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Archeologia e Bibbia


TESTIMONIANZE STORICHE
SUL LIBRO DEGLI ATTI (II)



La chiesa che, su indicazione dello Spirito Santo, inviò l'apostolo Paolo a svolgere i suoi viaggi missionari si trovava ad Antiochia di Siria, una delle più belle città dell'intero impero romano. Le città di Salamina e di Pafo, sulle opposte rive dell'isola di Cipro, furono le prime tappe del primo viaggio di Paolo, accompagnato da Barnaba.


La splendida Antiochia

     Fuggito da Damasco, Paolo decise di andare a Gerusalemme, dove finalmente avrebbe potuto conoscere Pietro (Ga 1:18). Erano passati ormai alcuni anni da quando era stato folgorato dalla visione celeste e si era convertito, ma a Gerusalemme fu accolto ancora con diffidenza, per i suoi trascorsi di persecutore non ancora dimenticati. La situazione cambiò per l'intervento di Barnaba, uno dei primi convertiti che godeva della fiducia degli Apostoli (At 4:36, 37), il quale aveva seguito la predicazione di Paolo a Damasco e se ne fece garante (At 9:27). Dopo un breve periodo di collaborazione con i cristiani di Gerusalemme, a Paolo fu consigliato di lasciare la città; infatti i Giudei, che lo giudicavano un traditore, cercavano di ucciderlo. Fu così che i fratelli lo accompagnarono a Cesarea, dove lo misero su una nave che faceva vela per Tarso, sua città natale (At 9:28-30). Tarso era situata 20Km all'interno, sulle rive del Cidno, che era però navigabile (è noto l'episodio di Cleopatra che risalì il fiume su un battello dalla poppa d'oro per andare incontro ad Antonio, nell'anno 41 a.C.).

      La scena si sposta ora ad Antiochia sull'Oronte, nota anche come Antiochia di Siria.Oggi si chiama Antakia ed è in territorio turco, a poco distanza dal confine con la Siria..
      Nell'anno 300 a.C. Seleuco I Nicatore, diadoco di Alessandro, aveva scelto Seleucia di Pieria come sua capitale; poco tempo dopo però questo privilegio passò alla vicina Antiochia, un po' più all'interno sul fiume Oronte, e Seleucia ne rimase il porto (il nome Antiochia probabilmente derivava daAntioco, padre di Seleuco).
      Antiochia era situata all'incrocio delle vie commerciali Eufrate-Mediterraneo e Siria-Asia Minore. A metà del 1° secolo era considerata la terza città dell'Impero, dopo Roma ed Alessandria, ed aveva acquistato notorietà sia per lo splendore dei suoi monumenti sia per la dissolutezza dei suoi costumi. Cesare, Erode il Grande, Augusto e Tiberio l'avevano infatti abbellita con monumenti pubblici, bagni, strade lastricate e fiancheggiate da portici.Gli antichi scrittori l'avevano definita la "Splendida Antiochia" o la "Regina d'Oriente".
      Crogiolo di popoli, ben presto Antiochia divenne il centro di diffusione del cristianesimo tra i pagani (At 11:19-21). Quando però arrivò a Gerusalemme la notizia che ad Antiochia una comunità di ebrei e pagani convertiti vivevano in pace tra loro come fratelli, gli Apostoli si allarmarono, e mandarono il fido Barnaba ad indagare (11:22). Barnaba si convinse subito che quella era opera di Dio, ed esortò i fratelli di Antiochia a proseguire nella testimonianza, conservando l'unità (vv. 23, 24). Ma Barnaba fece di più: ricordandosi dell'amico Paolo, andò a cercarlo a Tarso e lo convinse a trasferirsi anche lui ad Antiochia (v. 25). Così i due si misero a lavorare assieme , indifferentemente tra giudei e pagani, per un anno intero, ed avvenne che proprio lì nella città dell'Oronte fu dato ai seguaci della nuova fede il nome di Cristiani (v. 26) (alcuni studiosi ritengono che questo nome avesse all'inizio una connotazione spregiativa, dal momento che antiocheni erano noti come inventori di soprannomi derisori.
      Si inseriscono a questo punto nel racconto di Luca alcuni eventi dai quali sarà possibile trarre riferimenti cronologici . Il primo è quello della carestia che si verificò "sotto Claudio" (At 11:27,28), a cui fece seguito il viaggio a Gerusalemme di Barnaba e Paolo, incaricati di portare degli aiuti a quella chiesa. L'altro è il racconto della persecuzione di Erode Agrippa I, il quale fece uccidere Giacomo, fratello di Giovanni, ed imprigionare Pietro (At cap. 12).
     
      È ad Antiochia che scoppiò il problema più grave e decisivo sulla vera identità del Cristianesimo, relativo ai rapporti che intercorrevano tra la nuova fede e il giudaismo. In altre parole, ci si chiedeva se per diventare cristiani occorreva prima farsi circoncidere e sottoporsi a tutte le altre pratiche religiose giudaiche. Ad Antiochia Paolo e Barnaba non avevano imposto la circoncisione ai pagani convertiti, mentre alcuni giudeo-cristiani venuti dalla Palestina ne sostenevano la necessità. Nel caso che questi avessero avuto ragione, il Cristianesimo si sarebbe dovuto concepire solo come la forma più perfetta della religione giudaica e non come una realtà radicalmente nuova. Questo tema fu affrontato nella conferenza di Gerusalemme (At 15) e ripreso da Paolo nella lettera ai Galati.
      Antiochia ben presto avrebbe assunto un ruolo particolare.Bruce M.Metzger ha correttamente osservato infatti che "la città potrebbe rivendicare assai più di Gerusalemme il diritto di essere considerata la madre delle chiese dell'Asia Minore e dell'Europa, e soprattutto il luogo di nascita di ogni attività missionaria".
     
     
Cosa rimane oggi della città?

     Prima di affrontare però la fase successiva dei viaggi missionari, vediamo che cosa è rimasto della Antiochia del tempo di Paolo. Sappiamo che la città era suddivisa in quattro quartieri (infatti Strabone la definisce Tetrapoli). Ma purtroppo del suo glorioso passato non rimane quasi più nulla, a parte gli splendidi mosaici pavimentali che si possono ammirare nel Museo dell'Hatay, uno dei più ricchi del mondo in questo settore. Fu l'Università di Princeton a condurre gli scavi ad Antiochia e dintorni, a partire dal 1932, insieme ad altre prestigiose istituzioni degli Stati Uniti e della Francia.
      Alcuni dei soggetti rappresentati nei mosaici aprono orizzonti sulle tematiche con cui si dovettero misurare i cristiani nel loro dialogo con l'ambiente pagano. Molti mosaici che decoravano i pavimenti delle ricche ville presentano temi connessi ai culti misterici di Iside, che, come è noto, aprivano una prospettiva di salvezza individuale per gli iniziati. Un mosaico straordinariamente ben conservato (oggi esposto al Louvre di Parigi) presenta il soggetto della "Fenice", il mitico uccello che si diceva risorgesse dalle sue ceneri, e che veniva usato come simbolo di eternità e di rinnovamento in ambito pagano. Dalla vicina città di Tarso proviene invece un mosaico pavimentale che rappresenta Orfeo mentre ammansisce gli animali.
      Orfeo, celebre personaggio della mitologia greca, si diceva avesse un canto così soave da muovere le pietre e ammansire le belve. Il mosaico di Orfeo che canta e suona davanti agli animali, proveniente da Tarso, è tema ricorrente di parecchi altri lavori ritrovati nell'area mediterranea. Uno è conservato nel Museo Nazionale di Palermo, un altro (proveniente da una villa romana in Sardegna) è visibile nel Museo di Antichità di Torino.
     
     
La missione a Cipro

     Nei capitoli 13 e 14 degli Atti troviamo il racconto del primo viaggio missionario, databile fra il 45 e il 48, a cui presero parte Paolo e Barnaba, accompagnati dal giovane Giovanni Marco, nipote dello stesso Barnaba, che gli Apostoli avevano condotto con sé ad Antiochia tornando dalla "missione umanitaria" di Gerusalemme (At 12:25).
      Avendo dunque deciso di recarsi a Cipro (che era il luogo d'origine di Barnaba, At 4:36), si imbarcarono nel porto più vicino ad Antiochia che, come abbiamo visto in precedenza, era Seleucia Pieria (località oggi in gran parte insabbiata), approdando quindi a Salamina (che la tradizione indica come la città natale di Barnaba), sulla costa orientale dell'isola. Conoscendo bene la gente e i luoghi, forse Barnaba sperava di trovarvi degli appoggi ed un ambiente non troppo ostile. Così i missionari cominciarono il loro lavoro annunziando il Vangelo ai Giudei di quella sinagoga, ma non ci vien detto per quanto tempo e con quali risultati.
     
      I resti di Salamina, città che in epoca romana era di una certa importanza, sono situati poco a nord dell'attuale Famagosta, che dal 1974 è sotto amministrazione turca. Per molti anni gli archeologi vi hanno condotto scavi, portando alla luce rovine talvolta spettacolari, tra cui un vasto stabilimento termale ed un teatro da 15.000 posti, costruito però soltanto alla fine del 1° secolo, posteriore quindi alla visita di Paolo. Si è potuto appurare che gran parte degli edifici di epoca romana furono demoliti dopo la conquista araba del VII secolo, per riutilizzarne gli elementi nella costruzione della vicina Famagosta. Pertanto quel poco che ne è rimasto crea anche problema di identificazione.
      Il testo ci dice che ad un certo punto i missionari decisero di trasferirsi sulla costa occidentale, dove si trovava la capitale Pafo, residenza del governatore romano. È facile calcolare che dovettero compiere un tragitto attraverso l'isola di oltre 150 km. Cipro è infatti un'isola piuttosto vasta, di 223 km di lunghezza e 96 di larghezza. Nell'antichità si era guadagnata fama soprattutto per i suoi ricchi giacimenti di rame (nella loro lingua, i Romani chiamavano il rame cuprum proprio per indicarne la provenienza).
      Cipro era stata annessa all'impero romano nel 58 a.C., ed era poi diventata, a partire dal 22 a.C., una provincia senatoria. Le province senatorie, a differenza delle province imperiali, erano governate da proconsoli. All'epoca della visita dei missionari, il proconsole di Cipro era Sergio Paolo (At 13:7).
      A Cipro uno dei governatori romani più famosi fu Cicerone, del quale è nota una lettera scritta nel 47 a.C. a Sestilio Rufo, che stava per assumere un incarico nell'isola, per raccomandargli tutti i Ciprioti ed in particolare gli abitanti di Pafo.
      Pafo veniva indicata nell'antichità come il luogo dove era nata Afrodite (quella che poi i Romani identificheranno con Venere), la quale vi comparve sorgendo dalla schiuma del mare, come simbolo vivente della bellezza divina. (Ancora oggi ai visitatori viene mostrato, a poca distanza dalla città, il posto preciso dove si sarebbe prodotto l'evento!). In prossimità, su un'altura, alla dèa era stato edificato un tempio, che via via nel tempo acquistò fama e favori. Nel corso della celebrazione dei misteri, quel santuario diventava mèta di pellegrinaggi per migliaia di uomini e donne, che arrivavano dalle più remote località. Quando, nel 15 a.C., l'intera città di Pafo fu distrutta da un violento terremoto, l'imperatore Augusto provvide a farla immediatamente ricostruire, ponendo attenzione particolare alla riparazione del celebre tempio.
      Sarà opportuno fornire qualche dettaglio sul culto di Venere, di aspetto misterico-iniziatico, legato alla fecondità. All'interno del tempio si trovava una pietra in granito, un cono di forma fallica (da phallus, termine latino che indica l'organo sessuale maschile) oggi al museo di Nicosia, che nel corso delle cerimonie sacre veniva unto con olio, e solo la sacerdotessa del tempio poteva asciugarlo e accudirlo con reverenziale timore. Nessun altro, eccetto il gran sacerdote, era autorizzato a vedere il cono scoperto: per tutti si trattava di un misterioso e velato oggetto di culto.
      Si comprende quindi come Pafo fosse uno dei punti di forza della spiritualità greco-romana, pervasa di riti e culti misterici spesso legati alla fecondità e al sesso; ed è quindi ben plausibile trovare in quest'ambiente anche dei "riti magici", come quelli praticati dal famoso Elima, in cui si imbatterono i missionari e che cercò di contrastarli.
     
      Anche della Pafo dell'epoca apostolica non è rimasto molto da vedere, sebbene le rovine siano numerose. Per esempio, nel 1959 alcuni sub inglesi trovarono tracce del porto antico, con le muraglie frangiflutti. Certamente esistente al tempo di Paolo era il teatro, che aveva un diametro di circa 50 m, del quale oggi sono state restaurate in parte le gradinate. (Esso può ospitare 1200 spettatori, contro i 3000 dell'epoca romana, e viene utilizzato a scopo turistico-culturale con la rappresentazione di antichi drammi greci).
      Un'attenzione particolare merita il proconsole Sergio Paolo, che secondo Atti 13:12 avrebbe creduto al Vangelo. Dovrebbe trattarsi del personaggio nominato nell'iscrizione trovata a Cipro e conservata oggi a New York, dove il suo nome, completo di prenome (Quinto Sergio [Paolo]), compare dopo quello dell'imperatore Claudio. Da un'altra iscrizione si apprende poi che un L[ucio] Sergio Paolo fu, sotto Tiberio, amministratore del Tevere. Secondo alcuni studiosi questi due personaggi, Lucio e Quinto, erano fratelli. Se così fosse, il nostro proconsole Quinto Sergio Paolo sarebbe il discendente di una famiglia romana nota, che nel 25 a.C. aveva partecipato alla fondazione della colonia di Antiochia di Pisidia, dove possedeva, in epoca apostolica, vasti appezzamenti fondiari (latifondi); di queste proprietà terriere si sono trovate notizie in varie iscrizioni locali. Probabilmente lo stesso Quinto Sergio Paolo era nato ad Antiochia di Pisidia. Si spiegherebbe così perché proprio quella fu la mèta successiva dei missionari: forse il proconsole, che Luca ci presenta come "uomo intelligente", volle mettere la sua influenza a disposizione dei predicatori cristiani perché diffondessero il Vangelo anche nella sua terra d'origine.
     
      A Quinto Sergio Paolo è forse legato anche il cambiamento del nome dell'Apostolo, che prima Luca indicava sempre come Saulo e poi incomincia a chiamare Paolo.
      Alcuni sostengono che fu il proconsole romano a dargli il suo nome gentilizio, in segno di riconoscenza perché gli aveva aperto la strada della salvezza. Ma quest'opinione è avversata da altri studiosi, i quali pensano invece che l'Apostolo si chiamasse Paolo dalla nascita, essendo quello il suo nome di "cittadino romano"; e che egli abbia cominciato a farsi chiamare così appena fatto l'ingresso in un ambiente "gentile", abbandonando di conseguenza il nome ebraico Saulo che aveva usato fino a quel momento.

(2. continua)     
     

Davide Valente