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il luogo santissimo




    EDITORIALE

       I drammatici avvenimenti del vicino Medio Oriente sono stati comprensibilmente oggetto nelle ultime settimane di attenzioni e commenti da parte dei mass-media.Hanno provocato inevitabili schieramenti di parte e suscitato tensioni e preoccupazioni per il brutale risorgere dell'antisemitismo. Ciò che ho trovato particolarmente irritante è stata però l'eccessiva premura con cui si è seguito il presunto assalto dei soldati israeliani ai cosiddetti "luoghi sacri" della cittadina di Betlemme, non solo perché le critiche si sono levate a senso unico nei confronti dell'esercito israeliano che ne è rimasto sempre rispettosamente all'esterno, mentre ben 240 guerriglieri palestinesi vi erano penetrati all'interno trovandovi ospitalità e protezione, ma anche perché in certi "messaggi" è sembrato che si fosse più preoccupati per la salvaguardia degli edifici che per l'incolumità delle persone. Questa assurda guerra, che è iniziata con le crociate e che si è di nuovo scatenata intorno ai "luoghi sacri", testimonia cosa fa l'uomo quando segue la sua religione e non ascolta la rivelazione di Dio. E la tristezza per questa situazione spiritualmente drammatica diventa profonda, quando si pensi che alla sacralità dei luoghi non sono legati solo ebrei e musulmani ma anche cosiddetti "cristiani". "Cristiani" che si attribuiscono incoerentemente questo nome, dal momento che hanno sepolto la novità introdotta dall'opera di Cristo nel rapporto uomo-Dio e che, di fatto, sono diventati pessimi testimoni di quel Cristo al quale pur dicono di fare riferimento. Ma: quale novità?
       L'autore della lettera agli Ebrei ricorda con riconoscenza e commozione che, grazie al sangue sparso da Gesù, tutti coloro che credono in Lui hanno la "libertà di entrare nel luogo santissimo" (Eb 10:19). Come sappiamo per gli Ebrei "il luogo santissimo" era il settore più intimo, del tabernacolo prima e del tempio poi, nel quale era custodita l'arca del patto, contenente le tavole della legge. Qui era idealmente fissata per il popolo la presenza dell'Eterno e qui poteva entrare soltanto il Sommo Sacerdote e soltanto una volta all'anno, nel grande giorno dell'espiazione, per aspergere di sangue "il propiziatorio", cioè il coperchio dell'arca, in modo da espiare con questo rito i peccati suoi e quelli di tutto il popolo. La novità prodotta dall'opera di Cristo, e dimenticata da chi rimane ancora attaccato ai "luoghi sacri", consiste nel fatto che, per mezzo del suo sacrificio espiatorio, tutti i credenti sono liberi di entrare nel "luogo santissimo" quando vogliono. E questo "luogo santissimo" non si trova sulla terra, ma "nel cielo stesso" (Eb 9:24), là dove Cristo è tornato per offrire a Dio Padre il proprio sangue, sparso "una volta per sempre" e in modo "irripetibile", per l'espiazione dei peccati di tutti gli uomini. I "luoghi sacri" sulla terra non hanno quindi più ragione di essere dopo il sacrificio di Gesù sulla croce. I cristiani, che hanno compreso la grande novità della Croce, sanno che possono adorare Dio Padre sempre e dovunque, sanno che il loro spirito ha la libertà di penetrare, per la grazia divina, "nel cielo stesso", sanno che il luogo dove si trovano ad adorare qui sulla terra non ha più alcun valore. Alla donna samaritana, che si era rivelata esperta conoscitrice di "luoghi sacri", Gesù aveva preannunciato questa grande novità: "Donna, credimi: l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre... l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità" (Gv 4:21,23). Dopo il sacrificio di Gesù sulla Croce "i luoghi sacri" non hanno più ragione di esistere, non hanno più valore. Preghiamo perché, per tutti gli uomini e soprattutto per tutti coloro che si dicono "cristiani", venga finalmente "l'ora" di credere che "l'ora è già venuta".

Paolo Moretti