Mi è capitato, sempre più frequentemente purtroppo, di partecipare ad incontri fraterni nei quali si parlotta, ci si muove in continuazione sulle sedie, ci si gira e rigira per guardare indietro chi è l'ultimo arrivato, ci si alza frequentemente per andare al bagno anche se non si ha ancora l'età che rende giustificati e impellenti certi bisogni, si sonnecchia, ci si distrae con la massima facilità, si scelgono gli ultimi posti per poter continuare a scambiare con il vicino di sedia o di panca idee e opinioni che nulla hanno a che fare con l'incontro... Un caro fratello mi ha recentemente raccontato di essere rimasto molto turbato, nel corso di un'agape fraterna, perché, messosi in fondo per la necessità di controllare i figli piccoli perché non fossero di disturbo, ha assistito allo spettacolo desolante di un gruppo di giovani credenti che parlavano e ridacchiavano come se si stessero raccontando delle barzellette e a tutto mostravano di pensare tranne all'incontro che si stava svolgendo. Ma mi è anche capitato di ascoltare predicatori che ricorrono alla battuta facile e, quindi, alla ricerca del sorriso e della risata spesso generale nelle speranza di tenere alto l'interesse dell'uditorio.
In questo modo si dà l'impressione che quello che si sta ascoltando o quello che si sta dicendo non sia poi così importante e che gli incontri fraterni siano il modo "religioso" per trascorrere insieme ad altri una parte (minima!) del nostro tempo libero, che tranquillizzi la nostra coscienza. Spesso manca purtroppo, sia da parte di chi partecipa per ascoltare la Parola sia da parte di chi partecipa per annunciarla, quel necessario atteggiamento di raccoglimento che rende solenne il nostro incontrarsi nel nome del Signore e che, soprattutto, ci porta a concentrarci sul valore del momento che stiamo vivendo insieme e, di conseguenza, ad affidare le nostre menti e i nostri cuori alla guida dello Spirito Santo che è il solo modo possibile per far sì che la Parola, ascoltata o predicata, penetri a fondo nei nostri cuori per esservi saldamente radicata e per portare frutto.
Forse ci siamo dimenticati che, quando ci raduniamo in un qualsiasi luogo, siamo alla presenza del Signore? Che il nostro incontrarci ha valore solo se, insieme, rivolgiamo gli occhi della fede verso l'alto per contemplare la gloria di Dio? Che dovremmo concentrare i nostri pensieri solo sul Signore, che dovremmo guardare a Lui e disporre i nostri cuori a parlargli attraverso il canto e la preghiera e ad ascoltarlo attraverso la sua Parola? O abbiamo forse coniato una nuova esortazione: "Distraetevi gli uni gli altri"? Il profeta Daniele, dopo aver contemplato la visione della gloria di Dio (Da 10:4-7) e dopo aver udito la sua Parola, racconta: "Mentre egli mi rivolgeva queste parole, io abbassai gli occhi a terra e rimasi in silenzio" (10:15). Nell'abbassare gli occhi a terra e nello stare in silenzio non c'è soltanto il gesto di chi vuole umiliarsi davanti al Signore, ma c'erano anche ben espressi: nel guardare a terra, il desiderio di non voler essere distratto da nulla di quello che c'era intorno a lui e, nel rimanere in silenzio, la volontà di mettere a tacere il proprio "spirito" per abbandonarsi totalmente allo Spirito del Signore e per essere condotto da Lui nella lode, nell'adorazione, nell'ascolto. Dobbiamo vivere il silenzio e il raccoglimento prima, per preparare i nostri cuori all'incontro; dobbiamo viverli durante, perché nessuna delle ricchezze che il Signore ha preparato per noi vada perduta e dobbiamo, infine, viverli dopo, per impedire al Maligno di disperdere subito quanto abbiamo ricevuto.