La restaurazione
d'Israele: un incoraggiamento all'attesa del Messia
ESODO DUE
Mentre l'Esodo del popolo d'Israele dall'Egitto è ben conosciuto
al punto che è diventato oggetto di interpretazioni e produzioni
letterarie e cinematografiche, il secondo Esodo, quello che ha raccolto Ebrei
da ogni nazione per riportarli nella loro terra, la Palestina, non è
altrettanto conosciuto, pur se è di fondamentale importanza
perché ci annuncia l'imminenza al ritorno di Cristo.
Un fatto d'importanza unica
Queste mie riflessioni costituiscono un tentativo di presentare l'evento
storico più importante che sia avvenuto sotto i nostri
occhi nel secolo appena concluso, un evento dal profilo profetico, cioè:
la rinascita nazionale del popolo ebraico, culminata nel maggio del 1948
con la proclamazione dello Stato d'Israele nella terra dei padri.
I più sprovveduti in questo campo, tra i quali vi sono purtroppo anche
alti esponenti di confessioni "cristiane", pensano che la scomparsa o la
nascita di Stati indipendenti faccia parte solo del grande gioco della
politica, nel quale, di tanto in tanto, alcune nazioni scompaiono come Stati di
diritto perché fagocitate dagli imperialismi di turno, mentre altre, per
anni dominate e divise, tornano a ricostituirsi come Stati. Lo Stato d'Israele,
di conseguenza, sarebbe uno dei tanti prodotti che la autorità politiche
di questo mondo partoriscono. Il fatto che il popolo d'Israele abbia
ricostituito un suo Stato, tornando dopo secoli di nuovo in Palestina, non
riveste perciò un particolare significato.
Invece la rifondazione di questo Stato, avvenuta a distanza di parecchi
secoli dalla sua scomparsa, non è avvenimento da annoverare fra quelli
di ordinaria ed umana politica, perché è un fatto altamente
significativo, un fatto di importanza straordinaria ed unica.
Gli esodi del popolo eletto
Israele infatti non è semplicemente un popolo, ma è il popolo
eletto da Dio, eletto per svolgere un preciso ruolo in mezzo agli altri
popoli. Esso è il solo popolo che sulla terra abbia sentito la voce
tremenda di Dio, del Dio creatore dei cieli e della terra, ilDio d'Abraamo,
d'Isacco e di Giacobbe. Pertanto è un popolo le cui vicende storiche
presenti e passate sono state oggetto dell'interesse del Dio vivente,
come lo saranno ancora quelle che riguardano il suo prossimo futuro: vicende
tutte predette in anticipo e riportate nella Bibbia dagli scrittori e profeti
di Dio.
L'attuale esodo (uscita) da tutte le nazioni del mondo l'ho contrassegnato con
il numero "due", perché segue quello classico di tremila anni fa,
quello di cui è permeata gran parte della Scrittura, cioè
l'uscita dalla schiavitù d'Egitto: una liberazione che Dio ha
operato con mano potente e con braccio steso. Un esodo che è diventato
un soggetto tanto caro alla cultura ebraico-cristiana, una sorta di "leitmotiv"
spesso udito dai pulpiti per le calzanti applicazioni pratiche e che, quando
usato opportunamente, rimane un argomento sempre istruttivo e di gran
valore.Perfino la cinematografia ha sfruttato il suo filone.
Ma perché "esodo due" e non "esodo tre"?
Non sarebbe forse da conteggiare anche l'esodo costituito dal ritorno
degli esuli di Giuda da Babilonia?
No, perché quella volta non si trattò dell'uscita del popolo da
una nazione dalla quale era oppresso (l'impero babilonese, che aveva provocato
l'esilio, era già caduto), ma fu più semplicemente un libero e
volontario trasferimento da una provincia all'altra dell'impero persiano,
vissuto fra l'altro soltanto da una piccola parte del popolo, sollecitata ed
autorizzata da un editto di Ciro il Grande, perché andasse a ricostruire
il tempio di Gerusalemme. Nonostante non si possa classificare come un vero e
proprio "esodo", tuttavia anche questo trasferimento ha una sua grande
importanza, poiché, come ben sappiamo dalla Bibbia, fu voluto da Dio
in preparazione ed in vista della prima venuta di Cristo sulla terra, il
quale, secondo le scritture profetiche, doveva nascere in seno al popolo
ebraico e, più precisamente, nel territorio di Giuda, a Betlemme.
Un fatto prevedibile
Quindi: non tre ma due esodi:
* il primo quando gli Ebrei uscirono dall'Egitto;
* il secondo, nel ventesimo secolo, quando gli Ebrei sono usciti da
tutte le nazioni.
Quest'ultimo non poteva né doveva essere una sorpresa, un fatto
inattendibile, perché era un evento annunziato, profetizzato da
moltissimo tempo nelle pagine della Bibbia.
Così infatti aveva detto il Signore per mezzo del profeta
Isaia:
"In quel giorno il Signore stenderà una seconda volta la mano
per riscattare il residuo del suo popolo rimasto in Assiria e in Egitto, a
Patros e in Etiopia, a Elam, a Scinear e a Camat, e nelle isole del mare.Egli
alzerà un vessillo verso le nazioni, raccoglierà gli esuli
d'Israele, e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro canti della
terra" (11:11-12).
Un chiaro segnale dell'imminente ritorno di Cristo sulla terra
Non esiste in tutta la Scrittura alcuna promessa del Signore di raccogliere i
dispersi del suo popolo per "una terza volta". Questo significa che
quella indicata dal profeta come "seconda volta" è la raccolta
ultima e definitiva.
E, quindi, il secondo esodo rispetto al primo è tanto più
importante al punto che la Scrittura così si esprime per bocca del
profeta Geremia:
"Perciò, ecco, i giorni vengono" dice il Signore "in cui non si
dirà più: "Per la vita del Signore che condusse i figli d'Israele
fuori del paese d'Egitto", ma: "Per la vita del Signore che ha condotto i
figli d'Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei
quali li avevo scacciati." Io li ricondurrò nel loro paese che avevo
dato ai loro padri" (16:14-15).
L'importanza di quest'ultimo esodo risiede nel fatto di essere un concreto
preavviso del ritorno del Messia in gloria e potenza.
Però non dobbiamo illuderci di vedere i figli d'Israele già
preparati a quello straordinario evento, perché, fatta eccezione per
qualche gruppo (i Giudei-Messianici, ad esempio), la maggioranza degli Ebrei
non attende affatto il Messia, almeno nella maniera in cui l'attendono i
cristiani.
Poiché quello di Israele non è uno Stato fondato sulle Scritture;
si tratta di uno Stato liberal-democratico retto da leggi umane. Ma
l'opera di Dio per ricondurre spiritualmente a Sè tutto Israele,
possiamo dire, è appena cominciata.
Un giorno, dopo la grande distretta attraverso la quale i figli di Giacobbe
dovranno passare, essi, come ci ricorda la Parola, riguarderanno a Colui che i
loro padri avevano fatto trafiggere e ne faranno cordoglio.E allora, e soltanto
allora, lo spirito di grazia e di supplicazione sarà sparso su tutto
il residuo fedele d'Israele.
La benedizioni riversata su di loro avrà una risonanza mondiale,
poiché tutti i popoli accorreranno desiderosi di conoscere il Re dei re
e Cristo regnerà anche su di loro con perfetta giustizia.
Tali grandiose prospettive ci suggeriscono che la nostra epoca sta volgendo al
suo termine.
Israele ha ancora un ruolo da svolgere nei piani di Dio?
"Esodo due" riveste ai nostri occhi ancora maggior rilevanza
quando si consideri che esso non solo ci conferma l'esistenza di Dio attraverso
la Storia, ma ci rivela il fatto ineffabile e meraviglioso di "vedere"
Dio in azione e di "toccare" con mano il frutto della sua opera: frutto
concreto, presente nella Storia, e perciò indiscutibile.
Certamente e parallelamente Egli continua a costruire la Chiesa: solo che
questa azione è discreta ed invisibile, perché si svolge
nel segreto dei cuori, per l'opera dello Spirito.Di concreto e di visibile
c'è purtroppo soltanto l'enorme scandalo della divisione della
cristianità, ma il Signore conosce una per una le sue pecore.
Ma torniamo ad "Esodo due" e chiediamoci: perché c'è
tanta indifferenza nei confronti di Israele?
Dico questo rivolgendomi con tristezza a coloro che pur vantando di avere
conoscenza della Bibbia (e sono tanti!), sostengono che il popolo ebraico non
avrebbe più alcun ruolo da svolgere sulla terra come testimone diDio e
che sarebbe perciò una nazione come tutte le altre, poiché,
avendo donato all'umanità il Cristo ma avendolo anche rifiutato, avrebbe
esaurito così il suo compito nei confronti dell'umanità. Questa
interpretazione potrebbe apparire sul piano umano convincente, ma purtroppo
è agli antipodi della verità.
Testimone dell'esistenza di Dio!
Si racconta che un grande re, certamente scettico in materia di fede. Un
giorno chiese al cappellano di corte di dimostrargli con una parola
l'esistenza di Dio.
L'interpellato disse senza esitazione:
"I Giudei!".
La risposta di quel cappellano è valida ancora oggi, perché
è proprio la lunga storia dei discendenti di Abraamo, d'Isacco e di
Giacobbe che testimonia l'esistenza di Dio. Infatti per quale altro motivo Dio
si sarebbe scelto un popolo-testimone, se non per rivelare al mondo la sua
esistenza, la sua potenza e la sua azione?
E in quale modo si è rivelato e continua a rivelarsi?
Ecco la risposta: ora liberando il suo popolo da dura schiavitù,
con prodigi e miracoli impossibili all'uomo; ora colmandolo di grandi
benedizioni per la sua ubbidienza ed ora castigandolo per le sue ribellioni;
oppure disperdendolo lontano per poi raccoglierlo nuovamente nella Terra
Promessa, come oggi vediamo.E tutto questo Dio lo ha fatto alla luce del sole,
alla luce della Storia, allo scopo di produrre una tangibile testimonianza
sulla terra nel cospetto di tutti gli altri popoli.
Sì, perché il nostro Dio non fa nulla di nascosto!
Il popolo di Israele fu liberato dalla schiavitù d'Egitto per la mano
potente di Dio e per mezzo di Mosè, ma anche con l'avvallo
ufficiale del Faraone che così, inconsapevolmente, contribuiva a
favorire il disegno di Dio di documentare e rendere pubblici i suoi
interventi nella storia:
"Egli (il Faraone) chiamò Mosè ed Aronne di notte e
disse: "Alzatevi, partite di mezzo al mio popolo, voi e i figli
d'Israele.Andate a servire il Signore, come avete detto. Prendete le vostre
greggi e i vostri armenti, come avete detto; andatevene, e benedite anche me!"
(Es 12:31-32).
Il ritorno degli esuli da Babilonia, anche se non fu un vero e proprio esodo,
come abbiamo già detto, si svolge alla luce del sole e dinanzi alle
autorità e ai popoli di allora, perché fu un ritorno
autorizzata da un editto imperiale ufficiale:
"Così dice Ciro re di Persia: "Il Signore, Dio dei cieli, mi
ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una
casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda.Chiunque fra voi è del suo
popolo, sia il Signore, il suo Dio con lui e parta!"" (2Cr 36:23).
Un ritorno davanti a tutte le nazioni della terra
"Esodo due" non è da meno. In esso si distinguono
chiaramente le orme di Dio a causa delle caratteristica stessa delle profezie
(cfr. Is 46:10); poi, similmente al primo esodo, anche per quest'ultimo
c'è stato il contributo delle autorità, dei "faraoni", del mondo:
la creazione di una patria in Palestina per il popolo di Israele è
stata politicamente e ufficialmente concordata tra le grandi Potenze, che
hanno influito positivamente sulla risoluzione delle Nazioni Unite del 20
novembre 1947. Solo che alla testa dei rimpatriati non c'è stato il
grande condottiero: ci sarebbe voluti tanti "Mosè" quante sono le
nazioni dalle quali gli esuli sono usciti. Ebbene, Dio aveva previsto anche
questo dettaglio: al momento opportuno avrebbe suscitato, come risulta
scritto, dei personaggi non identificabili ma certamente reali ed esistenti.
Infatti il profeta Geremia, dopo aver annunciato l'uscita dei figli di Israele
da tutte le nazioni, così prosegue:
"Ecco, io mando un gran numero di pescatori a pescarli - dice il
Signore.Inoltre manderò gran numero di cacciatori a dar loro la
caccia sopra ogni monte, sopra ogni collina e nelle fessure delle rocce"
(16-16).
Dove per "pescatori" bisogna intendere quelli che hanno fatto e fanno
tuttora opera di persuasione affinché i loro fratelli tornino
nella terra dei padri; e per "cacciatori" i persecutori, che
incutendo spavento hanno indotto gli esuli a rifugiarsi in Israele.Quindi,
un esodo alla spicciolata, quasi in sordina, come in realtà è
avvenuto, ma che tuttavia il mondo ha visto e conosciuto: in certi casi con
odio, in altri con fastidio mal celato. Sì, perché non tutti i
popoli del mondo erano preparati ad un tale sconvolgimento in Palestina,
neppure un gran parte della "cristianità".Soltanto ai veri credenti in
Cristo è stato dato il privilegio di discernere i segni del nostro tempo
e di stimare "Esodo due" come opera di Dio, perché
si sono lasciati guidare e illuminare dallo Spirito Santo attraverso la
Parola.
A questo punto suonano attuali le parole che Gesù rivolse ai suoi intimi
discepoli:
"Beati gli occhi vostri perché vedono e i vostri occhi, perché
odono! In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono
vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite,
e non le udirono" (Mt 13:16-17).
Sia lode e gloria a Dio Padre e a Colui che Egli ha mandato, il Signore
Gesù Cristo, il quale tornerà per portare a compimento
ogni meraviglioso disegno dell'Eterno!
Giuseppe Buccheri