Frastornato e disorientato dalla capacità non comune che alcuni uomini religiosi hanno di cambiare, ho provato ad immaginare come sarebbero certe situazioni, se loro avessero davvero ragione.
EDITORIALE
Ho immaginato di essere un bambino appena nato; ho appena fatto in tempo a dare uno sguardo al mondo: ricordo volti prima felici poi preoccupati, improvvisamente mi sono ritrovato altrove. Ero morto per gli uomini, ma io ho continuato ad essere cosciente, a vivere in un luogo, né bello né brutto.Qualcuno ha cercato di consolarmi, spiegandomi che sulla terra nessuno mi aveva battezzato e che perciò, pur non potendo ancora essere cosciente e imputabile di peccato, non avevo nessun diritto di presentarmi davanti a Dio; dovevo perciò rassegnarmi a rimanere lì, al limbo. Poi dopo molti secoli gli stessi uomini che mi avevano assegnato quel posto, hanno capito, così: allimprovviso, che il limbo non è mai esistito. Senza rendermene conto, avrei dunque trascorso del tempo in un luogo mai esistito, ma non mi sono messo tanto a pensare: in fondo quel luogo non mi piaceva e la prospettiva di essere trasferito in un luogo migliore mi eccitava. Ma, da allora, sono trascorsi due anni e quegli stessi uomini che hanno deciso che il limbo non esiste più non hanno ancora deciso dove trasferirmi.Sono qui, in attesa, ma... quanto ancora dovrò aspettare?
Ho immaginato poi di essere un ateo: non ho mai voluto sentir parlare di Dio, ne ho rifiutato fino in fondo al cuore lesistenza, ma ho cercato comunque di comportarmi bene, di essere un bravuomo, di vivere davanti agli uomini in un modo che loro potevano considerare giusto. Non mi aspettavo di continuare a vivere oltre la mia morte, è stata perciò una sorpresa per me trovarmi ancora cosciente. Alcuni uomini sulla terra hanno però stabilito che, al di fuori della loro chiesa non cera alcuna possibilità di salvezza, così mi sono ritrovato lontano dalla presenza di Dio in buona compagnia di buddisti, induisti, musulmani, ortodossi, protestanti, evangelici... Poi, per accontentare altri che nel frattempo erano insorti, hanno cambiato rapidamente idea; così sono stato costretto a traslocare in fretta e furia insieme a tutti i miei compagni e mi sono ritrovato, contro ogni mia volontà, addirittura nel regno di Dio, di quel Dio in cui non avevo mai creduto.
Ho immaginato infine di essere una persona di famiglia povera: ancora degli uomini hanno deciso che, dopo la mia morte, lunico posto degno per me fosse un luogo che loro chiamano purgatorio, una specie di sala di attesa per il paradiso, dove avrei dovuto espiare le mie colpe. Ma, mentre vedevo compagni più ricchi trasferirsi in fretta, io rimanevo sempre lì: i miei cari sulla terra non potevano infatti permettersi il lusso di pagare messe di suffragio e di procurarmi indulgenze, finanziandosi pellegrinaggi a basiliche, a porte sante e così via... Non mi resta che rassegnarmi: evidentemente la povertà è una brutta bestia anche nellaldilà.
Chi sono gli uomini che hanno insegnato lesistenza del limbo e poi la sua non esistenza, senza però offrire ancora alcuna alternativa? che hanno, prima, decretato una salvezza limitata ai fedeli di una sola chiesa e poi una salvezza universale per tutti? che hanno inventato un luogo di attesa, dove però lattesa è abbreviata se chi si è lasciato sulla terra è ricco e devoto? Sono uomini che hanno annullato la Parola diDio con la loro tradizione (Mt 15:6), che hanno pervertito le vie del Signore (At 13:10) e che mostrando sé stessi si proclamano Dio (2Te 2:4). Quanto a noi, impegnamoci, più che mai, a dispensare rettamente la parola della verità (2Ti 2:15).