nov01-ic




intelligenza


EDITORIALE

     “Ma la saggezza, dove trovarla? Dov’è il luogo dell’intelligenza? L’uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra dei viventi...Da dove viene dunque la saggezza? Dov’è il luogo dell’intelligenza? Essa è nascosta agli occhi di ogni vivente... Dio solo conosce la via che vi conduce, egli solo sa il luogo dove risiede” (Gb 28:12, 20, 23). Non è facile trovare chi sia d’accordo con Giobbe: tutti noi pensiamo infatti di essere intelligenti, ma... in base a quale criterio? Qualche tempo fa mi è capitato di curiosare nell’archivio della mia scuola: fui colpito, nel leggere in alcuni vecchi libretti scolastici, il giudizio di “scarsamente intelligente” dato a bambini che ora conosco come adulti che hanno saputo farsi strada nella scuola della vita per le loro abilità manuali e imprenditoriali. Erano “scarsamente intelligenti” i bambini o gli insegnanti che avevano scritto un giudizio del genere, coprendosi a posteriori di ridicolo? Sui giornali ho letto in questi giorni, in riferimento alla terribile tragedia della guerra, che i bombardieri statunitensi sganciano bombe “intelligenti”, che la “intelligence” (la I della CIA!) dei servizi segreti indica da terra cosa bombardare, cosa distruggere e chi uccidere, che Mohammed Atta (il pilota che ha dirottato e pilotato il primo dei due aerei abbattutosi sulle Torri Gemelle) era uomo dotato di “intelligenza vivace e straordinaria”, che nei laboratori irakeni operano scienziati altamente capaci e “intelligenti” nel produrre le famigerate armi batteriologiche che stanno angosciando mezzo mondo e... potrei continuare. Se il concetto d’intelligenza di certi insegnanti ci fa sorridere, quello cui fanno riferimento i mass-media nel riferirci atti di terrorismo e di guerra ci spaventa. L’uomo è stato creato da Dio con un’intelligenza conoscitiva e creativa, cioè con la capacità di indagare e conoscere la realtà con le sue potenzialità e di utilizzare la materia per creare e produrre strumenti. Ma è sufficiente saper conoscere e sapere creare per poter essere definiti intelligenti? Decisamente no!Ci vuole infatti Intelligenza per saper ben usare la propria intelligenza! Il dramma dell’uomo consiste proprio nell’usare la propria intelligenza senza Intelligenza. Ma di quale Intelligenza sto parlando? Di quella che l’apostolo Paolo definisce “intelligenza spirituale” (Cl 1:9); sto parlando cioè dell’intelligenza dello spirito, di quell’intelligenza che, nascendo da un intimo rapporto di comunione con Dio, può consentirci di indagare, di conoscere, di manipolare, di creare e di agire in modo conforme al Bene voluto da Dio: un Bene che non distrugge ma costruisce, un Bene che non dispensa morte ma vita, un Bene che non divide ma unisce... “Dio solo conosce la via che conduce all’intelligenza”: è l’intelligenza dello spirito che ci porta a distinguere e a percorrere questa “via”! Una “via” che si concretizza davanti alla nostra mente e al nostro cuore attraverso le pagine della Parola: “Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni... Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza” (De 4:5-6).
     “Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene...Guai a quelli che si ritengono saggi e si credono intelligenti” (Is 5:20-21): viviamo un tempo di grande confusione dei valori e dei princìpi; la presunzione di poter essere intelligenti senza Dio è sempre più diffusa, ma sono anche drammaticamente sempre più diffusi i frutti dell’intelligenza naturale. Abbiamo bisogno di discernimento per muoverci guidati dall’Intelligenza che chiama bene il bene e male il male: Ogni giorno facciamo nostra la preghiera del salmista: “Signore, dammi intelligenza secondo la tua Parola” (Sl 119:169)!

Paolo Moretti