
libertà religiosa
EDITORIALE
Il Parlamento italiano sta ormai per concludere il suo mandato. Anche questa legislatura giunge al termine senza che siano state eliminate le famigerate leggi del 29 e 30 sui culti ammessi. Nonostante le migliori intenzioni di parlamentari e partiti politici, più volte manifestate in incontri riservati e in dibattiti pubblici, la nuova legge contenente norme sulla libertà religiosa non vedrà neppure questa volta la luce. Ma sarà un aborto legislativo spontaneo, che non farà rumore, che passerà inosservato e, questo, perché ci troviamo davanti ad una classe dirigente e ad unopinione pubblica da tempo massificate, allineate cioè con le ragioni dei più forti e poco disposte a prendere davvero sul serio i pur legittimi diritti dei più deboli. Iprincìpi di libertà e di uguaglianza, presenti nella nostra Costituzione, continuano ad essere disattesi e, soprattutto, contraddetti. Continuano infatti ad esserci cittadini di serie A, di serie B, di serie C e, addirittura, senza serie. E tutto questo perché lo Stato, invece che limitarsi (come avrebbe dovuto e dovrebbe!) a garantire e tutelare la libertà di coscienza e di vita di tutti, ha voluto legiferare in materia religiosa, emanando e conservando nel tempo specifiche normative chiaramente discriminanti. Infatti oggi abbiamo la serie A, rappresentata dai cittadini fedeli della chiesa cattolica la quale, grazie al Concordato, continua a godere di privilegi, di immunità e di un potere sconfinato sullo e nello Stato. Abbiamo poi la serie B, rappresentata dai cittadini aderenti alle realtà religiose (chiese non cattoliche e comunità ebraica) che, attraverso le Intese hanno accolto da tempo la possibilità di godere anchessi di particolari privilegi e vantaggi e soprattutto di essere svincolate dalle leggi sui culti ammessi.In terzo luogo abbiamo la serie C, rappresentata da cittadini aderenti a realtà (chiese e movimenti) che, non avendo stipulato Intese o rifiutandole, si trovano ancora formalmente vincolate a quelle leggi: proprio per superarle, si era proposta la nuova legge che avrebbe dovuto costituire per loro una sorta di Intesona unilaterale.Infine ci sono i cittadini senza serie: quelli che non esprimendo alcuna scelta di carattere religioso (gli atei, gli agnostici, gli indifferenti), sono tenuti al di fuori di qualsiasi dibattito e normativa, risultandone però di fatto discriminati.
Per scelta convinta le Assemblee sono collocabili nella serie C.Dobbiamo dolercene? Dobbiamo rammaricarci per laborto della nuova legge relativa alle norme sulla libertà religiosa?
Come sempre non dobbiamo dare una risposta in base a ciò a noi sembra più opportuno od utile, più conveniente o vantaggioso, ma in base a quello che ci dice il Signore. Almeno tre sono le indicazioni chiare che, ritengo, dobbiamo tenere presenti, come figli di Dio e come chiese:
1. Pregare per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità (1Ti 2:2). Lo abbiamo mai fatto?Lo stiamo facendo ora che il nostro Paese sta vivendo un triste periodo di imbarbarimento (nel linguaggio e nei comportamenti) del confronto politico e di scomparsa dei valori?
2. Ricordare lo scopo per cui il Signore cinvita a pregare per le autorità: non perché ci concedano privilegi o vantaggi attraverso accordi ed intese, ma soltanto: affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità (1Ti 2:2).
3. Se la situazione dovesse evolversi in senso negativo, essere pronti a soffrire, non dimenticando mai che la sofferenza, come cittadini cristiani, fa parte della nostra vocazione (1Pi 2:21).
Paolo Moretti