Come sarà
la Nuova Gerusalemme?
Tra i molti possibili approcci allo studio dei capitoli 21 e 22 dell'Apocalisse, abbiamo scelto quello che predilige lanalisi del testo e la centralità della figura della Nuova Gerusalemme.
Analizzeremo dunque le ultime pagine della Bibbia vedendo quali saranno le caratteristiche, la struttura e lambiente circostante la Santa Città, per poi dedicarci ai soggetti che vivranno allinterno o allesterno di essa durante l'eternità.
Le caratteristiche
Una prima familiarizzazione con le gloriose particolarità della Nuova Gerusalemme può essere realizzata esaminando quali siano i sostantivi e gli aggettivi usati in relazione ad essa nellApocalisse.
Per quanto riguarda i sostantivi, essa viene chiamata in tre modi diversi:
Una città (21:2). Infatti, come vedremo anche nel prossimo paragrafo, essa viene descritta in tutti i suoi particolari come una vera e propria città. Al contrario di quanto prevedono alcune religioni, la Bibbia dichiara che gli uomini redenti da Cristo vivranno in un mondo trasformato ed in una città, ora pressoché indescrivibile, ma con alcune caratteristiche tipiche delle nostre attuali città. Essa non sarà però una costruzione umana, ma scenderà giù dal cielo da presso a Dio (21:2), ad indicare soprattutto la sua origine e la sua provenienza divine.
Il tabernacolo di Dio (21:3). Qui si tratta invece di un'espressione simbolica: nella città non ci sarà nessun tempio o santuario (v. 22) ma la Nuova Gerusalemme sarà essa stessa il tabernacolo di Dio con gli uomini. Allora si realizzerà appieno la promessa fatta da Dio (Le 26:11-13) e parzialmente realizzata con la dispensazione della Chiesa (2Co 6:16): il Signore abiterà con gli eletti e sarà il loro Dio ed essi saranno Suoi popoli, ripristinando lo stadio iniziale di profonda comunione goduta nel giardino di Eden, ed estendendola dal solo Israele a tutta lumanità redenta (cfr. es. Ez 37:27).
La sposa, la moglie dellAgnello (21:2,9). Della sposa lApocalisse aveva già parlato nel capitolo 19 a proposito delle nozze dell'Agnello (v. 7-9), dove però aveva usato il termine greco gynè, più generico, invece di nymphè, adoperato qui in senso più specifico. È significativo che una città, simbolo per antonomasia di rapporti interpersonali, sia considerata anche una sposa, aggiungendovi così la profonda relazione damore che esisterà fra Dio e gli uomini.
Per quel che concerne invece gli aggettivi che qualificano la Città futura, nel capitolo 21 di Apocalisse ne vengono segnalati almeno i seguenti tre:
Santa (21:2,10). Innanzitutto nella Città di Dio sarà assente nel modo più assoluto il peccato, proprio come Dio stesso è assolutamente separato da ogni iniquità. Vedremo più avanti, nel nostro studio, che niente di immondo e di maledetto potrà entrarvi (21:27; 22:3) e tutti coloro che vi abiteranno non dovranno più lottare quotidianamente col peccato perché ne saranno stati completamente liberati, avendo ottenuto da Dio un nuovo corpo glorioso, simile a quello del loro Signore (cfr. es. 1Co 15:42-44,53-54).
Nuova (21:2). Come il cielo e la terra, anche la Gerusalemme celeste è nuova: il termine greco è kainè e sta ad indicare novità nella natura, nella qualità e nel tipo di caratteristiche strutturali più che attestarsi su un concetto meramente cronologico di successione nel tempo. NellAntico Testamento la città di Gerusalemme viene chiamata talvolta santa e sposa (es. Is. 52:1; 61:10): tale era nel pensiero di Dio, malgrado il peccato e lidolatria ne abbiano fatto sino ad ora una città senza pace perché senza Re. Verrà però il giorno in cui Dio realizzerà appieno i Suoi disegni anche in rapporto a Gerusalemme, la quale sarà da Lui completamente rinnovata e pronta ad ospitare il Re dei re ed i Suoi eletti.
Gloriosa (21:10). La gloria di cui sarà caratterizzata la Santa Città non sarà uno splendore che scaturisce da sé stessa: la Nuova Gerusalemme sarà piuttosto la gloria di Dio in persona, perché là vi sarà la Sua presenza ineffabile. Anche la struttura della città, che fra poco vedremo, parla di santità, perfezione ed incomparabile bellezza; la gloria di Dio la illuminerà meglio di qualsiasi sole (21:23) e in essa si troverà tutta la gloria dei re e delle nazioni (v.24-26).
La struttura
La Nuova Gerusalemme sarà una vera e propria città, con caratteristiche del tutto particolari ma anche parzialmente simili a quelle delle nostre città. Nel capitolo 21 di Apocalisse, a tal proposito, si parla delle fondamenta, della misure, delle mura, delle porte, della piazza e del tempio della Nuova Gerusalemme.
Per quanto riguarda le fondamenta della città, il v. 14 ci rivela che le mura avranno dodici fondamenti, sui quali si troveranno scritti i nomi dei dodici apostoli di Gesù, mentre il v. 9 ci ricorda che tali fondamenti saranno adorni di ogni tipo di pietre preziose: diaspro, zaffiro, calcedonio, smeraldo, sardonico, sardio, crisolito, berillio, topazio, crisopazio, giacinto ed ametista... dodici fra le più belle pietre create da Dio (vv. 19-20). Il numero dodici indica la totalità completa in rapporto al popolo di Dio, e qui simboleggia lintera Chiesa. Non bisogna però dimenticare che la pietra angolare di questultima è Gesù Cristo stesso (Ef. 2:20), e quindi presumibilmente Egli sarà anche il vero fondamento della Nuova Gerusalemme, come simbolo della stabilità e delleternità di questultima.
Passando poi alle misure della città, esse furono prese da uno dei sette angeli per mezzo di una canna doro. Le unità di misura adoperate furono lo stadio ed il cubito duomo, cioè dangelo (vv. 15, 17): ciò fa pensare che le misure riportate in Apocalisse non debbano essere prese alla lettera ma rappresentino un tentativo di rendere comprensibile qualcosa di divino. In ogni caso ci vien detto che la città sarà quadrata, ovvero perfettamente cubica, di dodicimila stadi per lunghezza, larghezza ed altezza, pari a circa 2400 km. per lato, con una superficie di circa 5 milioni e mezzo di kmq ed un volume di circa 12 milioni di kmc. Sarà certamente una città enorme, capace di accogliere presso di sé tutti i redenti di tutta lumanità di tutti i tempi. Il numero dodici è ancora una volta protagonista, come simbolo di perfezione e di completezza.
Il muro della città sarà grande ed alto, misurerà 144 cubiti e verrà costruito di diaspro (v.12,17,18). La Nuova Gerusalemme avrà dunque un muro alto circa 75 metri, ancorché la misura è anche qui dangelo, e non ci consente di essere dogmatici. Pur avendo una considerevole altezza, il muro è ben poca cosa rispetto alle grandiose dimensioni dellintera città: questo fa pensare alla sicurezza che contraddistinguerà la Nuova Gerusalemme, perché essa non temerà nemici o ladri di sorta e potrà permettersi mura di cinta relativamente basse. Il materiale di costruzione sarà il diaspro translucido, pietra preziosa di grande valore che può essere attraversata dalla luce e pertanto consentirà di irradiare a tutto lambiente circostante la meravigliosa gloria della Città e loro puro come vetro trasparente di cui essa sarà fatta (v. 18).
Per quanto concerne invece le porte della Nuova Gerusalemme, ci vien detto che esse saranno dodici, custodite da altrettanti angeli, e su di esse saranno scritti i nomi delle dodici tribù dei figli dIsraele (v. 12). Ogni lato della città avrà tre porte, le quali non verranno mai chiuse, e ciascuna di esse sarà fatta di una perla (vv. 13, 21 ,25). Ecco di nuovo il numero dodici, simbolo di assoluta perfezione, in riferimento stavolta alle tribù d'Israele, per rappresentare che nella Santa Città vi sarà posto anche per i redenti dellAntico Testamento (così pure Ez 48:30-34). Le porte saranno custodite da angeli, perché nessuno possa entrarvi se non accetto al Signore (cfr. la guardia dei cherubini allEden, Ge 3:24); ma allo stesso tempo saranno sempre aperte ed in ogni direzione cardinale, perché tutti i salvati vi possano entrare ed uscire liberamente in ogni momento (cfr. es. Lu 13:29). Inoltre ogni porta sarà fatta di una perla diversa, con uno splendore dolce e pacato che ricorda la grazia e la pazienza di Dio.
Al suo interno, la Nuova Gerusalemme avrà poi una piazza (gr. platèia), della quale al v. 21 ci viene riferito soltanto che sarà doro puro simile a vetro trasparente, con una descrizione quasi identica a quella dellintera città fatta nel v. 18. È significativo che nella Nuova Gerusalemme vi sarà un posto particolare per una piazza, tipico punto dincontro che permette la socializzazione e lamicizia: questo fa pensare che nelleternità avremo tempo per conoscere gli altri credenti di tutti i tempi ed avremo una vita piena di relazioni sociali. Lo splendore della piazza la rende non paragonabile ad alcuna delle nostre pur bellissime piazze odierne, anche perché essa avrà l'irripetibile privilegio di presentare nel suo mezzo lalbero della vita, di cui parleremo in appresso (cfr. 22:2).
Lultimo elemento strutturale della Città, narrato nel capitolo 21 di Apocalisse, è il Tempio: in realtà nella Nuova Gerusalemme non vi sarà alcun tempio perché il Signore Dio Onnipotente e lAgnello saranno il suo Tempio (v. 22). Come oggi il tempio di Dio non è una costruzione di pietra ma la persona del credente (cfr. 1Co 3:16), nelleternità non ci sarà bisogno di tabernacoli o santuari che rappresentino o contengano la presenza di Dio, dal momento che Egli stesso sarà presente con la sua ineffabile gloria nella Città.
Lambiente
Dopo aver esposto quali saranno le caratteristiche strutturali della Nuova Gerusalemme, esaminiamo in questo paragrafo ciò che lApocalisse ci rivela intorno a tutto ciò che sarà presente o assente nelleternità, con particolare ma non esclusivo riferimento alla Santa Città.
Innanzitutto vi sarà un nuovo cielo ed una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, ed il mare non era più (21:1; cfr. Is 65:17). È notevole che la descrizione di Giovanni dell'era finale che deve venire si focalizzi non in un platonico cielo ideale o in un distante paradiso, ma sulla realtà concreta di un nuovo cielo e di una nuova terra. Dio aveva creato un cielo ed una terra perfetti per ospitare le Sue creature, ma il peccato e la morte hanno trasformato anche il cielo e la terra in luoghi di ribellione e di inquinamento: la creazione è stata sottoposta alla vanità, attualmente geme ed è in travaglio ed aspetta di essere liberata dalla servitù della corruzione per entrare anchessa nella libertà della gloria dei figli di Dio (Ro 8:20-22). Il piano redentivo di Dio comprende allora anche la natura da Lui creata ed i nuovi cieli e la nuova terra saranno rinnovati innanzitutto sotto il profilo morale e spirituale, visto che in essi abiterà la giustizia (2P 3:13). La stessa parola greca kainè, come abbiamo visto in precedenza, non indica una successione temporale quanto piuttosto un rinnovamento in qualità strutturale, dovuto al fatto che in futuro Dio stesso abiterà negli elementi materiali ed in quelli cosmici: il mondo che passa non viene annientato ma piuttosto purificato per consentire lapparizione di un diverso ordine di cose, radicalmente diverso dal precedente, ma che allo stesso tempo lo ricorda in qualche modo (cfr. 2Co 5:17). Qualcuno però potrebbe chiedersi: perché il mare non sarà più? Con ogni probabilità, qui lenfasi non è geografica ma morale e spirituale: il mare è il luogo da cui nascerà la Bestia di Ap 13:1 ed il posto dove saranno i morti (20:13). Esso sta pertanto a simboleggiare il male, che nella nuova creazione non potrà essere presente in alcun modo.
La radicale novità del Nuovo Mondo si comprende meglio se si va a considerare ciò che lApocalisse afferma esisterà o cesserà di esistere nella vita eterna. Sotto il primo aspetto nella Nuova Gerusalemme vi sarà per esempio il fiume dell'acqua della vita (22:1): esso sarà limpido come il cristallo e scaturirà direttamente dal Trono di Dio e dellAgnello. Con questo fiume siamo entrati allinterno della Santa Città, certamente meno descritto da Giovanni rispetto allesterno ma ugualmente trattato con aspetti di grande rilevanza, come quello che esaminiamo ora. Il profeta Ezechiele vide a suo tempo un torrente che proveniva dal Nuovo Tempio (47:1ss.), ma nellApocalisse si va oltre e si parla di un fiume che fuoriesce direttamente dal Trono appartenente a Dio Padre e a Dio Figlio, in unimmagine che ricorda il simbolismo biblico dellacqua associata alla salvezza di Dio (cfr. es. Gv. 3:5, 4:13-14, 7:37-39). Questo fiume sarà chiaro e trasparente come il cristallo, perché nessun inquinamento potrà esistere nel Nuovo Mondo, al contrario di quanto accade oggi ai nostri fiumi che soffrono per la compromissione, spesso incontrovertibile, delle loro falde acquifere.
In mezzo alla piazza della Città e su entrambe le sponde del fiume troveremo poi lalbero della vita, il quale darà dodici raccolti e porterà il suo frutto ogni mese, mentre le sue foglie serviranno per la guarigione delle nazioni (Ap 22:2).
Nel Paradiso Terrestre vi era un fiume che usciva dallEden e portava acqua al giardino dove era anche lalbero della vita, poi precluso alluomo ribelle per non separarlo eternamente dal Creatore (Ge .2:10; 3:12).
Nella Nuova Gerusalemme, invece, il fiume irriga soltanto lalbero della vita e sono le caratteristiche di questultimo ad avere una più completa descrizione. Esso sarà eccezionalmente produttivo e di nuovo lumanità redenta potrà accedervi (cfr. Ge 3:22-24) per gustare i suoi frutti abbondanti e frequenti (cfr. Ap 2:7) e per usufruire della guarigione che le sue foglie saranno capaci di dare, con una simbologia che ricorda gli effetti perpetui della morte di Cristo sui riscattati (cfr. la profezia parallela di Ez 47:12).
Nella Santa Città quello che forse colpirà maggiormente per la sua novità sarà lassenza di elementi normali e talvolta necessari per la nostra vita attuale. LApocalisse ci dice che le cose di prima sono passate (21:4) e che, per esempio, mancheranno la morte, il cordoglio, il grido e il dolore: la nuova creazione ripristinerà lo stato originario dellEden e verranno meno tutte le peggiori conseguenze del peccato, come la morte (che tiranneggia lumanità con il suo spettro), il cordoglio (che è la reazione addolorata di chi sopravvive), il grido (che manifesta langoscia di chi soffre) ed il dolore (che è la caratteristica tipica dellumanità di tutti i tempi).
Anche se oggi è normale ed anche necessaria la loro presenza, nella Nuova Gerusalemme non ci saranno più neanche la notte, il sole e la luna (21:23, 25; 22:5). Nella Bibbia la notte ha spesso connotazioni spirituali negative (cfr. es. Gv 9:4; Ef 5:8) e forse per questo negli ultimi capitoli dellApocalisse per ben due volte viene detto che essa verrà meno, quasi a stabilire una realtà che adesso può sembrarci strana. Nelleternità sarà sempre giorno, ma la luce non sarà né naturale né artificiale e non verrà dal sole o dalla luna comè oggi: la Santa Città sarà illuminata dalla gloria di Dio ed il suo luminare sarà lAgnello ovvero il Signore Dio.
Che meravigliosa prospettiva... un mondo nuovo nel quale vi sarà sempre una luce smagliante e preziosa, per noi ora indescrivibile visto che proverrà direttamente da Dio e dalla Sua ineguagliabile gloria!
(10. continua)
Giuseppe Martelli