Scritta dal carcere
LA LETTERA DI PAOLO
AI FILIPPESI (VIII)
Ogni credente deve aspirare a diventare maturo in Cristo, attraverso un cammino di ricerca della sapienza di Dio e di liberazione dalla presunzione e dallorgoglio.
Essere maturi (Fl 3:15-17)
Paolo si prepara ad affermare che il credente non è di questo mondo, perché la sua cittadinanza è nei cieli. In questo contesto ci trasmette alcuni insegnamenti importanti, per mezzo dello Spirito.
1. Il sentimento di coloro che hanno il giusto pensiero di Dio (3:15-16).
Per un credente è importante acquisire il giusto pensiero di Dio. Troppe volte ci si lascia coinvolgere in riflessioni umane che apparentemente possono sembrare corrette, ma che in realtà sono in contrasto con la volontà divina. Paolo approfondisce questo argomento sottolineando due cose.
a) Limportanza della maturità (3:15).
In unaltra versione (Nuova versione dalloriginale greco England 1984), leggiamo queste parole Noi tutti dunque che siamo maturi, abbiamo questo pensiero; e se in qualche cosa avete un altro pensiero, Dio vi rivelerà anche questo (v. 15). Possiamo rilevare che :
È importante raggiungere ed acquisire il pensiero biblico (v. 15a). Non si può confondere il concetto di maturità con quella serie di esperienze che producono soltanto una sapienza mondana. Lapostolo Paolo aveva cura di dire a quelli di Corinto Tuttavia a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo (1Co 2:6). La sapienza di Dio è prerogativa di coloro che sono maturi, cioè che desiderano progredire spiritualmente ed approfondire la comunione con Dio. Non ci si può accontentare del latte. Lautore alla lettera agli Ebrei afferma che i suoi destinatari avevano ancora bisogno di spiegazioni sui primi elementi degli oracoli di Dio, per cui il livello di maturità che loro avevano raggiunto era soltanto quello del latte (Eb 5:12). Ma come il corpo fisico necessita di ben altri elementi, così il progresso spirituale deve essere caratterizzato da quel cibo solido che può assumere soltanto colui che, come dice sempre lautore agli Ebrei ha le facoltà esercitate a discernere il bene e il male (Eb 5:14).
Il credente ha solo bisogno di conoscere la sapienza di Dio, che consiste nellinsieme delle verità che concernono la nostra salvezza ed il nostro progresso spirituale in Cristo (Ef 1:4-5, Ro 8:29).
Vi è la possibilità di un pensiero diverso (v.15b). Non tutti i credenti hanno la stessa maturità. Vi sono coloro che hanno anni di esperienza cristiana dietro le spalle, mentre altri sono soltanto agli inizi.
Ma è bene vivere fin dallinizio il desiderio di acquisire il pensiero biblico attraverso le Scritture. Però vi è la possibilità di pensieri diversi. È necessario far proprie le parole di Paolo il quale afferma che ogni pensiero deve essere sottomesso allubbidienza di Cristo (2Co 10:5). Il credente non deve essere caratterizzato dalla presunzione derivante dalla sua sapienza, ma dallumiltà di ricercare il pensiero di Dio: Se alcuno manca di sapienza la chieda a Dio (Gm 1:5). Questo deve essere il nostro desiderio!
La soluzione del problema (v. 15b). Paolo la indica nella certezza dellintervento di Dio. È Lui che dona la sapienza a tutti coloro che la chiedono con fede. Tale richiesta non deve essere caratterizzata dalla superficialità, ma dalla fede e dal desiderio di conoscere, senza pregiudizi, il pensiero divino. Noi abbiamo tutta la Scrittura al completo, non abbiamo più bisogno di attendere nuove rivelazioni, ma dobbiamo soltanto attenerci allinsieme delle Scritture e chiedere al Signore la luce necessaria per capire gli insegnamenti meravigliosi della Parola di Dio.
b) La costanza di seguire il pensiero divino (Fl 3:16).
Prendendo come versione sempre quella usata prima, leggiamo queste parole nel v. 16: ma nelle cose alle quali siamo pervenuti, camminiamo nel medesimo sentiero. Paolo non desidera cambiare orizzonte: insieme a coloro che avevano raggiunto la sua stessa maturità, afferma che vi è stata ormai lacquisizione di quelle verità fondamentali identificabili nel pensiero divino. Ora è necessario applicare la costanza per camminare nella via che è stata presa. Il continuare a seguire lo stesso sentiero, per Paolo significava perseverare nelle cose alle quali era pervenuto e che lui aveva conosciuto. Il credente deve desiderare di continuare a seguire ed obbedire alla volontà di Dio. Se ognuno avesse questobiettivo e lo raggiungesse, si realizzerebbe quanto auspicato da Paolo: Un medesimo pensare (2:2).
2. Rimanere fermi nella sana dottrina (3:17-19).
Nel mondo in cui viviamo esiste un continuo brulicare di idee, filosofie, dottrine che risultano contrarie al pensiero di Dio. Come rimanere a galla? Paolo dà qui diverse indicazioni:
a) Guardare a coloro che sono fedeli (3:17). Lapostolo afferma: Siate miei imitatori, fratelli, e guardate quelli che camminano secondo lesempio che avete in noi. Poco prima Paolo aveva sottolineato di aver raggiunto una certa maturità in Cristo.Si è già detto che il punto di riferimento del credente è soltanto il Signore Gesù, perciò ai Corinzi Paolo poteva dire: Siate miei imitatori, come anchio lo sono di Cristo (1Co 11:1). Il collegamento di tutto è il Signore Gesù. Pietro invitava a seguire le orme del Signore Gesù, che ci ha lasciato un esempio ben preciso (1P 2:21): la Sua vita, le Sue sofferenze, la Sua opera. Il credente non ha bisogno di cercare una strada: Gesù ha già battuto la via giusta. Egli deve seguire le tracce che Lui ha lasciato.
Ricordiamo inoltre quello che afferma la lettera agli Ebrei: Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la Parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede (13:7). Questo è molto importante, poiché quei credenti che sono giovani nella fede, hanno la possibilità di guardare a coloro che hanno non soltanto esperienza, ma anche maturità ed una fede salda e ferma.
Paolo desidera indirizzare lo sguardo dei Filippesi anche verso tutti coloro che seguono la sua stessa via, il suo stesso sentiero. Nel guardare a coloro che sono esempio nella chiesa si riceve uno sprone a migliorare divenendo degli esempi viventi di fede e di integrità, con lo sguardo fisso sul Signore Gesù (Eb 13:7). Altrove Paolo afferma: Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dellAcacia (1Te 1:7). Il motivo di tale miglioramento era identificato nellimitazione di Paolo e dei suoi collaboratori, ma soprattutto del Signore. Soltanto così, guardando al Signore Gesù si potrà progredire spiritualmente. In secondo luogo si svilupperebbe una sorta di difesa verso tutte quelle false dottrine che possono addescare molto facilmente coloro che si sono convertiti da poco.
(8. continua)
Andrea Belli