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Vivere nell’attesa di Cristo


DAL RAPIMENTO DELLA CHIESA ALLA NUOVA GERUSALEMME (II)
     
     
La rivelazione del “mistero” relativo al rapimento della Chiesa pone alcune questioni fondamentali: quali persone vi saranno coinvolte? Quale sarà la sorte dei “rapiti”? Cosa accadrà invece a coloro che saranno “lasciati”?
     
     
ALCUNE QUESTIONI PARTICOLARI
     

      In questo secondo articolo desideriamo affrontare alcune questioni non definitivamente risolte dagli studiosi e relative all’evento della traslazione della Chiesa di cui abbiamo parlato nella sezione precedente.
      Innanzitutto ci chiederemo chi parteciperà al Rapimento, visto che secondo alcuni solo una parte dei credenti lascerà la Terra in quel momento; in seguito esamineremo le questioni inerenti ciò che accadrà ai credenti ed agli increduli dopo il Rapimento, dato che i destini degli uomini saranno diametralmente diversificati dopo la sparizione dalla Terra della Chiesa di Cristo.
     
     
Chi parteciperà al Rapimento?
     

      La domanda può sembrare retorica, alla luce dei brani scritturali finora esposti, ma non è così. Nel variegato mondo evangelico esiste infatti un filone esegetico, per lo più di stampo tribolazionista, secondo il quale “ai nostri tempi Dio, per liberare i degni, ha programmato un evento straordinario (il Rapimento, nda) che renderà perplessi gli abitanti della Terra” (così G.Di Biagio in “La grande cospirazione”, ed. Maranata, p. 131; cfr. anche la posizione ricordata ma non condivisa da Maybin in “La grande tribolazione”, IL CRISTIANO n. 11/1989; p. 376). In buona sostanza alcuni esegeti di matrice carismatica ritengono che non tutti i figli di Dio saranno rapiti dal Signore al Suo ritorno, ma solo ed esclusivamente coloro che in quel momento saranno davvero Suoi santi discepoli1.
      In questa sede ribadiamo il nostro rispetto per tutte le posizioni teologiche diverse dalla nostra, specie quando si tratta di cristiani nati di nuovo coi quali siamo uniti dal sangue di Gesù. Però non possiamo allo stesso tempo fare a meno di evidenziare i motivi per i quali dissentiamo dall’opinione appena menzionata, la quale risente di un’impostazione soteriologica che ci sembra errata se non pericolosa per una sana dottrina ed un’equilibrata vita cristiana. Ci riferiamo alla dottrina della salvezza sostenuta soprattutto in alcuni ambienti di matrice pentecostale, per la quale il perdono dei peccati ricevuto alla Croce dev’essere accompagnato da una vita santa, senza la quale nessuno potrà essere salvato perché non “avrà perseverato fino alla fine”.
      La base teologica per sostenere che solo i cristiani “degni” saranno rapiti, è a nostro parere troppo spesso assai fragile. Nel suo libro, Di Biagio cita per esempio il solo versetto di Luca 21:36 nella versione Diodati (p. 131, 134) e da quello desume che per essere reputati degni di scampare al giudizio futuro di Dio bisogna vegliare, pregando in ogni tempo. La traduzione “essere reputati degni” è però assai discutibile. Diodati, che conosceva solo il Textus Receptus, ha qui tradotto – correttamente per le sue conoscenze di allora – il verbo kataksiothete, ma i migliori manoscritti ritrovati dopo il 1650 danno per preferibile la lezione katischùsete che significa piuttosto “essere forti, diventare forti”. Questa è la traduzione adoperata oggi nelle migliori versioni della Bibbia, e rende l’idea di una vita cristiana in crescita ma non esente da possibili cadute. D’altronde una corretta lettura di tutto il Nuovo Testamento porta alle medesime conclusioni generali: la salvezza si riceve per grazia mediante la fede e qualsiasi opera umana non può in alcun modo determinare il destino eterno di una persona. Ciò non toglie, però, che per un cristiano vegliare, pregare e santificarsi siano senz’altro dei mezzi che fortificano la sua fede e gli consentono di vivere con serenità anche la realtà futura dell’incontro con Cristo dopo il Rapimento.
      Un testo come Luca 21, letto in senso pre-tribolazionista, si addice piuttosto ai credenti che vivranno il periodo terribile della Grande Tribolazione, per i quali avrà un’importanza particolare la forza spirituale e la perseveranza. Ma anche in una diversa visuale pre-millenarista, il richiamo di Gesù a badare a noi stessi (v. 34) non dovrebbe condurre, solo per discutibili esegesi di singoli versetti, a dare un’interpretazione indebitamente estensiva del carattere selettivo del Rapimento. Quest’ultimo servirà per far vedere di nuovo e con grande chiarezza la “differenza che c'è fra il giusto e l'empio” (cfr. Ma 3:18), ma non certo per creare categorie fra i redenti ed ancor meno per togliere a questi ultimi la certezza della salvezza guadagnata una volta per sempre dal sangue di Gesù, tramutandola invece in paura ed angoscia per il presente e per l’avvenire.
      Prima di concludere su questo punto, bisogna ricordare che nel campo del pre-millenarismo non mancano Autori di tutto rispetto (ad esempio, R. Pache, “Il ritorno di Gesù Cristo”, p. 102ss.) i quali ritengono che, se da un lato la Chiesa sarà rapita tutta intera, senza mutilazioni basate sulle opere, dall’altro i veri credenti si distinguono e si distingueranno per il fatto di lasciar brillare lo Spirito Santo ricevuto (cfr. Mt 25:1-12) e di essere vincitori spiritualmente (1Gv 5:3-4). Con un accento tribolazionista, si evidenzia così che il giudizio di Dio comincerà dalla Chiesa (1P 4:17) ma che allo stesso tempo non bisognerà aspettare la Grande Tribolazione per vedere il risveglio di tutti i veri cristiani (1Co 1:8-9; Fl 1:6).
     
     
Cosa accadrà ai credenti che verranno rapiti?
     

      Una volta assodato che tutti coloro che hanno ricevuto la natura divina parteciperanno al Rapimento della Chiesa, ci si può chiedere cosa avverrà ai credenti di tutti i tempi dopo che saranno rapiti e prima di regnare con Cristo durante il Millennio. La lettura pre-tribolazionista rigetta l’idea di una traslazione selettiva dell’attuale popolo di Dio anche perché ritiene che dopo il Rapimento vi sarà il Tribunale di Cristo.2
      Il brano di 1Corinzi 5:10 è in questo senso di fondamentale importanza: oltre a chiarire che tutti i credenti dovranno comparire dinanzi al citato Tribunale, sottolinea che il Giudice sarà Cristo stesso (cfr. Gv 5:22) e che la finalità sarà quella di dare “a ciascuno la retribuzione di ciò che ha fatto quand’era nel corpo, sia in bene che in male”. Occorre sottolineare, dunque, che trattasi di un giudizio limitato ai credenti che sono stati rapiti. Tale giudizio va perciò distinto da quelli che interverranno all’inizio del Millennio nei confronti delle nazioni (Mt 25:31-46; Ap 20:4) e poi alla fine del Millennio con il giudizio finale del gran trono bianco (Ap 20:11).
      Il Tribunale di Cristo, piuttosto, è il giudizio che avrà luogo, secondo la terminologia del Nuovo Testamento, nel “giorno di Cristo” ovvero “alla Sua apparizione” (es. 1Co.1:8; 5:5; 1Gv 2:28), non per giudicare il peccato dei credenti, già espiato per sempre dal sangue di Gesù, ma per dare l’eventuale ricompensa per quanto compiuto in vita a favore del Vangelo3.
      L'altro brano centrale in materia è quello di 1Corinzi 3:12-15 dal quale rileviamo i seguenti elementi del giudizio in esame:
      • Il mezzo usato sarà il fuoco, che indica un giudizio severo e purificatore, che rivelerà con chiarezza l’opera di ciascuno: ciò che verrà salvato sarà solo quanto compiuto sul fondamento di Cristo (v. 11), con fedeltà e zelo (Mt 25:21; Lu 19:17; Ga 6:7-8).
      • Lo scopo è quello di dare la ricompensa ai credenti delle loro opere fondate su Cristo: si tratta delle cinque “corone” di cui parla il Nuovo Testamento come premio per i cristiani fedeli e zelanti (1Co 9:25-27; 1Te 2;18; 2Ti 4:8; 1P 5:3-4; Ap 2:10).
      • Viene anche specificato che ci saranno credenti la cui opera sarà arsa e non riceveranno ricompense ma danno, nel senso che saranno salvati, ma come attraverso il fuoco.
      È chiaro, allora, che il giudizio sulla Chiesa non avrà luogo prima del Rapimento ma solo dopo di esso; non possiamo conoscerne il tempo esatto perché la Scrittura non ce lo rivela, ma certamente non dobbiamo temere di non andare col Cristo per “non esserne trovati degni”, quanto piuttosto vegliare nell’ubbidienza e nello zelo per non essere coperti di vergogna, costretti a ritrarci da Lui, quand’Egli apparirà (1Gv .2:28).
     
     
Cosa accadrà agli increduli dopo il Rapimento?
     

      Con la traslazione della Chiesa il mondo perderà quell’unica luce spirituale che, nonostante i tanti e grandi difetti, riesce oggi ad illuminarlo ed a fornire l’orientamento biblico per ubbidire al Creatore. A seguito di questo straordinario evento in cui milioni di persone improvvisamente scompariranno o usciranno dalle tombe, il mondo incredulo si troverà “finalmente libero” di gestire la quotidianità come meglio desidera, senza quei noiosi credenti che facevano da ostacolo ad ogni liberalizzazione dei costumi e della morale, predicando l'amore di Dio e la necessità del ravvedimento. Dopo il Rapimento, insomma, si aprirà per l’umanità un periodo davvero singolare, nel quale lo Spirito Santo verrà ritirato e sarà possibile organizzare la società ed i rapporti interpersonali nelle maniere più consone ad una collettività “adulta” e perciò “emancipata da Dio”. Gli effetti e le conseguenze di questo nuovo periodo della storia umana risultano oggi imprevedibili anche per qualsiasi luminare di sociologia o di antropologia, ma vengono ampiamente descritti dalla Parola di Dio, laddove essa parla di quel terribile periodo chiamato la “Grande Tribolazione”, che sarà l”oggetto dell'indagine del prossimo articolo di questo studio.
     

(2. continua)
     
     
Giuseppe Martelli
     
     

1. Di Biagio (op. cit. pp. 135ss.) individua otto caratteristiche del cristiano “degno” di essere preso col Signore.Egli è colui che sarà stato: addestrato nella verità; educato nell’obbedienza; liberato dal proprio io; preparato per l’uso del Maestro; rinnovato nella mente; provato nella fede; rinnovato nel carattere; ripieno della pienezza di Dio.
2. Il momento preciso in cui avrà luogo il giudizio della Chiesa non è rivelato dalla Scrittura, ma si può ritenere che esso si verificherà senz’altro tra il Rapimento e la fine della Grande Tribolazione, presumibilmente prima della celebrazione delle Nozze dell’Agnello (Ap 19:7-9). Nei loro scritti Sauer, Negri e Maybin concordano in questa convinzione.
3. Maybin ricorda che il termine greco “bema”, qui tradotto “tribunale”, ha un significato diverso dal senso comune che diamo a questa parola, reso nella Bibbia con “kriterion”; “bema” ricorda la piattaforma sopraelevata dalla quale il giudice dei giochi greci osservava come si svolgevano, determinandone i vincitori ed assegnando i premi dovuti.