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Vivere nell’attesa di Cristo


DAL RAPIMENTO DELLA CHIESA ALLA NUOVA GERUSALEMME (VI)

     
La descrizione dei giudizi divini annunciati nell’Apocalisse, dall’apertura dei sette sigilli fino al versamento delle sette coppe, suscita terrore, ma solo in chi avrà rifiutato di riconoscere Cristo Gesù come Signore.
     
     

I GIUDIZI DI DIO



      Nel libro dell’Apocalisse, dopo che l’Agnello comincia ad aprire i sigilli del libro dell’avvenire, dato che era l’unico che poteva farlo (cap. 5), cominciano tutta una serie di giudizi da parte di Dio che hanno scatenato la ricerca e talvolta la fantasia di studiosi (non solo) della Bibbia.
      In campo cristiano gli approcci amillenarista e post-millenarista, che spesso utilizzano le letture preterista e storicista dell’Apocalisse, tendono per lo più a scorgere, nei simboli descritti dai capp. 6-16 dell’ultimo libro della Bibbia, personaggi ed eventi contemporanei all’apostolo Giovanni o a questi successivi di pochi secoli, dato che con la “cristianizzazione” della società occidentale si sarebbe instaurato il Regno di Dio milleniale poi citato nel cap. 20. L’approccio pre-millenarista, invece, specie nella sua componente futurista ed idealista, considera tali giudizi sopratutto come la descrizione di eventi futuri, da collocare dopo il Rapimento della Chiesa (pre-tribolazionismo) o comunque in relazione all’avvento dell'Anticristo (tribolazionismo).
      Chi scrive ritiene che la posizione pre-millenarista sia quella più vicina all’evidenza scritturale e che, all’interno delle diverse opinioni ivi espresse, sia maggiormente condivisibile quella pre-tribolazionista con una lettura prevalentemente futurista e simbolista dell’Apocalisse. Nel nostro studio, pertanto, affronteremo l’argomento oggetto di questo paragrafo nella convinzione che i giudizi espressi nei capp. 6-11 di Apocalisse riguardino soprattutto la prima metà della Grande Tribolazione, mentre quelli contenuti nei capp. 12-16 abbiano a che vedere per lo più con la seconda fase di questo terribile periodo della storia umana futura.

a) Nella prima metà della Grande Tribolazione

      L’opera di proclamazione della salvezza, compiuta dai due testimoni del cap.11 di Apocalisse, avrà fine dopo milleduecentosessanta giorni, ossia tre anni e mezzo lunisolari (vv. 3,12). In corrispondenza con la loro dipartita, suonerà la settima tromba di Dio (vv. 15-19), la quale anticiperà l’ultimo avvertimento per la conversione degli uomini, stavolta fatto direttamente da un angelo (14:9-13), nonché il compimento della mietitura e della vendemmia spirituale, ossia gli ultimi terribili giudizi divini raffigurati dalle sette coppe (14:14-16:21). Queste sono le ragioni principali per cui riteniamo che i capp. 6-11 dell’ultimo libro della Bibbia debbano riferirsi ai primi tre anni e mezzo della Grande Tribolazione. Una volta aperto il libro dell’avvenire da parte di Gesù Cristo (cap. 5), i sette sigilli e le sette trombe contengono altrettante figure dei giudizi che Dio riverserà sulla Terra in modo speciale subito dopo il Rapimento della Sua Chiesa.
      • Il primo sigillo libera un cavallo bianco con un cavaliere che possiede “un arco ed una corona” ed ha un preciso obiettivo: vincere (6:2). Secondo Di Biagio questo cavaliere è l’Anticristo stesso, che verrà sulla terra senza fare rumore e, sempre sotto il controllo divino, otterrà progressivamente la fiducia e la stima dell’umanità. Al contrario, Bosio ritiene che il cavaliere in esame sia Cristo, a motivo delle rassomiglianze con la figura di 19:11-16 e del carattere di vittoria che ha l'attuale predicazione del vangelo. Graham, dal canto suo, vede in questo cavaliere la caratteristica principale dell’inganno e perciò lo individua in Satana stesso, che negli ultimi tempi sta tentando di sedurre la Chiesa soprattutto con le false dottrine ed il materialismo, e gli altri uomini in molti modi come ad esempio con le false religioni ed il satanismo.
      • Il secondo sigillo farà uscir fuori un cavallo rosso, il cui cavaliere sarà dotato di “una spada” e del potere di “togliere la pace sulla terra affinché tutti gli uomini si uccidano fra loro” (6:3-4). In merito a ciò, Di Biagio afferma che con questo cavallo cominciano i veri giudizi di Dio, dato che esso raffigura un futuro periodo di guerre paurose e di grande spargimento di sangue, a seguito del quale l’Anticristo instaurerà un regno di pace apparente. Bosio, invece, sostiene che qui il cavaliere rappresenti “la guerra in genere, quindi tutte le guerre, civili o internazionali, scatenate dal peccato umano ma permesse da Dio qual giudicio destinato a trarre gli uomini a pentimento ed i cristiani alla vigilanza ed all'umiliazione”. Dal canto suo, Graham fa notare come la guerra sia sempre stato un terribile flagello, ma allo stesso modo come in questi ultimi tempi essa si sia sviluppata notevolmente, come estensione degli effetti e come potenzialità distruttrice.
      • L’apertura del terzo sigillo rende possibile la cavalcata del cavallo nero con sopra un cavaliere che avrà una “bilancia in mano” e verrà accompagnato da una voce dall’alto che proclamerà uno stato di grave carestia e di decremento del valore reale del danaro (6:5-6). Di Biagio sostiene che, dopo il Rapimento della Chiesa, a causa dei tumulti, dei disordini e delle violenze nel mondo vi saranno delle gravi carestie, predette dallo stesso Gesù in Matteo 24:7. Bosio, dal canto suo, ricorda che il nero è il colore rappresentante la fame (cfr. La 4:8-9) e che la profezia contiene alla fine una “attenuazione misericordiosa della carestia”, visto che vengono risparmiati due generi di grande importanza come il vino e l’olio. Graham rammenta poi che negli ultimi decenni si sono progressivamente allargate le forbici della prosperità dei Paesi ricchi e della povertà dei Paesi cosidetti “in via di sviluppo”, a causa di una crescente disuguaglianza nella distribuzione dei prodotti alimentari, la quale costringe la maggior parte dell’umanità a vivere sotto i livelli di sussistenza ed a convivere con le malattie e spesso con le epidemie.
      Con l’apertura del quarto sigillo, la quarta creatura vivente chiama un cavallo giallastro il cui cavaliere si chiama “la Morte” ed è seguito dall'Ades: sarà loro dato “il potere di uccidere con la spada, la fame, la mortalità e le bestie feroci nella quarta parte della Terra” (6:7-8). Secondo Di Biagio, l’ultimo cavallo simboleggia una terribile pestilenza dovuta alla mancata sepoltura di milioni di persone già morte in precedenza... altro che pace e benessere promessi dalla Bestia! Anche Bosio, nel suo commentario, sostiene che qui la “mortalità” è quella specificamente “prodotta dalle epidemie, specialmente dalla peste”, ricordando inoltre che i quattro flagelli menzionati vengono citati insieme anche in Ezechiele 14:13-21. In merito a questo cavallo, Graham cita diversi flagelli che negli ultimi decenni stanno dominando la scena internazionale, quali precursori del simbolo apocalittico: le armi nucleari, chimiche e biologiche; le mutate condizioni metereologiche; l’indiscriminato inquinamento dell’aria e delle falde acquifere; malattie come l'AIDS; ecc...
      • Sorvolando sul quinto sigillo, che in realtà non raffigura alcun giudizio sull’umanità incredula, passiamo invece al...
      • ...sesto sigillo, con il quale sulla terra si scatena un grande terremoto accompagnato da segni terribili nel cielo (il sole diventa nero e la luna rosso sangue; le stelle cadono sulla terra, il cielo si arrotola come una pergamena) e sulla terra (le montagne e le isole spariscono), fino a costringere tutti gli uomini a nascondersi in caverne sperando di potersi nascondere da Dio (6:12-17; cfr. Lu 21:36)74.
      • Dopo la parentesi del cap. 7, l’Agnello aprirà il settimo sigillo e si farà subito un “silenzio nel cielo per circa mezz'ora”, dopo il quale ai sette angeli che stanno in piedi davanti a Dio verranno date sette trombe (8:1-2).
      Un altro angelo arriverà e con un incensiere prima offrirà a Dio “molti profumi soavi uniti alle preghiere dei santi” per poi riversare sulla terra del fuoco dall’altare d’oro posto vicino al trono di Dio: subito ci saranno “tuoni, voci, lampi ed un terremoto”, che anticiperanno il suono delle sette trombe, le quali rappresentano la parte centrale dei giudizi di Dio nella prima metà della Grande Tribolazione (vv. 3-6).
     
      • Con la prima tromba arriverà sulla terra “grandine e fuoco mescolati con sangue”, ed il risultato sarà quello di bruciare un terzo della terra e della vegetazione che è in essa (v. 7); al suono della seconda tromba una grande massa ardente cadrà nel mare, con la conseguenza che la sua terza parte diventerà sangue mentre moriranno “un terzo delle creature marine e andranno distrutte un terzo delle navi” (vv .8-9); con il terzo angelo cadrà invece sulla terza parte dei fiumi e delle sorgenti una “grande stella ardente” di nome Assenzio che avvelenerà un terzo delle acque e farà così morire molti uomini (vv. 10-11); la quarta tromba colpirà poi la terza parte del sole, della luna e delle stelle e di conseguenza vi sarà buio assoluto in un terzo del giorno e della notte78 (v.12).
      Finora l’umanità non sarà stata toccata che parzialmente dai flagelli divini, ma in Apocalisse 8:13 un’aquila anticipa che le tre trombe che dovranno ancora suonare porteranno “guai a coloro che abitano sulla terra”.
     
Ed infatti con il quinto angelo sulla terra cadrà “una stella” che aprirà “il pozzo dell’abisso” dal quale uscirà un “fumo come di grande fornace” che farà oscurare il sole e l’aria, producendo delle “locuste simili a cavalli pronti alla guerra”, le quali tormenteranno esclusivamente gli uomini privi del “sigillo di Dio in fronte”; ciò accadrà per cinque mesi e con terribili dolori, simili a quelli causati da uno scorpione, che faranno loro desiderare di morire (9:1-12). Suonerà quindi il sesto angelo che porterà il “secondo guaio”: verranno sciolti i quattro angeli del fiume Eufrate ed essi uccideranno un terzo degli uomini per mezzo di fuoco, fumo e zolfo che usciranno dalla bocca di circa duecento milioni di “cavalli”, i quali peraltro porteranno distruzione con le loro code e con le loro teste (9:13-19).
      Purtroppo gli uomini che allora non morranno, neppure si ravvederanno dalle loro idolatrie e dai loro atti infami (9:20-21) e così il tempo sarà maturo per l’arrivo del settimo angelo, col quale si compirà “il mistero di Dio, annunziato ai Suoi servi, i profeti” (10:7). In particolare, il “terzo guaio” concluderà i giudizi dei sigilli e delle trombe e consisterà in una lode al Signore che sta per instaurare il Suo Regno (11:15-17) e giudicare tutti gli uomini (v.18), seguita dall’apertura del Tempio celeste di Dio con la visione dell’Arca del Suo Patto e dal verificarsi di cataclismi sopra la terra (lampi, voci, tuoni, un terremoto ed una forte grandinata; v. 19).

b) Nella seconda metà della Grande Tribolazione.

      Dopo i giudizi dei sigilli e delle trombe ecco le tremende piaghe delle coppe: i capitoli da 12 a 18 dell'Apocalisse si riferiscono a nostro avviso alla seconda metà della Grande Tribolazione, quei tre anni e mezzo lunisolari in cui l’Anticristo avrà potere di agire per concessione divina (13:5), nei quali il Falso Profeta opererà grandi prodigi a sostegno della Bestia (13:15), la persecuzione di Israele – e degli altri credenti di quel tempo – sarà particolarmente feroce (12:13,17), e continuerà l'appello divino al ravvedimento, purtroppo inascoltato dall’umanità peccatrice (14:7; 16:10).
      Questa ultima fase della storia inizierà con la sconfitta in cielo del Dragone e del suo esercito ad opera di Michele e dei suoi angeli: ciò farà precipitare sulla terra il Diavolo, che con grande furore vorrà sedurre gli uomini nel poco tempo a sua disposizione (12:7-12; cfr. Lu 10:18). A questo punto l’Anticristo ed il Falso profeta si manifesteranno per quello che realmente sono ed imporranno una rigida e violenta dittatura politica, culturale, economica e religiosa. Tutto ciò produrrà solo la maturazione della messe, che verrà ben presto mietuta e poi vendemmiata alla battaglia di Harmagedon con uno spargimento di sangue senza alcun precedente nella storia (14:14-20). Durante la dittatura dell’Anticristo, però, i giudizi di Dio si manifesteranno con le ultime sette piaghe, contenute in sette coppe d'oro piene dell'ira di Dio, con le quali si compirà la Sua indignazione nei confronti dell’umanità incredula e ribelle (15:1,5-8).

      Con la prima coppa arriverà sulla terra “un’ulcera maligna e dolorosa”, la quale colpirà gli uomini marchiati col numero 666 che adoreranno l'immagine della Bestia (16:2); il secondo angelo, invece, verserà la sua coppa nel mare, facendolo divenire “sangue come di morto” e provocando la morte di “ogni essere vivente” che là si troverà (v. 3); con la terza coppa saranno poi colpiti tutti i fiumi e le sorgenti d'acqua, così che gli uomini dovranno bere sangue, come quello dei santi e dei profeti che essi avevano sparso (vv. 4-7); il quarto angelo verserà invece la sua coppa sul sole, che “brucerà gli uomini col fuoco” ma ciò condurrà gli empi a “bestemmiare il nome di Dio che ha potere su queste piaghe”, senza invece ravvedersi per darGli gloria (vv .8-9); con la quinta coppa verrà in seguito colpito proprio “il trono della Bestia”, di modo che il suo regno diverrà “tenebroso” e gli uomini finiranno per mordersi la lingua dal dolore, continuando però a “bestemmiare il Dio del cielo”, senza invece ravvedersi dalle loro opere (vv. 10-11); poi sarà il sesto angelo a versare la sua coppa sul fiume Eufrate, le cui acque si prosciugheranno per preparare la via ai re dell’Oriente, i quali si raduneranno per la battaglia di Harmagedon, sedotti dai segni di tre spiriti immondi simili a rane usciti dalle bocche della triade satanica (vv. 12-16).
      Prima di giungere alla fine della Grande Tribolazione e della storia stessa dell’umanità, ecco la settima coppa, l'ultimo flagello divino, che colpirà “l’aria”, con lampi, voci, tuoni ed il più grande terremoto mai avutosi, il quale squarcerà in tre parti “la grande città” e farà crollare “le città delle nazioni”... tutte le isole “fuggiranno” e gli stessi monti “non saranno più trovati”, mentre dal cielo cadrà una “grandine enorme” del peso di quasi 50 chili a chicco, la quale produrrà una “piaga grandissima”, a motivo della quale gli uomini per l’ultima volta nella storia “bestemmieranno Dio” (vv. 17-21).


La fine della Grande Tribolazione

      Con il versamento della sesta coppa (16:12-16) ormai tutto è pronto per la grande battaglia finale tra le forze del bene e quelle del male.
      La Scrittura c’insegna che ad Harmagedon accadrà l’imprevisto per i potentissimi eserciti guidati dall’Anticristo, che li porterà ad una tragica e definitiva sconfitta: lo stesso Signore Gesù apparirà con i Suoi angeli, riportando una schiacciante e sanguinosa vittoria.
     

(6. continua)    
     
     
Giuseppe Martelli