Un lezione di vita comunitaria
A GERUSALEMME
I CREDENTI METTONO
INSIEME I LORO BENI...
Unintervista esclusiva, rilasciata ai nostri inviati speciali a Gerusalemme da una giovane abitante nellunico kibbutz messianico esistente in Israele, ci permette di conoscere una realtà di vita che costituisce per noi un esempio ed un incoraggiamento a pregare perché giunga presto il momento in cui tutto Israele riconoscerà in Gesù il suo Messia.
Kibbutz: una realtà in crisi
Allentrata di Gerusalemme, venendo da Tel Aviv, annidato tra la foresta delle colline giudaiche, sintravede Yad Hashmona, lunico kibbutz messianico in Israele. Il suo nome ebraico, tradotto significa in memoria degli otto.
Cosè un kibbutz? Chi sono gli otto?
Chi ha studiato un po la storia della nascita dello stato dIsraele, saprà sicuramente che la nascita dei kibbutz è stata fondamentale per la sopravvivenza dei pionieri che tornavano in Israele alla fine del XIX secolo e per la costruzione economica e sociale di questo stato già da prima del 1948, anno in cui divenne uno Stato autonomo.
Frutto dellideologia socialista-sionista, il kibbutz era una sorta di villaggio comunitario che funzionava grazie alla cooperazione dei suoi membri (in gran parte atei) che mettevano insieme tutte le loro risorse materiali, fisiche e intellettuali per il bene e per lo sviluppo della comunità. La deprivatizzazione era totale, portata a tali estremi da non credere nemmeno nel valore del matrimonio e persino i figli erano i figli di tutta la comunità! Tutti gli aspetti della vita quotidiana erano vissuti in modo collettivo. Ancor oggi il kibbutz è una realtà in Israele, una realtà però in crisi: nonostante abbia cambiato forma, lasciandosi alle spalle gli estremismi del passato concedendo più spazio alla privatizzazione, la vita collettiva attira sempre meno una società sempre più alla ricerca del benessere e amante del consumismo.
Un kibbutz messianico
Anche se Yad Hashmona viene comunemente chiamato kibbutz, termine più conosciuto al di fuori di Israele, il termine specifico per descrivere questa comunità sarebbe moshav, un villaggio composto da persone che decidono di vivere insieme condividendo strutture comuni.
Il moshav a differenza del kibbutz, lascia essenzialmente più spazio alla famiglia di svilupparsi come entità autonoma e alla privatizzazione.
I suoi membri credono nel valore della vita collettiva, ma anche nella vita di famiglia.
Per capire la scelta del nome Yad Hashmona è necessario fare almeno un accenno alla storia di questo moshav, nato intorno agli anni 70. Tutto iniziò quando, nel 1964, un piccolo gruppo di credenti finlandesi arrivò in Israele col desiderio di contribuire alla ricostruzione di questo Stato ancora agli inizi del suo sviluppo.
Il loro obiettivo era quello di comprare un pezzo di terra e incominciare un villaggio comunitario con la speranza e la preghiera che nel tempo diventasse un Centro gestito da credenti israeliani.
Il nome Yad Hashmona fu scelto in memoria degli otto ebrei che furono consegnati dalla Finlandia ai nazisti durante il periodo dellOlocausto.
Un inizio difficile, poi... la svolta!
Lo Stato dIsraele negò loro il permesso di acquistare del terreno per anni.
Fu soltanto sotto il governo di Golda Meir che finalmente venne concesso a questo gruppetto insistente di non ebrei, un pezzo di terra sulle colline giudaiche nei pressi di Gerusalemme.
Non poche furono le difficoltà economiche, culturali e linguistiche per i finlandesi agli inizi della loro avventura in Israele: per parecchio tempo, fino al momento in cui furono in grado di autosostenersi (grazie allapertura di una falegnameria), lavorarono durante il giorno in diversi kibbutz per imparare la lingua e la cultura israeliana e di sera al moshav. La loro situazione rimase estremamente precaria e difficile fino a quando incominciarono ad aggregarsi a loro i primi credenti israeliani.
Unintervista esclusiva
Abbiamo intervistato per Il Cristiano una giovane donna israeliana, Ayelet, mamma di quattro bambini, che vive ad Yad Hashmona dalletà di nove anni.
La sua testimonianza ci aiuterà a capire meglio lo sviluppo, gli obiettivi di questo moshav e lo stile di vita di chi ci vive.
IL PASSATO
La mia famiglia, una delle rarissime famiglie messianiche già da quattro generazioni, è stata la prima a capire la visione di questo piccolo gruppo di credenti finlandesi e a diventare parte di questa comunità. Arrivato in Israele nel 1941 dalla Bulgaria, mio nonno con la sua famiglia si stabilì inizialmente nella zona di Tel Aviv.
Furono mio padre e suo fratello i primi a venire in contatto con Yad Hashmona quando accettarono linvito dei credenti finlandesi ad organizzare un campeggio per giovani al moshav, offrendogli la disponibilità e le strutture, se pur a quel tempo limitate, del posto. Ebbero così per la prima volta loccasione di conoscere da vicino la visione di questi credenti e furono subito convinti dal Signore che dovevano lasciare tutto per incominciare un ministerio ad Yad Hashmona. Mio padre abbandonò la sua carriera già avviata di musicista e mio zio da manager in una banca. Investirono tutto ciò che possedevano e incominciarono la loro nuova vita comunitaria condividendo tempo, denaro, energie con gli altri membri del moshav.
I primi anni furono davvero difficili, vissuti modestamente e in semplicità. Nonostante le difficoltà iniziali, non accettarono mai aiuti dallo Stato perché convinti che il Signore avrebbe provveduto ai loro bisogni. Una profonda convinzione spirituale li mandava avanti: il bisogno di creare una realtà che assomigliasse a quella dei primi credenti in Atti (vedi At 4:32-35... sono stati loro ad inventare il kibbutz?) e diventare una testimonianza per i non credenti, tramite la creazione di una struttura che fosse anche tipicamente israeliana.
Negli anni quando si aggiunsero altre famiglie, il tenore di vita migliorò e il moshav incominciò a svilupparsi: la falegnameria si ingrandì e il centro incominciò ad avere le strutture sufficienti per attirare il turismo. Ancor oggi la produzione e la vendita dei prodotti artigianali della falegnameria e lafflusso di turisti, sono le due principali fonti di sostentamento del moshav.
IL PRESENTE
Oggi Yad Hashmona conta circa 40 membri, tra 12 famiglie e singoli. Se si includono una cinquantina di bambini (che non sono considerati membri), una ventina di volontari che ciclicamente si alternano qui al centro, si arriva a contare un centinaio di persone! Nonostante il recente calo nella crescita della sua popolazione (la vita comunitaria attrae sempre meno!), il numero degli abitanti di Yad Hashmona, oggi è dieci volte più grande del numero dei suoi fondatori... cinque dei fondatori vivono ancora nel centro! Nonostante sia uno dei villaggi comunitari più piccoli del paese, il che non va a nostro favore (più forze lavoro ci sono, più facile diventa gestire una struttura come questa) il centro funziona autonomamente e quasi il 90% dei suoi membri sono israeliani, naturalmente messianici.
Grazie al Signore, il sogno si è realizzato!
Noi membri del moshav lavoriamo principalmente nella falegnameria o nella struttura aperta al turismo costruita in stile finlandese, che include un bel ristorante e numerose stanze per ospitare i nostri visitatori. Tutte le decisioni riguardanti lacquisto o la vendita dei beni vengono discusse in riunione dai membri. Alcuni dei membri, tra cui mio marito che è un veterinario, lavorano al di fuori del moshav. Tutto il ricavato va in ogni caso in ununica cassa da cui ne ricaviamo stipendi uguali per tutti, secondo il guadagno complessivo.
I bambini ricevono una somma di denaro mensile in base alla loro età. Lo stipendio che riceviamo come famiglia è certamente inferiore a quello che potremmo guadagnare se vivessimo al di fuori del moshav. Il moshav provvede però al pagamento dellassicurazione medica, allistruzione dei nostri figli, allalloggio... lo stipendio è solo per il cibo e le spese necessarie di ogni giorno. Nessuno di noi possiede il moshav: tutto è di tutti fin tanto che si è membri. Crediamo profondamente nellimportanza della famiglia che gestiamo invece in modo personale, educandola sì ai principi su cui si basa la vita nel moshav, ma anche curandone personalmente laspetto affettivo e educativo, ruolo che il Signore ha affidato principalmente a noi genitori e poi alla comunità.
Allinterno del moshav organizziamo riunioni fraterne aperte a tutti, anche se i membri frequentano spesso delle assemblee al di fuori della nostra comunità.
Nonostante ci rendiamo conto dei limiti delle ideologie da cui è nato lo Stato dIsraele, ci consideriamo sionisti: crediamo nellimportanza del ritorno degli Ebrei in questa terra e allo stesso tempo nellimportanza di contribuire il meglio possibile allo sviluppo di questa nazione integrandoci completamente nella società. Per questo vogliamo i nostri figli nelle scuole pubbliche e che i nostri giovani (uomini e donne) facciano il servizio militare come tutti, anzi li incoraggiamo a farlo nel miglior modo possibile sia per essere una testimonianza che per contribuire al successo e allo sviluppo del nostro Paese. Incoraggiamo i nostri figli a rimanere in Israele perché crediamo che questo sia la terra che Dio ci ha affidato.
La benedizione che riceviamo da questo stile di vita, non è certamente di tipo materiale, ma spirituale. È incredibile che cosa si possa ottenere mettendo insieme le proprie risorse. Siamo partiti dal niente, ma oggi grazie al duro lavoro dei suoi membri e allaiuto del Signore, i credenti messianici e non, hanno un posto in cui incontrarsi liberamente, organizzare conferenze, convegni e campeggi. Lo Stato ci impone delle regole come moshav (e noi lo siamo a tutti gli effetti), ma non interferisce con le nostre decisioni e non può imporci uno stile di vita all interno della nostra comunità che noi non condividiamo. Abbiamo la completa autonomia nel gestire il posto.
Il nostro rapporto con gli altri kibbutz e moshav è decisamente buono: pur sapendo che siamo degli Ebrei che credono in Gesù, abbiamo il rispetto di chi ci conosce.
Il nostro lavoro evangelistico è portato avanti con discrezione e allinterno della struttura: non facciamo pubblicità o volantinaggio per le strade di Gerusalemme, per fare un esempio.
Come comunità non facciamo propaganda religiosa o missionaria al di fuori del nostro centro, se non a livello individuale.
A chiunque venga da noi spieghiamo molto apertamente in che cosa crediamo: sono davvero tanti gli israeliani che vengono a trovarci incuriositi. Tutti sanno che Yad Hashmona è un moshav messianico. Noi pensiamo che in una realtà come Israele sia più facile farsi conoscere come credenti se si vive in una forma comunitaria.
La recente apertura del nostro giardino biblico-archeologico, che abbiamo potuto realizzare grazie ad una grossa donazione da parte di un gruppo di credenti svizzeri, sta creando nuove possibilità di contatto tra noi e il mondo esterno. Il giardino aperto a tutti gratuitamente (a meno che si richieda una guida), è stato realizzato con grande professionalità e attira non solo turisti, ma anche famiglie del posto e studenti (anche l Università ebraica di Gerusalemme organizza delle visite organizzate per i suoi studenti). Camminando tra il frantoio o la macina del nostro giardino, per esempio, si possono capire meglio alcune delle immagini e storie bibliche dellAntico Testamento e possiamo presentare allo stesso tempo le verità del Nuovo Testamento. Pensiamo che sia importante presentare il messaggio del Nuovo Testamento partendo dallAntico Testamento. La maggior parte degli israeliani non conosce quasi per niente il Nuovo Testamento e di conseguenza la vita, le opere e il messaggio di Gesù.
Per la sua collocazione e le sue caratteristiche, il giardino diventa durante lestate anche un ottimo teatro naturale per lo svolgimento di alcuni corsi di ebraico biblico (Ulpan biblico/intensivo) che si svolgono allinterno della nostra struttura.
IL FUTURO
Nonostante viviamo una vita di tipo comunitaria, il successo di Yad Hashmona è legato alla consacrazione individuale dei suoi membri. Non ci dichiariamo socialisti, ma possiamo sperimentare che mettendo insieme un gruppo di persone legate dalla stessa ideologia si possono raggiungere cime altrimenti irraggiungibili a livello individuale. È un privilegio, ma anche una grande sfida poterlo fare come credenti in Gesù, il Messia. Sicuramente una delle sfide più grandi che affrontiamo giorno per giorno a Yad Hashmona è la vita comunitaria stessa!
Uno dei pericoli che dobbiamo affrontare e combattere continuamente è la mancanza di visione spirituale. Ogni mattina dobbiamo ricordare a noi stessi che lavoreremo con tutte le nostre forze, quasi sempre più delle otto ore giornaliere, anche se il nostro stipendio sarà lo stesso di qualche altro membro meno consacrato che forse farà solo il minimo indispensabile.
È facile lasciarsi prendere dellinsoddisfazione quando si lavora tanto senza vedere necessariamente un aumento di stipendio e senza la promessa di una carriera!
La vita qui è come la vita di chiesa, con la differenza che non ci si vede solo di sabato mattina (o la domenica!) al culto, ma si vive gomito a gomito ogni giorno dipendendo luno dallaltro anche per i propri bisogni materiali. È una grande scuola di vita, una grande opportunità di crescita spirituale. Il corpo della chiesa funziona bene se tutte le sue membra sono sane e attive. Lo stesso principio è applicabile alla nostra vita comunitaria.
Solo se tutti noi terremo gli occhi puntati su CHI ci ha ispirato la nascita di Yad Hashmona, questo moshav continuerà ad essere una benedizione e varrà la pena sacrificare un po dapparente benessere materiale per uno scopo di gran lunga migliore: vivere il Vangelo e far conoscere Gesù, il Messia.
Per chi volesse mettersi in contatto Yad Hashmona o saperne di più, ecco lindirizzo postale e di posta elettronica:
Yad Hashmona Guest House, M.P Harei Yehuda, 90895 ISRAEL
Tel. 00972-2-5343956, fax 00972-2-5343959)
E-mail: yad_ha8@netvision.net.il
Sito internet: www.yad-hashmona-hotel.co.il
Per chi fosse interessato ai corsi estivi debraico biblico, organizzati dal prof. Randall Buth, presso il moshav, consigliamo di visitare il sito www.biblicalulpan.org