È importante rispondere positivamente agli appelli del Signore
VENITE, SEGUITEMI, ANDATE!
La qualità del nostro cammino cristiano è direttamente dipendente dal modo con cui ogni giorno rispondiamo agli appelli che Dio ci rivolge attraverso la sua Parola.È solo rispondendo positivamente che potremo conoscere nella nostra vita la pienezza delle sue benedizioni e dei suoi doni.
Il valore degli appelli
Dio, dopo aver in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo dei profeti in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figlio
(ebrei 1:1-2).
Il Nuovo Testamento ci offre un campo vastissimo di insegnamenti di Cristo, sia in modo diretto nei vangeli, che indiretto nelle epistole. Ma a volte vengono espressi da Cristo degli appelli importanti.
Un appello è uninvocazione accorata, un invito caloroso, unesortazione vibrante a fare qualcosa. Gesù rivolge questi appelli ai suoi, e quindi anche a noi oggi. Perché essi sono attuali, come vedremo.
Gli appelli che Cristo rivolge a noi possono essere sintetizzati in tre azioni:
Venite!
Seguitemi!
Andate!
Il testo di Ebrei 1:1 afferma che Dio ha parlato a noi in questi ultimi giorni mediante il suo Figlio. Si tratta quindi di inviti rivolti personalmente a noi, quindi prendiamoli per noi, non per gli altri.
Chiaramente questi appelli sono rivolti generalmente a chi ha già conosciuto il Signore, indicando delle azioni da svolgere. Tuttavia il primo e il secondo appello (Venite e Seguitemi) possono essere benissimo rivolti anche a coloro che non hanno ancora accettato il Signore nel loro cuore.
Per quanto riguarda i credenti possiamo dire che il Signore non vuole dei cristiani statici, fermi, inattivi. Anche nella vita normale quasi sempre è negativo questo atteggiamento, perché chi è inattivo non è utile né a se stesso e né a chi gli sta attorno.
Il Signore vuole il nostro dinamismo anche nella nostra vita spirituale, non vuole dei cristiani addormentati.
VENITE!
Vi darò riposo
Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo (Mt 11:28)
È uninvocazione dolcissima e piena di amore, rivolta a chi è stanco (travagliato), e oppresso da un carico che grava su di lui (aggravato).
Quanti di noi ci siamo trovati a volte in questa situazione! Eravamo stanchi e tristi (forse alcuni lo sono ancora) a causa delle avversità della vita, forse a causa delle incomprensioni in cui ci imbattiamo, forse a causa delle delusioni che proviamo guardandoci attorno, forse a causa dello scarso amore che desideravamo e che non abbiamo trovato, forse a causa di tante cose ancora. E allora ci chiudiamo in noi stessi, quasi come volessimo estraniarci da quanti ci circondano; insomma ci sentiamo stanchi e rattristati perché un peso ci opprime, un peso che grava immane su di noi; in sostanza siamo nella condizione in cui non riusciamo ad uscirne fuori, né a liberarci da quel peso gravoso.
Il Signore a questo punto interviene col suo appello, e non dice di andare da questo o da quell'altro, e nemmeno dice di attendere che gli alti vengano da noi. Dice invece: Venite a me! senza distinzioni di sorta perché dice ancora: Voi tutti che siete.... Siamo noi che a volte facciamo delle discriminazioni, pensando che queste parole siano rivolte agli altri e non a noi. Ma il Signore oggi dice a ciascuno di noi: Venite a me!
Quando Gesù (Gv 6:67-68) aveva chiesto ai dodici: Non ve ne volete andare anche voi?, Pietro aveva risposto: Signore, a chi ce ne andremo noi? Tu hai parole di vita eterna. Gesù ha parole di vita eterna, quindi di gioia, di consolazione, di pace.
Per questo motivo nellappello Egli dice: e io vi darò riposo. Nessuno può dare il riposo, del corpo e dello spirito, come lo può dare il Signore.
Andiamo quindi a Lui, quando siano stanchi ed oppressi. Egli è vicino a noi, non cè bisogno di andarlo a cercare lontano. Ubbidiamo al suo invito Venite a me e io vi darà riposo. È una liberazione, è un ristoro, è la pace vera, che solo il Signore può dare.
Darò soddisfazione alla vostra sete
Se qualcuno ha sete, venga a me e beva (Gv 7:37).
Gesù aveva trattato ampiamente con la donna samaritana al pozzo di Giacobbe il problema della sete. Aveva affermato che la sua acqua avrebbe tolto permanentemente la sete.
Ma, a che cosa si riferisce il Signore quando parla di sete? Anche questa necessità delluomo è importante: ad esempio destate, quando sudiamo, quando cè lafa, che bella cosa è bere un bel bicchiere di acqua fresca!
Ma la sete delluomo non è solo quella fisica, ma anche quella dello spirito. A volte cerchiamo chissà cosa, chissà quale soluzione ai nostri problemi, a volte vogliamo provare altre vie, altre strade, altre teorie. A volte ancora ci rivolgiamo a qualcuno, così riceviamo un bel bicchiere dacqua e poi abbiamo più sete di prima.
Gesù dice: Chi ha sete venga a me e beva. Ecco la soluzione, ecco riproposta la stessa situazione di prima: là eravamo stanchi e carichi, qui siamo assetati; ma la soluzione è la stessa: Venite a me. Anche in questo caso non esistono distinzioni, perché linvito è per tutti: Se qualcuno...
Sarete ben edificati
Chiunque viene a me, ed ascolta le mie parole e le mette in pratica, somiglia ad un uomo, il quale, edificando una casa, ha scavato e scavato profondo, ed ha posto il suo fondamento sulla roccia. Venuta una piena, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto scrollarla, perché era stata edificata bene (Lu 6:47-48). Questesempio è molto significativo e semplice da apprendere, tanto è vero che lo si insegna anche ai bambini delle nostre scuole domenicali.
Ma è anche vero che la tecnica di porre le fondamenta di un edificio su basi stabili è universalmente riconosciuta da tutti i costruttori di questo mondo: una costruzione è stabile, quando stabili sono le sue fondamenta. Un esempio classico è la famosa Torre di Pisa, che ha preso a pendere per linconsistenza del suo terreno di fondazione!
Nel campo spirituale possono esistere tante instabilità, tante incertezze, tanti tentennamenti; ma tutto ciò ha ben poco a che fare con Cristo. Chi viene a me...: che cosa deve fare chi accetta questo appello?
Deve ascoltare le parole di Cristo, e questo è il primo passo, ma non basta ancora. È un buon inizio, ma non è tutto. Purtroppo molti si fermano qui.
Occorre mettere in pratica le parole del Signore, ossia occorre dimostrare con la vita pratica e con il comportamento, che Cristo è stato ascoltato, che lo si è recepito, che lo si è seguito.
Quando questo avviene, cè la stabilità, come per quella casa sulla roccia. Non ci sono indecisioni, ma cè la sicurezza e quindi la tranquillità spirituale. Anche questo appello è per tutti: Chiunque viene a me... dice il Signore Gesù.
Vi renderò eredi del Cielo
Venite voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo (Mt 25:34). In questo appello esistono due concetti fondamentali e importanti per noi credenti.
Il primo è costituito dal nostro rapporto con Dio: noi siamo i benedetti del Padre, quindi non soltanto benedetti dal Padre solo qualche volta, ma i benedetti del Padre. E cè ma notevole differenza, perché noi siamo una famiglia che Dio benedice perché apparteniamo a Lui: siamo i benedetti suoi.
È certamente una condizione meravigliosa che dobbiamo allopera di Cristo che si è sacrificato per noi, affinché entrassimo nella famiglia del Padre suo e nostro.
Il secondo concetto è quello delleredità del regno. Siamo figli di Dio, quindi acquisiamo il diritto di essere eredi. Loggetto delleredità è il regno.
Ma in che cosa consiste questo regno? Nel linguaggio comune si intende come regno un territorio, una nazione, dove a capo cè un re; non solo, ma il regno è costituito anche dalla popolazione che lo abita. Quindi, soprattutto i cittadini formano il regno. Non ci potrebbe essere un regno se esistesse unicamente un re.
Nel significato spirituale la spiegazione è analoga, perché noi siamo i cittadini di un regno, quello dei cieli. Lassù noi avremo un territorio, una casa (la casa dalle molte stanze, diceva Gesù). Gesù ancora disse Io vado a prepararvi un luogo, una città grandiosa: la Gerusalemme celeste. Spesso la Parola ci dà questi accenni e queste promesse. Ma non è tutto, perché la popolazione, linsieme dei credenti, la Chiesa, il Regno dei cieli, esiste già oggi in una dimensione spirituale ed è un Regno attuale. È un regno che sta attendendo di entrare nei suoi possedimenti celesti, che erediterà per mezzo dellamore di Dio, ma è già oggi un Regno!
Per goderne i benefici, per essere privilegiati da questa appartenenza, per essere i benedetti del Padre, cosa occorre fare?
Andare a Cristo, perché Gesù ci dice: Venite a me !
Riposatevi in un luogo solitario
Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po (Mr 6:31).
Il cristiano oggi è immerso in un mondo convulso, caotico, pieno di insidie, con scarse possibilità di evasioni.
Ma è proprio così? Penso di no: il credente ha la possibilità di tanto in tanto di evadere, di sfuggire da questo oceano tempestoso che è il mondo.
Come? Quando i credenti hanno la possibilità di incontrarsi, di riunirsi e di riflettere insieme sulla base dellamore di Dio, sulle verità della Parola; quando esprimono coralmente la loro lode al Signore, quando insieme elevano le loro preghiere al Signore: questa è la gioia della comunione fraterna. Venite in disparte, in un luogo solitario... ci dice Gesù. I credenti, nei loro incontri, sono in disparte, in un luogo solitario, e non sono in mezzo al mondo.
Quando questo avviene essi incontrano il Signore. e si riposano un poco. Riprendono le forze, riprendono coraggio.
Come il nostro corpo fisico ha bisogno periodicamente di riposare, così anche il nostro spirito ha le stesse necessità.
Venite, riposatevi un poco dice Gesù, ed è già la seconda volta che lo afferma; lo aveva già detto agli stanchi ed agli oppressi, Vi darò riposo aveva affermato.
Linvito attuale penso sia rivolto a tutti noi: Venite e riposatevi un poco. Infatti Egli è il vero riposo. Ai suoi piedi possiamo gettare i nostri pesi e riposarci un poco. Quando avremo ripreso le forze, eccoci pronti per affrontare nuovamente il mondo!
SEGUITEMI!
La chiamata
Poi Gesù vide un uomo chiamato Matteo... e gli disse: Seguimi! (Mt 9: 9)
Seguire Gesù: questo è il secondo tipo di appello che Gesù rivolge a noi. Diverse volte egli pronunciò lordine Seguimi oppure Seguitemi. Non disse di andare da unaltra persona oppure di seguire unaltra strada, ma disse di seguire Lui, proprio Lui, soltanto Lui.
Seguire Gesù è unazione che integra lubbidienza allordine Venite a me; è immediatamente lazione successiva, perché venire a Gesù è il primo passo e seguirlo è il secondo.
Seguire Gesù è unazione continuativa, non temporanea o occasionale. È una condotta permanente e duratura, è un sistema di vita, un comportamento da tenere, una strada da percorrere.
Che timporta?
E Gesù disse a Pietro: «Seguimi». E Pietro, voltatosi vide venirgli dietro il discepolo che Gesù amava; quello stesso che durante la cena stava inclinato sul seno di Gesù... Pietro, dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e di lui che sarà?» Gesù gli rispose: «Se voglio che rimanga finché io venga, che te ne importa?» Tu seguimi (Gv 21:19-22).
Troppe volte nella nostra vita cristiana, quando sentiamo lappello del Signore Seguimi!, vogliamo sfuggire a questo invito, ed allora tutte le scuse sono buone.
È la nostra natura che ci suggerisce di fare così e che spesso ci impedisce di compiere la volontà di Dio. Guardate latteggiamento di Pietro; il Signore, dopo avergli chiesto tre volte Mi ami tu? e dopo aver udito per tre volte le risposte affermative del Suo discepolo, gli dice perentoriamente: Seguimi. Ma Pietro, invece di ubbidire e di guardare solo verso Cristo, si guarda attorno, si volta e vede Giovanni; si preoccupa, e dice: E di lui che sarà?.
Questo è chiaramente per il Signore un atteggiamento errato, perché il rapporto del credente con Gesù è un rapporto personale, non collettivo, è un rapporto diretto, senza altre persone che si frappongono.
Gesù gli risponde in modo secco, categorico, che quasi a prima vista stupisce: Che timporta?Tu seguimi.
Ma Cristo dice la stessa cosa a ciascuno di noi oggi, perché Egli vuole che guardiamo soltanto a Lui: Seguimi ci ordina.
Non è semplice ubbidire, perché chi ci circonda ci condiziona, entra nella nostra vita e può alterare il nostro cammino.
Chiediamo al Signore di mantenere con Lui questo filo diretto, di non farci distogliere da quello o da quelli che ci circondano, in modo che possiamo ascoltare solo la sua voce, il suo perentorio appello: Seguimi!
Prendere la croce e
rinunziare a noi stessi
Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuoi venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16:24).
Ecco le condizioni necessarie per seguire il Signore. Sono un po dure per la nostra natura, ma necessarie. Dura lex, sed lex icevano i Romani (Dura è la legge, ma è legge). In questo invito sono contenute due condizioni.
La prima è rinunziare a sé stessi.
È difficile rinunciare al nostro orgoglio, alla nostra ambizione; luomo ha la tendenza a voler primeggiare, a voler emergere sugli altri, a voler avere sempre ragione.
Luomo, preso singolarmente, non sbaglia mai, perché chi sbaglia è sempre l'altro. Ma il Signore non accetta una simile regola di vita, non solo, ma chi si trova in questa situazione non può seguire il Signore perché si trova lontano da Lui.
Ricordiamo che la prima beatitudine, o felicità, pronunciata da Gesù in Matteo 5, nel sermone sul monte, cosi dice: Beati gli umili (o poveri di spirito), perché di loro è il regno dei cieli.
Quindi per gli orgogliosi non cè nemmeno la possibilità di far parte del regno dei cieli, cioè quello che abbiamo esaminato prima!
È una cosa terribile, che dovrebbe farci riflettere a lungo. Lorgoglio, le vittorie ottenute sugli altri, forse appagano temporaneamente la nostra natura, ma ci allontanano da Dio.
Seguire il Signore significa essere umili; pertanto, rinunciare a noi stessi, significa far parte del regno di Dio e appartenere a Lui.
La seconda condizione per poter seguire il Signore è prendere la nostra croce. In questo linguaggio figurato è contenuto il fatto che dobbiamo caricarci di qualcosa per seguire il Signore.
È quindi faticoso, non è un cammino in scioltezza e con agilità, come quelli che si dilettano nel fare footing tutti i giorni, ma è un cammino con dei pesi addosso.
Ci sono delle difficoltà, dei problemi che ci opprimono, ossia delle vere e proprie croci. Si tratta di pesi provocati dalla nostra natura umana, dalle nostre imperfezioni. Ma il Signore ci vuole così, con questi pesi addosso; Prendi la tua croce e seguimi ci dice.
Non è però crudeltà o cinismo il suo, perché solo Lui, come abbiamo visto prima, può liberarci e darci riposo.
Ricordiamo ancora, a proposito di questo tipo di appello, le sue parole: Imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore (Mt 11:20).
La luce della vita
Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8:12).
Ecco i risultati per chi segue il Signore: ha la luce, ha la chiarezza, ha la soluzione di tutti i problemi.
Quante cose oscure esistono nella nostra vita! A volte non sappiamo prendere decisioni, non sappiamo che pesci prendere. Ma Gesù dice che chi lo segue non avrà oscurità, ma luce!
La luce. Noi oggi forse diamo scarsa importanza a questo dono perché siamo abituati ad averla; vorrei che pensassimo però un attimo alloscurità: che tristezza, che pena, quanti problemi verrebbero fuori! Analogamente a volte ci ostiniamo a restare spiritualmente nelle tenebre, invece di ricercare la luce. E pensare che questa fu una la prima cosa creata da Dio!
Così, restando nelloscurità spirituale, restiamo ancorati ai nostri problemi e non siamo capaci di uscirne fuori.
Gesù oggi ci dice: Io sono la luce, e chi mi segue non camminerà nelle tenebre.
Ecco la soluzione ai nostri problemi: seguire il Signore.
Il servizio
Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io qui sarà anche il mio servitore; e se uno mi serve il Padre mio lonorerà (Gv 12:26).
Ecco altre verità espresse da Gesù: la condizione essenziale per servire il Signore è seguirlo e restare accanto a Lui.
Non si può servire Il Signore e starne lontano: Là dove sono io qui sarà anche il mio servitore, dice Gesù.
Il servizio fa parte della vita del credente, è la dimostrazione pratica della sua fede; per contrapposto non può esserci fede senza servizio.
Il servizio è richiesto da Dio come atto di lode e di adorazione a Lui, e dovrebbe essere lespressione della nostra riconoscenza al Signore per lamore che ci ha manifestato donandoci la salvezza.
Quindi, sintetizzando, possiamo dire: un vero credente deve servire il Signore, e, per poterlo fare, deve seguirlo e stargli accanto.
Ma lappello di Cristo non termina con questa affermazione, ma continua così: Se uno mi serve il Padre mio l'onorerà. Ecco la promessa: onore da parte di Dio. In altre parti della Parola questo onore è chiamato premio.
Un premio? Sì un premio attende i credenti nel cielo, un premio che sarà correlato al loro servizio per Cristo sulla terra.
Paolo lo paragona ad una corsa, nella quale tutti gli atleti si impegnano per vincere e quindi ottenere il premio.
Notiamo ancora che si tratta di un premio particolare, dato da Dio stesso. Oggi forse non ne conosciamo ancora bene gli aspetti, i contorni ed i dettagli, ma il fatto che esso sia dato da Dio e che sia un onore riceverlo, ci fa supporre che esso sia una cosa meravigliosa; una cosa della quale possiamo fregiarci per tutta leternità.
Un onore datoci da Dio? Ma non viene un brivido in ciascuno di noi solo a pensare ad una cosa simile?
Chi siamo noi per essere onorati da Dio? Non meritiamo certamente una tale considerazione!
Ma lo dice Cristo, lo dice la Parola!
Vogliamo rifiutare questa possibilità che Dio ci offre? Certamente non sarebbe saggio, quindi serviamo il Signore seguendo le orme di Cristo (1P 2), e restandogli vicino in ogni circostanza della nostra vita.
Pescatori d'uomini
Seguitemi, ed io farò di voi dei pescatori di uomini (Mr 1:17).
A volte il credente pensa allevangelizzazione e quasi sente dentro di sé il rimorso di fare poco in questo campo. Ecco che allora, come anche in altri casi, vengono addotte delle giustificazioni, come ad esempio: Ci manca la preparazione necessaria... non sappiamo esprimerci.
Nonostante queste sembrino forse delle banali scuse, forse in esse a volte cè un fondo di verità.
Il Signore ci aiuta a risolvere questa situazione con il suo appello Seguitemi, e io farò di voi...
Come possiamo testimoniare, evangelizzare ad altri, se noi stessi non seguiamo il Signore?
Anche qui cè una condizione importante: per poter essere pescatori d'uomini occorre seguire Cristo.
La figura del pescatore è caratteristica e quanto mai significativa per capirne il concetto. Cosa fa il pescatore? Getta le sue reti ed attende. Dopo qualche tempo le ritira e raccoglie il pescato.
Così pure il credente che evangelizza: egli dà la sua testimonianza, sparge la Buona Novella, e successivamente raccoglierà.
Ma la condizione essenziale per il pescatore di pesci è quella di conoscere bene il suo mestiere; egli deve sapere quando, dove e come deve gettare la sua rete. La condizione essenziale per il credente che evangelizza è seguire Cristo, perché solo in questo modo egli impara il suo mestiere e solo in questo modo egli riceve tutte le indicazioni e le istruzioni per poter svolgere la sua azione.
ANDATE!
Gesù disse ai suoi (e lo dice a noi oggi): Andate. Vorrei soffermarmi su questultimo appello. Più che un invito esso è un vero e proprio mandato, ossia un incarico che Gesù ci affida.
È quindi un comandamento che potremmo aggiungere agli altri due molto noti: Ama il Signore Dio tuo, e ama il tuo prossimo.
Vediamo ora come lordine di Andare venne messo in pratica nei primi tempi della Chiesa.
Lubbidienza
Quello che dobbiamo considerare con attenzione è che, prima di ogni altra attività, i primi credenti ubbidirono allordine del Signore Andate. In questo modo si formò la Chiesa alla Pentecoste e così continuò ad aumentare di numero!
Notiamo che senza la testimonianza non avrebbe avuto senso, né avrebbe avuto luogo la perseveranza descritta in Atti 2:42.
Ricordiamoci che il compito principale di un credente è la missione, e la missione va assolta in ogni luogo in cui il Signore manda i suoi servitori.
Andate per tutto il mondo e predicate levangelo ad ogni creatura (Mr 16:15). È un vero ordine!
Voi siete testimoni e voi mi sarete testimoni (Lu 24:48 e At 1:8). Il Signore Gesù, per mezzo di Luca, definisce in questaltro modo il ruolo dei credenti, chiamandoli testimoni. Nellevangelo i figli di Dio sono chiamati ad essere dei testimoni di quanto Gesù ha fatto e ha detto; negli Atti è specificato dove essi dovranno testimoniare. In sostanza questo ruolo è indicato in modo completo.
Troviamo forse delle differenze nel nostro ambiente e nella nostra vita personale di oggi?
Come il Padre mi ha mandato, così io mando voi (Gv 20:21). Analizziamo queste parole di Gesù: Dio ha mandato il suo Figlio sulla terra per uno scopo preciso: redimere le sue creature cadute nel peccato. Quindi lo scopo dellincarnazione di Cristo fu previsto e coordinato dal Padre: egli doveva sacrificarsi per salvare lumanità, in unopera unica ed irripetibile nella sua ampiezza.
Ma ciò non significa che questopera non possa avere, sia pure con diversa portata, delle analogie: il ruolo dei credenti è di avere Cristo come esempio, pertanto come Dio ha mandato Cristo nel mondo per portare benefici allumanità, così Cristo manda noi con lo stesso obiettivo-scopo che si esplica con la nostra testimonianza.
Come possiamo dunque ubbidire a questo comandamento se forse troppo spesso restiamo muti ed inattivi?
Appare forse un po insolito, a prima vista, ma il ruolo di Cristo e il nostro, sotto questo aspetto, sono analoghi!
Ma non è un ordine... per andare allo sbaraglio. Se il Signore ha dato questo comandamento, ha anche messo i destinatari nella condizione di poterlo mettere in atto. In quale modo?
Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi. Il credente quindi non va allo sbaraglio, né può contare sulle sole sue capacità. Se così fosse, sarebbe perdente in partenza. Ma non è così perché il Signore gli ha dato una potenza, il suo Spirito Santo, e per mezzo di questa forza tutto diventa possibile
Lo Spirito Santo è un dono che il Signore conferisce ai suoi figli assieme a quello della grazia. È la sua presenza stessa, perché Dio stesso viene ad abitare nel cuore del credente.
Ogni uomo, quando crede col cuore al Signore, quando accetta il dono della salvezza che gli viene offerto, quando fa di Cristo il Signore della sua vita, riceve lo Spirito Santo e la sua potenza.
Cè quindi in ogni cristiano questa forza allo stato potenziale, che spesso, purtroppo troppo spesso, non viene utilizzata.
È una cosa normale, malauguratamente direi, non servirci di questa forza e tenerla soffocata, tenerla compressa, inutilizzata... Riflettiamo, e rivediamo i nostri comportamenti cristiani!
Conclusione
Pensiamo profondamente alla nostra posizione, allo scopo della nostra vita cristiana. Ci siamo mai chiesti che scopo ha la nostra esistenza?
Si lavora, ci si affatica, forse siamo seriamente impegnati con le nostre famiglie, siamo forse impegnati per dare una istruzione e la migliore posizione sociale nella vita ai nostri figli. Ma dopo? Dopo, se la nostra vita fosse condotta solo in questa maniera, rimarrebbe poco... o nulla.
Il cristiano ha degli scopi più importanti, più alti, più grandi. Andate e testimoniate: questi sono i nostri scopi, questo è il motivo della nostra esistenza.
E questo è quanto il Signore vuole da ciascuno dì noi.
Voglia il Signore farci veramente sentire nella nostra vita questi appelli accorati; che non siamo sordi a queste calde parole di invito. Se ascoltiamo queste esortazioni che la Parola ci dà e mettiamo in pratica ciò che abbiamo udito, la nostra vita prospererà, ci sentiremo appagati perché avremo uno scopo, il Signore ci benedirà e saremo felici.
Mario Valente