dic02-ic



DALLA CRONACA


Recessione, consumismo, globalizzazione


     Un mio antico insegnante liceale affermava che “la lingua italiana, come tutti gli idiomi, non è incartapecorita e statica, ma viva e in evoluzione”: infatti lo Zingarelli del 1972 ancora ignora il consumismo e la globalizzazione, e definisce la recessione “atto del ritrarsi dal passo fatto, desistenza da azione legale intentata”, in netto contrasto col recentissimo Devoto-Oli, che ospita i tre lemmi e ne fornisce dettagliate e aggiornate definizioni; purtroppo però essi sono nel frattempo assurti al poco invidiabile Olimpo delle parole più presenti nel parlare, preoccupato, delle persone, e nei titoli ad effetto dei mass media.
     Così accade oggi che un giornale economico titoli “Inventare nuovi consumi” (che dovrebbero contribuire a rilanciare le attività produttive e ad evitare l’incombente recessione); che i politici promettano o invochino (a seconda che siano al potere o all’opposizione) misure che rilancino il consumo delle famiglie; che le Borse mondiali, dopo tante sospette, ma ben gradite, impennate dei listini, stiano ora scrutando l’orizzonte con ansia, con la speranza che da ovest giunga finalmente un poco di brezza, ma con la paura che possa apparire un tornado. In parole semplici: ognuno spera che tutti gli altri abbiano il denaro per rimettere in funzione la giostra, ma a nessuno passa per il capo il pensiero che forse è giunto il momento di doversi mettere a spingere.
     Ancora una volta la nostra mostra di essere una società di incoscienti cicale, fondata sull’egoismo, l’irrazionalità e la protervia; è irrisa la verità che il bene del singolo dipende anche dal bene degli altri, e si cerca di inculcare l’idea che la soluzione di ogni problema sta nel denaro, che deve essere speso senza freni per appagare ogni più futile desiderio. A ciò spinge la pubblicità, questa Sirena della nostra epoca, stupida, ma suadente, che arriva a proclamare essere la massima aspirazione della vita bere un certo amaro, o invita a divenire sciocchi schiavi del telefonino associandolo alle forme procaci di un corpo di donna, sino a giungere a influenzare le decisioni della famiglia tentando di suggestionarne i minori.
     Il vertiginoso progredire della comunicazione e dei trasporti ha reso possibile (e inevitabile) il rapido trasferimento dei beni e dei servizi su scala mondiale, ma questa, che poteva essere una grande opportunità di riequilibrio della distribuzione della ricchezza, s’è mutata in un’occasione di sperpero e di sfruttamento; s’è creato così un ciclo vizioso, ove si produce sempre di più nei Paesi in via di sviluppo e del terzo e quarto mondo (a motivo dei bassi costi della mano d’opera e delle materie prime, ma lasciando loro solo le briciole di tale globalizzazione), per vendere prevalentemente nei paesi occidentali postindustriali, ove però la diminuita attività produttiva sta causando problemi di impoverimento, quindi di minor consumo.
     La giostra s’è rotta, e lo dimostra la crisi economica di nazioni ricche quali gli USA, il Giappone, la Germania; in Italia abbiamo la crisi FIAT, che arrecherà gravissime sofferenze a tante famiglie, ma che è conseguenza inevitabile di antiche scelte sbagliate, che hanno creato una dipendenza del sistema dall’industria nazionale dell’auto, con sperpero di ricchezza e gravi danni ambientali.
     La Chiesa vive in questa società pazza, e tale vanità e correre dietro al vento non le passa lontano senza sfiorarla, ma entra e guasta il Corpo di Cristo. Il fare debiti con facilità, lo sperpero in futilità e sciocchezze, la dipendenza dalle mode e dalle sollecitazioni pubblicitarie, tutti questi che sono anche penosi contrassegni di un mondo perduto e vuoto, troppo sovente rimangono vergognose catene per chi avendo conosciuto la Verità è stato fatto libero; è ciò non è solamente una disobbedienza a Colui che è morto per noi, ma anche una grave perdita di benedizioni, un freno alla nostra testimonianza, un impoverimento della nostra vita spirituale. E quante volte i figli che Dio ci ha affidato, invece di ricevere da noi aiuto per poi affrontare con un’ottica diversa la vita, sono scandalizzati e corrotti dai nostri compromessi e dalle nostre commistioni!
     “Alla legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!” ammonisce Isaia: sia questo il nostro proposito, e l’unica globalizzazione che ci preoccupi il portare la salvezza sino all’estremità della terra.

Giancarlo Zonta