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Un’illusione sempre più diffusa


PALESTRA: IL MIRAGGIO DI UN CORPO PERFETTO

     
     
Molti genitori (soprattutto mamme) si preoccupano quando i loro figli maschi adolescenti iniziano a frequentare una palestra per il body building. Questi vogliono diventare come i tanti eroi televisivi, pieni di muscoli, sicuri di sé e circondati da belle donne. Associando agli esercizi fisici anche una ferrea dieta alimentare, alcuni obbligano le mamme a fare i salti mortali per accontentarli. A volte succede che essi manifestino persino un cambiamento del loro comportamento nei confronti dei genitori. Diventano più aggressivi e non accettano più i consigli.Cosa fare?


Un problema di identità

      L’adolescenza è nota come quel periodo della vita umana nel quale sia i ragazzi che le ragazze sono alla ricerca di una propria identità.
      Sono usciti dalla fase infantile, dove erano pressoché dipendenti dai genitori, e si affacciano alla vita con nuove prospettive, nuovi valori e nuove esigenze.
      È una fase critica per loro e massacrante per i genitori.
      Per loro è un lungo periodo (che generalmente va dai dodici-tredici anni fino ai diciotto-diciannove) in cui avvengono significativi cambiamenti fisici nel loro corpo. Ma soprattutto è un importante periodo di sperimentazioni, nel quale essi imparano a valutare sé stessi, per comprendere quali sono i limiti della loro autonomia come individui che, gradualmente, si emancipano dai genitori.
      Per costruirsi la loro identità personale spesso si mettono in contrasto con il padre e la madre, diventano irascibili, non si confidano più come prima, sono più ribelli. Per i genitori questo repentino cambiamento è uno shock perché sembra che tutto ciò che essi hanno insegnato loro sia sparito dalle teste dei figli come una manciata di sabbia portata via da un’improvvisa folata di vento. Anche questa è una conseguenza del peccato.
      L’aspetto più frustrante è che le provocazioni dei figli adolescenti spesso vanno a colpire ciò che sta più a cuore ai loro genitori. Per un adolescente, mettersi in antagonismo con i propri genitori, è un modo per dimostrare di essere un individuo che sa pensare con la sua testa e per verificare fino a che punto è in grado di sostenere le proprie idee. Molte volte le loro affermazioni non sono frutto di un onesto e approfondito esame razionale, ma sono dei pretesti per mantenere la conflittualità. Purtroppo, non tutti si lasciano guidare dalle parole dell’apostolo Paolo: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. «Onora tuo padre e tua madre» (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra»” (Ef 6:1-3). L’osservanza degli insegnamenti biblici è il presupposto per garantire l’armonia nelle relazioni tra le persone, ma non tutti lo capiscono, perché l’essere umano, a causa del peccato, è per natura egocentrico e pensa più a sé stesso che agli altri.
      Uno dei possibili bersagli dei figli adolescenti, infatti, è proprio la fede. Capita non di rado che anche chi è nato in una famiglia credente, attraversi un periodo di ribellione e metta in discussione l’etica cristiana. Nel libro dei Proverbi è scritto: “Chi ama suo figlio, lo corregge per tempo” (13:24); e ci viene anche data una precisa esortazione: “Ammaestra il fanciullo sulla via da seguire, ed egli non se ne allontanerà neppure quando sarà vecchio” (22:6, N. Diodati). Un genitore credente deve perciò fornire ai propri figli gli elementi della fede fin da bambini, in modo che quando attraverseranno le burrasche dell’adolescenza, possano avere un bagaglio di preziose conoscenze “sulla via da seguire”. Anche se, temporaneamente, sembrerà che rifiutino tutto ciò che gli abbiamo insegnato – perché non hanno ancora fatto una responsabile professione di fede personale – non dobbiamo scoraggiarci. Se abbiamo seminato bene, mieteremo a suo tempo (cfr. Ga 6:9). Anche se a volte ci sembra che dare consigli ad un adolescente sia come cercare di cavar sangue da una rapa, ricordiamoci che l’adolescenza è una fase passeggera.


I modelli del mondo

      Il problema più grande degli adolescenti è dunque la propria identità. Capita sovente che i giovanissimi non si accettino così come sono e manifestino un buon grado di insicurezza. Le ragazze credono di avere il naso troppo grande o le gambe storte, mentre i ragazzi si ritengono troppo magri, troppo bassi e guai se non hanno lo scooter! Eccoli allora alla ricerca di modelli di riferimento.
      “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Cl 2:8). I mass media sono una gigantesca industria per costruire modelli e schemi di pensiero. Gli “elementi del mondo” mettono in risalto priorità e valori fasulli. I corpi perfetti delle ballerine e i muscoli dei tanti Taricone del momento, sono dei fortissimi abbagli per ragazze e ragazzi, che non si rendono conto della vanità di queste cose. Gli adolescenti sono convinti di superare le loro insicurezze (che sono assolutamente normali per la loro età!) orientando i loro sforzi per assomigliare a questo o a quel personaggio, anche se molti di essi lo negano.
      Alcune ragazze si vestono in modo provocante, mentre altre si vestono in modo da coprire le loro forme, perché se ne vergognano. Alcune si vestono come quella tale cantante, mentre altre, per apparire più originali, si creano dei singolari accostamenti di colori e di indumenti che fanno inorridire qualsiasi persona abbia un minimo di senso estetico.
      I maschi, forse non vogliono essere come Taricone, ma vogliono piuttosto essere sé stessi dentro, ma con il fisico di Taricone fuori. È come se desiderassero mediare la loro identità con un modello socialmente acquisito e accettato: l’uomo forte e muscoloso. In altre parole, non avendo ancora una precisa identità interiore, essi pensano di superare l’ostacolo costruendosi una identità esteriore che dia loro più sicurezza. I modelli del mondo rafforzano quest’idea, presentando certi valori come se fossero i veri valori di questa vita.
      I nostri giovani devono invece comprendere quali sono le cose che hanno un valore eterno. Devono imparare a riconoscere le giuste priorità della vita. Devono crescere nel loro rapporto con il Signore per distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è. I modelli del mondo sono passeggeri, durano quanto può durare una moda, e poi vengono subito sostituiti da altri modelli e altri valori. Andare dietro a queste cose, induce i giovani ad esserne schiavi. Se costruiscono la loro perso-nalità su tali presupposti inconsistenti, anche la loro identità interiore sarà inconsistente. La superficialità con cui si seguono le tendenze mondane sarà facilmente la base di un atteggiamento superficiale anche nei confronti di altri aspetti della vita.
      I giovani hanno grandi potenzialità, si lasciano coinvolgere dai grandi ideali, possono avere dei grandi obiettivi per il loro futuro. Alcuni di questi saranno dei responsabili nelle chiese di domani. Eppure è triste vedere come molti di essi si lasciano influenzare da aspetti della vita che in sé potrebbero anche essere positivi (come la palestra), ma che possono diventare dei veri e propri tiranni mentali che assorbono ogni interesse e condizionano ogni altra attività.


Quando diventa un pericolo

      Nell’educazione dei figli dobbiamo esercitare un grande discernimento. A scuola, con gli amici, per strada, in ogni luogo ci sono tentazioni e ostacoli per la loro vita spirituale. Tuttavia, non possiamo impedir loro di uscire di casa. Non possiamo segregarli, né però scadere all’estremo opposto, cioè lasciarli liberi di agire come meglio credono. Essi, come abbiamo già detto, hanno bisogno di una guida sicura e coerente.
      La palestra di per sé non dovrebbe costituire un problema, se l’attività sportiva è vissuta con equilibrio. Molti giovani trovano una certa sicurezza nell’aumentare un po’ la loro massa muscolare. Anche la Bibbia usa il paragone dell’allenamento sportivo per illustrare una verità spirituale (cfr. 1Co 9:24-27 e 2Ti 2:5). La disciplina sportiva aiuta a crescere ponendosi degli obiettivi: “chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona” (1Co 9:25).
      L’attività sportiva dovrebbe aiutare a riconoscere ed accettare delle regole e una disciplina, e dovrebbe anche favorire la collaborazione con gli altri e il rispetto per gli avversari. Inoltre è un ottimo strumento per combattere l’ozio, che è molto dannoso anche a livello morale.
      Il body building si discosta un po’ da questi obiettivi, perché è uno sport che concentra le attenzioni su sé stessi e sul proprio corpo. In questo senso, a livello mentale, è più pericoloso perché può sviluppare eccessivi sentimenti di narcisismo (amore verso sé stessi), di egocentrismo e di individualismo. Questo è il primo pericolo.
     
Chi si lascia “prendere” dal body building, può sviluppare anche un atteggiamento di arroganza nei confronti di chi gli sta intorno. I primi ad essere investiti da questo cambiamento sono proprio i familiari. La continua esposizione a modelli presentati dalle riviste specializzate per culturisti (sponsorizzate dalle industrie di integratori e di macchinari da palestra) può creare nella mente dei ragazzi degli schemi di pensiero che vanno ad influenzare la loro personalità. Per curiosità ho visitato alcune palestre e ho notato che anche il modo di camminare dei body builders assume un aspetto un po’ ridicolo: sembrano dei galli che si pavoneggiano, muovendosi lentamente e in modo innaturale. La creazione di atteggiamenti, di modelli e di priorità sbagliate è il secondo pericolo. Esso va a danno sia dell’individuo, sia delle relazioni che lui ha con gli altri.
      L’allenamento in palestra prevede la frequenza media di tre giorni alla settimana. Questo perché in ogni seduta ci si concentra su specifici muscoli e non su altri. Gli allenamenti sono programmati in modo da seguire precise serie di esercizi con manubri, pesi e macchine, a seconda di quali gruppi muscolari si vogliono sviluppare. Spesso capita che, visti i primi risultati, i giovani siano tentati di intensificare gli allenamenti, aumentando i giorni da dedicare alla palestra. Questo è il terzo pericolo: lasciarsi coinvolgere a tal punto da penalizzare tutte le altre normali attività e responsabilità.
     
Infine, chi si allena, generalmente fa uso di integratori proteici. Alcuni di questi sono blandi e non costituiscono motivo di preoccupazione, se utilizzati secondo i consigli di un medico sportivo. Molti medici affermano tuttavia che essi sono inutili, perché basterebbe variare l’apporto proteico e calorico con una dieta appropriata. Il vero rischio è che quando si raggiunge un certo livello, la tentazione di utilizzare sostanze anabolizzanti (molto pericolose e vietate dalla legge!) potrebbe essere molto alta. Gli effetti di certe sostanze chimiche nel corpo di un adolescente sono imprevedibili. Fissarsi eccessivamente su diete e integratori, tanto da arrivare quasi alla dipendenza mentale, è il quarto pericolo.


La vera libertà

      Tutto ciò che abbiamo considerato ci fa capire una realtà importante: il miraggio di un corpo perfetto, motivato dall’insicurezza, dalla non accettazione di sé o semplicemente dal desiderio di migliorarsi, può costituire una subdola trappola. Esso ci lega, rendendoci schiavi di un modo di pensare “secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Cl 2:8). Esso dimostra che ci siamo lasciati sedurre dai luccicanti modelli di un mondo destinato a scomparire. Ci siamo lasciati insidiare dalla concupiscenza e rincorriamo dei valori che alla fine ci lasceranno vuoti.
      Non accettare il proprio corpo è un problema per molti adolescenti. Può diventare un serio problema anche a livello mentale. Ma la soluzione non è quella di consacrarsi al body building, perché ci sarà sempre qualcuno più forte e più muscoloso, ci sarà sempre qualcuno che sarà meglio di noi. Allora, se ci basiamo su questi elementi esteriori per costruire la nostra personalità, saremo come lo stolto che costruisce la sua casa sulla sabbia (cfr. Mt 7:26,27).
      La vera libertà interiore la si trova quando si comprende che Cristo ci ha amati per quello che siamo. E per dimostrarlo, si è lasciato inchiodare ad una croce.
      La vera libertà interiore la si trova quando conosciamo la verità, perché è solo essa che ci fa veramente liberi (cfr. Gv 8:32). È solo la verità di Cristo che ci permette di avere le giuste priorità nella nostra vita, poiché egli dice: “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24:35).
      La vera libertà interiore la si trova quando, come credenti, ci rendiamo conto che Cristo ha acquistato per noi una redenzione eterna (cfr. Eb 9:12). Non siamo più schiavi di questo mondo, con i suoi modelli e i suoi valori, ma siamo partecipi del Regno di Dio, poiché “Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio” (Cl 1:13). Su questa terra abbiamo la responsabilità di gestire il nostro corpo nel migliore dei modi perché, se siamo credenti, esso è il tempio dello Spirito Santo. “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Co 6:19,20). Per glorificare Dio nel nostro corpo abbiamo anche il dovere di non trascurarlo. Oltre a non utilizzare il corpo per attività immorali, dobbiamo fare una vita sana e, nel limite del possibile, una discreta attività fisica per tenerlo efficiente. Ma non dobbiamo idolatrarlo, perché questo nostro corpo mortale sarà distrutto per venire sostituito dal corpo glorioso (cfr. 1Co 15:42-55).
      Ogni giovane perciò dovrebbe considerare le sue aspettative e le sue priorità – anche quella di costruirsi un corpo alla Taricone – alla luce dei veri valori che dovrebbero animare e motivare la sua vita.


Alcuni consigli pratici per i genitori

      Non sempre è facile fornire una regola unica per tutti. Dipende molto dal carattere del figlio e dal tipo di rapporto che egli ha con i genitori. Nel libro dei Proverbi sono descritte quattro personalità diverse (il semplice, lo stolto, il beffardo e il saggio), per le quali ci vengono indicate modalità educative diverse.
      Sta nella saggezza del genitore educare i propri figli “nell’istruzione e nella disciplina del Signore” (Ef 6:4), applicando caso per caso i principi pedagogici della Parola di Dio.
      Come abbiamo già detto, non si può vietare ai nostri figli di uscire di casa. La fatica più grande di un genitore è proprio quella di gestire i continui “tira e molla”, i patteggiamenti, le proibizioni e le concessioni.
      Per il soggetto che si è trattato in questo articolo, alcune indicazioni potrebbero essere le seguenti.
     
      1. Sviluppare il dialogo con i figli, parlando apertamente ed esponendo con amore le proprie preoccupazioni al riguardo della palestra.
      2. Manifestare sempre l’atteggiamento di un genitore che desidera aiutare il figlio a “costruir-si” come futuro adulto responsabile.
      3. Nell’adolescenza, le proibizioni dei genitori devono essere sempre motivate con saggezza e cognizione di causa. I divieti fine a sé stessi, magari esercitati con eccessivo autoritarismo, spesso favoriscono le ribellioni.
      4. Se frequenta la palestra in modo eccessivo, cercare di capire le motivazioni che lo spingono a farlo.
      5. Fargli notare quando questo suo interesse supera il semplice allenamento sportivo e gli modifica sia il carattere, sia il rapporto con gli altri componenti della famiglia.
      6. Porre dei limiti precisi: la mamma non è una serva e non può diventare matta per cucinargli cibi diversificati dal resto della famiglia. Considerando l’intenso fabbisogno calorico di un ragazzo che si allena in palestra, qualche variante è ammissibile, ma il figlio (anche se magari ha già diciotto anni) non deve estraniarsi dal contesto dei pasti solo perché lui si vuole imporre orari diversi.
      7. Se la palestra diventa una fissazione, influenzando ogni altra attività ed è causa di una caduta del rendimento scolastico, allora bisogna vietarla. Il giovane deve assumersi le sue responsabilità nell’insieme di tutto ciò che caratterizza la sua età: scuola, amicizie, chiesa, hobby, ecc. “Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo” (Ec 3:1).
      8. Informarsi sulla palestra frequentata; parlare con l’istruttore. Cercare di capire se si tratta di un ambiente sportivo sano, oppure di un ambiente dove gli istruttori influenzano i giovani, spingendoli all’uso di dubbie sostanze.
      9. Infine, più importante di tutto, poiché non siamo dei genitori perfetti, preghiamo che il Signore protegga i nostri figli, là dove non possiamo arrivare noi.

Marco Distort