nov02-ic



Due domande sulla vita della chiesa


CHI PERDONA I PECCATI E...
QUANDO NASCE UNA CHIESA LOCALE?


     
L’ordinamento della chiesa locale era il tema di un articolo pubblicato nel numero di agosto (pagg. 400-407). Questo tema ha sollevato due questioni alle quali risponde lo stesso autore dell’articolo.


"Ho letto e condiviso l'articolo di Carlo Bisceglia. Rimane sospeso: «Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli». Sarà bene chiarire con approfondimento.

Lettera firmata    


Legare e sciogliere

    
La domanda di un fratello mi dà l’occasione di approfondire il senso del legare e dello sciogliere che è diventato elemento costitutivo dell’autorità ecclesiastica che noi crediamo non esista. Però tale risposta può essere valida solo se ha un fondamento biblico. Analizzeremo insieme tutti i passi della Scrittura che trattano il tema del legare e dello sciogliere ed in particolare quella relativo al presunto “primato di Pietro” di Matteo 16, da me non affrontato perché trattato da altri fratelli precedentemente sulle stesse pagine de IL CRISTIANO.

     “Gesù disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli»”.
     Queste parole sono rivolte da Gesù personalmente a Pietro dopo la sua confessione.
     “Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». E detto questo, soffiò su loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti»”. (Gv 20:21-23)
     I testi di Matteo 16 e di Giovanni 20 ci pongono degli interrogativi. Il potere di legare e sciogliere è stato attribuito da Gesù solo a Pietro o a tutti i dodici apostoli e poi a tutti discepoli di ogni epoca e luogo che obbediscono al mandato di proclamare l’Evangelo ad ogni creatura?
     La Chiesa cattolica apostolica romana interpretando i due testi in questione ritiene che Gesù abbia voluto fondare la chiesa di Cristo non su sé stesso ma su Pietro. Da ciò fa discendere la dottrina del papato, che fa del vescovo di Roma il capo supremo della cristianità su tutta la terra. Il potere di legare e sciogliere dato a Pietro (Mt 16) sarebbe destinato alla “chiesa” fondata su di lui. Così soltanto la chiesa di Roma avrebbe la legittima autorità di rimettere i peccati ai fedeli, attraverso il sacramento della confessione e del sistema penitenziale, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
    
     L’interpretazione evangelica è molto diversa è giunge a due conclusioni:
     1. Il fondamento della Chiesa di Dio non è Pietro ma Cristo stesso.
     2. Il potere di legare e sciogliere nei due testi su citati si riferisce esclusivamente agli effetti della predicazione dell’Evangelo: remissione dei peccati (sciogliere) se accettato per fede oppure giudizio e condanna (legato) se rifiutato.
    
     Poiché viene accettato quasi da tutti i cristiani, almeno a parole, che solo la Bibbia spiega la Bibbia nei suoi brani più controversi, il nostro compito è quello di cercare nella Scrittura la giusta risposta per pervenire alla verità di Dio e stabilire realmente come stanno le cose.


Cristo fondamento della Chiesa

    
Esaminiamo insieme il primo testo di Matteo 16.
     Pietro, per rivelazione dello Spirito confessa che Gesù non è solo un uomo, ma è veramente Dio: “Il Cristo, Il Figlio dell’Iddio vivente”, della stessa natura del Padre celeste. Questa verità sarebbe stata il fondamento della Chiesa e non Pietro. Gesù dice: “Tu sei Pietro (petros, una pietra, sasso), e su questa pietra (petra, roccia grande), io edificherò la mia Chiesa”.
    
     • Nella sua prima lettera (1P 2:4-8) Pietro stesso chiarisce che non è lui la roccia, ma Cristo.
     • Cosi anche in Efesini 2:20 la Parola di Dio, attraverso l’apostolo Paolo, ci ricorda che la chiesa è edificata “sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo stesso la pietra angolare”;
     • In 1Corinzi 3.11 è riportato un solenne avvertimento: “nessuno può porre altro fondamento (alla chiesa) che quello già posto, cioè Cristo Gesù”.
     • Ancora in 1Corinzi 10:4 Paolo ci spiega che la roccia spirituale dalla quale beveva Israele era Cristo (vedi anche Numeri 14:32). Nella scrittura la roccia, come anche la rocca, è un simbolo legato a Cristo, visto come fondamento e protezione della vita dei credenti (vd. Lu 6:46-49: Sl 18:1-2; ecc.)
     A Pietro però il Signore Gesù dà l’incarico dell’annuncio dell’Evangelo nel giorno della Pentecoste. Le chiavi del Regno dei cieli ( v. 19) sono un simbolo di autorità che Dio diede a Pietro in riferimento alla predicazione dell’Evangelo che aprirà le porte del cielo a tutti coloro che lo accetteranno e le chiuderà a coloro che lo rifiuteranno.
     Il privilegio di sciogliere e legare si realizzò nella predicazione del giorno di Pentecoste quando ad Israele Pietro offri l’occasione di accettare l’Evangelo che prometteva salvezza in Cristo mediante il perdono dei loro peccati. (At 2) poi la stessa cosa poté farlo in casa del centurione Cornelio (At 10:34-44), ai Samaritani (At 8:14:17). Lo stesso privilegio fu concesso da Gesù anche agli altri discepoli (Gv 20:22-23) e a tutti coloro che obbediscono al mandato di Gesù di predicare l’Evangelo in ogni luogo ed in ogni tempo.


Il perdono dei peccati

     Ancora in Matteo 18:15-18 Gesù insegna la via da seguire per guadagnare il fratello a causa del peccato che ha interrotto la comunione. Tutta la comunità deve seguire un preciso modello che dev’essere permeato dall’amore di Dio e sostenuto dalla pazienza e dalla preghiera.
     Gesù in questo brano ha usato le medesime espressioni simboliche di legare e sciogliere che abbiamo riscontrato nel testo di Matteo 16 dove abbiamo riscontrato che esse hanno a che fare con la predicazione del Vangelo che produce i suoi effetti sulla base della risposta dell’uomo.
     Ma qui Gesù si riferisce al perdono delle offese tra credenti e ci indica chiaramente che i soggetti non sono né gli apostoli e neppure la chiesa locale in prima battuta, ma i chiamati in causa, cioè l’offeso e l’offensore.
     Entrambi questi due soggetti hanno l’ “autorità”, nel senso di possibilità, di legare e sciogliere.
     Gesù all’offeso comanda di perdonare il fratello non solo con il suo cuore, ma di andare da lui perché possa ravvedersi e riconciliarsi; gli comanda in sostanza di guadagnare il fratello al fine di ristabilire la relazione e la comunione interrotta dal peccato.
     Per conseguire questa vittoria spirituale sul male che divide i due fratelli sono chiamati in causa altri fratelli e se ciò non bastasse tutta la chiesa locale perché sia esercitata, nella carità, la massima pressione morale e spirituale per il conseguimento di tale vittoria, cioè la riconciliazione dei due fratelli.
     Come il buon Padre celeste, il fratello offeso deve avere sempre una disposizione continua ed attiva al perdono verso il fratello offensore.
     Da questo brano comprendiamo che Gesù ha dato questo potere di legare e sciogliere nelle mani dei contendenti: per uno la disposizione al perdono ricercato con tutte le possibilità e per l’altro l’opportunità di ravvedersi, chiedere perdono e non indurirsi nella sua posizione di peccato.
     L’impenitente resta legato nella sua situazione di peccato.
     L’insegnamento di Gesù su questo tema è molto esplicito e non è affatto secondario nell’economia della salvezza che contempla il perdono dei peccati, senza il quale non c’è ristabilimento di relazione e di comunione sia con Dio che con i fratelli.
     Vi sono altri passi nelle Sacre Scritture che confermano tale importanza. Nella preghiera del “Padre Nostro” Gesù ci insegna a dire: “...rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
     Con queste parole Gesù pone una condizione ineludibile per ottenere perdono dal Signore, purtroppo, spesso si prendono delle scorciatoie e ci si dà a vani ragionamenti che spezzano la comunione con Dio e con il prossimo, nostro debitore.
     Questa condizione è ancora evidenziata da Gesù in modo più drammatico nella parabola del servo malvagio che aveva avuto il condono del suo gran debito ma non aveva fatto altrettanto nei confronti di un suo piccolo debitore (Mt 18:23-35).
     Dopo queste brevi riflessioni possiamo affermare che le Scritture ci indicano che l’ ”autorità” di legare e sciogliere è attribuita ai singoli credenti e non ad un sistema ecclesiastico.
    
Secondo l’insegnamento del Signore i due principali attori restano l’offeso e l’offensore e dal loro comportamento si avranno conseguenze spirituali positive o negative nella relazione e comunione sia livello umano e della comunità terrena che a livello divino nei cieli.

     Senza avere la pretesa di essere esaustivo sull’argomento, mi auguro di aver dato un piccolo stimolo alla ricerca, alla riflessione e alla applicazione della Parola di Dio, affinché tutti possiamo crescere insieme fino a raggiungere la statura di uomini maturi a gloria del nostro Salvatore Gesù Cristo.

    


La Chiesa del Dio vivente


“Carlo Bisceglia ha scritto che la chiesa comincia ad esistere là dove due o tre sono radunati nel nome di Gesù. Io penso invece che la chiesa esiste soltanto quando vi sono degli anziani e dei diaconi e quando i doni dello Spirito Santo vengono accordati ed esercitati.”

Messaggio telefonico


     Quando una chiesa locale comincia ad esistere? Sinceramente non saprei come chiamare un gruppetto di credenti che si raduna nel nome di Gesù Cristo in un determinato luogo se non chiesa. Poiché non c’è alcuna dicotomia tra la chiesa universale e quella locale; a meno che non siamo dinanzi ad una divisione della chiesa locale, scaturita da una situazione di peccato per ambizioni, motivi carnali e settari.
     Una chiesa locale è un gruppo o un insieme di fratelli che si raduna fedelmente ed in pace nel nome di Gesù Cristo.
     Nella Scrittura la chiesa locale passa attraverso varie fasi. Da quella iniziale dei primi convertiti fino ad avere una certo numero di credenti.
     Con la predicazione e la conversione delle anime a Cristo comincia a manifestarsi la chiesa in un determinato luogo. Poi, quando i tempi sono maturi, si procede all’ordinamento interno della chiesa locale, con il riconoscimento o l’elezione degli anziani e dei diaconi. Quindi potremmo dire che sul piano temporale in un luogo nasce la chiesa locale e poi successivamente, nei modi e nei tempi dovuti, si riconosceranno gli anziani, i diaconi e gli altri doni. Le Scritture confermano questo percorso.
     Negli Atti 14:23 leggiamo: “e fatti eleggere per ciascuna chiesa (locale) degli anziani...”. Possiamo osservare che la chiesa in quel luogo già esisteva prima della elezione degli anziani.
     Il medesimo concetto lo troviamo in Tito cap. 1, quando l’apostolo Paolo invia Tito a Creta per mettere ordine nelle chiese e fare eleggere degli anziani, se tra esse si fossero trovati dei credenti aventi i requisiti richiesti.
     Non dimentichiamo che esisteva ed esiste ancora un ministerio itinerante che può supplire ad alcune carenze di doni di alcune chiese locali non consolidate, con dei responsabili, talvolta, non adeguati: “Paolo e Sila confermavano le chiese della Siria e della Cilicia” (At 15:41)
     Questo mi ha fatto ripensare a tanti cari e stimati fratelli che hanno avuto tra le Assemblee in Italia un ministerio preziosissimo; ne cito solo due, che ho personalmente conosciuto, per onorare la loro memoria: Gian Nunzio Artini e Abele Biginelli.

    
La nascita della Chiesa

     È necessario richiamare alla nostra mente alcuni passi della Sacra Scrittura prima di formulare una risposta biblica al quesito di un fratello che ritiene “che una chiesa inizia ad esistere solo quando vi sono degli anziani e dei diaconi e quando i doni dello Spirito Santo vengono accordati ed esercitati”.
     Credo che questa visione sia frutto dei condizionamenti che portiamo in noi perché siamo immersi nella cultura cattolica e molti di noi siamo degli ex-cattolici. Dal punto di vista cattolico, in un luogo, non esiste chiesa se prima non viene costruito un edificio idoneo e consacrato e non vi sia il servizio regolare di un sacerdote consacrato. Quindi per poter vedere che in quel luogo esiste la chiesa per un cattolico è necessario vedere una certa struttura.
     Vediamo cosa dice la Sacra Scrittura.
     Gesù, prima della sua ascensione in cielo, “ordinò loro (ai discepoli ) di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale Egli disse avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni” (At 1:4-5).
     “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia... E tutti furono ripieni di Spirito Santo” (At 2:1-4).
     La discesa dello Spirito Santo su tutti i discepoli presenti segna la nascita della Chiesa di Cristo formata dai nati nuovi e l’inizio dell’era della grazia estesa a tutti le nazioni.
     Chi appartiene alla Chiesa di Cristo? Tutti coloro che sono nati di nuovo dallo Spirito Santo (Gv 3:3-7).
     Chi non ha lo Spirito di Cristo non Gli appartiene (Ro 8:9).
     Il battesimo nello Spirito Santo ha come finalità di inserire il credente nel corpo di Cristo. L’apostolo Paolo ai Corinzi dice: “Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1Co 12:27).
     Il tempio di Dio sono tutti i credenti che insieme formano la chiesa del Dio vivente. Ma anche ogni singolo credente che ha ricevuto il dono dello Spirito Santo è un tempio di Dio. Infatti ognuno, come re e sacerdote, da solo, può andare alla presenza di Dio per adorare, per pregare, intercedere, supplicare, e dialogare con Dio sulla base della Parola scritta. Tuttavia il Signore ha concepito e costituito la chiesa come entità collettiva (assemblea – congregazione) perché l’uomo non vivesse in solitudine ma in comunione con altri fratelli. Nell’interscambio della vita comunitaria, ove ogni fratello riceve un dono per l’utile comune, si può realizzare appieno la vocazione e lo sviluppo di ogni credente. Nella chiesa non esiste fratello che non abbia almeno un dono secondo la misura della sua fede, come nel corpo ove ogni membro ha una sua funzione specifica.
     Sappiamo che esiste “la chiesa universale” composta da tutti i veri credenti viventi e da quelli già col Signore che sono conosciuti solo da Dio, senza distinzione di razza, di tempo, luogo, di confessione religiosa e denominazione. La chiesa spirituale ed universale è il corpo mistico di Gesù Cristo. Essa è il nuovo Popolo che Dio si è scelto. La chiesa universale e invisibile a noi, ma perfettamente conosciuta da Dio. Essa esclude ogni credente nominale non nato veramente di nuovo.
     La chiesa è il luogo spirituale eletto da Dio ove in modo particolare Egli si manifesta ed incontra l’uomo per edificarlo e per ricevere da lui, non in solitudine, ma insieme ai suoi fratelli, l’adorazione, la lode, il ringraziamento e la preghiera. La chiesa universale è invisibile a noi uomini.


La chiesa locale

     Ora ogni chiesa locale fedele al Signore non è altro che l’espressione e la manifestazione nel tempo e nel luogo di quella universale, del Corpo di Cristo. La chiesa locale non è una entità staccata ed autonoma da quella universale, come un singolo organo del corpo non può essere staccato da esso. Qualcuno si domanda: quando comincia ad esistere una “chiesa locale”?
     Preferirei cambiare questa domanda. Quando comincia a manifestarsi la chiesa in un determinato luogo (perciò locale)? Tenendo presente la natura spirituale della chiesa, credo che non sia questione di numero di persone e neppure che debbano esserci necessariamente anziani e diaconi perché si possa riconoscere l’esistenza di una chiesa locale.
     Certamente non si può teorizzare che due o tre persone costituiscano una chiesa locale nello stesso modo che noi vediamo realizzarsi in una comunità consolidata, ma non ci possiamo nemmeno far condizionare dalla tentazione umana di vederla solo come una struttura ben definita. L’accentuazione di una visione strutturale della chiesa è patrimonio delle chiese moltitudiniste: pensiamo alla chiesa cattolica, ortodossa oppure a quelle del mondo riformato che comunque privilegiano una certa struttura ecclesiale e una certa gerarchia dei ministeri. Le nostre visioni non fondate sulla Sacre Scritture non sono da Dio.
     Riteniamo che la chiesa locale non è altro che la manifestazione del Corpo mistico di Cristo in un determinato tempo e luogo. Essa è costituita dai nati di nuovo che sono parte del popolo di Dio. Poiché la chiesa non si manifesta nella individualità ma nella collettività, a cominciare da due o tre che s’incontrano nel suo nome, Gesù ha promesso la sua presenza ed è questa presenza che dà dignità all’incontro, quando i fratelli si lasciano guidare dallo Spirito Santo. Perciò il radunamento dei nati di nuovo intorno al Signore non dipende né da un certo numero di credenti, e neppure dalla presenza di anziani riconosciuti.
     “Dovunque due o tre sono radunati nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro” (Mt 18:20): Gesù non pone altra condizione per la sua comunione se non quella di incontrarsi nel suo nome ed essere in pace con i fratelli, perdonandosi vicendevolmente ove ci siano offese e divisioni per la carnalità. Credo che la promessa di Gesù sia anche un grande incoraggiamento per una situazione minimale, eccezionale, estrema; pensiamo ai missionari in campi di lavoro difficilissimi, alla chiesa perseguitata e nascosta. Tuttavia Gesù garantisce la sua presenza e rende prezioso anche l’incontro dei pochi che si radunano in fedeltà, umiltà e necessità.

Carlo Bisceglia