Salvatore Giambrone - Asti
Caro fratello,
dopo averle risposto personalmente, prendo spunto dalla sua lettera per ritornare sullargomento dal momento che ho saputo che, pur essendo stato lei lunico a scrivermi, larticolo del fratello Samuele Negri è stato anche da parte di altri oggetto di discussioni e di critiche.
Innanzitutto la ringrazio per averci scritto e per aver sentito il bisogno di parteciparmi le sue riflessioni, con allegate alcune documentazioni che seppur interessanti non possono certo costituire una parola conclusiva sul problema: parola che dobbiamo con onestà e sincerità ricercare soltanto nelle scritture bibliche che ci rivelano non il pensiero degli uomini ma il pensiero di Dio (2Pi 1:21).
È ovvio che, se ho ritenuto necessario pubblicare larticolo Fate questo in memoria di me che, anzi, è stato da me espressamente richiesto al fratello Samuele Negri, è perché ne ho condiviso e ne condivido totalmente il contenuto. Non mi pare infatti che il fratello Negri abbia esposto le sue convinzioni personali, per difenderle o per opporle a quelle di chi sta percorrendo strade diverse. Il suo articolo è ancorato a quanto insegnano le Scritture e i riferimenti allopinione di medici sono soltanto dei supporti per altro non essenziali.
Con la stessa franchezza con la quale lei si è rivolto a me con uno spirito fraterno, che ho apprezzato, mi permetto di parteciparle alcuni pensieri. Poi non tornerò più sullargomento in queste pagine, soprattutto perché ciò di cui abbiamo bisogno non è la prosecuzione di un dibattito-confronto fra opinioni diverse, ma di dibatterci e confrontarci con la Parola di Dio assumendoci davanti a Lui la piena responsabilità delle nostre scelte. Ed è infatti da questo confronto con la Parola che voglio trarre ispirazione per le mie osservazioni.
La vera fede si contrappone
alla falsa scienza!
Non mi pare che quanto riportato nellarticolo possa favorire la contrapposizione fra scienza e fede. Anzi la scienza, attraverso la scheda dei medici di Forlì, è stata in questo caso utilizzata per rendere più serena la fede, anche se (lo ripeto!) la fede in quanto ubbidienza alla Parola di Cristo non ha alcun alcun bisogno di essere supportata dalla scienza.
Lei afferma che è pericoloso contrapporre la scienza alla fede.Vorrei osservare che può essere invece pericolosa unaffermazione nella quale si parli in modo generico e non specificato di scienza. A quale scienza lei fa riferimento? A quella vera il cui principio è il timore del Signore (Pr 1:7) e che parte per ogni sua ricerca dallascolto della Parola e dal presupposto che Dio è il Creatore di ogni cosa a cui è sottoposta tutta la realtà? Oppure a quella che falsamente si chiama scienza (1Ti 6:20) perché si contrappone alla Rivelazione di Dio, la critica, la smentisce e si fonda sul presupposto che Dio non cè e che tutta la realtà è sottoposta alla signoria dellUomo?
Lei afferma giustamente che la vera scienza non è in contrasto con la Parola di Dio, ma le chiedo: dove è oggi la vera scienza? Alla scienza degli uomini, quella che si è volutamente sbarazzata di Dio e che disprezza di conseguenza lascolto della sua Parola, la fede è chiamata ogni giorno a contrapporsi!
Prendo atto delle sue osservazioni su epatite B e tubercolosi: non essendo medico, mi sono informato. I pareri che ho raccolto mi testimoniano che si tratta di materia opinabilissima in cui ciò che è possibile è dimostrabile (o indimostrabile?) tanto e quanto ciò che è impossibile.
Si mette in dubbio
la divinità di Gesù!
Se a qualche medico dei nostri giorni fosse possibile indagare con gli strumenti a sua disposizione sulla situazione igienica al tempo del Signore Gesù, finirebbe senzaltro, con la sua scienza, per giudicare come sciagurato il gesto compiuto da Gesù e come ancor più sciagurato lordine dato ad altri di ripeterlo. La scienza interverrebbe subito per fermare la fede!
In questo contesto, trovo piuttosto grave la sua affermazione secondo la quale Gesù ha condiviso i limiti del suo tempo. Prendo atto della sua onestà perché laffermazione è preceduta dalle parole io penso. Bene: questo è un suo pensiero, espresso nel corso della storia da personaggi come Ario, ma non è certo il pensiero della Parola di Dio. Come è possibile parlare di condivisione di un tempo storico quando si parla di Colui del quale lapostolo Paolo scrive: ...in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili; troni, signorie, principati, potenze: tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui (Cl 1:17-18).
Impariamo (io per primo!) a fare nostra lesortazione di Paolo che segue: Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia o con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo, perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità... (Cl 2:8-10).
Mi pare che proprio la sua affermazione giustifichi pienamente la preoccupazione di Samuele Negri il quale giustamente teme che, adottando luso dei bicchierini, si finisca con il mettere in dubbio la piena divinità del Signore Gesù o, per lo meno, con il non testimoniare più in modo totale e coerente la nostra fede nella sua divinità.
Gesù è Dio: o siamo certi e convinti di questo e siamo pronti a riconoscere quindi la sua onniveggenza e preveggenza su ogni atto che compiva oppure non siamo convinti di questo ed allora siamo pronti a metterlo in discussione e ad adeguare le sue parole ai nostri punti di vista e alle nostre convinzioni e convenienze personali. È vero che Paolo ha scritto di alcuni che a Corinto si erano ammalati o erano addirittura morti dopo aver partecipato alla cena del Signore (1Co 11:30), ma la causa non era dovuta ad un contagio subìto mangiando lo stesso pane e bevendo dalla stesso calice: la causa di malattie e morti era da ricercare nel disordine spirituale che aveva provocato un giudizio da parte di Dio. Quando la partecipazione alla Cena provoca malattie, ciò accade per il giudizio di Dio non certo per uninfezione virale.
Cambiando la forma
cambia il messaggio
In un articolo pubblicato in questo stesso anno (n.2/febbraio 2002) Gianpirro Venturini, non sapendo quello che avrebbe scritto Samuele Negri, ha affermato (pag.66): Eppure Gesù opera una innovazione notevole che passa quasi inosservata, infatti il capofamiglia ebreo NON faceva circolare il suo calice; solo in casi eccezionali per mostrare la sua stima e il suo affetto verso una persona le inviava il proprio calice per onorarla in modo particolare. Nellultima cena Gesù mandò il SUO calice a tutti, mostrando così il suo affetto, il suo spirito di comunione per tutti anche per Giuda. Oggi purtroppo in alcune chiese locali si è fatta una controinnovazione notevole!
Ciò che mi rattrista personalmente è che ho visto realizzarsi il passaggio dal calice unico ai bicchierini, ma non ho letto né ascoltato nessuno studio biblico che spiegasse e giustificasse questa scelta! Le motivazioni che ho sentito hanno a che fare con la convenienza, con lopportunità, con la paura..., ma non ho ascoltato neppure una motivazione che abbia a che fare con quanto il Signore ha detto e ordinato! Mi è stato riferito di un fratello anziano che non avrebbe apprezzato larticolo di Samuele Negri perché, dal momento che nella sua chiesa ha da tempo approvato il passaggio ai bicchierini, si è trovato a disagio con un credente giovane nella fede che, evidentemente colpito dallo studio da noi pubblicato, gli chiedeva spiegazioni. Questanziano avrebbe testualmente detto: Sono stato costretto ad arrampicarmi sugli specchi!. Ma non è alla Parola di Dio che noi dovremmo aggrapparci e non è solo su di essa che dovremmo arrampicarci?
Se uno si arrampica sugli specchi è perché è confuso e disorientato!
Non è vero che la forma ha unimportanza relativa, come lei scrive. Abbiamo, in relazione alla Cena, i testi descrittivi e narrativi riportati nei Vangeli cui lei fa riferimento, ma abbiamo poi anche il testo normativo scritto dallapostolo Paolo che trasmette quanto dichiara di aver ricevuto dal Signore (1Co 11:23). Ed è un testo normativo semplice, chiaro, lineare che segue quasi immediatamente le precedenti affermazioni di Paolo sul valore dellunico pane e dellunico calice (1Co 10:14-22).
Se la forma avesse unimportanza relativa, perché non procediamo ad innovazioni anche per il battesimo? Immergere più persone nella stessa acqua come si fa in tante occasioni è tuttaltro che igienico... E perché mai rifiutiamo forme diverse dallimmersione? Come sappiamo limmersione e lemersione dallacqua trasmettono un messaggio (la morte e la risurrezione di Cristo) assolutamente non trasmissibile adottando altre forme.
Così è per lunico pane e per lunico calice. Cambiare la forma equivale a cambiare il messaggio: un unico pane e un unico calice = un unico Corpo unito; tante gallette di pane e tanti bicchierini = tanti corpi divisi. Qualcuno potrà dire che non sempre la forma dellunico pane e dellunico calice corrisponde alla sostanza dellunico Corpo e ciò è tristemente vero. Ma proprio per questo la forma è ancora più importante, perché attraverso di essa il Signore, nella Cena, ci ricorda che Egli, con la sua morte, ci ha uniti a Lui e in Lui. Lunico pane e lunico calice ci portano ad esaminarci per verificare la sostanza della comunione e dellunità donateci da Cristo.
Ci ricordano ogni domenica, riprendendoci ed ammonendoci, che dobbiamo essere un unico Corpo in Cristo, perché a questo scopo Egli è morto per noi. Ma quale riprensione può venirci da gallette e bicchierini?
La saluto con affetto e con la speranza che lascolto della Parola ci illumini.
Paolo Moretti