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Necessità di un chiarimento


GIUDEI E CRISTIANESIMO:
UN MALINTESO STORICO



I Giudei che vivono in Israele hanno una scarsissima conoscenza del cristianesimo. Inoltre quel poco che sanno purtroppo è frutto, molto spesso, di pregiudizi errati e infondati, che è bene conoscere per rendere più efficace la nostra possibile testimonianza e per pregare per la loro rimozione.


    I Giudei israeliani, a differenza dei Giudei che vivono fuori da Israele, vivono in una società che è profondamente giudaica. Il contatto con i cristiani e con il cristianesimo, quindi, giunge quasi sempre indirettamente: attraverso i mass-media, i turisti in pellegrinaggio, i libri di storia, ecc...
     Di conseguenza, quando si ha l’opportunità di parlare con un giudeo israeliano del cristianesimo, si prova sempre una certa frustrazione, perché ci si scontra con tanti falsi pregiudizi. Consideriamo alcune delle credenze più diffuse.



I cristiani credono che il Nuovo sostituisca l’Antico Testamento

     Molti Giudei israeliani pensano che i cristiani siano interessati solo al Nuovo Testamento o meglio che l’Antico Testamento sia per i Giudei, il Corano per i musulmani e il Nuovo Testamento per i cristiani.
     Spesso è uno shock per il giudeo medio scoprire che il messaggio del Nuovo Testamento, la messianicità e divinità di Gesù, il Suo sacrificio e resurrezione, l’inclusione delle “Genti” come parte del popolo di Dio siano l’adempimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il problema è che i Giudei, non leggendo il Nuovo Testamento, non capiscono la dipendenza del Nuovo Testamento dall’Antico.


Gesù non era veramente giudeo

     Negli anni passati, Gesù non era un soggetto di conversazione accettabile. Una nostra insegnante ci raccontò che da adolescente lesse una biografia su Gesù e che, quando i suoi genitori lo vennero a sapere, rimasero scioccati e arrabbiati. Perché leggere un libro su quell’uomo? Oggigiorno la situazione è cambiata, almeno in parte. Alcuni studiosi ebrei studiano Gesù nel Suo contesto giudaico del primo secolo e Lo rivendicano, fino ad un certo punto, come giudeo. Questa è sicuramente una svolta positiva, visto che per molto tempo si è pensato a Gesù, il rabbino giudeo della Galilea, come ad una sorta di giudeo eretico o addirittura come qualcuno che non si poteva più neppure definire giudeo.
     Quando i Giudei leggono le esatte parole di Gesù nei Vangeli, tuttavia, scoprono un rabbino giudeo che insegnava in uno stile rabbinico concetti che erano interamente giudaici.


L’Apostolo Paolo tentò di far sì che i Giudei uscissero dal giudaismo

    
Chi è visto dai Giudei con ancora maggior negatività di Gesù è l’apostolo Paolo. Se Gesù si è guadagnato un certo favore tra i Giudei israeliani di oggi, l’apostolo Paolo è ancora considerato un nemico del giudaismo. Una nozione falsa diffusa fra i Giudei è che Paolo cercò di distoglierli dalla Legge. Quest’idea (a volte accettata persino dai cristiani) va contro Atti 21:17-28. In questo passo si dice che corresse voce che Paolo stava cercando di persuadere i giudei ad abbandonare Mosè (v. 21). Allo scopo di invalidare questa voce e provare che Paolo stesso adempiva la Legge, Giacomo consigliò a Paolo di unirsi a quattro uomini che avevano fatto un voto e di sottoporsi con loro alla cerimonia di purificazione, sostenendone le spese (v. 24): Paolo fece tutto questo e stava per offrire il sacrificio necessario, quando fu arrestato sotto false accuse.
     Il passo è significativo per i Giudei in relazione al loro atteggiamento nei confronti di Paolo perché ci mostra che:
    
     a) l’apostolo Paolo non insegnava ai Giudei ad abbandonare la Legge, a smettere di circoncidere i loro figli e neanche a smettere di praticare “usanze ebraiche”;
     b) Paolo stesso osservava la Legge;
     c) anche dopo il sacrificio di Gesù sulla croce, Paolo considerava ancora il sacrificio al tempio un atto religioso valido.


L’Apostolo Paolo voleva iniziare una nuova religione

     Reinserire l’apostolo Paolo nel suo contesto giudaico aiuta a dissipare un'altra credenza falsa, cioè che Paolo avesse lasciato il giudaismo per iniziare una nuova religione chiamata cristianesimo. Il cristianesimo ed il giudaismo di oggi sono due realtà completamente separate, specialmente nella mente dei Giudei. Per il giudeo medio, il giudaismo è per gli israeliani, l’islam per gli arabi ed il cristianesimo per gli europei o gli americani.
     Questo modo di vedere le cose non era sicuramente quello dei Giudei del primo secolo. Il cristianesimo del primo secolo (almeno precedente al 70 d.C.) non era separato dal giudaismo, ma piuttosto all’interno del giudaismo.
     Paolo e gli altri credenti in Gesù insegnavano una dottrina molto giudaica: che il Messia divino era venuto e che questi era il rabbino galileo Yeshua, che era morto e risuscitato. Come abbiamo sottolineato più sopra, essi non insegnavano ai Giudei ad abbandonare il giudaismo, ma piuttosto ad adempiere la loro fede giudaica nell’accettare Gesù come il loro Messia. È interessante notare, specialmente nel libro degli Atti, che Paolo ha incontrato una forte resistenza tra i Giudei non tanto quando predicava che Gesù era il Messia, ma quando annunciava che Dio gli aveva affidato l’incarico di andare dai pagani.
     Dato che il cristianesimo era ancora visto come parte del giudaismo e poiché Paolo sosteneva che i pagani erano accettati da Dio indipendentemente dalla Legge, il messaggio di Paolo significava in effetti che i pagani potevano essere parte del giudaismo senza diventare Giudei.
     Questo era rivoluzionario e causò controversia non solo all’esterno del movimento cristiano, ma anche al suo interno. Secondo il Nuovo Testamento, alcuni dei rivali più accaniti di Paolo erano credenti in Gesù che pretendevano che i credenti “gentili” dovessero osservare almeno parte della Legge.
     Dopo la dispersione dei Giudei nel 70 d.C., i Giudei e i cristiani si allontanarono l’uno dall’altro sempre di più; c’erano sempre meno ebrei che credevano in Gesù e sempre più credenti “gentili”.
     In questo modo, il cristianesimo venne visto sempre di più una fede per “gentili”. Due millenni di questa percezione del cristianesimo da parte dei Giudei hanno reso l’evangelizzazione dei Giudei un compito difficile.
    
Ecco perché è così importante per i Giudei andare direttamente al Nuovo Testamento per trovare il vero cristianesimo.


Il Nuovo Testamento è un documento estraneo al giudaismo

     E questo ci porta al nostro punto finale: dal momento che i Giudei vedono il cristianesimo come una religione per stranieri, essi non leggono il Nuovo Testamento. Se lo facessero, tuttavia, troverebbero in esso una serie di documenti che si inseriscono perfettamente nel contesto giudaico del primo secolo, nell’ambito del quale essi furono scritti.

     • Il greco del Nuovo Testamento
è pieno di espressioni semitiche.
     • Il metodo di insegnamento e di argomentazione è tipicamente giudaico.
     • L’uso e l’interpretazione della Scrittura dell’Antico Testamento sono tipici del giudaismo del primo secolo.

     In conclusione, se il lettore giudeo riuscisse a staccarsi da duemila anni di tradizione negativa riguardo al cristianesimo, leggere il Nuovo Testamento potrebbe rivelarsi un’inaspettata scoperta.


Conversione all’interno del e non dal giudaismo

     L’idea che il cristianesimo sia qualcosa di straniero rimane una delle barriere più grandi tra i Giudei e la salvezza nel Messia Gesù.
     Nonostante i Giudei israeliani siano più aperti oggi di quanto lo fossero negli anni passati e nonostante la recente ricerca degli studiosi giudei su Gesù e sull’apostolo Paolo sia riuscita a farli vedere da loro come dei Giudei che operavano all’interno del giudaismo, la strada è ancora lunga prima che il giudeo israeliano medio veda il credere in Gesù come un atto di fede perfettamente giudaico.

     Pregate che i Giudei vedano Gesù, l’apostolo Paolo e anche i credenti giudei dei nostri giorni non come dei traditori voltisi ad una religione e cultura straniere, ma come Giudei completi, che hanno trovato il compimento della Legge nel Messia Gesù.