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Una conoscenza necessaria


PERCHÉ CERCARE DI CAPIRE L’ISRAELE DI OGGI?


Pregare per Gerusalemme, per la sua pace, per il suo popolo è un imperativo divino che è indicato con chiarezza nella Scrittura e che ogni cristiano è chiamato a fare proprio. Conoscere meglio la realtà del mondo ebraico ci aiuterà a pregare con maggior convinzione ed efficacia.



Una conoscenza necessaria per noi cristiani

      Grazie alla Bibbia, la maggior parte di noi, cresciuti in una cultura occidentale “cristiana”, ha almeno un’idea, più o meno vaga, riguardo ad una terra chiamata Israele, al suo popolo: gli Ebrei, e alla sua religione: il giudaismo.
      Dato che il cristianesimo e il giudaismo hanno in comune l’Antico Testamento, i cristiani e gli ebrei condividono secoli di storia e di cultura.
      Per noi credenti che consideriamo la Bibbia il fondamento della nostra vita, il legame con Israele, con gli Ebrei e con il giudaismo è ancora più forte. Forse non abbiamo mai conosciuto un ebreo, visitato una sinagoga, letto una parola d’ebraico o desiderato visitare Israele, ma grazie alla familiarità che abbiamo con la Bibbia, tutti noi siamo stati, in un certo senso, costretti a considerare la realtà d’Israele.
      Forse pensiamo di sapere già abbastanza o che quello che la Bibbia dice sia sufficiente per capire una realtà così diversa dalla nostra.
      Potremmo quindi chiederci:
      “Se la Bibbia ci rivela chi sono gli ebrei, che cos’è il giudaismo e com’è la terra d’Israele, perché dovremmo saperne di più? Qual è, quindi, il valore di una rubrica come questa, «Finestra su Israele»?
      Il problema non è quello che la Bibbia dice, ma piuttosto quello che non dice. È bene ricordare che sia l’Antico Testamento che il Nuovo Testamento furono scritti per, e diffusi tra, un pubblico che conosceva sicuramente meglio di noi Israele e il giudaismo, con le sue tradizioni bibliche ed extra-bibliche. Infatti, gli autori partivano dal presupposto che i loro lettori conoscessero il giudaismo.
      Negli ultimi duemila anni di storia, mentre si creava sempre di più una separazione tra il giudaismo e il cristianesimo, noi credenti occidentali abbiamo perso familiarità con queste realtà.
      Quando leggiamo la Bibbia senza conoscere il giudaismo, ci manca spesso il contesto culturale-storico-religioso e perciò il messaggio rimane spesso poco chiaro e a volte frainteso.
      Di conseguenza, il fatto che il credente d’oggi non conosca bene il popolo ebreo e il giudaismo è un handicap che lo ostacola nella sua piena comprensione d’alcuni concetti del Nuovo e dell’Antico Testamento.
      Ecco quindi il motivo più importante per cercare di capire gli Ebrei d’oggi: attraverso loro, iniziamo a capire il giudaismo, e attraverso esso, capiamo meglio la Bibbia.
Se vogliamo capire meglio la Bibbia, è essenziale conoscere meglio Israele e il giudaismo d’oggi.

     
Nei nostri prossimi articoli, rifletteremo su alcune delle idee più diffuse riguardo Israele e il giudaismo per renderci meglio conto se veramente corrispondono alla realtà.
      Dato che uno degli aspetti che ci interessa maggiormente capire è l’aspetto religioso di questo popolo, incominceremo questa serie di articoli esaminando alcuni aspetti relativi alla religione.
     


Ebrei e giudaismo oggi

     Una delle idee inesatte più comuni riguardo Israele è che gli Ebrei siano un popolo unito dalla loro religione. È vero, Israele è una nazione giudaica, ma la religione divide gli ebrei tanto quanto li unifica. La situazione religiosa in Israele è molto complessa e quindi molto difficile da descrivere in poche parole. Comunque possiamo grossolanamente dividere gli ebrei in tre categorie principali:
      • Ebrei “secolari”: Ebrei stanchi di essere considerati “il popolo di Dio” che vogliono essere considerati come tutti gli altri popoli occidentali;
      • Ebrei “tradizionalisti”: Ebrei che mantengono le tradizioni ebraiche, alcuni dandogli un aspetto spirituale, altri solo mantenendo l’aspetto culturale;
      • Ebrei religiosi: categoria che include tanti livelli di religiosità.
      Ciascuna di queste categorie potrebbe essere ulteriormente suddivisa in svariati gruppi e alla fine ci ritroveremmo con una vastissima gamma di “tipi di Ebrei” dalle idee e dalle pratiche più diverse, con agli estremi l’Ebreo “ultra-secolare” (“ultra non-osservante”) da una parte e l’Ebreo ultra-ortodosso dall’altra.
      Per darvi qualche immagine: l’Ebreo “ultra-secolare” (“ultra non-osservante”) non vede niente di male nel mangiare maiale alla brace persino durante Yom Kippur (il giorno dell’espiazione, vedi Le 23:27-28), il che è uno scandalo per tutti gli Ebrei che rispettano le leggi alimentari; l’Ebreo ultra-ortodosso si rifiuta di parlare ebraico (perché è una lingua sacra) come lingua di tutti i giorni e di riconoscere il governo israeliano attuale (perché non è stato stabilito dal Messia che stanno ancora aspettando).


Unità e diversità tra gli Ebrei d’oggi

      Se consideriamo la varietà dei punti di vista che gli Ebrei hanno sulla religione, non dovrebbe sorprenderci scoprire che non sono un popolo particolarmente unito. Grandi sono le differenze di opinione in tutte le aree della vita: si dice che Israele è una nazione davvero unita solo quando è in guerra e che quando mancano i nemici gli Israeliani si fanno guerra tra di loro. Comunque chiunque studi la storia di qualsiasi guerra combattuta da questo popolo, potrà notare che anche in guerra è sempre stato difficile mantenere l’unità.

      È importante ricordare che tra gli Ebrei d’oggi non solo troviamo distinte realtà religiose, ma anche distinte separazioni culturali ed etniche. Le varie opinioni politiche e le diverse forme culturali che emergono fra un popolo che per duemila anni è stato disperso in tutto il mondo (per esempio tra gli Ebrei russi, gli Ebrei francesi, gli Ebrei yemeniti, gli Ebrei del Marocco, gli Ebrei americani, ecc…), sono tutt’ora così profonde da creare continue tensioni all’interno della società. Ovviamente anche queste differenze influenzano il modo d’interpretare il giudaismo e le sue tradizioni.


Gli ebrei basano la loro religione solo sull’Antico Testamento?

      Nonostante sia vero che l’Antico Testamento (chiamato in ebraico Tanakh, un acronimo di Torah, Nevi’im e Ketuvim ovvero la Legge, i Profeti e gli Scritti), in particolare il Pentateuco (in ebraico Torah), è alla base del giudaismo, sarebbe erroneo arrivare alla conclusione che l’Antico Testamento sia l’unica fonte del pensiero religioso giudaico. La tradizione giudaica insegna che Mosè ricevette sul monte Sinai due leggi (in ebraico Torot, plurale di Torah): la legge scritta, che troviamo nel Pentateuco, e la legge orale, cioè le tradizioni ebraiche. Quest’ultima fu solo in un secondo tempo (tra il 300 a.C. e il 500 d.C.) considerata divinamente ispirata e messa per iscritto. Troviamo quindi nel giudaismo il riferimento a tanti testi extra-biblici, tanto lontani dal testo biblico da apparire completamente estranei a qualsiasi cristiano che conosca il contenuto dell’Antico Testamento. Prima d’arrivare, tuttavia, alla conclusione che queste tradizioni extra-bibliche siano completamente senza valore, è bene ricordare che il Nuovo Testamento le cita diverse volte, alludendo ad episodi di cui non si parla nell’Antico Testamento: l’Antico Testamento non ci dà i nomi dei maghi egiziani che si opposero a Mosè, non ci spiega che la roccia da cui gli israeliti bevvero li seguiva o che l’arcangelo Michele contese con Satana per il corpo di Mosè. Questi dettagli ed episodi sono tratti da testi giudaici che precedono il Nuovo Testamento (vedi 2Ti 3:8, 1Co 10:4 e Gd 9).

Gli Ebrei e Gesù

      Prima di concludere, è veramente importante che ci soffermiamo a considerare come l’ebreo d’oggi vede la persona di Gesù. Ancora una volta dobbiamo ribadire che le diversità all’interno della società nel praticare il giudaismo, rendono letteralmente impossibile qualsiasi generalizzazione. Quando Gesù visse tra questo popolo duemila anni fa, svariate furono le reazioni nei suoi confronti. Lo stesso continua ad essere vero oggi: ci sono Ebrei estremisti che non pronunciano nemmeno il nome di Gesù, Ebrei che invece (anche tra i religiosi) ne parlano apertamente descrivendo Gesù come un gran personaggio e un grand’insegnante e per finire naturalmente quei pochi Ebrei chiamati “messianici” che, a rischio di essere rigettati dalle loro famiglie, Lo accettano come Signore e Salvatore. La nostra esperienza, che è anche quella di credenti che vivono qui da più tempo, ci fa pensare che c’è una crescente apertura verso la persona di Gesù, fatto davvero incoraggiante. In ogni caso, è importante ricordare che in generale l’atteggiamento negativo e l’amarezza che il popolo ebraico ha nei confronti di Gesù, in molti casi non è in reazione alla Sua persona o alle dottrine del Nuovo Testamento, ma piuttosto agli “errori orrori storici” commessi dai “cristiani” nel Suo nome.


Per concludere

      Ricordiamo quello che il fratello Rinaldo Diprose ha scritto nei suoi articoli su Romani 9-11 (IL CRISTIANO di febbraio e marzo 2001): gli Ebrei non sono stati rigettati da Dio, ma il suo patto con loro rimane e Lui ha ancora un piano per Israele. Dio ci ha già insegnato tanto attraverso il Suo popolo. Sforziamoci quindi di conoscerlo meglio e d’apprezzare quello che Dio vuole continuare ad insegnarci tramite esso per capire meglio la Sua parola.