per la sua sicurezza Israele mantiene ancora il possesso delle alture del Golan e i suoi soldati sono attestati al confine con la Giordania. Perché, mentre ai Palestinesi preme la totale restituzione dei territori occupati da Israele, tra cui Gerusalemme Est per poterla proclamare capitale del loro nuovo Stato, ad Israele preme la propria sicurezza considerando Gerusalemme come capitale eterna ed indivisibile dello Stato. Quindi: interessi inconciliabili, da cui è derivata una crisi che dura tuttora e la cui soluzione appare umanamente impossibile.

     Memore delle persecuzioni subite durante la sua lunga dispersione fra le nazioni, è giocoforza che Israele si preoccupi della sua sicurezza. Fin dalla fondazione dello Stato nel 1948 ha dovuto difendersi al solo scopo di sopravvivere. Anche i continui inviti agli Ebrei della diaspora a rientrare nella terra dei padri, sono volti allo stesso scopo.
     E se Israele non fosse armato come lo è, in poco tempo i suoi vicini di casa la distruggerebbero.
     Una cosa appare strana in questo strisciante conflitto: le azioni difensive d’Israele vengono per lo più stigmatizzate! Insomma ad alienare le simpatie verso lo Stato ebraico, possono più le sue rappresaglie che i micidiali attentati dei kamikaze palestinesi che ne sono la causa.


Un solo obiettivo: distruggere lo Stato d’Israele!

     Ma è proprio vero che i Palestinesi e i loro sostenitori desiderano la pace?Certo che la desiderano, ma a condizione che Israele sia cancellato dalla carta geografica! A parole non lo dicono, ma dallo Statuto dell’OLP questo punto non è stato ancora abrogato. Ma, se allarghiamo questa sinistra intenzione ad altri popoli, ecco riapparire lo spettro della “soluzione finale” di passata memoria.
     Non solo per lo Stato d’Israele, ma anche per quegli Ebrei che ancora si attardano nella diaspora, dove per il momento si trovano a loro agio; ma stiamo attenti: che lo vogliano sapere o no, l’antisemitismo e l’antisionismo guadagnano terreno ovunque.
     Una volta cancellato lo Stato d’Israele, anche gli Ebrei della diaspora sarebbero in grave pericolo!

     Del resto già per ben due volte si è tentata la distruzione totale di questo popolo.
     La prima volta fu al tempo di Assuero, re di Persia, per istigazione del perfido Aman, altissimo dignitario di corte. I particolari di quel tentato genocidio sono descritti nel libro della regina Ester.
     La seconda volta, nel secolo appena trascorso, durante il regime nazista di Adolf Hitler, ma come ben sappiamo “la sua soluzione” fu interrotta per la sconfitta militare della Germania, ciò perché anche questa volta il Dio d’Israele non lo permise.

     Ma vi sarà una prossima volta, un terzo tentativo: alla fine della nostra epoca e ne saranno coinvolte tutte le nazioni. Bisogna premettere che, in realtà, chi vuole la distruzione del “popolo del Libro” è il grande avversario di Dio, Satana, presentato nell’ultimo libro della Bibbia come “il grande dragone” (Ap 12:9). Egli è stato il vero regista dei due falliti precedenti “olocausti”: gli uomini non sono stati che pedine del suo perfido gioco.

     Leggiamo nella Bibbia:
     “E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. Essi sono spiriti di dèmoni, capaci di compiere dei miracoli. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente... E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon” (Ap 16:13-14), località posta nei pressi di Gerusalemme.

     Di questo raduno globale parla anche il profeta Zaccaria:
     “In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli, tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti, e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei(Za 12:3).

     Però qui appare come un’iniziativa di Dio! Come spiegare le due iniziative?
     Mentre Satana raduna i suoi strumenti per distruggere Israele, Dio gli permetterà di farlo, poiché Egli ha in serbo un piano opposto.
     Ossia, quando gli eserciti nemici saranno pervenuti all’appuntamento, allora il Signore stesso li annienterà.Poiché, quando non ci sarà più alcuna potenza terrena a proteggere Israele, chi difenderà la sua causa se non Colui che ha sempre amato questo popolo?


Nessuno potrà annientare Israele!

     Che la casa d’Israele sia, per la grazia di Dio, indistruttibile, lo si può rilevare dalle numerose promesse di benedizione a suo riguardo che sono disseminate a iosa nella Bibbia, malgrado le molteplici infedeltà e cadute del popolo, ma c’è di più: esiste in merito un formale giuramento da parte dell’Onnipotente fatto ad Abramo e alla sua discendenza, che poi confermò ad Isacco e ripeté a Giacobbe (Ge 12:15-18; 26:2-5; 28:13-15).
     Quindi una promessa di benedizione che non potrà mai scadere!

     Ma per tutti gli altri, scettici e ribelli di tutto il mondo, Dio presenta loro un dilemma paradossale o la preservazione d’Israele oppure il crollo dell’universo!

     Secondo le precise parole del profeta:
     “Così parla il Signore, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle, perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde, colui che ha nome: il Signore degli eserciti. «Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me – dice il Signore – allora anche la discendenza d’Israele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza»” (Gr 31:35-36).

     In tale drammatica evenienza, con la distruzione d’Israele anche i suoi nemici non reggerebbero un secondo di più, perché travolti dall’immane tragedia cosmica.Ma questa impossibile soluzione del dilemma è proposta da un Dio che spera sempre d’essere ascoltato dagli uomini. È un ulteriore invito alla conversione, un invito all’ubbidienza e quindi alla salvezza.Perché il Dio degli eserciti, nella sua essenza è Amore!

     Pertanto, data l’indistruttibilità d’Israele, leggiamo come si risolverà l’annosa crisi del Medio Oriente:

     “Ecco, viene il giorno del Signore in cui le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te.Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme, la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate, metà della città sarà deportata, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città.Poi il Signore si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni, come gli combatté tante volte nel giorno della battaglia.In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a Gerusalemme... Il Signore, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui” (Za 14:1-4 e 5c).

     Questa di Zaccaria è una visione che si integra con quella di Apocalisse 19:11-21.
     Certamente così si concluderà la crisi mediorientale, e con essa la crisi del mondo.
    
     Quando ci sarà pace a Gerusalemme, ci sarà pace anche in tutto il mondo, perché a stabilirla sarà il Principe della pace, il Re dei re, il Signore dei signori, le cui parole “non passeranno”.

    
La Chiesa e i “segni dei tempi”

    
Dopo la tremenda esperienza dei lager nazisti, gli Ebrei superstiti speravano di trovare un po’ di pace nella terra dei padri e invece vi trovarono la guerra. Proprio nello stesso giorno della proclamazione dello Stato, il loro rientro in quella regione ha comportato l’innesco di una crisi senza precedenti, le cui ripercussioni si faranno sentire in tutto il mondo.
     Crisi mediorientale e sermone profetico di Gesù (Mt 24) fanno del popolo d’Israele un protagonista di primo piano. Lo confermano indiscutibilmente le parole che s’incontrano in quel discorso di Gesù, come il “sabato”, il “luogo santo” (del futuro tempio), la Giudea” (storico nome della Palestina) e la “gran tribolazione”.

     Ora, quale dev’essere l’atteggiamento della Chiesa in questa situazione, sapendo che lei non sarà coinvolta negli eventi terribili del periodo dell’Anticristo, dal momento che, prima che accadano tutte queste cose, sarà già stata rapita dal Signore alla sua presenza?

     Un episodio tratto dall’Antico Testamento è abbastanza illuminante a questo proposito.
     Al tempo di Abramo i peccati dei sodomiti erano giunti fino al cielo e il Signore voleva distruggere Sodoma e le città del circondario. Ma, prima di agire, volle farne partecipe Abramo, dicendo di lui:
     “Dovrei forse nascondere ad Abramo quanto sto per fare, dato che Abramo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra?” (Ge 18:17-18).

     Per quale motivo Dio aveva confidato al suo “amico” ciò che aveva a cuore di fare, se non per condividere con lui i suoi disegni e le sue preoccupazioni?
     Infatti, Abramo, nella speranza di salvare la città, se ne preoccupò e si mise ad intercedere per Sodoma presso il Signore (Ge 18:23 e segg.). Dal disastro scampò solo “il giusto Lot” insieme alle sue due figlie; poi il fuoco distruttore del giudizio cadde sulla città. E Abramo, dall’alto della montagna, fu testimone oculare di quel giudizio divino.
    
     Oggi la Chiesa si trova in una situazione simile a quella di Abramo. E allora, dovrebbe il Signore nascondere alla Chiesa i suoi piani, dato che ella è destinata alla gloria celeste e a regnare con Lui sulle nazioni? No!Anzi, attraverso le profezie bibliche fa conoscere ai suoi “amici” a cosa andrà incontro il mondo che giace nel maligno.
     Nell’Apocalisse, il libro che conclude e riassume tutte le profezie, il Signore così si firma solennemente: “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza diDavide, la lucente stella del mattino” (Ap 22:16).
    
     Ma chi sono gli “amici” all’interno delle chiese? Chi sono, cioè, le persone alle quali il Signore vuol confidare il suo modo di operare in futuro? Spero vivamente che tutti i membri delle nostre assemblee lo siano.
     Comunque il Signore le identifica con queste parole:

     “Voi siete miei amici, se fare le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma io vi ho chiamato amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio
(Gv 15:14-15).


Gli “amici” di Gesù sono anche amici di Israele!

     Quindi gli “amici” di Gesù non possono ignorare ciò che si va profilando all’orizzonte della storia (e siamo soltanto agli inizi!), non possono ignorare cioè che si sta verificando un accerchiamento minaccioso contro Israele da parte di un mondo che mal tollera la sua presenza nella cosiddetta “terra santa”.
     Occorre perciò che quanti al presente sono “amici” di Dio si immedesimino, come fece Abramo, nell’attuale situazione d’emergenza, aggiungendo ai doveri di sempre anche quello d’intercedere presso il trono della grazia di Dio a favore del popolo d’Israele, affinché volgano “lo sguardo verso Colui che hanno trafitto”. Ma hanno anche il dovere di intercedere a favore dei Palestinesi, vittime talvolta ignare della strategia distruttrice di Satana.

     Come Abramo, anche gli attuali eletti del Signore saranno testimoni oculari delle cose che sono state loro rivelate e che a suo tempo vedranno adempiersi, perciò con la differenza, rispetto ad Abramo, che non le osserveranno dall’alto di una montagna, ma dall’alto delCielo!
    
     Gloria e onore all’Altissimo, Padre nostre e del Signore Gesù Cristo, Dio grande e tremendo, che mantiene i patti e serba la misericordia verso quelli che Lo amano e osservano i suoi comandamenti.
    

Giuseppe Buccheri