Con un senso di profondo disagio ho constatato, anche recentemente, quanto sia purtroppo ancora diffusa la convinzione che, davanti alla perdita di una persona cara, la certezza di saperla alla presenza del Signore debba annullare la tristezza e soffocare le lacrime. Cè chi pensa che uno dei modi più efficaci di testimoniare la propria fede nel Signore Gesù sia quello di non piangere davanti ad un lutto. Anzi cè chi, vedendo dei credenti piangere, si permette stoltamente di esortarli con frasi che suonano come un rimprovero: Su, devi essere felice, la tua cara è col Signore; smetti di piangere! oppure: Rallegrati, sii contento, perché ora sta meglio di noi!.Se certe frasi non le avessi sentite con le mie orecchie, avrei stentato a prenderle per vere. Ora, a parte il fatto che i credenti non hanno bisogno che si ricordi loro dove è la persona cara che è morta perché lo sanno già molto bene, frasi di questo tipo aggiungono al dolore anche un senso di debolezza e di colpa: il credente infatti che non ce la fa a non piangere, finisce con il sentirsi giudicato come uomo o donna di poca fede! La Parola di Dio non ci esorta a non essere tristi e a non piangere, ci ricorda soltanto che, avendo riposta la nostra fede in Colui che è risurrezione e vita, la nostra tristezza deve essere diversa, cioè non come quella di coloro che non hanno speranza (1Te 4:13). Tanti uomini e donne di Dio hanno pianto e abbondantemente: nella Bibbia le voci del verbo piangere ricorrono ben 162 volte, 38 volte si parla di pianto, 39 volte di lacrime e 38 volte di cordoglio! Esortare una persona con il cuore spezzato a non piangere significa essere dei consolatori molesti.
La fede non impedisce ai nostri cuori di essere spezzati, ma li porta ad affidarsi a Colui che può fasciarli; la fede non ci impedisce di versare copiose lacrime di dolore, ma ci fa sapere che un giorno Qualcuno le asciugherà sul nostro viso (ma quali lacrime ci asciugherà il Signore se non avremo mai pianto?); la fede non ci impedisce di provare una tristezza struggente e profonda, ma fa sì che essa non ci porti alla disperazione; la fede non ci impedisce di gridare, ma ci fa realizzare la presenza di Chi ascolta, attento, il nostro grido per farci risalire dalla fossa.
Gesù, davanti alla tomba dellamico Lazzaro, pianse pur sapendo che di lì a poco lo avrebbe risuscitato e riabbracciato: nonostante questa gioiosa prospettiva, egli condivise le lacrime delle sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, e degli altri suoi amici. Gesù, davanti allavvicinarsi della morte, sentì la sua anima oppressa da tristezza mortale e si rivolse al Padre con alte grida e con lacrime (Eb 5:7). La sua paura della morte, il suo dolore e le sue lacrime davanti alla morte ci dimostrano come Egli abbia condiviso pienamente la nostra umanità. Soprattutto ci dimostrano che, quando ci rivolgiamo a Lui con gli occhi bagnati di lacrime, non dobbiamo provare disagio, perché parliamo con Uno che, avendo pianto, simpatizza con noi nelle nostre debolezze (Eb 4:15).
Tu... raccogli le mie lacrime nellotre tuo; non le registri forse nel tuo libro? (Sl 56:8): non soltanto abbiamo, anche come credenti in Cristo, il diritto di piangere, ma Dio ci fa sapere che le nostre lacrime sono talmente preziose, che Egli le raccoglie e le registra, perché è con le lacrime che testimoniamo il nostro amore (Gv 11:36), ma è anche con le lacrime che Gli riveliamo il nostro bisogno di essere soccorsi per essere consolati. Come dobbiamo, allora, stare vicini a coloro che sono nel lutto? Ecco la risposta che ci viene dal Signore: Piangete con quelli che piangono (Ro 12:15)... non parole, non esortazioni, non giudizi, ma soltanto... lacrime!
Paolo Moretti