Andiamo ad esaminare nei dettagli le dichiarazioni di Paolo relative alle tre caratteristiche: ringraziamento, preghiera e fiducia.
Il ringraziamento e
lamore verso Dio (v. 3)
In ogni preghiera sarebbe veramente incoerente e irrispettoso che un credente dare spazio soltanto alla richiesta di tutti i suoi bisogni al Signore, senza preoccuparsi di ringraziarlo per le sue benedizioni e le sue promesse.
La preghiera ha una rilevante importanza proprio perché essa è per il credente uno strumento che gli permette di aprire il proprio cuore ed enunciare tutte le angosce, le ansie e i problemi che ha nel cuore.
Ma il ringraziamento non può essere assente nella nostra preghiera, poiché il nostro grazie assume per Dio una grande importanza.
Mi è capitato, diverse volte, di assistere a delle riunioni di culto, nelle quali vi erano preghiere formulate da fratelli in cui era completamente assente il ringraziamento, ma vi erano solo ed esclusivamente richieste! Non bisogna mai dimenticare di ringraziare Colui che donò il Suo stesso Figlio per amore e questo specialmente in un culto.
Lo stile utilizzato dallapostolo è davvero particolare ed edificante. Infatti egli mette a conoscenza la chiesa di Filippi di essere un soggetto speciale delle sue preghiere (da notare ad esempio E prego che il vostro amore ...).
Ha una grande efficacia la richiesta rivolta a Dio, quando è formulata con umiltà e con la certezza che Egli risponderà seguendo la Sua volontà. Inoltre Paolo coinvolge i membri della chiesa di Filippi in prima persona, per cui la potenza della preghiera assume unefficacia tutta particolare, poiché i soggetti della preghiera vengono a conoscenza delle parole di consolazione che sgorgavano dal cuore dellapostolo. Le riunioni di preghiera assumono proprio questimportanza: coloro che sono presenti e che nello stesso tempo sono soggetti di preghiera, saranno consolati nellanimo, sentendo con le loro orecchie le suppliche e le richieste che salgono a Dio per loro. Detto questo, dal v.3 si possono notare principalmente due cose.
Il ringraziamento comporta
necessariamente lamore (v. 3a)
Linizio del corpo dellepistola è davvero consolante e edificante Io ringrazio il mio Dio, poiché Paolo non si limita soltanto ad esternare il suo ringraziamento, ma sottolinea il suo amore per Dio con il pronome personale mio. Con questa parola lapostolo fa notare che il Dio che egli adora non è inaccessibile o irraggiungibile, ma è talmente vicino da essere addirittura un Dio personale: il mio Dio. Quale meravigliosa espressione!
Nella Torah (legge) e nei profeti, queste dichiarazioni erano essenzialmente rivolte verso il popolo dIsraele (Gl 3:17; 2:23; De 13:4; Es 20:2), ma il credente conosce e sperimenta ogni giorno che il suo Salvatore è personale, identificato nel Signore Gesù e, quindi, nella Persona stessa di Dio.
Catene e prigionia provocavano in Paolo immense sofferenze, sopratutto perché era sotto condanna ingiustamente. Paolo si trova in questa situazione, ma dalla sua bocca non escono parole di rivalsa o di sfida a Dio, anzi egli esterna totalmente il suo amore.Anche la nostra preghiera deve essere sempre e comunque caratterizzata dallamore verso il nostro Dio, anche in circostanze poco piacevoli!
Largomento del
ringraziamento (v.3b)
Lapostolo ringrazia Dio con umiltà e grande devozione, ma la sua dichiarazione sarebbe incompleta se mancasse il ringraziamento. Infatti egli mette subito in risalto il soggetto della sua preghiera: Io ringrazio il mio Dio, di tutto il ricordo che ho di voi. Limportanza della parte finale del v. 3 si collega al grande argomento che occuperà la prima parte del cap. 2 di questa lettera: la comunione fraterna (Fl 2:1-5).
In questa dichiarazione viene sottolineata limportanza di ringraziare il Signore per i fratelli che ci ha messo accanto.
È proprio questo il pensiero di Paolo: grazie al ricordo, alla memoria (come traduce il Diodati), che lapostolo serbava in sé di questi cari membri della chiesa di Filippi, egli innalza la sua lode a Dio. Non si può fare a meno di domandarsi se nel nostro cuore esiste questo desiderio, non soltanto di ringraziare Dio, ma di ringraziarLo per la chiesa in cui Egli ci ha posti, per i fratelli e le sorelle che ci ha dato e in generale per la famiglia dei santi in cui noi siamo entrati. La riflessione che ci pone davanti lo studio di questa epistola, rappresenta un passo importante per il raggiungimento del sentimento della comunione per tendere verso la perfezione.
Se il nostro cuore non è più caratterizzato dai frutti della carne (invidie, ire, gelosie, vd. Ga 5:21), allora si avranno tutte le premesse (come vedremo più avanti), per godere, nel vero senso della parola, il calore e lamore che offre la comunione tra i membri che fanno parte del Corpo del Signore Gesù Cristo.
Risulta chiaro che la preghiera perseverante non deve soltanto occuparsi dei nostri bisogni, ma anche delle preoccupazioni, dei dolori, delle ansietà, dei problemi dei nostri cari nella fede. Facciamo noi questo? Anche Paolo, più di una volta, precisò nelle sue lettere di aver sempre e del continuo bisogno, insieme ai suoi collaboratori, delle preghiere dei santi Pregate, nello stesso tempo, anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la Parola, perché possiamo annunziare il mistero di Cristo (Cl 4:3); Fratelli, pregate per noi (1Te 5:25); Per il resto, fratelli, pregate per noi perché la Parola del Signore si spanda e sia glorificata come lo è tra di voi (2Te 3:1).
Tutto questo dimostra che lapostolo Paolo non era un uomo al di sopra delle passioni, delle tentazioni, ma bisognoso della potenza e dellefficacia della preghiera da parte dei credenti.
La supplica che ha come soggetto la famiglia dei santi, risulta essere una grande dimostrazione damore Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Inoltre, lapostolo Paolo dichiara a chiare lettere che ringraziare il Signore per i santi, è giusto Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, comè giusto (2 Te 1:3).
Da quanto detto, il ringraziamento che Paolo sottolinea allinizio della sua lettera, riveste unimportanza rilevante che si espanderà in tutta la lettera, come si vedrà in seguito.
Che la nostra supplica, si possa anche trasformare in azione in favore di tutti i credenti, come fece il fedele Gaio, il quale fu il destinatario della terza lettera di Giovanni e delle parole di gioia che lapostolo gli rivolse: Carissimo, tu agisci fedelmente, in tutto ciò che fai in favore dei fratelli (3Gv 5).
La gioia nella preghiera (1:4-5)
Paolo continua il suo discorso, approfondendo, con più ragguagli, quale era il suo vero stato danimo. Invece di guardare a sé stesso, nella dolorosa circostanza in cui egli si trovava (prigioniero a Roma), egli rinfranca i Filippesi, informandoli che tutti loro erano nella sua mente e nel suo cuore.
In questi due versetti vi sono almeno due lezioni.
1. La costanza e la gioia devono essere parte integrante nella preghiera del credente (Fl 1:4).
Lapostolo Paolo dichiara che in ogni sua preghiera egli pregava per i Filippesi, e pregava con gioia. Spesso si prega in modo generico, presentando ad esempio tutti i membri di tutte le assemblee, ma è la preghiera specifica ad avere una grande efficacia. La chiesa di Filippi rappresentava sempre un argomento di preghiera per Paolo e mai i Filippesi sono stati dimenticati da lui. Proviamo soltanto ad immaginare la gioia dei credenti di Filippi, nel leggere queste parole: quale sarebbe il nostro stato danimo nel sapere che un fratello o una sorella lontana prega per ciascuno di noi in modo specifico, con costanza e perseveranza? Sicuramente anche colui che è contrito, non può che essere rallegrato da una tale manifestazione damore fraterno. La preghiera è unarma per il credente, ma deve essere usata!
Nello stesso tempo, la preghiera non deve mai risultare un impegno gravoso o forzato per il credente. Paolo afferma: prego con gioia, cioè con intensa allegrezza. Quindi, la gioia che lapostolo Paolo viveva nella sua preghiera, doveva essere davvero particolare, in quanto questo sentimento si riflette non soltanto in questo passo, ma in tutta la lettera. Lallegrezza del credente, che deve caratterizzare la comunione fraterna con gli altri membri della famiglia di Dio, si deve manifestare anche nella preghiera.
2. Il motivo dellallegrezza di Paolo (Fl 1:5).
In questo versetto si può benissimo osservare, che Paolo offre una spiegazione intorno allo stato danimo che era insito nel suo cuore. Egli afferma a motivo della vostra partecipazione al Vangelo, dal primo giorno, fino ad ora. Paolo era allegro e gioioso per quello che i Filippesi facevano nei riguardi del Vangelo. Non poteva esistere una causa migliore per la loro vita! Ladesione al Vangelo, che implica laccettare la Persona amata del Signore Gesù, fa scaturire nel cuore di ogni credente, un sentimento di profonda allegrezza. Il credente è chiamato sempre a dimostrare la sua comunione, la sua partecipazione coerente al Vangelo. Lapostolo Giovanni con decisione afferma chiaramente che tutti coloro che si dicono partecipi della comunione con Dio, ma camminano nelle tenebre, sono mentitori Se diciamo che abbiamo comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità (1Gv 1:6). Dobbiamo tenere presente degli avvertimenti della Parola di Dio.
Una fiducia particolare (v. 6)
Il terzo punto del carattere dellapostolo si identifica nella fiducia totale verso Dio: E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi unopera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù (1:6). Paolo esprime la certezza che Dio porterà a compimento la Sua opera. Anzitutto si sottolinea la sovranità di Dio, perché è Lui che comincia che prende liniziativa (Ro 5:6-8; Ef 2:4-10; Gv 16:9). In secondo luogo si afferma la verità delleterna sicurezza del credente, perché Dio stesso porta a compimento lopera cominciata, per cui il credente è certo della sua salvezza (Gv 10:28-29).
Si può anche osservare il riferimento di Paolo al giorno di Cristo che si trova nei vv. 6, 10; 2:16. Dallesame di questi testi e altri (1Co 1:8, 5:5; 2Co 1:4) si può pensare che questa espressione si riferisca alla ricompensa ed alla glorificazione del credente alla venuta di Cristo.
La dimostrazione
dellamore (1:7-14)
Nella seconda parte di questo brano Paolo introduce un argomento che non può essere assolutamente messo da parte, cioè limportanza della dimostrazione dellamore, attraverso Dio stesso. I temi echeggianti che vengono sottolineati sono certamente labbondanza dellamore, la limpidezza e la ricerca della perfezione.
Il Signore Gesù stesso indica come segno degli ultimi tempi il graduale aumento delliniquità ed il raffreddamento della carità: Poiché liniquità aumenterà, lamore dei più si raffredderà (Mt 24:12).
Nel brano che andremo ad esaminare non esiste niente di tutto questo: non vi è né apatia, né scoraggiamento, né raffreddamento spirituale, ma una serie meravigliosa di parole dolci, amorevoli che riempiono e scaldano il nostro cuore e nel quale compare per la prima volta, in questa epistola, la parola amore (v. 9).
Anche questa parte della lettera ai Filippesi, diverrà uno stimolo per poter riguardare dentro il nostro intimo, alla nostra persona, al nostro essere, per verificare se veramente il legame della perfezione è vivo in noi: Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dellamore che è il vincolo della perfezione (Cl 3:14).
1. La partecipazione della grazia nelle sofferenze (Fl 1:7).
È meraviglioso considerare come lapostolo giustifichi quanto aveva detto prima (vv. 3-6), mettendo in evidenza limportanza che i membri della chiesa di Filippi rivestivano. Si è commossi ad osservare latteggiamento dolce ed amorevole di Paolo, specialmente per le circostanze che egli stava vivendo. Egli stava praticando quello che lui stesso avrebbe detto più avanti: Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno con umiltà, stimi gli altri superiore a sé stesso (Fl 2:3). Sebbene Paolo accenni, in questi versetti, al suo stato di prigionia, non lo fa per autocompiangersi, ma per dimostrare il suo amore verso i Filippesi e per renderli partecipi alle sue sofferenze.
a) Laffetto di Paolo (1:7a).
Già nella prima parte del versetto, Paolo utilizza unarmoniosa espressione che spiega chiaramente quale era il suo sentimento Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti. Lapostolo giustifica così perché i Filippesi erano il soggetto continuo delle sue preghiere. Davanti a questesempio, è necessario che ci chiediamo: il nostro affetto si riflette su tutti i credenti o soltanto su una parte di questi? Vi è coerenza nella nostra vita fra lamore che dichiariamo e lamore che mostriamo?
b) Partecipare alle sofferenze (1:7b).
È stato più volte detto che molto probabilmente Paolo era prigioniero a Roma. Ma non per questo egli si lascia andare alla disperazione, ma include i Filippesi quali strumenti di conforto. È meraviglioso osservare ciò che sta scritto in Ro 12:15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Certamente quando si è partecipi delle sofferenze di un membro, si sperimenta il vero amore fraterno.
c) Partecipare alla conferma e alla difesa del Vangelo (1:7c).
È facile scoprire perché Paolo dia così tanta importanza al Vangelo. Nella lettera ai Romani egli infatti scrive: Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo e poi del Greco (Ro 1:16). Questa affermazione ha trovato conferma nella sua vita; il Vangelo era, fra laltro, anche il motivo principale della sua prigionia. Ciò significa che lapostolo non mostrò mai vergogna nellannunciare il Vangelo
2. La testimonianza dellamore di Paolo (Fl 1:8-11).
Paolo non è mosso da un amore puramente umano, perché ama in Cristo. Non è più lui a vivere, ma è Cristo che vive in lui (Ga 2:20), così non è più luomo Paolo ad amare i Filippesi, ma è Cristo che ama in lui.
a) La testimonianza divina (Fl 1:8).
Lapostolo chiama Dio a testimone del suo amore. Con le parole Dio mi è testimone, Paolo vuole probabilmente dire che ha cercato totalmente la guida del Signore, per questo motivo poteva dire con certezza ed autorità che aveva dalla sua parte la testimonianza divina.
b) Lamore deve abbondare nella conoscenza e in ogni discernimento (Fl 1:9).
Lamore non può ridursi ad un mero sentimentalismo, ma è necessario che abbondi nella conoscenza e nel discernimento. Spesso si sente dire, a proposito delle differenze che esistono nelle denominazioni evangeliche: Che importanza hanno le differenze, limportante è che si parli di Cristo!, mettendo così da parte quelli che sono i fondamenti della dottrina cristiana. È naturale che, in primo luogo, si ponga laccento sullimportanza di parlare di Cristo, della Sua opera e tutto ciò che Lo concerne, ma non si può, in nome di un effimero sentimentalismo, accettare ed essere accomodanti verso tutte le dottrine che vengono propinate e che non sono conformi al pensiero della Scrittura. Lapostolo indica chiaramente che deve certamente abbondare lamore, ma deve essere manifestato con discernimento spirituale, senza lasciarsi trasportare da eccitazioni emotive.
c) Lamore implica anche laccettare le cose migliori (Fl 1:10).
Linizio di questo versetto fa comprendere quale sia leffetto e il vantaggio del discernimento spirituale integrato nellamore. Quando si esercita lamore, in questa maniera, nel credente nasce lapprezzamento per le cose che veramente contano e che, secondo la Scrittura, sono realmente buone e spirituali e le cose migliori non sono i piaceri carnali, ma tutte quelle virtù che rendono un credente, completo.
d) Essere ricolmi di frutti di giustizia (1:11).
Paolo esorta poi ad essere ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. Leggendo il Nuovo Testamento si può capire perché Paolo ponga lenfasi sui frutti di giustizia e, quindi, sulla giustizia.
È una testimonianza della nuova nascita: Se sapete che Egli è giusto, sappiate che anche tutti quelli che praticano la giustizia sono nati da Lui (1Gv 2:29).
È un segno di distinzione: In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio (1Gv 3:10).
Il frutto della giustizia ha a che fare con la pace: Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano alla pace (Gm 3:18).
Il frutto di giustizia nasce da una correzione opportuna: È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza, in seguito produce un frutto di pace e di giustizia (Eb 12:11).
Che nella nostra vita vi sia realmente la manifestazione di frutti di giustizia.
3. Lesempio di Paolo nel mondo (1:12-14).
In questi tre versetti Paolo spiega chiaramente che si sono manifestati almeno due cose.
a) Il progresso del Vangelo (1:12).
Lapostolo afferma: Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del Vangelo. Lapostolo mette in evidenza gli effetti della prigionia: uno di questi è il progresso del Vangelo. Oggi, per progresso, sintende tutta quella serie di scoperte scientifiche e tecnologiche, che dovrebbero rendere la vita più agiata, più comoda e apparentemente più bella, nessuno si sognerebbe di applicare questa parola alla divulgazione e allannuncio del Vangelo. Anche nella sofferenza il punto di riferimento di Paolo rimaneva sempre la Persona amata di Cristo. Annunciare il Vangelo significava per lui annunciare Cristo!
Il progresso del Vangelo è davvero importante, in quanto rappresenta il compito primario del credente. Siamo sempre pronti ad adempiere a questo dovere?
b) Meravigliose conseguenze (1:13-14).
Vengono poi messe in risalto importanti conseguenze. Infatti in ognuno di questi due versetti, troviamo:
La testimonianza a quelli del pretorio (v. 13). Grazie alla presenza di Paolo, si era stabilita e confermata una testimonianza importante per coloro che facevano parte del pretorio. Tutti erano a conoscenza che lapostolo non era in prigione per un reato contro lo Stato, ma per Cristo. Ciò significa che Paolo non è rimasto con le mani in mano, ma ha usato questa circostanza dolorosa per far vedere agli altri uno stato danimo ed un comportamento davvero particolare.
Lincoraggiamento per i fratelli a evangelizzare (v. 14). Non si può non essere colpiti dallesperienza di Paolo, dalla sua fedeltà al Signore nella prova e dallo zelo che egli manifestava anche in questa circostanza. Infatti Paolo afferma: e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nellannunciare senza paura la Parola di Dio. La condotta di Paolo, nella prigionia, ha incoraggiato i fratelli a rinunciare allansietà e alla paura che contribuiscono a frenare la predicazione di Cristo. Non possiamo ignorare le parole del Signore Gesù: Perché se uno ha vergogna di Me e delle Mie parole, il Figlio delluomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria Sua e del Padre e dei santi angeli (Lu 9:36).
(2. continua)
Andrea Belli