Dalla croncaca
God bless America...
Qualche sera fa, mentre scioccamente facevo zapping aspettando che iniziasse uno dei pochi programmi TV che mi interessano (che per la logica dell'audience viene trasmesso in orari quasi notturni), mi è apparso sullo schermo un enorme cartellone, troneggiante all'ingresso di un paesino rurale degli USA, sul quale appariva la scritta "God bless America" (Dio benedica gli USA). Ho tosto cambiato la videata poiché stava iniziando il mio programma, ma quell'immagine e quella frase sono rimaste nella mia mente, inconsciamente, sino a quando m'è accaduto di leggere il sermone di un Pastore newyorkese, apparso su un sito web dopo l'orrore dell'11 settembre. Qui mi hanno colpito frasi come "paese eletto", "suo popolo", o "ritorno a Dio", chiaramente riferite al Signore e agli USA; quasi contemporaneamente ho ricevuto il catalogo di una libreria evangelica, ove, oltre al meritorio elenco di titoli, appare una meno apprezzabile (per me) lista di gadgets, tra i quali un adesivo tricolore con la scritta "Italia, ritorna a Dio".
Leggendo la Bibbia m'è sempre apparso chiaro che, secondo l'imperscrutabile disegno di Dio, ci sono solo due popoli che Egli ha scelto e che chiama suoi: quello terreno, Israele, e quello spirituale, la Chiesa; poi ci sono le nazioni, cioè l'umanità ribelle e orgogliosa, pervicacemente ostile al Creatore, che ne respinge il Figlio e che piegherà il proprio ginocchio davanti a Lui solo in quel giorno terribile che la Scrittura chiama "il giorno del Signore".
Israele ha purtroppo avuto continui periodi di corruzione e infedeltà, per i quali è stato punito duramente, senza mai perdere però l'originaria elezione, perché Dio non è un uomo perché debba pentirsi; la Chiesa ha da subito palesato la sua dolorosa tendenza a lasciarsi influenzare e sviare proprio da quel mondo nel quale i credenti dovrebbero invece essere, con una vita realmente innovata, autorevoli testimoni della realtà della nuova nascita: solo la fedeltà di Dio, la sua potenza e la sua misericordia seguitano a tenerla in piedi, pur se, con l'avvicinarsi degli ultimi tempi, essa divenga sempre più debole. Proprio per la fragilità della testimonianza cristiana è così accaduto nel tempo che nazioni abbiano preteso di essere "il popolo di Dio", solo perché in loro era forte la religiosità formale e rituale (Italia, Spagna), o perché influenzate nei costumi e nelle leggi dai credenti (Olanda, Inghilterra, USA). Ma anche quando, grazie al Signore, la Chiesa ha saputo lasciare un segno positivo nella società che la ospitava, questa è sempre rimasta inconvertita e ribelle, degna figlia di un padre ben diverso dal buon Padre celeste.
Ai lontani tempi del liceo, nel leggere i bei versi del Petrarca "O Dio del ciel, io chieggo che la virtù che ti condusse in terra ti volga al tuo diletto, almo paese" ("Canzone all'Italia"), mi accadeva di scuotere la testa e di domandarmi, (pur con l'arroganza di preteso ateo), perché mai Dio avrebbe dovuto amare particolarmente una nazione divisa tra tanti signorotti sanguinari e brutali, proprio mentre colui che pretendeva di esserne "vicario" era palese strumento della politica di potere di chi tentava di dominare l'Europa; oggi, forse con più misericordia e saggezza, provo sconcerto per tanti credenti che sembrano confondere la fede con il patriottismo, l'autorità della Parola di Dio con le mutevoli e opportunistiche scelte degli uomini. È infatti ben vero che il credente non può condividere talune decisioni che le leggi degli Stati sanciscono, ma mi domando se, agli occhi del Signore, le centinaia di migliaia di morti per aborto siano delitti più gravi delle centinaia di migliaia di morti che la politica ha inflitto al Guatemala o al Nicaragua o al Cile; o se la palese accettazione dei principi evoluzionisti sia più grave del meno evidente accoglimento del relativismo, che ha portato alla alienante società dei consumi e del benessere, con tutte le sue implicazioni, divorzio e sfacelo della famiglia inclusi.
Pur convenendo che vi sono Stati più liberi e più attenti al rispetto del diritto di altri, e sapendo che il vivervi è una indubbia benedizione che il Signore accorda ai suoi figli, sono fermamente convinto che il cristiano non si debba mai fare troppe illusioni sulla loro giustizia, ricordandosi sempre d'essere estraneo a un mondo nel quale è stato lasciato solo per portare, soprattutto coi fatti, la luce del Vangelo e l'invito al pentimento.
Giancarlo Zonta