nov01-ic

In un tempo di crescente relativismo


RIFLESSIONI SULLA VERITÁ


La convivenza di verità ed amore, così perfettamente esemplificata in Gesù, non sempre si ritrova tra i singoli cristiani e all’interno delle loro comunità. È indubbiamente arduo proclamare la verità nell’amore e vivere l’amore restando fedeli alla verità: ma è questo l’obiettivo al quale il Signore ci chiama e per raggiungere il quale ci sono dei “costi” personali che dobbiamo essere pronti a “pagare”.


La verità: elemento essenziale della rivelazione

      Quello della verità è uno dei temi fondamentali in tutta la rivelazione biblica; la rivelazione della verità relativa a Dio e al suo amore per l’uomo è quella che anticipa la gloriosa esperienza della conversione. Quanto sono belle le parole di Paolo quando afferma che “Dio... si compiacque di rivelare in me il Figlio suo”.
      Che cosa fu, se non la rivelazione della verità, incarnata nel Figlio diletto, quella che rivoluzionò la vita di questo “vaso di elezione” e ne fece uno strumento così potente per la diffusione dell’Evangelo della grazia?


La verità vista con sospetto

      Ma la verità in quanto tale è vista, a volte, con estremo sospetto da alcuni ed è causa di conflitti insanabili, che sono sotto i nostri occhi proprio in questi giorni, tra due popoli, ebrei ed arabi, ognuno dei quali è propugnatore di una sua verità.
      Quale di questi due popoli può vantare maggiori diritti su Gerusalemme?
      Perché non sembra possibile che si arrivi ad una convivenza pacifica?
      Chi dei due è il portatore della verità sulla Palestina?
      Perché per il popolo di Israele ha un grande valore la storia del proprio soggiorno in quella terra, mentre gli arabi affermano che ormai, poiché per più di mille anni gli ebrei non hanno messo piede in Palestina, non hanno più diritto su quella terra?
     
      Sia che gettiamo uno sguardo sull’ampio orizzonte internazionale o che ci soffermiamo ad osservare il quadro dei rapporti sociali e politici del nostro Paese, ci accorgiamo che si è sviluppato un generale atteggiamento di sospetto nei confronti di chiunque affermi di essere nella verità, o di possedere la verità, o anche semplicemente di dire la verità, di ricostruire secondo verità i fatti avvenuti.
      A volte, poi, questa parola viene usata, per identificare realtà e fatti tra loro diversi e perfino contraddittori. Si arriva al punto di farsi pervadere dalla convinzione che non sia veramente possibile conoscere la verità, non solo limitatamente alle situazioni e agli avvenimenti correnti, ma – più in generale – che non sia possibile sapere come stiano veramente le cose riguardo alla vita ed al suo significato ultimo.
      Per questo, alle parole di Gesù che diceva: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”, lo scettico Pilato rispose: “Che cos’è verità?” e si allontanò da Gesù senza attendere una risposta.


Chi intorbida le acque?

      Ad un certo punto sorge nella nostra mente il sospetto che da qualche parte si stiano mescolando le carte, che molti utilizzino la stessa parola – la verità – attribuendole ciascuno un contenuto suo proprio. Sembra quasi che la verità sia diventata un animale addomesticato da utilizzarsi per i servizi più vari. Non è questo un altro modo per dire che Satana, “bugiardo e padre della menzogna”, sta intervenendo attivamente per intorbidare le acque dei rapporti fra gli uomini?

      La verità, come abbiamo già detto, è una caratteristica che denota tutta la rivelazione biblica.

      Il nostro Dio è un Dio di verità e fin dall’inizio della creazione, nel farsi conoscere all’uomo da lui creato, dette ad Adamo ed Eva delle prescrizioni che erano caratterizzare da un’estrema chiarezza; aspetto, questo, molto importante della verità. Infatti, “il messaggio che abbiamo udito e che vi annunziamo” – dice Giovanni – è: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre”. È anche utile rilevare che alla chiarezza della luce si accompagna lo splendore del sole, il cui calore abbraccia l’uomo che è alla ricerca della verità. Sono concetti ed immagini tra loro collegati.

      Quanto sono belle le parole del profeta Malachia quando parla del sole della giustizia, che scende benefico su coloro che temono il Signore, portando la guarigione nelle sue ali.
      Ecco la verità divina: ci parla del nostro vero stato, illumina e mette in evidenza la nostra ingiustizia, ma solo al fine di liberarcene e portarci la guarigione ed il benessere.
      È una verità piena di forza e piena di grazia, che esercita sull’uomo peccatore una grande forza di attrazione. È Gesù, la Verità che dice: “...io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (Gv 12:32). Gesù sulla croce, “espressione suprema della potenza invincibile dell’amore divino, come una calamita avrebbe attirato a sé tutti coloro che avrebbero accettato con fede la Sua vittoria sul peccato e sul male” (dal commentario al Vangelo di Giovanni di R.V.G. Tasker, Londra, Tyndale Press, pag. 150).
      Il nostro annuncio della verità, avvolto – e non mascherato – dall’amore e dalla grazia farà presa su chi è veramente alla ricerca di un significato da dare alla vita.

      Dobbiamo proporci di proclamare “tutto il consiglio di Dio”
(At 20:27) e di non nascondere alcuni aspetti che potrebbero rendere impopolare la nostra predicazione. Paolo ad Atene, quando predicò la resurrezione di Gesù dai morti, ebbe come risultato lo scherno di alcuni e la scettica indifferenza di altri. Ma pure “alcuni si unirono a lui e credettero” (At 17:32, 33).

      Nelle ali del nostro annuncio della verità dell’Evangelo ci deve essere sempre un carico di amore e di grazia, quella grazia che porta sì, ravvedimento, ma anche perdono, amore e gioia.

      In realtà mi sembra che ci sia il bisogno di riflettere sul fatto che i vari aspetti del carattere di Dio, rivelatici nella Scrittura, non sono mai isolati l’uno dall’altro, non sono asetticamente separati e posti sotto vetro, come in un laboratorio, ma sono sempre strettamente collegati l’uno con l’altro, così come, nell’immagine appena usata, lo sono la luce ed il calore. Nella notte che precede la Passione, Gesù da un lato riconosce che giustamente i discepoli lo chiamano “Maestro e Signore”, ma nello stesso tempo si abbassa a lavare loro i piedi: maestà ed umiltà sono ugualmente presenti nella sua persona.
      Allo stesso modo vediamo che in Gesù verità e amore vanno sempre insieme; ebbe compassione delle folle, “perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”, ma in un’altra occasione mise in luce le vere motivazione di coloro che erano venuti a cercarlo, dicendo: “In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati” (Gv 6:26).


I pericoli di un certo modo di concepire la verità

      La convivenza di verità ed amore, così perfettamente esemplificata in Gesù, non sempre si ritrova tra i singoli cristiani e all’interno delle comunità cristiane.
      La chiesa di Efeso si distingueva per molti aspetti positivi (Ap 2:1-7).
      Operava concretamente e si affaticava per mettere in pratica la Parola; sopportava molte cose a motivo del nome di Dio, non si stancava.
      Perseverava costantemente nella verità, al punto tale da non poter sopportare i malvagi e smascherare i bugiardi.
      C’erano persone nel suo seno che affermavano di essere mandate da Dio, di essere degli apostoli, ma i credenti di Efeso erano dotati di tali qualità morali e spirituali che li rendevano capaci di mettere alla prova costoro e di rivelare che si trattava di impostori.
      Possiamo perciò dire che combattevano strenuamente per la verità. Eppure il Cristo che appare nel primo capitolo dell’Apocalisse, rifulgente di gloria, in mezzo ai candelabri d’oro, cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto, occhi come una fiamma di fuoco, dice agli Efesini:
      “Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore”.

      Questa affermazione è tale da colpire al cuore chi legge.
     
Non ci spinge forse a domandarci: quanto amo veramente Dio?
      Quanto mi è rimasto dell’entusiasmo iniziale, di quando mi ero convertito?
      Sì, sicuramente il fratello sbaglia, è lontano dalla verità, mi ha addirittura offeso. Ma riesco a perdonarlo?
      Riesco ancora a pregare per lui?
      Desidero veramente che, verificatisi i necessari presupposti, fattasi di nuovo luce ed attuatisi i necessari chiarimenti e cambiamenti, si ristabilisca e riprenda vigore la nostra comunione fraterna?

      Si parla tanto contro gli entusiasti, si guardano con sospetto certi movimenti, e la prudenza e l’oculatezza non è mai troppa. Ma ricordiamoci che entusiasmo deriva dal greco èntheos, che sta ad indicare chi è ispirato da Dio, chi è mosso dal fuoco dell’amore divino.
      Certo, chi può negare che ci siano falsi entusiasti, come falsi apostoli, esagerazioni che vanno proprio fuori del solco tracciato nella Scrittura?
      Ma quanto spesso, d’altro lato, corriamo il pericolo di rimanere calmi, sì, ma lontani distaccati, avvinghiati alla nostra verità, mentre rivolgiamo uno sguardo di fredda indifferenza sul fratello o sui fratelli?
      “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13:35).


Sgombrare il campo dagli equivoci

      È necessario che in queste nostre riflessioni sulla verità, si sgombri il campo dall’obiezione che si tenti di favorire un aspetto piuttosto che un altro. Di favorire l’amore a danno della verità. Il guaio dei nostri ambienti evangelici è che conosciamo talmente bene certi passi della Scrittura, che questi non arrivano più a dirci qualcosa di valido e di risolutivo.
      Uno di questi è Efesini 4:15, che nella versione della vecchia Riveduta suonava “seguitando verità in carità”, e nella versione più moderna seguendo la verità nell’amore.
      Citiamo molto spesso questo passo, perché lo riteniamo importante, ma ci sforziamo veramente e sempre di sondarne tutte le profondità?
      Ci rendiamo conto che ci richiede di rinunciare a posizioni di orgoglio, di presunzione?
      Che ci sfida a ritrarci dalla difesa ad ogni costo di certe nostre posizioni che, se esaminate con animo più sereno e più umile, possono manifestare la loro fallacia?


La verità non cammina mai da sola

      Ma cerchiamo subito un accostamento della verità con altri aspetti del carattere di Dio. Proprio nella Genesi, dopo aver operato la separazione tra la luce e le tenebre, “Dio vide che questo era buono” (Ge 1:18). La separazione tra luce e tenebre – altra immagine della contrapposizione tra verità e menzogna – ha per fine il bene, ha per propulsione l’amore. Il Dio creatore, il Dio che separa la luce dalle tenebre, è un Dio d’amore. Possiamo sentir vibrare la nota della gioia e dell’amore quando Dio dice all’uomo:
      “Siate fecondi e moltiplicatevi…Ecco, io vi do ogni erba che fa seme.. e ogni albero fruttifero...” (Ge 1: 28, 29).
     
      Nello scorrere le pagine della Bibbia troviamo un numero infinito di volte l’affermazione che il nostro Dio è un Dio di verità. Gesù stesso è “la Verità”. La verità inoltre è il contenuto stesso della predicazione dell’Evangelo ed è anche il sentiero che ogni discepolo di Cristo è chiamato a percorrere.
      L’apostolo Giovanni fa camminare sempre insieme verità e amore, e se mette in risalto l’uno dei due non lo fa mai a danno dell’altro. È lui che dice:
      “Mi sono molto rallegrato di aver trovato fra i tuoi figli alcuni che camminano nella verità, per rammentare subito dopo il comandamento che abbiamo avuto fin da principio: amiamoci gli uni gli altri”. (2Gv 4-5).
     
      La verità, quindi, è sia il contenuto dell’evangelo da annunziare al mondo, sia il sentiero per il quale camminare, sia lo strumento della nostra santificazione.
È in un certo senso straordinario pensare che proprio la verità sia lo strumento invocato da Gesù nella sua preghiera sacerdotale, affinché possiamo progredire nella santità. “Santificali nella verità: la tua parola è verità (Gv 17:17).
      È importante che io conosca la verità riguardo a Dio e riguardo a me stesso, perché così potrò fare passi avanti sul sentiero della santità.
      È importante che mi metta all’ascolto del fratello che non è d’accordo con me, o con la mia interpretazione della Bibbia; o con il fratello che mi rimprovera per qualche mio errore.
      Certo, il fratello può sbagliare, ma Dio non potrebbe largirmi, per mezzo di lui, una grazia, che si presenta sotto forma di riprensione, affinché io possa capire la mia vera condizione, diversa da quello che io sinceramente ritengo che sia?
      Stiamo di nuovo facendo del facile qualunquismo, o stiamo cercando un modo concreto di porre in atto le parole di Gesù: “Santificali nella verità: la tua parola è verità”?

      La disciplina, la riprensione divina, che mi può pervenire per mezzo del fratello, è una grazia
, perché Dio ce la somministra “per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità” (Eb 12:10).
      La domanda importante è : “La mia riprensione, la mia critica, la mia correzione hanno come obiettivo il bene del fratello ed il progresso della chiesa?”

      Succede peraltro che la parola di verità, annunciata e predicata, non produca i buoni risultati previsti. Questo sia perché non ci si è fissati il predetto obiettivo, sia perché il destinatario della parola preferisce rimanere nella sua condizione di errore che è in effetti una posizione di menzogna. Ciò, oltre che alle responsabilità personali, è anche da attribuirsi a quel mistero che non ci è dato penetrare fino in fondo, che è l’opera del principe di questo mondo, che acceca la mente degli increduli, affinché non vedano la verità. “Affinché” – come dice Paolo – non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio” (2Co 4:4).


Il pericolo della verità manipolata

      Ma c’è anche un altro pericolo, un virus in agguato, dal quale noi cristiani stessi non dobbiamo ritenere di essere immuni: ed è che la stessa verità, pervenuta fino a noi per la grazia di Dio e per la predicazione dell’Evangelo, si tramuti in qualche cosa di diverso.
      Il pericolo che questa verità, applicata al caso o alla situazione concreta, manipolata da mani e da menti umane, e quindi fallibili, si trasformi in qualcosa che è proprio il suo contrario. Non intravedeva forse questo pericolo il grande apostolo dei Gentili, quando raccomandava a Timoteo: “Custodisci il deposito... custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che opera in noi” (2Ti 6:20; 2Ti 1:14).
      C’è il pericolo che nel cammino di tutti i giorni a fianco del fratello, nella vita della comunità, proprio a motivo di un non perfetto dominio dello Spirito Santo invocato dall’apostolo, di quello Spirito che abita in me tanto quanto abita nel fratello, c’è, dico, il pericolo che quella verità che abbiamo conosciuta non sia più la stessa.
     
Accade di frequente che il fratello ed io diventiamo portatori di due verità contrapposte, e non possiamo quindi andare più d’accordo.
      Cristo – la Verità – è forse diviso? C’è il pericolo che proprio chi ha speso un’intera vita di servizio per l’annuncio dell’Evangelo e per l’edificazione della chiesa, resti prigioniero di determinate sue posizioni che, buone in sé stesse all’origine, siano andate gradualmente radicalizzandosi, allontanandosi dalla verità.
      Questo anche perché la verità non è un sentiero da percorrere da soli, non è un pasto da consumare in solitudine, ma sempre in comunione e in comunicazione con i fratelli e le sorelle della chiesa.
      Lungi dall’invocare compromessi che appartengano ad una politica di bassa lega, si tratta qui di parlare delle proprie idee, delle proprie riflessioni sulla Scrittura, di comunicarle ai fratelli, ascoltando nel contempo quello che perfino il più umile nella chiesa ci potrebbe dire da parte del Signore.
      Per fermare Balaam che, sebbene fosse profeta dell’Eterno, stava percorrendo un strada sbagliata, Dio mise addirittura le proprie parole in bocca ad un asino, che gli disse: “sono uscito per fermarti, perché la via che percorri è contraria al mio volere” (Nu 22:32).
     
      Dovrebbe comunque farci riflettere il fatto che ci siano così spesso dei contrasti e delle contrapposizioni nelle comunità, in occasione dei quali entrambe le parti si ritengono, a torto o a ragione, strenui difensori della verità e della fedeltà alla Parola.
      Se riuscissimo veramente a spogliarci delle nostre sovrastrutture, se riuscissimo a lasciarci illuminare da ”colui che esamina i cuori”, se riuscissimo a discernere nelle affermazioni della nostra (fraterna) controparte ciò che c’è di giusto, eventualmente nascosto o avvolto in altre affermazioni errate!
      Con quale obiettivo? Quello della conquista – o riconquista – comune e solidale della Verità, alla quale segue la restaurazione della comunione, della concordia e della gioia.

      Come provvisoria conclusione di queste brevi riflessioni può essere utile che ciascuno di noi ponga davanti a sé come obiettivo, ed assuma come regola per la propria azione, le parole che Paolo scrive alla fine delle sue comunicazioni alla chiesa di Corinto, dopo aver affrontato problemi così gravi e pericolosi, che minavano la vita di quella comunità: “...non già perché risulti che noi abbiamo ragione, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi dovessimo apparire riprovati. Infatti non abbiamo alcun potere contro la verità; quello che possiamo è per la verità (2Co 13:7-8).

Emilio Grosso