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quale regno?




     EDITORIALE

     A metà novembre il papa ha visitato il Parlamento italiano.Abbiamo letto e ascoltato così tanti commenti che forse pochi sentono il bisogno di leggerne un altro.Ma, davanti a ciò che abbiamo visto ed udito, è difficile rimanere in silenzio. Certo, il nostro compito primario non dev'essere quello di perderci in inutili polemiche, ma è e rimane l'annuncio dell'Evangelo.Quest'annuncio però dev'essere sorretto dalla sua "conferma" e dalla sua "difesa" (Fl 1:7).Come al tempo degli apostoli, confermare e difendere l'Evangelo significa anche oggi mettere in guardia contro chi continua a predicare "un vangelo diverso" da quello che è stato annunziato (Ga 1:6-9).
    "Il mio regno non è di questo mondo...", affermò Gesù davanti a Pilato (Gv 18:36). Il suo presunto vicario si presenta non solo come uno dei re di questo mondo, ma pretende di essere il re-guida per tutti gli altri re. Come in tutti i paesi del mondo ch'egli visita, anche a Montecitorio ha accettato di essere accolto come "un capo di stato", con tanto di bandiere esposte, di esecuzione di inni nazionali e di parata di eserciti e ministri. C'è chi ha detto che questa visita avrebbe segnato "la fine definitiva del potere temporale dei papi". Ma...quando mai?Certo, è un potere notevolmente ridimensionato, ma non per scelta autonoma ed evangelica del papato; è stato infatti il Risorgimento a ridimensionare lo "Stato della Chiesa" che, tuttavia, non è scomparso, esiste ancora. "Noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi... uniamoci, amiamoci, l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore; giuriamo far libero il suolo natìo...": così scriveva Mameli, giovanissimo poeta genovese che si racconta avesse sempre una copia del Nuovo Testamento in tasca e che morì a Roma, mentre combatteva per liberare la città dal potere di chi da secoli calpestava, derideva e teneva divisi, e soggiogati ai grandi imperi cattolici europei, tutti gli italiani. Il mandante morale dell'uccisione di Mameli è quel Pio IX recentemente proclamato "beato" proprio da questo papa! Quando si parla dell'inno nazionale, sarebbe più giusto presentarlo come "inno di Novaro": la sua musica è conosciuta, ma le parole di Mameli, no!
    "...se il mio regno fosse di questo mondo i miei servitori combatterebbero", ha continuato Gesù parlando a Pilato, cioè: i miei discepoli userebbero gli stessi metodi dei regni di questo mondo. La prova evidente che il regno del papa è di questo mondo e che, quindi, non ha assolutamente nulla a che fare con il Regno di Cristo è nel suo aver fatto propri i metodi dei regni di questo mondo, spesso addirittura esprimendoli nella loro peggior forma ideale. Il papa ha accettato di essere onorato, glorificato, di veder parlamentari genuflessi davanti a lui pronti a baciargli la mano e fors'anche i piedi; ha poi pronunciato un discorso di indubbia abilità politica, ma nel quale è totalmente mancata qualsiasi citazione della Parola di Cristo: un discorso che, pur ricevendo una diversa credibilità, tanti altri "re di questo mondo" sarebbero stati in grado di pronunciare.
    Di chi la maggior responsabilità? Dell'ossequiato o degli ossequianti? Del re o dei sudditi?
Gesù ci consente di non avere dubbi: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente..." (Mt 23:13). La denuncia dei moderni "farisei" che, predicando "un altro vangelo" serrano il regno dei cieli, dev'essere però sempre accompagnata dall'amore per "la gente", perché riconosca che "una sola è la Guida, il Cristo"!

Paolo Moretti