Scritta dal carcere
LA LETTERA DI PAOLO
AI FILIPPESI (VI)
Nellultima parte del secondo capitolo, lapostolo Paolo parla di due preziosi collaboratori: Timoteo ed Epafrodito. La comunione concreta fra questi servitori di Dio, viene testimoniata in tutto il suo valore, sia nei loro rapporti interpersonali che in quelli con le chiese locali.
Alla fine del capitolo secondo, Paolo include nella lettera delle informazioni riguardanti due suoi collaboratori: Timoteo ed Epafrodito. Egli si preoccupa di informare i Filippesi sulla loro situazione.
Il rapporto di Paolo con Timoteo
(2:19-22)
Lapostolo indica con cura e precisione le caratteristiche del suo amato collaboratore ed il suo rapporto con lui.
Il suo esempio ci insegna a stimare i nostri fratelli e sorelle superiori a noi stessi (v. 3) e ad incoraggiarli.
Dobbiamo ammettere che numerose volte lasciamo spazio alla critica spicciola e talvolta ingiusta e ignoriamo questo preciso insegnamento della Scrittura: stimare, valorizzare gli altri membri del Corpo di Cristo.
a) La scelta di Paolo (v. 19a): egli sperava di mandare Timoteo alla chiesa di Filippi. Era una decisione dettata dalla stima che Paolo aveva per Timoteo. Egli usa il verbo sperare, testimonia così di credere che tutto è nelle mani di Dio.
Paolo non sapeva quello che sarebbe accaduto successivamente, ma sapeva che tutti i nostri piani devono essere messi nelle mani di Dio!
b) La missione di Timoteo (v. 19b). Timoteo a Filippi non avrebbe avuto soltanto loccasione di sperimentare la comunione fraterna con i Filippesi, ma avrebbe svolto una missione importante per Paolo nel ricevere le notizie di quella chiesa. Tutto questo, per soddisfare un preciso bisogno di Paolo: essere incoraggiato.
Questa è unulteriore riprova che i Filippesi occupavano unimportante posto nel cuore dellapostolo. Non possiamo fare a meno di domandarci se anche noi ci preoccupiamo nella stessa maniera, se anche noi desideriamo essere informati sulla situazione in cui i nostri fratelli si trovano.
c) Il valore di Timoteo (v. 20). Potrebbero sembrare eccessive le parole che qui Paolo utilizza per descrivere lo condizione spirituale di Timoteo, ma se si riflette bene, non lo sono per niente. Paolo era un uomo che desiderava dire sempre la verità, egli si limita a sottolineare giustamente il valore che aveva questo suo collaboratore.
Qual è il nostro atteggiamento verso i servitori di Dio che si prodigano per la sua opera?
Rimaniamo forse nella nostra indifferenza e nel nostro individualismo, oppure evidenziamo le loro caratteristiche positive?
Due caratteristiche sono in evidenza:
Lanimo di Timoteo (v. 20a). Timoteo nutriva nellanimo un profondo affetto per i Filippesi, quindi chi meglio di lui avrebbe potuto portare a termine la missione affidatagli da Paolo?
I Filippesi certamente avrebbero trovato incoraggiamento nel sapere che un altro fratello, oltre a Paolo, aveva a cuore la loro chiesa.
La sincerità di cuore (v. 20b). Nel cuore di Timoteo non vi era traccia di ipocrisia. Spesso si dicono tante belle parole, ma con un cuore doppio ed ipocrita, in base alle circostanze. Si elaborano belle frasi, ma senza averne la convinzione interiore. Il credente è chiamato a manifestare piena sincerità, anche nel suo cuore.
I Filippesi erano veramente nel cuore di Timoteo e Paolo vuole sottolinearlo con chiarezza!
d) Latteggiamento di Timoteo (v. 21). Per porre meglio in risalto il valore che aveva Timoteo, Paolo in un solo versetto sottolinea lo stile di vita di chi è carnale.
Cerca i propri interessi (v. 21a). Mentre Timoteo era sinceramente interessato alle vicende dei Filippesi, tutti, cercavano soltanto di soddisfare i loro interessi e piaceri. Questo atteggiamento viene diverse volte sottolineato dalla Scrittura.
Ad esempio il profeta Isaia denuncia coloro che avevano la responsabilità di essere i conduttori del popolo dIsraele, ma che in realtà erano solo guide cieche e senza intelligenza:
Sono cani ingordi, che non sanno cosa sia lessere sazi; sono pastori che non capiscono nulla; sono tutti volti alla propria via, ognuno mira al proprio interesse, dal primo allultimo (Is 56:11).
In questo modo non si può pervenire alla Sapienza di Dio, ma si accresce soltanto uno dei segni più eclatanti della corruzione degli ultimi tempi: legoismo. Questo afferma Paolo nella seconda lettera a Timoteo:
Negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti ... amanti del piacere (2Ti 3:2).
Il nostro atteggiamento deve essere simile a quello di Timoteo il quale aveva in cuore la causa di fratelli; egli cercava non il proprio vantaggio, ma quello degli altri (1Co 10:24).
Si disinteressa di Cristo (v. 21b). Questo atteggiamento è la naturale conseguenza di chi è caratterizzato dallegoismo. Considerando soltanto i propri interessi, la persona di Cristo viene messa da parte come risulta dalle parole dellapostolo: Poiché tutti cercano i propri interessi, ma non quelli di Cristo Gesù (Fl 2:21).
Questo comportamento è in completa antitesi con quanto dice Paolo nella seconda lettera ai Corinzi:
Infatti lamore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; e chEgli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro. (2Co 5:14-15). Tutto questo non può lasciare indifferenti.
Dobbiamo, ancora, ricordare le parole di Paolo Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me (Ga 2:20).
Perciò la nostra unica preoccupazione deve essere quella di soddisfare gli interessi di Cristo.
e) La dimostrazione delle caratteristiche di Timoteo (v. 22). Non è sufficiente avere dei buoni propositi: bisogna attuarli. Molti purtroppo chiedono al Signore di poter riconoscere il dono che lo Spirito ha loro accordato, ma poi, dopo averlo riconosciuto, si siedono e non lo esercitano. Timoteo non si è comportato così: quello che aveva ricevuto da parte del Signore lo ha usato! Possiamo notare che:
I Filippesi sapevano di questa manifestazione dei doni di Timoteo (Voi sapete, v. 22a).
Timoteo viveva quanto gli era stato insegnato da Paolo: Occupati di queste cose e dedicati interamente ad esse perché il tuo progresso sia manifesto a tutti (1Ti 4:15).
Quindi, perché il progresso sia manifesto, è necessario impegnarsi e dedicarsi a questi argomenti. Il credente non deve conoscere la pigrizia, la sua vita è un continuo servizio per il Signore davanti ai fratelli.
La vita di Cristo deve manifestarsi in lui (2Co 4:11)!
Loccasione di questa conoscenza (v. 22b). Paolo ricorda ai Filippesi che la prova della sottomissione e della fedeltà diTimoteo al Signore è il servizio che egli ha reso per la causa del Vangelo.
f) Ultime considerazioni (vv. 23-24). Lapostolo rinnova la speranza ed il desiderio di riuscire a mandare Timoteo dai Filippesi. Qui Paolo torna a parlare delle circostanze che stava vivendo e che erano pesanti e difficili da un punto di vista umano, per cui egli informa i Filippesi che probabilmente Timoteo sarà mandato, dopo che queste si saranno concluse.
Lapostolo, comunque, non lascia nello sconforto i suoi amati fratelli, ma sottolinea che il Signore sarà Colui che opererà per il meglio.
La sua fede lo portava a dire che non soltanto Timoteo sarebbe andato a Filippi, ma anche lui (ho fiducia nel Signore di poter venire presto anchio).
La situazione di Epafrodito (2:25-26)
Dopo aver parlato di Timoteo, Paolo testimonia ai Filippesi il valore di un altro suo collaboratore, Epafrodito.
Questo personaggio non ricorre così frequentemente nel Nuovo Testamento, come Paolo (circa 170 volte), o Timoteo (circa 20 volte e due intere lettere indirizzate a lui), ma non per questo deve essere ignorato.
Infatti, come sottolinea lo stesso Paolo, questuomo ha avuto grande importanza nel suo servizio missionario.
a) Limpegno di Epafrodito (Fl 2:25).
Non si può fare a meno di considerare, nel leggere questi versetti, il sentimento che era nel cuore di Paolo. Egli desiderava fortemente mandare questuomo a Filippi, poiché, come si vedrà più avanti, Epafrodito era stato gravemente ammalato. Lapostolo, infatti, afferma: Però ho ritenuto necessario mandarvi Epafrodito, mio fratello, mio compagno di lavoro e di lotta, inviatomi da voi per provvedere alle mie necessità(v. 25).
Epafrodito viene definito da Paolo, oltre che fratello, compagno di lavoro e di lotta (v. 25a). Nel v. 25, sono sottolineate alcune importanti caratteristiche relative alla comunione fraterna. Epafrodito era prima di tutto, per Paolo, un fratello in quanto diventato figlio dello stesso Padre.
Inoltre il comportamento avuto da Epafrodito ha permesso a Paolo di affermare che era anche un compagno di lavoro e di lotta. Queste due circostanze, nelle quali il credente si viene a trovare sono descritte in particolare modo nella seconda lettera a Timoteo dove viene trattata limportanza di lottare e faticare per il Signore Gesù: Uno che va alla guerra non simmischia in faccende della vita civile, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Allo stesso modo quando uno lotta come atleta non riceve la corona, se non ha lottato secondo le regole. Il lavoratore che fatica devessere il primo ad avere la sua parte dei frutti. Considera quello che ti dico, perché il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa (2Ti 2:4-6).
Epafrodito non si è certamente mischiato con il mondo, non si è interessato di faccende mondane, ma soltanto di partecipare attivamente allopera di Cristo (Fl 2:30).
Dobbiamo anche noi impegnarci seriamente per presentarci davanti a Dio come uomini approvati, come operai in cui sia completamente assente la vergogna (2Ti 2:15).
Essere uniti nellopera di Cristo rafforza la comunione!
Il compito affidato ad Epafrodito dai Filippesi (v.25b). Epafrodito aveva ricevuto da parte della chiesa di Filippi lincarico di portare a Paolo un dono mentre era in prigione. Paolo ne fu molto riconoscente, perché il dono rappresentava la prova che i Filippesi gli erano vicini.
Le parole dellapostolo rivelano una dolcezza particolare, un affetto ed un amore davvero viscerale. Le nostre chiese hanno bisogno di fratelli come Epafrodito, impegnati a servire Cristo con zelo, con fervore e con sincerità.
b) La preoccupazione di Epafrodito (2:26).
Questa volta non ci viene rivelato lo stato danimo dellapostolo, ma di un suo collaboratore. Epafrodito aveva a cuore anche lui i fratelli di Filippi e tale stato lo ha portato ad una preoccupazione più che giustificata. Per questo Paolo afferma: Egli aveva un gran desiderio di vedervi tutti ed era preoccupato perché avevate saputo della sua malattia (v. 26).
Facciamo alcune osservazioni:
Il desiderio di Epafrodito (v. 26a): desiderava andare fino a Filippi, a trovare i membri di quella chiesa, alla quale era profondamente legato: il desiderio di rivederne tutti i membri era la conseguenza logica di questo legame. Il desiderio espresso da Epafrodito, deve essere anche il nostro, perché:
Incontrare altri fratelli produce gioia. Paolo scrisse a Timoteo: Desidero intensamente vederti per essere riempito di gioia (2Ti 1:4).
Qual è sia il nostro sentimento quando incontriamo altri fratelli.? Dobbiamo scrutare il nostro cuore e vedere se vi è indifferenza oppure gioia ed allegrezza. Ad Epafrodito avrebbe certamente giovato rivedere i Filippesi, perché avrebbe provato la gioia della comunione.
Nellincontro con altri fratelli ci si fortifica e consola insieme (Ro 1:11). Questo può sembrare scontato, ma talvolta capita che i nostri incontri non producano questi frutti. Non si può in nessun caso condividere il pensiero di quei fratelli che per i motivi più svariati rimangono nelle loro case, senza sentire il necessario desiderio di incontrarsi e consolarsi a vicenda. Per sperimentare la comunione fraterna in tutta la sua pienezza cè bisogno di un incontro assiduo con coloro che fanno parte della nostra stessa famiglia spirituale. Epafrodito aveva questo desiderio!
Una preoccupazione fraterna (v. 26b). Quando si parla di preoccupazione, si pensa ad uno stato ansioso derivante dalle vicissitudini della vita o da una circostanza poco felice. In effetti Epafrodito aveva sperimentato e superato, con laiuto del Signore, una circostanza difficile, ma lui non era preoccupato per questo. La sua preoccupazione era derivata dal fatto che i membri della chiesa di Filippi avevano saputo della sua grave malattia. Epafrodito non voleva che i Filippesi fossero inquieti per questa situazione.
Ecco un altro uomo che non guardava ai suoi interessi. Lo stato danimo dei fratelli era il motivo della preoccupazione di Epafrodito.
Quali sono le nostre preoccupazioni? Quali sono le nostre ansie? Qual è il nostro atteggiamento quando un nostro fratello passa per una prova difficile?
Questo ci insegna ancora una volta, che il credente non deve essere individualista o, peggio, egocentrico, ma piuttosto deve soffrire con coloro che soffrono e gioire con coloro che sono onorati (1Co 12:26).
c) Ulteriori dettagli sulle circostanze della malattia di Epafrodito (Fl 2:27-30).
Dopo che Paolo ha descritto la preoccupazione esistente nel cuore di Epafrodito, prosegue spiegando i dettagli sulla malattia di questuomo e come il Signore ha operato potentemente. Questo era necessario per non lasciare in sospeso un discorso che ai Filippesi premeva particolarmente. Da ciò si possono rilevare determinate considerazioni.
Lintervento necessario di Dio (Fl 2:27, 30a). Ecco come spiega Paolo gli antecedenti della malattia di Epafrodito È stato ammalato, infatti, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore(v. 27). Nessuno può rimanere indifferente davanti a queste parole, né tanto meno si possono ignorare. In questo versetto vi sono almeno tre considerazioni che balzano subito agli occhi:
La gravità della malattia di Epafrodito (vv. 27a, 30a). La prova che questuomo dovette sopportare non era certamente leggera. Addirittura la sua malattia era talmente grave da portarlo vicino alla morte, ma il Signore è Colui che ha in mano tutta la nostra esistenza. Proprio per questo, mentre la situazione era palesemente critica, era giunto provvidenziale lintervento divino.
Dio opera meravigliosamente (v. 27b). Sono meravigliose le parole che Paolo utilizza per spiegare lintervento di Dio. Dio ha avuto pietà sia dellapostolo che di Epafrodito! La Scrittura non si stanca di ripetere quanto Dio sia pietoso e misericordioso. Colui che si confida soltanto nelle sue forze e non conosce Dio, non potrà mai sperimentare la Sua misericordia e pietà.
La consolazione di Paolo (v.27). Lintervento di Dio non ha soltanto prodotto la guarigione dalla malattia di Epafrodito, ma ha impedito che Paolo provasse un dolore ulteriore.
Queste parole testimoniano lamore profondo che egli aveva per i suoi collaboratori, in questo caso per Epafrodito. Il dolore dellapostolo era già considerevole e la perdita di un valido compagno dopera avrebbe certamente aggravato la sua sofferenza. Ma Dio ha operato anche per questo, affinché il cuore di Paolo non fosse ulteriormente provato.
Qual è il nostro atteggiamento quando il Signore ci fortifica, ci consola o ci libera da un momento particolarmente difficile? Le nostre parole sono di ringraziamento?
d) La necessità della presenza di Epafrodito a Filippi (Fl 2:28).
A motivo della gravità della malattia di Epafrodito e della preoccupazione dei Filippesi, lapostolo Paolo afferma delle parole consolanti che hanno come soggetto lintervento del suo collaboratore a Filippi Perciò ve lho mandato con gran premura, affinché vedendolo di nuovo vi rallegriate, e anchio sia meno afflitto (v.28). Allinterno del v. 28 si possono notare tre cose:
La premura di Paolo (v. 28a). In greco il termine premura ha vari significati come con diligenza, con cura, con serietà. Paolo non si è comportato come uno sprovveduto, ma come un fratello responsabile il cui desiderio era solo quello di aiutare i Filippesi.
Il cuore dei Filippesi si sarebbe rallegrato per la presenza di Epafrodito (v. 28b). La presenza di Epafrodito a Filippi avrebbe provocato gioia e allegrezza nella chiesa. Nel Nuovo Testamento molte volte il rallegrarsi è un atteggiamento derivato dallincontro o da notizie di fratelli. Basti osservare quello che ha scritto Paolo ai Corinzi Ma Dio, che consola gli afflitti, ci consolò con larrivo di Tito e non soltanto con il suo arrivo, ma anche con la consolazione da lui ricevuta in mezzo a voi. Egli ci ha raccontato il vostro vivo desiderio di vedermi, il vostro pianto, la vostra premura per me; così mi sono più che mai rallegrato (2Co 7:6-7).
Il fatto straordinario è stata la risposta dei Corinzi, i quali hanno manifestato il vivo desiderio e la premura di rivedere Paolo: un atteggiamento che ha prodotto in lui una grande allegrezza nel cuore.
Ulteriori informazioni sullo stato di Paolo in questa circostanza (v.28b). Paolo desidera ricordare che la necessità della presenza di Epafrodito a Filippi non avrebbe giovato soltanto a loro, ma anche a lui. Nel v. 27 la sua consolazione era identificata nel meraviglioso intervento di Dio, ora nel fatto che i Filippesi avrebbero visto personalmente Epafrodito. Questo procurava nel cuore di Paolo sollievo, per questo egli afferma: anchio sia meno afflitto.
d) Ultime raccomandazioni su Epafrodito (2:29-30b).
In questi ultimi due versetti, Paolo termina il suo discorso su Epafrodito, per poi riprenderlo brevemente più avanti (4:8). Dopo aver messo in evidenza i vantaggi che avrebbe prodotto la presenza di Epafrodito a Filippi, Paolo esorta i Filippesi sul giusto comportamento cristiano da tenere in questi casi. Infatti afferma: Accoglietelo dunque nel Signore con ogni gioia e abbiate stima di uomini simili; perché è per lopera di Cristo che egli è stato molto vicino alla morte, avendo rischiato la propria vita per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi (vv .29-30). Vengono sottolineate ulteriori considerazioni sulla persona di Epafrodito.
Innanzitutto Paolo ricorda il valore di Epafrodito, come aveva fatto per Timoteo (v. 20). Per questo i Filippesi dovevano accoglierlo e stimarlo.
Ma vi è un altro punto da mettere in evidenza: la vita di Epafrodito è stata messa a rischio per lopera di Cristo.
Il compito di Epafrodito era stato quello di supplire ai servizi che i Filippesi non potevano rendere. La traduzione Diodati afferma per supplire il difetto del vostro servizio verso me. Epafrodito, per compiere questo servizio, ha dovuto affrontare un viaggio impegnativo, fino ad arrivare molto probabilmente a Roma dove si trovava lapostolo.
Naturalmente, compiere questo viaggio per aiutare Paolo, è stato automaticamente un impegno per lopera di Cristo. Infine, Epafrodito è colui che ha portato a quella chiesa la lettera di Paolo.
Anche noi, come Timoteo ed Epafrodito, dobbiamo ambire sempre di più ad essere dei servitori di Cristo zelanti e fedeli che si adoperano per la Sua opera.
(6. continua)
Andrea Belli