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signore della Parola?




     EDITORIALE

     Qualche settimana fa il noto filosofo cattolico Buttiglione, nel tentativo di giustificare la frase fortemente offensiva e volgare pronunciata da un suo collega di governo il quale, proprio per questa colpa, sarebbe stato poi costretto e dimettersi, ha affermato che “anche le parole della Bibbia se tolte dal loro contesto potrebbero portarci a pensare che Dio non esiste”. È l’ennesima dimostrazione del discredito che il Nemico, servendosi anche di personaggi noti e apparentemente autorevoli, cerca di gettare sulla Parola di Dio.
     Come sappiamo l’autorità della Bibbia come Parola di Dio è strettamente legata alla sua ispirazione divina e, di conseguenza, alla sua inerranza o alla sua assoluta affidabilità: “...nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2P 1:21).
     Qualora io pensassi che le Scritture non sono state ispirate da Dio e fossero frutto della volontà e del pensiero dell’uomo, esse perderebbero di colpo ai miei occhi il loro valore e la loro Autorità. Potrei di conseguenza arrivare a pensare che esse contengano errori, miti, leggende e quant’altro di fantasioso è presente in tante altre narrazioni che ci sono giunte dai popoli dell’antichità. Perderebbero la loro Autorità, perché, nel momento in cui io le aprissi per leggerle e meditarle, non dovrei più dispormi ad ascoltare Dio che parla al mio cuore e alla mia vita, ma, piuttosto, dovrei dispormi a ricercare e a definire quali sono i testi attraverso i quali Dio mi parla e quali quelli attraverso i quali, invece, non mi parla. Di fatto, io non sarei più chiamato ad ascoltare il Signore che mi parla attraverso tutta la sua Parola, perché diventerei io il signore che sceglie e stabilisce attraverso quale parte della Parola il Signore mi parla.
     A queste conseguenze ha portato il metodo storico-critico, largamente utilizzato nelle chiese protestanti riformate. Oggi non si afferma più “la Bibbia è la Parola di Dio”, ma piuttosto che “la Parola di Dio è contenuta nella Bibbia”. Questo metodo non è scaturito certo da esigenze spirituali legate al bisogno di una migliore comprensione del testo biblico; è stato piuttosto il frutto della filosofia esistenzialista e della sua relativizzazione della verità, che ha portato a rendere soggettivo il valore delle Scritture: “La Bibbia non è la Parola di Dio, lo diventa per me nel momento in cui mi parla...”. Al magistero clericale del cattolicesimo che sottopone a sé la Bibbia si è aggiunto così il magistero filosofico del protestantesimo altrettanto deplorevole e pernicioso.
     Lo spirito dell’Anticristo che “è già nel mondo” ha ottenuto un risultato considerevole: quello di ridurre la Bibbia al livello di un qualsiasi testo di storia e cultura religiosa: non più Libro dei libri, ma uno fra i tanti libri. È il modo apparentemente indolore, perché non prodotto da lotte e persecuzioni, di mettere a tacere la Bibbia! Infatti se ne parla, la si stampa, la si vende, la si diffonde, se ne ricavano films e sceneggiati... ma senza più rispettarla! Ecco il doppio successo dello spirito dell’Anticristo: fare in modo che l’uomo si consideri e si senta “signore della Parola” e rendere innocua l’arma dello “sta scritto” con la quale Gesù sconfisse e allontanò da sé Satana. Quanto è stato previsto da Paolo è oggi davanti ai nostri occhi: “... si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole” (2Ti 4:3-4).

Paolo Moretti