Un rapporto sempre più difficile attraverso i secoli
GIUDEI E CRISTIANESIMO:
STORIA ED ATTUALITÀ
Dopo gli inizi segnati da una chiara prevalenza "giudaica" all'interno della Chiesa cristiana, la storia del Cristianesimo ha conosciuto una soverchiante prevalenza "gentile", che oltre a corromperne i contenuti ha prodotto anche la nascita dell'antisemitismo e dell'idea che giudaesimo e cristianesimo siano antitetici.
Arabo, cristiano, giudeo:
termini a confronto
Per molte persone i termini giudeo, arabo e cristiano si escludono a vicenda. In altre parole, se una persona è un giudeo, non può essere un arabo; se è un arabo, non può essere un cristiano; e se è un cristiano, non può essere un giudeo. Facciamo alcune considerazioni su questo problema.
Il termine arabo si riferisce ad un'etnia, non ad una religione. Magari noi tendiamo a pensare che arabo significhi musulmano, il che è comprensibile, ma è importante ricordare che non tutti quelli d'etnia araba sono musulmani e che non tutti i musulmani sono d'etnia araba.
Mentre il termine arabo è una descrizione strettamente etnica, il termine cristiano è, nel suo senso corretto, una descrizione strettamente spirituale e religiosa. Ci siamo abituati a sentir parlare di certe nazioni europee come di nazioni "cristiane", ma secondo l'etimologia stessa del termine, gli unici veri cristiani sono quelli che credono veramente in Gesù e Lo seguono. Il fatto che cristiano è solo una descrizione spirituale e religiosa significa che qualsiasi persona, di qualsiasi gruppo etnico, può essere un cristiano.
I significati della parola giudeo non sono così facili da separare l'uno dall'altro. Il termine tradotto con "giudeo" ricorre 79 volte nell'Antico Testamento, sempre riferito al popolo o alla lingua della regione di Giuda (mai riferito alla religione). D'altra parte questo popolo aveva un Dio particolare col quale aveva un patto speciale. La natura di questo patto mantenne il popolo separato dagli altri gruppi etnici sia durante la cattività babilonese che dopo (vedi, per esempio, la reazione d'Esdra alle mogli straniere in Esdra 10:11). Per questo il termine giudeo acquisì anche un significato spirituale e religioso. Certamente al tempo di Gesù il termine aveva sia una connotazione etnica che una religiosa e spirituale. Tutto questo è importante perché ci aiuta a considerare un problema: se essere giudeo coinvolge sia l'etnia di una persona che la sua religione, allora che cosa succede se un giudeo vuole credere in Gesù?
Gesù: Messia dei Giudei,
ma anche di tutti gli uomini
Per i primi credenti in Gesù (i discepoli, i giudei pii alla Pentecoste, Stefano, Paolo...), la fede in Gesù come Messia non significava una conversione dal giudaesimo, ma una conversione all'interno del giudaesimo: una conversione da un giudaesimo non completo, non compiuto, corrotto in diversi aspetti ed ancora in attesa del Messia ad un giudaesimo compiuto nel Messia Gesù. Il Nuovo Testamento non dice mai che i Giudei devono abbandonare gli insegnamenti fondamentali del giudaesimo biblico (la Torah = la legge). Il cristianesimo che noi conosciamo oggi iniziò come un movimento religioso esclusivamente giudaico.
Il momento più significativo e rivoluzionario nella storia del mondo fu quando l'apostolo Paolo ricevette la rivelazione che Gesù era non solo il Messia atteso dai Giudei, ma anche il sacrificio che avrebbe dato ai non-Giudei la possibilità, per la prima volta nella storia, d'avere un rapporto col Dio dei Giudei, senza doversi convertire al giudaesimo. Questo è il messaggio di Paolo in tutte le sue lettere: i "Gentili" (cioè i non-Giudei) possono avvicinarsi a Dio senza dover osservare la Torah (legge). Sappiamo anche che questa rivelazione ricevuta da Paolo fu una vera rivoluzione, tanto che molti Giudei, e fra questi inclusi tanti fra coloro che avevano accettato Gesù, non furono d'accordo. Nelle sue lettere Paolo ha dovuto combattere con questi ultimi che insegnavano ai non-Giudei seguaci di Gesù ad osservare in tutto o in parte la Torah per essere salvati. Persino Pietro e Barnaba ebbero problemi per un po' di tempo (Ga 2:11-21).
Grazie a Dio, comunque, il messaggio di Paolo raggiunse le nuove assemblee e i credenti in Gesù, Giudei e Gentili, lodavano Dio insieme. Per la prima volta nella storia, Giudei e Gentili si avvicinavano all'unico vero Dio con uguaglianza, i Giudei come Giudei completati ed i Gentili come Gentili completati.
Con la nascita dell'antisemitismo
i Giudei allontanati da Cristo
Poi ci fu la grande ribellione dei Giudei contro Roma, la distruzione del tempio, e la dispersione dei Giudei. A causa di questi avvenimenti storici, della crescita naturale della nuova religione cristiana fra i Gentili e del favore mostrato negli anni seguenti da Roma nei confronti del cristianesimo, questo diventò rapidamente una religione seguita soprattutto da Gentili e, allo stesso tempo, una religione sempre meno spirituale e più formale. Molto presto un sentimento anti-semitico entrò negli scritti dei cosiddetti Padri della Chiesa e il cristianesimo cominciò a richiedere ai Giudei che credevano in Gesù di rinunciare al giudaesimo: non era più possibile per un giudeo essere un credente in Gesù e rimanere un giudeo.
La situazione è rimasta tale per circa duemila anni. Diversi Giudei hanno avuto fede in Gesù durante questo tempo, principalmente tramite gli sforzi di credenti "gentili", ma hanno dovuto abbandonare la loro eredità etnica e religiosa. È questo quello che Paolo aveva in mente quando scrisse: "Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù"? (Ga 3:28) È importante capire che il messaggio di Paolo qui (ed anche in altri versetti) è che tutte queste categorie di persone sono adesso eredi della promessa d'Abramo, non che queste categorie avrebbero cessato d'esistere. Per l'apostolo Paolo, gli schiavi dovevano rimanere schiavi e le persone libere, libere (1Co 7:21-24), gli uomini dovevano rimanere uomini e le donne, donne (per vedere questo, è sufficiente notare le regole che Paolo dà per il comportamento di uomini e donne, sia quelli sposati che non sposati), così i Giudei dovevano rimanere Giudei e i Greci (cioè i Gentili, i non-Giudei), Greci. Tutti, per la prima volta nella storia, avevano adesso lo stesso accesso a Dio, ma le "categorie" non erano annullate e la maniera in cui Paolo le tratta lo dimostra.
Forse è comprensibile che i Giudei credenti in Gesù abbiano sentito dire per così tanto tempo che un giudeo non può, per definizione, essere un cristiano. I due gruppi, infatti, sono stati separati da avvenimenti storici e dalla degenerazione religiosa (come la tradizione cattolica ha aggiunto cose e ha pervertito il messaggio originale del cristianesimo del Nuovo Testamento, così anche il giudaesimo della diaspora ha aggiunto cose e ha pervertito il giudaesimo dell'Antico e del Nuovo Testamento). Il semplice fatto che i Giudei erano una minoranza in tutte le nazione dove vivevano ha anche giocato un ruolo importante nel fatto che abbiano dovuto assimilare le norme dei non-Giudei. Non si può fare a meno di chiedersi quanto sia piaciuto a Dio tutto quello che è successo, quanto abbia sofferto nel vedere il Suo piano di "fare dei due uno solo" (Ef 2:14) trasformato in qualcosa che ha diviso le assemblee giudee-gentili del primo secolo rendendole oggi virtualmente nemiche.
Verso il compimento della Storia!
Ma non tutto è perduto. I piani perfetti di Dio possono essere solo rallentati dall'infedeltà dell'uomo, non fermati. Alla fine del diciannovesimo secolo iniziò il ritorno di tanti Giudei in Israele e nel 1948 fu fondato un nuovo Stato ebraico, dove la maggioranza della popolazione è diventata, negli ultimi 53 anni, maggiormente giudea. Adesso, di nuovo, per la seconda volta nella storia, la prima dai tempi del Nuovo Testamento, dei Giudei che vivono in una società a maggioranza giudea stanno arrivando alla fede in Gesù come Messia... senza abbandonare il giudaesimo. Stanno leggendo l'Antico ed il Nuovo Testamento, cercando di capire che cosa significa essere un giudeo credente in Gesù, che cosa significa essere un giudeo completato nel Messia Gesù. Di nuovo, per la seconda volta nella storia, credenti giudei in Gesù stanno evangelizzando il proprio popolo e stanno anche lasciando la terra d'Israele per evangelizzare non credenti gentili.
È veramente un periodo entusiasmante nella storia, in cui capiamo ed incominciamo a vedere il compimento di Romani capitolo 11, specialmente dei versetti 23-24:
"Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell'olivo, non insuperbirti contro i rami; ma, se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
Allora tu dirai: "Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io".
Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza d'innestarli di nuovo. Infatti se tu sei stato tagliato dall'olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell'olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo."