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RIFLESSIONI SULLA
PASQUA EBRAICA
Quali sono le origini bibliche e storiche della Pasqua?Come la festeggiano oggi gliEbrei?Rispettano ancora le istruzioni divine contenute nella legge o la tradizione ha preso il sopravvento?Quale significato ha la Pasqua per loro? Gli Ebrei messianici la celebrano o se ne astengono? Sono domande che trovano risposta in questo articolo, chiaro e dettagliato.
La Pasqua e gli ebrei doggi
La maggior parte dei credenti sa che listituzione della Pasqua ebraica risale al libro dellEsodo, allultima sera in Egitto, quando Dio liberò il suo popolo dalla schiavitù. Non tutti sanno però che gli Ebrei doggi continuano ad osservare questa festa, ogni anno, con le loro famiglie: dagli ultra-religiosi a quelli non osservanti e persino gli Ebrei messianici, vale a dire quegli Ebrei che come noi credono in Gesù come Signore, Messia e Salvatore. In questarticolo tratteremo alcuni aspetti interessanti riguardanti la Pasqua ebraica.
Listituzione della Pasqua
Come ho già detto, il contesto in cui fu istituita la prima Pasqua è lesodo degli israeliti dallEgitto. Nel libro dellEsodo, al capitolo 12, Mosè dà per la prima volta chiare istruzioni su come la festa doveva essere celebrata. È interessante notare che questo capitolo non è però il primo testo nella narrazione dellesodo in cui si accenni ad una festa. Se noi colleghiamo la festa della Pasqua con la richiesta che Mosè fece con insistenza a Faraone di lasciare andare gli Israeliti a offrire sacrifici (Es 3:18; 5:3, 8, 17; 8:8, 25-29), a servire il loro Dio nel deserto (Es 4:23; 7:16; 8:1, 20; 9:1, 13; 10:3, 7-8, 11, 24, 26) e a celebrare una festa (Es 5:1, 10:9), vediamo che Dio stava pensando ad una festa, molto prima dellarrivo delle dieci piaghe, molto prima che Mosè ritornasse in Egitto! Con questo in mente, possiamo apprezzare sia la perfezione del piano di Dio, che lironia nella punizione del Faraone e dellEgitto. Proprio perché Faraone non permise ai figli dIsraele di celebrare ununica festa nel deserto, concedendo loro semplicemente tre giorni di libertà, Dio agì in modo tale da istituire entro i confini dellEgitto una festa perenne, in commemorazione della liberazione definitiva dIsraele.
La narrazione dellesodo mostra che la prima Pasqua non fu certo il risultato di un incidente storico di percorso o unimprovvisazione dellultimo minuto da parte di Dio, ma piuttosto il frutto di un piano da tempo preordinato per la liberazione del popolo dIsraele e la punizione dellEgitto. Questo non può che riportarci alla morte e alla resurrezione di Gesù, che fu a sua volta un evento frutto di un piano preordinato da Dio e non certo di un incidente storico di percorso (in Giov. 1:29, Giovanni Battista riconosce Gesù come lagnello sacrificale molto prima che Gesù arrivi alla morte sulla croce).
La datazione della Pasqua
Nella Bibbia leggiamo che lagnello pasquale doveva essere sacrificato al crepuscolo del quattordicesimo giorno del primo mese dellanno (mese di Nisan). Dato che il giorno tradizionale per gli Ebrei non incominciava (e non incomincia tuttora) alla mezzanotte o di mattino, ma al tramonto (il motivo è da ricollegare al fatto che in Genesi 1, alla descrizione della creazione, la sera viene sempre menzionata prima del mattino), lagnello pasquale veniva sacrificato proprio alla fine del quattordicesimo giorno di Nisan, mentre la cena pasquale veniva consumata quella stessa sera, che era quindi linizio del quindicesimo giorno di Nisan. È bene inoltre ricordare che il calendario tradizionale giudaico, osservato nel corso della storia dalla maggior parte degli Ebrei, è una combinazione tra il calendario solare e quello lunare (mentre il calendario solare utilizzato dallautore del libro dei Giubilei e in alcuni rotoli del Mar Morto fu meno diffuso). Per questo la celebrazione della Pasqua non è vincolata ad un giorno particolare della settimana o ad una precisa data del calendario gregoriano (questanno è caduta di giovedì, il 28 di marzo). La Pasqua ebraica può cadere anche di domenica, ma per lesistenza di unantica regola che determina la datazione della Pasqua cristiana, le due festività non coincidono mai.
La Pasqua ebraica tradizionale
Il rito tradizionale della Pasqua chiamato il Séder (cerimonia, rito, ordine), è una cena che dura circa quattro ore, nella quale ritroviamo una vasta gamma di tradizioni, alcune provenienti direttamente dallAntico Testamento, altre da periodi più recenti che vanno dai tempi prima della venuta di Gesù e attraverso i secoli fino ai nostri giorni (per esempio: in alcune cerimonie doggi viene aggiunta al rito una preghiera per lattuale Stato dIsraele). È spesso difficile risalire esattamente al punto della storia in cui certe tradizioni furono aggiunte e al perché. Ci sono spesso svariate spiegazioni dietro la nascita dogni specifica tradizione. Le parti della cerimonia pasquale che trovano le loro origini nellAntico Testamento includono: leliminazione del lievito dalla casa (Es.12:14-20), il mangiare pane azzimo per una settimana intera dopo la Pasqua (Es.12:14-20) e la narrazione della storia dellEsodo (Es.12:24-28).
Leliminazione di tutto il lievito dalla casa (quindi di tutti i prodotti derivanti dal pane) è un aspetto della Pasqua ancora rispettato con grande serietà da molti Ebrei doggi. Le pulizie che precedono la cena pasquale durano tradizionalmente un giorno intero, chiamato il Giorno della preparazione, anche se in realtà molti incominciano le pulizie settimane prima. La maggior parte dei negozi in Israele non vende prodotti contenenti lievito per tutta la settimana, in rispetto al comandamento biblico. Oltre a non assumere cibi lievitati, non si può possedere lievito in nessuna forma. Prima della vigilia si deve effettuare una vendita di tutti i luoghi e di tutte le cose in cui sono rimasti dei cibi lievitati (per esempio, bottiglie di whisky o altri generi che non possono essere terminati in tempo e la cui perdita comporterebbe un danno economico, stanze o armadi dove non si abbia avuto tempo deffettuare la ricerca e la pulizia!). La vendita viene tramite un contratto vero proprio che il rabbino stipula con un non ebreo a nome di ciascun componente della Comunità. Alla fine della festa il rabbino ricomprerà tutto ciò che è stato venduto.
Durante la cena pasquale, anno dopo anno, il momento del racconto della storia dellesodo ai bambini è una delle parti più importanti fra i canti della Pasqua e delle letture cantate e recitate. Le letture, che includono sia testi biblici che altre composizioni, sono chiamate Haggadà, termine che deriva dal verbo raccontare, narrare.
È spesso una sorpresa per quei credenti che conoscono nei dettagli la Pasqua biblica scoprire che la cerimonia tradizionale che gli Ebrei fanno oggi non include il mangiare dellagnello (che viene solamente simboleggiato da una coscia dagnello o pollo(!), messo nel piatto del Séder insieme agli altri alimenti ai quali si fa riferimento durante la cerimonia). La mancanza dellagnello nella Pasqua ebraica doggi deriva certamente dal fatto che non esistono più né il tempio, né i sacrifici. La Pasqua biblica consisteva sia in un vero sacrificio che in una commemorazione, mentre la Pasqua tradizionale doggi è solo una commemorazione.
Il Séder include svariate e innumerevoli tradizioni che non si rifanno al testo biblico: il tradizionale ordine della cerimonia, alcuni dei canti e delle letture (sia in ebraico che in aramaico), il bere i quattro calici di vino ognuno dei quali è tradizionalmente collegato ad una delle quattro promesse di Dio che ritroviamo nel libro dellEsodo (6:6-7).
È anche importante ricordare che non tutti gli ebrei celebrano la Pasqua dandogli un significato religioso. Per tanti rimane solo una tradizione, una serata trascorsa in allegria con i propri familiari. Molte famiglie non finiscono neppure la celebrazione del Séder perché è troppo lunga!
È interessante accennare al fatto che i Samaritani (che oggi sono una piccolissima minoranza in Israele) celebrano ancora la Pasqua sul monte Gherizim (loro Monte Sacro per tradizione). A differenza della celebrazione tradizionale ebraica, i samaritani praticano ancora il sacrificio reale degli agnelli!
Il messaggio nella Pasqua
ebraica tradizionale
Il punto fondamentale della cerimonia pasquale è il ricordo della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto. Qualsiasi credente che ascolti i canti e le letture durante il Séder, viene colpito dal fatto che lenfasi del loro contenuto non è sulla forza o sulla giustizia dIsraele, ma sulla grazia e sulla misericordia di Dio. La maggior parte del Séder pasquale è semplicemente il ringraziamento a Dio, per aver fatto per il suo popolo molto di più di quello che avrebbero meritato o di quello che sarebbero aspettati di ricevere. Questo è proprio il tema di uno degli inni più conosciuti della Pasqua ebraica, Dayenu (che tradotto significa Ci sarebbe bastato).
Di quanti benefici dobbiamo esser grati al Signore!
Se Egli ci avesse fatto uscire dallEgitto, e non avesse loro punito, ci sarebbe bastato.
Se avesse dato loro una punizione, senza colpire i loro dèi, ci sarebbe bastato.
Se avesse colpito i loro dèi, senza uccidere i loro primogeniti, ci sarebbe bastato.
Se avesse ucciso i loro primogeniti, senza concedere a noi i loro averi, ci sarebbe bastato.
Se avesse concesso a noi gli averi, e non avesse diviso per noi il mare, ci sarebbe bastato.
Se avesse diviso per noi il mare, e non avesse fatto passare noi in esso, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse fatto attraversare esso allasciutto, senza sommergere i nostri persecutori in esso, ci sarebbe bastato.
Se avesse sommerso i nostri persecutori in esso, senza provvedere alle nostre necessità nel deserto per quarantanni, ci sarebbe bastato.
Se avesse provveduto alle nostre necessità nel deserto per quarantanni, senza nutrirci con la manna, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse nutriti con la manna, e non avesse dato a noi lo Shabbàt [il Sabato], ci sarebbe bastato.
Se avesse dato a noi lo Shabbàt, senza condurci presso il monte Sinai, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse condotti presso il monte Sinai, ma non avesse dato a noi la Legge, ci sarebbe bastato.
Se avesse dato a noi la Legge, senza introdurci in terra dIsraele, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse introdotti in terra dIsraele, senza erigere per noi il Tempio, ci sarebbe bastato.
(Traduzione dallHaggadá di Péssach, Edizioni DLI, Milano, 1999, pp. 76-80.)
La Pasqua e gli ebrei messianici
Alcuni credenti sostengono che gli Ebrei messianici dovrebbero astenersi dal celebrare le feste ebraiche come la Pasqua, basandosi in particolare su versetti come Galati 4:10 (Voi osservate giorni, mesi, stagioni ed anni!) e Colossesi 2:16 (Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati), affermando che da questi passi risulta chiaramente che Paolo è contrario al fatto che i credenti osservino le feste giudaiche. Il tema in discussione va oltre la semplice celebrazione delle feste e meriterebbe un lungo articolo di per sé, ma possiamo qui almeno fare un accenno ad alcuni punti fondamentali.
Prima di tutto, lAntico Testamento ordina agli Israeliti di commemorare la Pasqua chiamandola una prescrizione perpetua per voi e per i vostri figli (Es 12:24). Di conseguenza il non celebrare la Pasqua corrisponderebbe ad un infrangere la Legge.
In secondo luogo, da Atti 21:17-26 impariamo due cose di grande importanza per quanto riguarda lapostolo Paolo:
a. che lui non insegnava agli Ebrei ad abbandonare la Legge;
b. che lui stesso la osservava (Pasqua inclusa).
Tutte le lettere di Paolo dovrebbero essere lette e capite alla luce di queste affermazioni riguardanti Paolo stesso in Atti 21. Infine, è fondamentale realizzare che sia lepistola ai Galati (vedi 1:16; 2:2, 7-9; 3:14; 4:8-9; 5:2-4) che lepistola ai Colossesi (vedi 1:21-23, 27; 2:11; 4:11-12) sono entrambe lettere indirizzate specificamente e strettamente ai Gentili che credettero in Gesù e non ai credenti Giudei. La preoccupazione di Paolo in queste lettere (e in particolare in quella ai Galati) è che i credenti Gentili capiscano che possono fare parte del popolo di Dio senza doversi giudaizzare ovvero senza doversi convertire completamente o in parte al Giudaismo. Quindi possiamo concludere che ciò che Paolo afferma riguardo le feste in Galati 4:10 e in Colossesi 2:16 non è che i credenti Giudei devono smettere di celebrare le loro feste bibliche, ma che i credenti Gentili non devono celebrare le feste (così come osservare la Legge, circoncidersi, ecc.) per essere inclusi nel popolo di Dio.
Termineremo con unultima riflessione intorno alla celebrazione della Pasqua fra gli Ebrei messianici.
È indubbio che esista una forte relazione tra la Pasqua ebraica e la morte e resurrezione di Gesù, relazione che dà un significato ancora più ampio a questa festa antica. Sorgono comunque dei problemi quando cerchiamo di far corrispondere esattamente la cronologia della Pasqua ebraica con la cronologia degli eventi che includono la morte, la sepoltura e la resurrezione di Gesù. Per questo rimane un soggetto piuttosto controverso e complicato. La questione principale nasce dalla domanda se lUltima Cena (durante la quale Gesù istituì la Cena del Signore) fu una cena pasquale o no. Se da una parte alcuni dei passi che ritroviamo nei vangeli sinottici (Matteo 26:17-19, Marco 14:12-16 e Luca 22:7-16) sono intesi da molti come evidenza che lo fu, dallaltra parte, il Vangelo di Giovanni afferma esplicitamente che lUltima Cena fu il pasto serale del giorno prima della cena pasquale (Giovanni 13:1). Chi come noi crede nellispirazione, nellinerranza e nellautorità delle Scritture, si trova quindi di fronte ad una vera difficoltà nella lettura dei Vangeli (a nostro parere, tuttavia, risolvibile). Per la complessità e la vastità del soggetto, ci limitiamo ad accennare in questo articolo solo quanto abbiamo appena scritto, sperando di stimolare nei lettori il desiderio di prendere in considerazione il problema. Desidereremmo piuttosto concludere riflettendo brevemente sul collegamento esistente tra il significato originale e tradizionale della Pasqua ebraica, che enfatizza la gratitudine verso Dio per aver provveduto alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto, e la morte, la sepoltura e la resurrezione di Gesù. La festa della Pasqua ebraica fu certamente lo sfondo più appropriato per lavvenimento storico, unico che ci liberò una volta per sempre dalla schiavitù del peccato e della morte, cioè il sacrificio dellagnello pasquale per eccellenza (1Co 5:7), il figlio di Dio, Gesù. Gli Ebrei messianici possono oggi vivere la Pasqua ebraica festeggiandola nel suo pieno significato: non solo come ricordo della liberazione fisica dei loro antenati dalla schiavitù avvenuta millenni fa, ma anche della loro propria (e nostra) liberazione spirituale dalla morte e dal peccato compiuta tramite il sacrificio di Gesù. Riscopriamo così che la celebrazione della Pasqua ebraica, se vista alla luce della fede in Gesù, si affianca, mano nella mano, con il Vangelo senza toglierne o limitarne il suo messaggio.