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Vivere nell’attesa di Cristo


DAL RAPIMENTO DELLA CHIESA ALLA NUOVA GERUSALEMME (VII)

     
Dopo la sua prima apparizione per rapire la sua Chiesa, il Signore Gesù apparirà una seconda volta per sconfiggere la grande coalizione che l’Anticristo farà muovere contro Israele.
     
     

L’apparizione di Cristo

a) Parousìa ed Epiphanèia

      Nel testo greco del Nuovo Testamento vi sono due termini ben distinti per indicare “l’apparizione” di Gesù Cristo e la sua “venuta”: nel primo caso si tratta del vocabolo epiphanèia, nel secondo del sostantivo parousìa.
      Parousìa è parola composta dal prefisso para che significa “con” e dal suffisso ousìa che vuol dire “essendo”, dal verbo eimi= “essere”. Essa indica da un lato un “arrivo” e dall’altro una “presenza attiva”, ed entrambe le accezioni possono essere intese come causa e come effetto dell’altra. Nella letteratura greca questo vocabolo era usato soprattutto per indicare l’arrivo di un signore o di un sovrano, ma anche per rendere sia la realtà futura che l’evento attuale della presenza degli dèi. Nel Nuovo Testamento questo termine viene usato soprattutto in riferimento alla presenza fisica di una persona, come per esempio di Gesù sul monte della trasfigurazione (2P 1:16) o di Paolo che era stato a Filippi e là voleva tornare (Fl 2:12, 1:26). In relazione a Cristo, la parousìa indica non tanto la Sua venuta istantanea nell’attimo del Rapimento, quanto piuttosto la Sua presenza con i santi da quel momento fino alla Sua finale manifestazione al mondo, dando preminenza talvolta all’inizio di detto periodo (es. 1Te 4:15), tal’altra al suo svolgersi (es. 1Te 3:13), tal’altra ancora alla sua conclusione (es. 2Te s2:8). A questo termine, pertanto, può essere riferito tutto il periodo trattato finora nel nostro studio, dal Rapimento della Chiesa alla fine della Grande Tribolazione.
      Epiphanèia, invece, deriva dal verbo greco phàino=”apparire”, che a sua volta proviene dalla radice phòs=”luce”, ed ha il senso originario di “apparizione, manifestazione in splendore”. In senso tecnico, nella letteratura greca il nostro termine indica l’apparizione della divinità che viene in soccorso dell’uomo, e nella LXX questa accezione si arricchisce di significato con l'aggettivo “terribile” in relazione soprattutto al “giorno del Signore” (es. Gi 2:11, 3:4). Nel Nuovo Testamento epiphanèia viene adoperato in rapporto alla prima venuta del Signore Gesù Cristo (es. 2Ti 1:10), al Suo ritorno istantaneo per rapire la Chiesa (es. 1Ti 6:14), oppure alla Sua gloriosa apparizione finale per giudicare l’Anticristo ed i suoi seguaci (es. Tt 2:13)92. Il nostro vocabolo, pertanto, fa riferimento non tanto ad un periodo, come il precedente, quanto piuttosto ad un momento ben determinato della storia, circoscritto temporalmente: in questo senso, allora, esso si attaglia perfettamente a quanto vogliamo ora esaminare in merito al preciso momento storico della fine della Grande Tribolazione, nel quale il Signore Gesù Cristo apparirà nella Sua gloria e splendore per giudicare gli empi.


b) Il dato biblico

      Siamo pienamente d’accordo con chi ha affermato che “l’avvenimento principale annunziato dalle profezie non è il giudizio del mondo né la restaurazione di Israele e neppure il trionfo della Chiesa, ma è il ritorno glorioso del Figlio di Dio... senza l'apparizione di Colui che aspettiamo, tutte le profezie sarebbero senza scopo, l’avvenire sarebbe vuoto e noi saremmo gli uomini più infelici”.
      Effettivamente, il ritorno di Gesù Cristo è la spina dorsale della profezia biblica e di esso parla in vario modo la Scrittura. In questa sede vorremo delineare i tratti della descrizione biblica di tale ritorno, ricordando che la nostra prospettiva ermeneutica ci ha condotto a parlare del ritorno personale di Gesù anche in relazione al Rapimento della Chiesa, allorché tale ritorno sarà visibile solo ai santi.
      Alla fine della Grande Tribolazione, quando tutte le nazioni empie saranno pronte per sterminare Israele, Gesù Cristo apparirà personalmente, come già predetto nell’Antico Testamento (es. Is 35:4; Za 14:3-4) e come chiaramente precisato dallo stesso Gesù nel Suo discorso sul monte degli Ulivi (Mt 24:30). Su questo punto ci viene in soccorso anche l’Apocalisse: il Cavaliere del cap. 19 è il Cristo stesso, dal momento che vien detto che egli si chiama “la Parola di Dio” ovvero “Re dei re e Signore dei signori”, e che “governerà le nazioni con una verga di ferro” (vv.11-16).
      Oltre che personalmente e fisicamente, Gesù tornerà anche visibilmente: già Zaccaria aveva predetto che i Giudei in quel giorno avrebbero “guardato a Colui che hanno trafitto” (12:10), mentre Gesù ha dichiarato che “tutte le tribù della terra... vedranno il Figlio dell'uomo” (Mt 24:30; cfr. Mc 13:26) e nell’Apocalisse vien detto chiaramente che “ogni occhio Lo vedrà” (1:7; cfr. Lu 21:27).
      Un altro aspetto dell’epiphanèia del Cristo è dato dal fatto che Egli tornerà sulle nuvole, cioè dall’alto, come profetizzato in Daniele 7:13, ed anche con le nuvole, ovvero con le miriadi di credenti di tutti i tempi (così Ap 1:7 in relazione a Za 14:5; 2Te 1:7; Mt 25:31; Eb 12:1). Oltre a ciò, il Cristo apparirà con tutti i Suoi angeli,in un corteo glorioso che manifesterà tutta la potenza di Dio: così si era già espresso Gesù nei Suoi discorsi profetici (Mt 13:38-41; 16:27; 24:31; 25:31) ed il tema è stato ripreso poi da Paolo in 2Te 1:7-8 e da Giovanni in Ap 9:14.
      Circa i tempi ed i luoghi del ritorno di Cristo, la Bibbia è per un verso volutamente generica e per l’altro appositamente specifica. Seguendo la visuale pre-tribolazionista, Gesù tornerà certamente alla fine della Grande Tribolazione (Mt 24:29) ma anche improvvisamente, quando meno gli uomini se lo potrebbero aspettare, come il lampo nel cielo o il ladro nella notte (così Mt 24:23-27; 1Te 5:2-3). In termini generali il Signore tornerà “nella medesima maniera” in cui i discepoli l’hanno visto ascendere (At 1:10-11), ma sappiamo anche che i “i Suoi piedi si poseranno in quel giorno sul monte degli Ulivi che è dirimpetto a Gerusalemme a levante” e ciò provocherà un grande terremoto e la divisione a metà di questa montagna (Za .14, specie vv. 13-14), sulla quale Egli ha patito l’agonia del Getsemani, e molto vicino alla quale si trova il Calvario dove Egli fu crudelmente crocifisso.


La battaglia di Harmagedon

      Come abbiamo già visto in precedenza la sesta coppa asciugherà il fiume Eufrate per rendere possibile l’avanzata dei re dall’Oriente i quali, insieme a tutti gli altri sovrani del mondo, saranno radunati dalla triade satanica nel luogo che in ebraico si chiama Harmagedon (=”monte di Meghiddo”) per quella che viene definita la battaglia del gran giorno dell'Iddio Onnipotente (Ap.16:12-16).
      Dell’ultima battaglia della storia umana parla diffusamente già l’Antico Testamento, dove per esempio il profeta Gioele riferisce di una guerra che l’Eterno farà alle nazioni d’ogni intorno per poi giudicarle nella valle di Giosafat (3:9-14). Il teatro di questa battaglia sarà l’attuale Palestina, secondo le profezie dell’Antico Testamento: gli eserciti rivali saranno distrutti da Bostra al paese di Edom (Is 63:1-4), fra il Mar Morto ed il Mar Mediterraneo (Da 11:41-45). Saranno interessati direttamente anche Gerusalemme ed il Monte degli Ulivi (Za 12:9; 14:2-4; Mi 4:11-12): tutto il territorio d'Israele, insomma, sarà il luogo ove si svolgerà questo conflitto (cfr. Ez 38:8-19).
      Se questo è vero, allora il riferimento al “monte” di Meghiddo è probabilmente una semplice rievocazione di sanguinosi episodi bellici che interessarono Israele nell’Antico Testamento nella città omonima (vedi, per esempio, Gc 5:19; 2Re 9:27; 23:29). Questa, allora, la ragione per usare come sinonimo la “valle di Giosafat” che è situata vicino Gerusalemme e non si identifica geograficamente con il “monte di Meghiddo”; peraltro, è molto più probabile che l’ultima conflagrazione della storia, per le sue stesse caratteristiche e peculiarità, avverrà in una vasta pianura (quella di Giosafat, appunto) e non su di un monte o in una città.
      Per quanto riguarda le nazioni che saranno coinvolte, le profezie bibliche fanno pensare a tutte le nazioni della terra (es. Za 12:3), ed in particolare al blocco occidentale guidato dall’Anticristo (Da 11:41-45; Ap 19:19); ai Paesi africani con particolare riferimento ad Egitto, Libia ed Etiopia (Da 11:42-43); ai popoli orientali tutti, soprattutto cinesi, arabi e giapponesi (Da 11:44; Ap 16:12-16); e ad un blocco “settentrionale” descritto come Gog ed i suoi alleati, forse da individuare nell’ex Unione Sovietica (Ez 38:6,15; 39:2; Gr 1:14-15; 4:6-7; 25:15,26; ecc.).
      In realtà sarà l’Eterno a far riunire tutte queste nazioni in Palestina (Za 12:3,9; 14:2-3), ed in particolare tutti gli uomini ribelli sopravvissuti alla Grande Tribolazione. Proprio quando essi crederanno di avere in pugno Israele, il Signore degli Eserciti manifesterà tutta la sua potenza con vari mezzi di distruzione: la pioggia ed una poderosa grandine dal cielo (Ez 38:22; Ap 16:21); una terribile piaga che decimerà i soldati nemici (Ez 38:22; Za 14:12); una strage fra gli uomini che si uccideranno gli uni gli altri (Ez 38:21; 14:13). Il culmine verrà raggiunto con l’apparizione di Gesù Cristo stesso, che scenderà con gloria sul Monte degli Ulivi ed ucciderà il rimanente dell'umanità con la spada che esce dalla Sua bocca (Ap 19:15,21). Così si realizzeranno le profezie bibliche che parlano di stritolamento di covoni sull’aia (Mi 4:11-12), di vendemmia pigiata nel tino della collera di Dio (es. Is 63:1-6), di grande strage dell’Onnipotente (Is 34:2-3), del grande convito di Dio (es. Ap 19:17-18).
      La battaglia di Harmagedon si è conclusa, e con essa avrà fine la storia dell’umanità; ora restano da celebrare i giusti giudizi di Dio, prima dell’instaurazione del Regno Milleniale.


Il giudizio prima del Millennio

      La Grande Tribolazione avrà fine con la più cocente sconfitta militare di tutti i secoli e verrà seguita da un severo giudizio che Dio infliggerà alla triade satanica ed anche all’umanità peccatrice.
      Per quanto riguarda la Bestia ed il Falso Profeta, l’Apocalisse afferma che essi saranno presi (greco: piàzo, lett. “catturare”) e quindi gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (19:20). Lo “stagno” viene poi indicato in 20:10 come un luogo di perenni e terribili tormenti, ed il fatto che la Bestia ed il Falso Profeta vi saranno gettati “vivi” conferma che entrambi i personaggi sono entità fisiche ben determinate, al contrario del Diavolo che vi sarà gettato solamente (cfr. i due versetti sopra citati).
      Anche il Dragone sarà oggetto di un preciso giudizio divino dopo la fine della Grande Tribolazione (Ap 20:1-3): egli sarà afferrato da un angelo che avrà una grande catena in mano e le chiavi dell’abisso, sarà legato per mille anni e gettato nell’abisso, che a sua volta sarà chiuso e sigillato sopra di lui. Per la nostra piccola mente umana è singolare se non incomprensibile che tale paralisi durerà solo mille anni, visto che dopo di essi Satana dovrà essere sciolto per un po’ di tempo: nella sua sovranità il Signore non distruggerà il Diavolo ed anzi lo inibirà solo per un periodo, per poi lasciarlo nuovamente libero ed alla fine giudicarlo definitivamente (Ap 20:7, 10).
      Se questo sarà il giudizio riservato alla triade satanica, che ne sarà degli uomini peccatori? Nell’Apocalisse è scritto a questo proposito che i loro corpi saranno uccisi con la spada che esce dal Signore e poi saranno sbranati dagli uccelli del cielo (19:21). Ma lo stesso Gesù, quand’era ancora in vita, predisse ciò che sarebbe accaduto subito dopo: essi saranno giudicati sulla base delle opere compiute nei confronti dei credenti durante la Grande Tribolazione (Mt.25:42-45) e di conseguenza non saranno introdotti nel regno preparato sin dalla fondazione del mondo (v. 34) ed anzi se ne andranno a punizione eterna (v. 46). Quest’ultimo inciso avrà però completa attuazione solo alla fine del Millennio, quando dopo il giudizio finale chi non sarà trovato scritto nel Libro della Vita sarà definitivamente gettato nello stagno di fuoco, dove già saranno i tre componenti della triade satanica (Ap 20:15).
      Gli altri uomini, invece, parteciperanno al Regno Milleniale perché avranno aiutato in molti modi pratici i minimi fratelli di Gesù durante la Grande Tribolazione (Mt 25:33-40). Questi ultimi, in particolare, sono la grande folla di tutte le nazioni, popoli e lingue di cui parla l’Apocalisse: essi sono coloro che vengono dalla Grande Tribolazione, hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell'’Agnello ed infatti hanno delle vesti bianche e delle palme in mano (Ap 7:9,14). Nei momenti che precederanno l’instaurazione del Regno terrestre di Dio vi saranno così dei premi meravigliosi per coloro (e saranno davvero tanti!) che avranno serbato la fede e l’ubbidienza durante la Grande Tribolazione ed anche per coloro che li avranno aiutati, rischiando e forse anche pagando in prima persona.

(7. continua)    

Giuseppe Martelli